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venerdì 5 maggio 2017

RENZI BIS: MA IL PD E' UN PARTITO DI SINISTRA?

                                     Fonte foto: Wikipedia


Nei giorni scorsi abbiamo assistito alle primarie del Partito Democratico, precedute da un confronto televisivo tra i tre candidati davvero imbarazzante, in stile americano, dove si è parlato di tutto e di niente. Scontata la vittoria di Matteo Renzi, colui che voleva abbandonare i giochi (non vi ricorda Silvio Berlusconi?), un democristiano che ha spostato definitivamente il PD a destra, riuscendo nell'opera iniziata dai suoi predecessori.

Ancora più imbarazzante, consentitici di dirlo, sono le migliaia e migliaia di persone accorse a votare: per carità, la "democrazia" va rispettata, ma come si fa a farsi prendere in giro da un partito che da sempre volta le spalle ai lavoratori? Un partito che ha favorito l'ascesa di Berlusconi e la venuta di Monti, con tanto di approvazione della legge Fornero? Che la destra faccia politiche di un certo indirizzo non è affatto sorprendente: piuttosto, troviamo del tutto innaturale il comportamento avuto dalla sinistra.

Ma dove sono finiti i valori dei progressisti? Libertà, uguaglianza, fratellanza e giustizia sociale hanno lasciato il passo alla finanza e alle banche, senza contare le infiltrazioni democristiane, nate già all'epoca del compromesso storico e proseguite con la nascita dell'Ulivo prima e del PD poi. Come si fa a definirlo un partito di sinistra? Cos'è la sinistra oggi? Esiste ancora? I lavoratori devono prendere coscienza di essere la classe sfruttata, e che il potere è ancora nelle mani della classe che nel 1989 ha vinto la sua battaglia.

Sia ben chiaro, l'Unione Sovietica non era un paradiso: dopo la rivoluzione di Lenin e la morte di quest'ultimo, Trockij (gran maestro della massoneria sovietica nonché successore designato a guidare il Paese), fu eliminato da Stalin, un falso "compagno", che nella seconda guerra mondiale aveva stipulato patti con Hitler. Stalin ha trasformato l'URSS in uno Stato reazionario, sul modello da lui ideato di "Socialismo in un solo paese". Certo, dopo la sua morte l'Unione Sovietica si è trasformata, ma resta il fatto che aveva "tradito" il progetto di società che i rivoluzionari di ottobre si erano prefissati.

Quello che vogliamo sottolineare in questo articolo, che è nato più per uno sfogo dovuto alla percezione di un panorama politico desolante, è il totale abbandono delle ideologie, demonizzate dagli stessi politici, ovvero, coloro a cui spetterebbe la guida politica e strategica di uno Stato. Ma a  questo punto ci chiediamo su quali basi, dato che le ideologie appartengono al passato e quelli che ragionano in funzione di esse sono etichettati come retrogradi e ottusi.

Noi, invece, riteniamo che una società debba fondarsi e essere governata da persone che amministrano sulla base delle idee e che siano in grado di programmare un piano che deve consentire, in un futuro, di ragionare su un progetto e non su scelte operate alla giornata, senza alcuna pianificazione. Come sarà l'Italia tra tot anni? Non lo sapremo mai, perché questo dipenderà, purtroppo per noi, da soggetti che man mano stabiliranno cosa secondo loro (o chi per loro) è giusto o no.

"Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?" cantava uno straordinario Giorgio Gaber, uno che tutto questo l'aveva intuito con largo anticipo...

Mente libera, occhi aperti
                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason


sabato 22 aprile 2017

EBREI SEFARDITI ED EBREI ASHKENAZITI: IL NODO CHE SPIEGA LA NASCITA DEL SIONISMO E DEL NUOVO STATO DI ISRAELE


Lo Stato di Israele
fonte: accadevaoggi.it

Cari lettori, questo breve articolo si propone di porre in rilevanza un lato della "questione ebraica" solitamente poco approfondito, ma in realtà davvero fondamentale per comprendere su quali basi e in particolare su quali enormi contraddizioni si sia sviluppata, negli ultimi centoventi anni, la storia per molti versi tragica di questo popolo: gli Ebrei.

Già, gli Ebrei: ma chi sono gli Ebrei? Come li identifichiamo, non avendo una nazionalità ben definita? E soprattutto, sono tutti uguali, o anche all'interno dell'ampio mondo ebraico possiamo riconoscere delle divisioni?

E' necessario un breve riepilogo: secondo la Bibbia, il patriarca Giacobbe divise la neonata nazione di Israele in dodici tribù, assegnando ognuna di esse ai suoi altrettanti figli. Ne possiamo però riconoscere tre di una certa importanza storica e politica: innanzitutto quella di Giuda, a cui furono assegnati i cruciali ruoli di governatori e legislatori: per questa ragione, la città santa di Gerusalemme venne fatta sorgere all'interno del loro territorio. La seconda è la confinante tribù di Beniamino; e la terza è la tribù dei Leviti, che a differenza delle altre undici, non ricevette un territorio ben definito e si disperse per tutta la nazione (e di conseguenza anche nella terra delle tribù sopracitate). Quando il re Salomone morì, gli successe il figlio Roboamo, che non fu riconosciuto da ben dieci tribù su dodici; le uniche a sostenerlo furono proprio quelle di Giuda e di Beniamino. La spaccatura insanabile portò al distacco di queste genti dalla grande nazione di Israele. In un passo del primo libro dei Re (12-14), Roboamo è specificatamente definito "re di Giuda e Beniamino", della gente di Giuda, ovvero i Giudei, coloro che saranno chiamati Ebrei.
Possiamo con evidenza già dire che è necessario operare una distinzione ben precisa tra "Israeliti" (i discendenti delle tribù ribellatesi a Roboamo) ed "Ebrei" (i discendenti delle tribù di Giuda, Beniamino e dei Leviti stabilitisi in quei territori).

