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venerdì 15 gennaio 2016

L'UNITÁ D'ITALIA: LA FAVOLETTA DEI 1000 E DEL SUD POVERO


                                                    Fonte foto: wikipedia


La storia che ci accingiamo a raccontare quest'oggi riguarda un evento storico fondamentale per il nostro Paese e che viene fatto coincidere il 17 marzo 1861: l'Unità d'Italia, avvenuta per mano di Giuseppe Garibaldi, sotto le influenze di Camillo Benso conte di Cavour e di Giuseppe Mazzini. Come accennato nel capitolo sui Rosacroce, si è trattata anche in questo caso di una rivoluzione massonica, in quanto i personaggi promotori di questa operazione erano tutti e tre iniziati alla società costruttoria. Lo si capisce bene anche dai colori scelti per la neonata bandiera italiana: il rosso, il bianco e il verde, che non a caso sono i colori prediletti dai rosacrociani.

Procediamo con ordine. La cultura ufficiale ci racconta da sempre come ad un certo punto della nostra storia, nei circoli frequentati da uomini dotati di una certa cultura, si siano diffuse idee rivoluzionarie che avevano come scopo l'estinzione delle sovranità dei singoli stati che si erano divisi la Penisola per dar vita alla creazione di uno stato unico che avrebbe dominato dalle Alpi alla Sicilia. In particolare, agli scolari, viene fatto credere che mille volontari, partiti da Quarto (Genova) sotto gli ordini di Garibaldi (uno a cui, si racconta, venne