Sappiamo bene, grazie alle nostre conoscenze storiche, che Ebrei ed Israeliti, dal momento in cui le terre che abitavano, denominate Palestina, finirono sotto il controllo dei Romani, e nei secoli a venire si spostarono disperdendosi in diverse zone d'Europa. Qui fondarono numerose e prospere comunità di Ebrei detti Sefarditi, che in moltissimi casi ebbero successo nell'integrazione con le persone di questi luoghi. Tantissimi si convertirono al Cattolicesimo, pur non perdendo, nonostante l'andare dei decenni e dei secoli, il ricordo delle loro origini.
Ciò detto, appare improbabile che all'interno di queste comunità, pienamente inserite nel tessuto sociale europeo e ben liete del livello di integrazione raggiunto, possano essere sorti movimenti inneggianti alla nascita di un nuovo stato di Israele nelle terre dei padri, nel nome dell'autodeterminazione del popolo ebraico. Chi dunque sostenne e supportò il cosiddetto sionismo, (da Sion, il monte su cui sorge la città santa di Gerusalemme)?

L'affaire Dreyfus, generale dell'esercito francese accusato ingiustamente, a causa della sua origine ebraica, di spionaggio a favore della Prussia di Bismarck, fece sì che il giornalista austriaco ed ebreo Theodor Herzl nel 1897 teorizzasse per primo quanto già riassunto poco sopra: l'assoluta urgenza della costituzione di uno stato dove tutti gli Ebrei avrebbero potuto vivere in pace al riparo da qualsiasi rivolta antisemita.
E' importantissimo aggiungere che Herzl era sì ebreo, ma non sefardita. Egli faceva parte di un'altra comunità, detta degli Ebrei Ashkenaziti, la quale possedeva una storia diversa e completamente slegata da quella delle tribù di Israele. Vediamo di riassumerla.



Il principato dei Chazari
fonte: pericolosionismo.altervista.org

Secondo le ricerche degli studiosi Guy Patton e Robin Mackness, fra i secoli VII e XII nel bacino del Volga, sopra il Mar Nero e il Mar Caspio, sorgeva il principato dei Chazari. Il loro khan, alla ricerca di un culto che lo soddisfacesse, intrattenne colloqui con esponenti del Cristianesimo, dell'Islam e dell'Ebraismo. Furono questi ultimi a far breccia nel nobile chazaro che adottò l'Ebraismo come religione di stato.
A partire dal XIII secolo, il principato, stretto nella morsa delle tribù circostanti, entrò in crisi, e molti suoi abitanti migrarono verso il centro Europa, stabilendosi soprattutto in Russia e Polonia. Erano sorte le prime comunità di Ebrei Ashkenaziti, che a differenza dei più accondiscendenti Sefarditi, hanno sempre accarezzato il desiderio di poter fondare nuovamente un regno tutto loro.

Tutti conosciamo le tragiche conseguenze di questo idealismo. E' vero, lo stato di Israele dal 1948 è realtà: ma quale prezzo e quanto sangue è costato il sogno degli Ashkenaziti?

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

venerdì 14 aprile 2017

TRUMP, L'"ISOLAZIONISTA" PRONTO ALLA GUERRA

                                                Fonte foto: Wikipedia

Bentrovati, amici e lettori dello Sciacallo. Innanzitutto, scusateci per l'assenza di queste ultime settimane, ma adesso siamo tornati, più carichi di prima. D'altronde, per fortuna o purtroppo, per dirla alla Gaber, il mondo ci fornisce spunti, riflessioni ed approfondimenti.

Impossibile, da parte nostra, non commentare le ultime vicende belliche: in Siria, ci raccontano i media, il presidente Assad avrebbe utilizzato le armi chimiche contro il proprio popolo e, per tutta risposta, il super miliardario presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, una volta rotti i rapporti con la Russia di Putin, ha risposto con altre bombe. Ovviamente, con l'obiettivo di distruggere l'Isis e di ripristinare la pace. Del resto, gli yankee sono sempre solidali nei confronti dei popoli del resto del mondo.

Perdonateci il sarcasmo, ma il vero problema non sono Trump o gli Usa, ma chi ha votato questo personaggio, chi l'ha sostenuto, e chi, ci riferiamo in questo caso agli Stati, decide di restare a fianco della Nato. Ma come si poteva credere alle parole pronunciate da Trump durante la campagna elettorale? Vedete, è stucchevole commentare le dichiarazioni, da parte di artisti, giornalisti e personaggi della cultura, anti-Trump: la democrazia è questa, è quella che ha votato Hitler. Prima che il mondo cambi, occorre cambiare la mentalità delle persone.

I cittadini americani l'hanno votato? Ed ora è giusto che questo bizzarro personaggio governi la nazione più potente del mondo. La svolta c'era ed era rappresentata dal leader socialista Bernie Sanders, ma il potere capitalista ha pensato bene di escluderlo, preferendogli Hilary Clinton, un altro lupo travestito da agnello. Entrambe le opzioni erano valide ai fini del dominio: si era detto che Hilary, definita a più riprese Killary, avrebbe attaccato la Siria, al contrario di Trump. E adesso che lo ha fatto anche Trump, che nel frattempo minaccia la Corea del Nord, cosa diranno i suoi sostenitori?

L'uso di armi chimiche non giustifica altri bombardamenti. Sarebbe equivalente a lanciare benzina sul fuoco. E poi, siamo sicuri che sia stato Assad? Molti non conoscono nemmeno le varie differenze che ci sono all'interno dell'Islam, l'unica vittima in questa guerra tra sciacalli. In un nostro vecchio articolo vi avevamo parlato della divisione tra sciiti e sunniti: Assad è un alawita, una delle fazioni più moderate e tolleranti del mondo islamico.

Adesso ci sono le armi chimiche, una volta si parlava delle presunte armi di distruzione di massa irachene. Cambiano i nomi delle organizzazioni da combattere (Al Qaeda, ora l'Isis), e quelli dei mostri da abbattere (da Saddam Hussein, passando per Bin Laden, Gheddafi e Assad), ma la storia si ripete, tragicamente. Del resto, sempre citando Gaber, abbiamo capito che il mondo è un teatrino.

Mente libera, occhi aperti

                                           Lo Sciacallo, Marcus L. Mason


giovedì 23 marzo 2017

LA SCIENZA DA' RAGIONE A BIGLINO: GLI ALIENI HANNO PROGETTATO IL NOSTRO DNA

                                           Fonte foto: Wikipedia

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un crescendo inarrestabile di notizie, speciali tv, documenti desecretati e rivelazioni di soggetti che detengono il potere (spirituale o politico) riguardanti una possibile interferenza aliena sulla Terra. Questo processo, come dicevamo, è in continua espansione e anche la Chiesa, come molte altre istituzioni religiose, sembra voler tenere il passo cavalcando l'onda, forse per il timore di perdere il ruolo di "guida" in una nuova società con gerarchie, ipotizziamo, ben diverse rispetto a quelle che conosciamo. Ma prima facciamo un passo indietro.

Nel corso dell'ultimo decennio, diversi uomini di scienza hanno confermato quanto ricavato dalla lettura letterale dei testi antichi. Di recente due scienziati del Kazakistan, Maxim Makukov e Vladimir Scherbach, ricercatori presso il Fesenkov Astrophysical Institute, hanno fatto una scoperta sensazionale: i due ricercatori avrebbero individuato una sequenza genetica non casuale che dimostrerebbe la teoria della programmazione del nostro dna da parte di esseri alieni, avvalorando le teorie sostenute, tra gli altri, da Zecharia Sitchin, Erich Von Daniken e dal nostro amico Mauro Biglino (clicca qui per vedere la nostra intervista).

In sostanza, dalla ricerca emergerebbe nel nostro codice genetico il valore 37, ripetuto diverse volte: "Ci è stato chiaro sin da subito che il codice genetico non ha una struttura casuale. I modelli descritti hanno caratteristiche che difficilmente si possono attribuire a processi naturali", ha dichiarato Makukov alla rivista New Scientist. Esattamente quanto va dicendo e scrivendo Biglino da anni ormai. Del resto, basta leggere attentamente la Bibbia, senza condizionamenti mentali.

La Chiesa da tempo ha lanciato segnali di apertura riguardo l'ipotesi dell'esistenza di civiltà extraterrestri: da Mons, Corrado Balducci a Padre Funes, fino a Papa Francesco ("E se i marziani, sì, proprio quelli con le orecchie a punta, ci chiedessero il battesimo?). Ormai il tema non è più un tabù e, per chi ha orecchie per intendere, tutti questi indizi forniscono più di una prova per affermare che è in corso un'opera di "rivelazione con piccole dosi". 

Mente libera, occhi aperti
                                               Lo Sciacallo, Marcus L. Mason






lunedì 6 marzo 2017

LADRI E LEGITTIMA DIFESA: LA SOLUZIONE E' DAVVERO ARMI FACILI PER TUTTI?


fonte: lindro.it

Cari lettori, un tema che nelle ultime settimane si sta dibattendo in televisione e sui giornali riguarda fin dove un normale cittadino possa spingersi per potersi difendere da un malvivente che tenta di rubare nella sua casa o nel suo negozio. In questo senso continuano ad esserci proposte interviste a commercianti o famiglie che si dicono esasperati per la degenerazione di questo fenomeno; si sentono sempre a rischio, sotto tiro, poco o per nulla tutelati dallo Stato, e rivendicano per questa ragione il diritto di potersi difendere per conto proprio con qualsivoglia mezzo a disposizione. Chiaramente il riferimento è al possesso e all'utilizzo di un'arma.

E' evidente che il problema esista e non si può sottovalutare. Il tema della sicurezza dei cittadini è uno dei punti cardine sui quali si fonda e si stabilisce la bontà o meno di un governo e il grado di civiltà più o meno basso di una nazione; il fatto che in Italia le persone comuni arrivino, come già accade in alcune città, tra cui Bologna, ad organizzarsi privatamente per formare dei gruppi di ronda in giro per le strade, è sintomo di carenze e lacune molto profonde all'interno dell'apparato istituzionale; questo significa che il problema, a livello nazionale, si trova già in uno stadio critico. La pur lodevole. secondo noi, iniziativa suddetta non avrebbe dovuto essere necessaria.
Aggiungiamo che a porre in rilievo la questione ci hanno pensato alcuni personaggi noti che hanno espresso sui loro profili dei social network l'indignazione e la rabbia per episodi a loro capitati; come non citare il feroce post di Francesco Facchinetti, figlio di Roby, membro dei Pooh, che, a seguito di un tentativo di furto nella villa brianzola del padre, rivendica il secondo lui sacrosanto diritto di farsi giustizia da solo, se necessario anche attraverso le armi, nei confronti di chiunque si introduca nella sua proprietà. Oppure l'appello di Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano, che denuncia come diversi individui sospetti entrino ripetutamente nel territorio della sua famiglia.

L'opinione pubblica si spacca in due: chi è assolutamente per incentivare la giustizia privata, favorendo l'acquisizione di armi od oggetti simili, e chi al contrario si oppone ardentemente invocando la non-violenza di gandhiana memoria.
Noi come al solito, ci schieriamo in una posizione intermedia e vi esponiamo immediatamente in che misura: la legge sulla legittima difesa è, a nostro avviso, estremamente carente e poco tutela la vittima della situazione, colui che deve difendersi. Andrebbe di sicuro riformata, concedendo un più ampio raggio di manovra al cittadino, che, bisogna ricordarlo, viene a trovarsi in una condizione critica e in cui il raziocinio può venir meno.
Non possiamo però assolutamente giustificare una propaganda a favore delle armi, della violenza gratuita e della costruzione dei muri (vedi il quartiere Santa Bona di Treviso). Significherebbe retrocedere di almeno 500 anni e in un'epoca in cui l'Italia è già indietro su tutto, avviare volontariamente ulteriori processi di imbarbarimento e isolazionismo ci sembra paradossale. Centinaia di migliaia di persone nei secoli hanno combattuto e sono morte per abbattere i muri e le barriere, non per innalzarne altri.
Allo stesso modo, ci pare diseducativo e portatore di un bruttissimo messaggio il presentarsi in televisione con una collana a forma di pistola, come ha fatto l'ormai famoso gioielliere veneto Zancan qualche giorno fa. Non vogliamo commentare oltre, ma cerchiamo di evitare queste miserande figure.

Il problema è grosso, la situazione sembra già degenerata; per questo motivo lo Stato deve intervenire al più presto. Non consentendo un uso arbitrario di armi, che dati alla mano, non porta assolutamente all'abbassamento del numero dei crimini, ma anzi al suo aumento, incentivando l' "anarchia della pistola". Due misure che si potrebbero adottare: a livello pratico, una riorganizzazione delle forze di polizia, che da tre, malpagate e poco motivate, dovrebbero passare a una sola: stipendi adeguati e gli strumenti per poter fare il proprio lavoro in maniera ottimale. A livello giuridico, è indispensabile la certezza della pena, in Italia una mera chimera fino ad oggi.

Probabilmente non sarebbe sufficiente solo questo ad azzerare il problema, ma potrebbe essere un inizio positivo. Dobbiamo iniziare a intraprendere un percorso che ci deve condurre a tutti i costi ad una serena convivenza civile e non alla guerriglia urbana da Far West. Abbiamo bisogno di Martin Luther King, non di John Wayne.

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

giovedì 16 febbraio 2017

QUANDO LA MUSICA E' ARTE: "ELEANOR RIGBY", DEI BEATLES

                                          Stata dedicata ad Eleanor Rigby, fonte: Wikipedia


Cari amici, dopo tanto tempo, riprendiamo la nostra rubrica musicale. Quest'oggi abbiamo deciso di analizzare un brano specifico di una band che ha fatto storia: i Beatles. Il brano che abbiamo scelto si intitola "Eleanor Rigby" ed  è contenuto nell'album "Revolver", del 1966. Non abbiamo scelto a caso questa canzone: il pezzo, infatti, fu scritto quasi interamente da Paul McCartney, di cui vi abbiamo già parlato quando abbiamo intervistato Glauco Cartocci in merito alla vicenda della presunta morte del bassista.

A nostro modo di vedere, si tratta della più bella composizione di McCartney: la melodia rispecchia pienamente lo stile di Paul che, a differenza di Lennon ed Harrison, respinge l'influenza del blues e del rock americano preferendo composizioni più melodiche. La canzone è famosa per l'ottetto composto da quattro violini, due viole e due violoncelli (all'arrangiamento McCartney venne aiutato dal produttore George Martin) accompagnato dalla voce solista di Paul e dai cori di Lennon e Harrison. Come dichiarato da Lennon, la struttura orchestrale fu decisa da McCartney: a quell'epoca, il bassista dei Fab Four era fidanzato con Jane Asher, un'appassionata sfegatata di Antonio Vivaldi. La composizione, infatti, si rifà allo stile del grande compositore del tardo barocco veneziano (non a caso la canzone è classificata all'interno del filone del baroque pop).

Un altro elemento che determinò il successo di questa canzone fu il testo: secondo il critico musicale Ian MacDonald, "la canzone fu uno shock per gli ascoltatori di musica pop dell'epoca". Il testo, infatti, parla di solitudine e depressione: argomenti che poco si addicono alla musica puramente commerciale. Il testo inizia con una riflessione: "Look at all the lonely people" (Guarda tutte le persone sole). I Beatles, ma qui sarebbe più corretto citare McCartney, focalizzano l'attenzione attorno a due soggetti: Eleanor Rigby ed un sacerdote, padre McKenzie. Eleanor Rigby non è un nome inventato: questa ragazza, infatti, è realmente esistita ed è sepolta nel cimitero di St. Peter. La donna è intenta a raccogliere del riso in una chiesa dove si è appena celebrato un matrimonio: la ragazza ha grandi speranze e attende, invano, l'arrivo di qualcuno che la porti via con sé. L'immagine della chiesa (vuota), evoca uno stato di profonda solitudine.

Dall'altra parte, invece, c'è un prete, McKenzie, che legge un sermone che nessuno ascolterà. La ragazza si trova nella stessa abbazia, ma i due non si incontrano, né si parlano: tra di loro c'è una sorta di muro invalicabile che ne preclude il contatto umano. L'epilogo, poi, è quanto di più triste possa accadere: la ragazza finisce per morire nella medesima chiesa e a celebrare la cerimonia funebre, manco a dirlo, sarà proprio padre McKenzie, in un funerale al quale nessuno parteciperà; i sostenitori del PID, vedono in questa frase un chiaro riferimento al presunto funerale di Paul, al quale nessuno, a parte i "tre" membri viventi della band, ha preso parte.

Di seguito vi proponiamo il testo tradotto dall'inglese e la canzone. Buon ascolto.


ELEANOR RIGBY

Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole
Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole

Eleanor Rigby raccoglie il riso
che è stato lanciato a un matrimonio.
Vive in un sogno.
Aspetta alla finestra,
ha lo sguardo che di solito conserva in una brocca dalla porta.
Per chi è?


Tutte quelle persone che restano da sole
Da dove vengono?
Tutte quelle persone che restano da sole
A che terra appartengono?

Padre McKenzie sta scrivendo le parole
di un sermone che nessuno ascolterà
Nessuno viene qui (vicino).
Guardalo lavorare.
Rammenda i suoi calzini in una notte in cui non c’'è nessuno.
Cos’'è che gli interessa?

Tutte quelle persone che restano da sole
Da dove vengono?
Tutte quelle persone che restano da sole
A che terra appartengono?



Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole
Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole

Eleanor Rigby è morta nella chiesa
ed è stata sepolta in lungo con su scritto il suo nome.
Nessuno è venuto (a vegliarla).
Padre McKenzie si pulisce
le mani sporche mentre cammina vicino alla tomba.
Nessuno fu salvato.

Tutte quelle persone che restano da sole
Da dove vengono?
Tutte quelle persone che restano da sole
A che terra appartengono?


                                          Fonte: Youtube, TheBeatlesVEVO


Mente libera, occhi aperti
                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

giovedì 9 febbraio 2017

ARRIVAL: LA FANTASCIENZA CHE ESPANDE LA SCIENZA


fonte: spietati.it

Cari lettori, si torna a parlare di cinema sulle pagine dello Sciacallo, e questa volta il film che intendiamo proporvi non è un cult, ma si tratta eccezionalmente di una pellicola uscita da poche settimane nelle sale italiane: si tratta di un film del 2016, per la regia di Denis Villeneuve, Arrival.

Come d'abitudine, una veloce introduzione sul regista in questione: Villeneuve nasce nel 1967 nel Québéc, regione francofona del Canada. Dopo qualche cortometraggio (punto di partenza per tantissimi registi importanti) esordisce nel lungo nel 1997 presentando al festival di Cannes Un 32 aout sur terre. Negli anni immediatamente successivi gira Maelstrom (2000) e un'altra serie di corti, vincendo anche diversi premi in Canada per questi lavori. Torna al cinema nel 2009 con Polytechnique, altra produzione canadese incentrata su un episodio di violenza avvenuto a Montréal nel 1989, allorché lo studente venticinquenne Marc Lépine uccide ben 14 studentesse all'interno del Politecnico prima di suicidarsi. Una sorta di Columbine canadese, precursore di ciò che avverrà per mano di Eric Harris e Dylan Klebold dieci anni dopo.


Il 2010 è un anno fondamentale per Villeneuve, poiché gira il film che inizierà a far circolare il suo nome a livello internazionale: parliamo de La donna che canta, incentrato sui tragici avvenimenti della guerra civile del Libano, combattutasi fra il 1975 e il 1990.
Grazie al successo di questo film, Villeneuve viene coinvolto in produzioni sempre più importanti, con sensibile aumento del budget e la possibilità di dirigere attori di fama. L'esordio "americano" del regista è Prisoners, del 2013, magnifico noir "nevoso" interpretato da Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal. Non vi diciamo nulla della trama se non l'avete visto, ma vi suggeriamo caldamente di recuperarlo, trattandosi di un film davvero notevole.
Dopo un breve ritorno in Canada, dove gira Enemy (sempre con Gyllenhaal), adattamento del romanzo L'uomo duplicato, di José Saramago, presenta al Festival di Cannes 2015 Sicario, altro thriller ambientato nel mondo del narcotraffico tra Stati Uniti e Messico; film semplicemente splendido, con dei tempi di suspence impeccabili e attori molto in palla: protagonisti sono Emily Blunt, Benicio del Toro (mostruoso) e Josh Brolin.

Veniamo finalmente al 2016, quando al Festival di Venezia presenta il suo ultimo lavoro, appunto Arrival, ispirato al racconto Storia della tua vita, a sua volta contenuto nell'antologia di racconti Storie della tua vita di Ted Chiang.
La trama è molto semplice: all'improvviso, dodici astronavi extraterrestri arrivano sulla Terra sbarcando in dodici punti differenti del globo; la linguista di fama mondiale Louise Banks, interpretata in maniera magistrale da Amy Adams (attrice che recentemente è apparsa nell'altrettanto significativo Animali notturni, di Tom Ford), viene immediatamente cooptata dal governo degli Stati Uniti insieme al matematico Ian Donnelly, che ha il volto di Jeremy Renner. Costoro hanno il compito di provare a trovare la chiave per poter comunicare con queste creature, gli Eptapodi, che si esprimono attraverso un complesso linguaggio fatto di cerchi. Nel momento in cui si scoprirà la ragione del loro viaggio, le vite di tutti i coinvolti subiranno forti contraccolpi.

Possiamo tentare un'analisi della pellicola solo per sommi capi, dal momento che approfondire troppo significherebbe rovinare la visione a tutti coloro che il film se lo sono persi; gli spoiler sarebbero davvero inevitabili.
Partiamo dunque dal comparto tecnico: è chiaro che Villeneuve ha acquisito negli anni una spaventosa consapevolezza di se stesso e della macchina da presa; gira in maniera semplicemente sublime, con i suoi tipici movimenti di macchina sinuosi e avvolgenti, ma mai buttati a caso. Esattamente come nei precedenti Prisoners e Sicario si concede lunghi piani sequenza che mai infastidiscono, ma che al contrario conferiscono al film una continuità narrativa veramente invidiabile. La stessa fotografia non si discosta molto da quella degli altri lavori del regista; predilige dei toni molto freddi e algidi, il grigio, l'azzurro, il bianco, che fanno da perfetta cornice a un mondo, quello della protagonista, appiattito e apparentemente vuoto: nella prima scena del film, infatti, scopriamo che Louise ha subito una pesante perdita, che sarà molto importante nell'evolversi della vicenda.
In generale, dal punto di vista visivo, Villeneuve azzecca il film su tutta la linea, perché anche i famosi "gusci", come vengono chiamate le astronavi a causa della loro forma, sono di notevole impatto, grazie a delle splendide riprese in campo largo, specialmente se si visiona la pellicola in sala. Ma il canadese è un regista molto ambizioso e come sempre non si limita ad un mero esercizio di stile, al fine di mostrarci la sua abilità di cineasta; il suo obiettivo, a parere di chi scrive pienamente raggiunto, è molto più sostanzioso di quanto non possa apparire ad un livello superficiale. Arrival abbraccia temi di grande rilevanza per l'uomo e come ogni grande opera d'arte non pretende di dare risposte, ma di porre domande fondamentali. Villeneuve, che per la prima volta si cimentava con lo sci-fi, confeziona un film che utilizza il genere e i suoi stilemi (le astronavi, gli alieni, il nostro incontro con loro) per parlare di noi, dell'uomo e dei più grandi dubbi che albergano nella sua anima; presenti sono i temi della morte, della perdita, dell'amore, della capacità di fare scelte pesanti e assumersene la responsabilità, della paura del diverso; se conoscete Villeneuve, nient'altro che la sua poetica, quella di un vero autore. 
Nonostante questo, il fil rouge che contraddistingue ogni livello di lettura del film è quello dell'importanza del tempo, e di come decidiamo di percepirlo ed utilizzarlo; ma qui veramente non possiamo andare oltre, ci dobbiamo mordere la lingua. Aggiungiamo solo che il titolo del post forse lo capirete meglio una volta visto il film.

Possiamo perdonare all'ottima sceneggiatura di Eric Heisserer qualche piccola sbavatura narrativa, che viene a nostro giudizio surclassata dalla potenza visiva ed emozionale messa in gioco da Villeneuve e dai suoi attori, tutti strepitosi.
C'è chi ha tacciato il film di retorica e presunzione: noi ci permettiamo di dissentire sottolineando come preferiamo di gran lunga qualcuno che abbia come modello e fonte di ispirazione 2001-Odissea nello spazio, piuttosto che Twilight o Colpa delle stelle. Come va di moda dire oggi, sono gusti.

Mente libera, occhi aperti
                                            Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

lunedì 6 febbraio 2017

LA STRANA MORTE DI BRUCE LEE: UN GIALLO MAI RISOLTO

                                                         Fonte foto: Wikipedia

Cari amici lettori, scusateci il ritardo. Per farci perdonare, abbiamo deciso di tornare con un argomento che da sempre ci affascina e che riguarda la morte di un mito indiscusso delle arti marziali cinesi e del cinema orientale: ci riferiamo chiaramente a Bruce Jun Fan Lee, meglio noto al grande pubblico come Bruce Lee.

Nato nella Chinatown di San Francisco il 27 novembre del 1940 da una coppia originaria di Hong Kong (anche se la mamma era di discendenze euroasiatiche) e penultimo di cinque figli, fece ritorno con la famiglia nella città del "porto profumato" dopo soli tre mesi. Il suo carattere esuberante lo portò a confrontarsi con la malavita locale e, per difendersi, decise di apprendere le tecniche di Kung Fu iscrivendosi alla prestigiosa scuola di Wing Chun (uno stile di Kung Fu), sotto l'insegnamento del maestro Yip Man, considerato un eroe in Cina in virtù dei suoi insegnamenti che hanno permesso a milioni di cinesi di bloccare l'avanzata nipponica durante la seconda guerra sino-giapponese.

Nel 1959, all'età di diciotto anni, il padre di Lee decise di mandarlo a vivere negli Stati Uniti, dove conoscerà Linda Emery che sposerà nel 1964 e con la quale darà alla luce due figli: Brandon (1965) e Shannon Emery (1969). In ambito marziale, Lee era attratto da qualsiasi tipo di disciplina che riteneva utile per migliorare le proprie prestazioni: nel '58 vinse il titolo interscolastico di boxe, e in seguito decise di allargare gli orizzonti abbinando quanto appreso dalla nobile arte con qualche rudimento di scherma; Lee si sottoponeva a dure sessioni di allenamenti, arrivando ad utilizzare tecniche del culturismo. Un approccio maniacale alla disciplina, che lo avrebbe portato, in seguito, a elaborare un nuovo stile, il Jeet Kune Do. Nel '70, dopo un incidente occorso in allenamento, iniziò a dedicarsi anche alla spiritualità e alla filosofia, affascinato dagli scritti di Jiddu Krishnamurti.

Spesa questa parentesi introduttiva possiamo concentrarci sul lascito artistico di Lee e della sua morte accidentale, che forse tanto accidentale non fu. Chiunque abbia visto i suoi film, si sarà subito accorto degli enormi messaggi politici contenuti nelle pellicole. I temi più ricorrenti riguardano il patriottismo cinese, la denuncia delle ingiustizie compiute dai giapponesi ai danni del popolo cinese; inoltre, nelle sue opere, il popolo cinese prende conoscenza della propria condizione di schiavo e si unisce per ribellarsi, attraverso l'uso delle arti marziali, contro gli usurpatori nipponici. I protagonisti dimostrano che il Kung Fu ha la meglio sul Karate giapponese e che solo attraverso la lotta (l'uso della violenza come mezzo ultimo e necessario), il popolo può liberarsi dalle angherie e i soprusi attuati dai rivali giapponesi in territorio cinese. Ma la denuncia non prende di mira solo i giapponesi: in ogni film, infatti, è sempre presente la figura del cinese traditore, accomodante col potere giapponese.

Pellicole strepitose, opere miliari della storia del cinema, riconosciute anche da registi di fama internazionale come Quentin Tarantino, un fan dichiarato di Bruce Lee (basta vedere Kill Bill) e, in particolare, del regista dei suoi primi film, Lo Wei (1918-1996), una figura controversa che, secondo alcuni, sarebbe legata alla morte dell'attore di origini cinesi e tra non molto scoprirete perché.

Lo Wei, famoso regista cinese, diresse Bruce Lee in due pellicole: ne "Il furore della Cina colpisce ancora" (1971) e in "Dalla Cina con furore" (1972), un film straordinario, dedicato alla memoria di Huo Yuanjia, maestro cinese morto in circostanze sospette e di cui il film dà una sua versione dell'accaduto, prendendo spunto dalla versione popolare cinese che lo vuole ucciso per mano dei giapponesi. In seguito Lee fu diretto nel 1973 dal regista statunitense Robert Clouse ne "I tre dell'operazione Drago". Nel 1972 uscì "L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente", un film scritto, diretto e interpretato da Lee, che lanciò un allora esordiente Chuck Norris: un film in verità poco riuscito, almeno dal punto di vista artistico, se si esclude la scena finale in uno scenario mitologico come il Colosseo.

Bruce Lee muore ad Hong Kong il 20 luglio 1973, nella casa dell'attrice Betty Ting Pei, dopo aver ingerito una pillola di Equagesic per placare l'emicrania che lo aveva afflitto, morendo nel sonno. Correttamente, occorre riportare le testimonianze di numerosi attori presenti nel cast de I tre dell'operazione Drago, che raccontano di un improvviso malore che avrebbe colpito il giovane Lee durante le sessioni di doppiaggio del film: un attacco di febbre, vomito e convulsioni minò la vita di Bruce e solo una tempestiva somministrazione di mannitolo limitò l'edema cerebrale riducendo il gonfiore al cervello.

Cosa c'è dietro la morte dell'attore? Si tratta di morte accidentale o di omicidio? Per chi esclude la morte accidentale ci sono pochi dubbi: proprio a causa dei contenuti politici presenti nei suoi film, poco teneri nei confronti dei giapponesi, Lee sarebbe stato ucciso dalla Yakuza.

Ma questa tesi non convince pienamente. Un'altra pista, porta invece a un insospettabile: Lo Wei. Sul regista cinese giravano voci che lo vedevano implicato in affari che convolgevano le Triadi, le mafie cinesi. E' bene ricordare che il cinema di Hong Kong era interamente controllato dalla mala cinese. Non molti sanno che Bruce Lee ebbe una lite feroce con Lo Wei. Non si sa cosa si siano detti, ma c'è chi sospetta che Lee avesse minacciato il regista di denunciare il suo coinvolgimento nelle Triadi e il sistema. Oppure, possiamo immaginare che la lite avesse come contenuto la ripartizione dei guadagni. Ma si tratta come sempre solo di ipotesi.

Infine, c'è la sinistra profezia del padre dell'attore, che già nel 1935 aveva indicato con precisione la data della morte del figlio. Una profezia che si rivelò maledettamente esatta e che a noi de Lo Sciacallo fa pensare alle tante morti annunciate e calcolate con largo anticipo con matematica precisione dai Rosacroce. Senza contare poi la morte del figlio, morto in circostanze che definire sospette è un eufemismo: Brandon, infatti, morì esattamente con le medesime dinamiche del personaggio interpretato dal padre nel suo film postumo, "L'ultimo combattimento di Chen". Forse Brandon stava scoprendo la verità sulla morte del padre? Non lo sapremo mai, purtroppo.

Eppure gli indizi sono tanti, troppi. Concludiamo questo articolo invitandovi alla visione dei film sopracitati. Siamo certi che non ve ne pentirete.

Mente libera, occhi aperti
                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason


venerdì 20 gennaio 2017

PORAJMOS: IL GENOCIDIO DIMENTICATO DEL POPOLO ROM

                                         La bandiera del popolo Rom, Wikipedia

A sette giorni dal "Giorno della Memoria", la ricorrenza internazionale con cui si commemorano le vittime dell'Olocausto, noi dello Sciacallo vogliamo ricordare ai nostri lettori un genocidio dimenticato, uno dei tanti: quello del popolo Rom e Sinti. Quando si parla di Fascismo e Nazismo, si tende sempre a ricordare solo ed esclusivamente le vittime ebree dei campi di sterminio, disinteressandosi, invece, di tutte le altre.

E' bene ricordare che nei lager, insieme al popolo ebraico, c'erano anche comunisti, socialisti, gay, down e portatori di handicap, malati mentali, lesbiche e Rom. Porajmos (traducibile come "devastazione" o "grande divoramento") è il termine con cui il popolo Rom e Sinti identifica il proprio sterminio perpetrato dai nazisti: uno sterminio che, secondo quanto stimato, provocò la morte di circa 500000 individui. Purtroppo, a causa dei pregiudizi che da sempre si portano dietro molti di essi, tale eccidio è finito ben presto nel dimenticatoio.

Uno dei massimi simpatizzanti nonché pensatore delle leggi razziali contro i Rom fu il dottor Robert Ritter, che stava svolgendo degli studi riguardo l'evoluzione della razza, ponendo quella ariana al primo posto, come da copione. Il 14 dicembre 1937, proprio in seguito a questi folli esperimenti, si ritenne assolutamente indispensabile l'arresto di queste popolazioni, perché "geneticamente criminali". Pura follia.

Ma la demenza e la crudeltà umana toccò il picco più alto il 9 gennaio 1938, quando il giurista austriaco, Portschy Gauleiter, scrisse una missiva al ministro del Reich, D. Lammers, proponendo una soluzione definitiva alla "questione zingara", ovvero, la sterilizzazione. Fu ordinato di sterilizzare tutte le donne sposate con uomini "ariani" all'ospedale di Düssendorf-Lierenfeld, comprese quelle incinte, che morirono durante i trattamenti. Più avanti, fu ordinato di estendere questo provvedimento anche ai bambini che avevano superato il dodicesimo anno di vita. Questi atti criminali venivano compiuti previa una forma di autorizzazione (chiaramente sotto coercizione)  e questi documenti vennero presentati dai nazisti durante il celebre processo di Norimberga come prove per discolparsi.

Ci sono stati anche tentativi di rivolta, come quella del 16 maggio 1944, che andò a buon fine. Tuttavia, nella notte del 2 agosto, 2897 di loro trovarono la morte nel crematorio numero 5, vicino allo Zigeunerlager. Molti ebrei italiani ricordano con immenso dispiacere tale avvenimento, perché queste popolazioni, attraverso la loro musica e i loro canti, riuscivano a dare conforto e a tenere accesa la speranza al campo di sterminio di Birkenau. Molti cosiddetti "zingari" che erano riusciti a sfuggire alle persecuzioni si unirono alla Resistenza e il resto è storia.

Ci sembrava doveroso ricordare questo sterminio, specialmente in un momento come questo, dove populismi beceri alla Salvini, stanno prendendo piede tra le genti in forme allarmanti. Vi lasciamo con il bellissimo inno Rom, composto nella versione originale dal musicista Jarko Jovanovic e con le parole di Karl Stojka:

"Noi Rom e Sinti siamo come i fiori di questa terra.
Ci possono calpestare,
ci possono eradicare, gassare,
ci possono bruciare,
ci possono ammazzare -
ma come i fiori noi torniamo comunque sempre"


                                        Fonte youtube: UbermenschMagician

Per non dimenticare.

Mente libera, occhi aperti
                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

giovedì 12 gennaio 2017

LO SCIACALLO COMPIE UN ANNO

                                          Fonte foto: pixabay.com

Il 12 gennaio 2016, sul web, nasceva Lo Sciacallo. Oggi, a un anno di distanza, ripercorriamo, seppur in breve, la nostra storia. Quando abbiamo aperto questo blog ci siamo posti un unico obiettivo: quello di far venire voglia a chi lo frequenterà di porsi delle domande. Di diventare curiosi. Di insinuare quella di stilla di dubbio che rende la nostra vita piena di sfumature differenti. E quindi molto più interessante. Proprio con queste parole ci presentavamo al mondo variopinto del web, tra pseudo complottisti e soggetti che pensano di aver compreso tutte le dinamiche del globo con alterigia e arroganza assolutamente speculari al potere che si prefiggono di combattere.

No, noi non siamo così. Ve lo abbiamo sempre scritto, sin dal nostro primissimo articolo "Arriva lo Sciacallo". Il nostro compito è quello di cercare di risvegliare le coscienze delle persone, di porsi degli interrogativi, di cercare di cooperare insieme per provare a comprendere, entro i nostri limiti, la realtà che ci circonda, senza distribuire alle genti verità assolute. Del resto, parafrasando Socrate, noi siamo pienamente consapevoli di "non sapere". La nostra è una ricerca continua, un work in progress, per dirla all'inglese. Spesso siamo partiti da un assunto e, andando avanti con gli studi, siamo giunti ad altre conclusioni. E non è detto che queste siano quelle corrette.

In questo nostro percorso abbiamo conosciuto personaggi incredibili e illustrissimi: Mauro Biglino, Bruno Mautone, Glauco Cartocci, fino a diventare amici di Gianfranco Carpeoro e Paolo Franceschetti, persone che stimiamo moltissimo sia dal punto di vista professionale che umano, come tutte le persone intervistate dallo Sciacallo. In particolare, è proprio grazie all'aiuto di queste persone straordinarie che abbiamo acquisito nuove conoscenze e fonti dalle quali attingere e lavorare. Abbiamo scoperto e vi abbiamo raccontato che la realtà che ci circonda è molto alterata da forze provenienti da ambienti deviati della Massoneria, della Chiesa cattolica, del sistema finanziario e bancario, che possono operare grazie soprattutto alla complicità delle masse, inermi e silenti, che si fanno dominare con estrema facilità, ma che alla prima critica sono pronte a scagliarsi contro politica e sistema, probabilmente in un'opera di autoassoluzione.

Ma questo è anche il primo articolo del nuovo anno, il 2017: un anno che non promette nulla di buono, tra attentati e giochi di potere internazionali. Ma d'altronde, è sempre andata così. Noi continueremo a scrivere e a porvi interrogativi e riflessioni, nella speranza di trasmettervi qualcosa di diverso dalle solite trashate mediatiche e alla moda. Continueremo a occuparci anche delle arti: in particolare di musica e cinema, facendovi scoprire artisti e personaggi indiscussi del mondo artistico ma anche letterario. Continueremo a proporvi interviste e, magari chissà, un libro di nostra mano. Insomma, i progetti in cantiere sono tanti. Voi continuate a seguirci, sia sul blog che sulla nostra pagina FB. Infine, cogliamo l'occasione per augurare a tutti un buon 2017.

Mente libera, occhi aperti
                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason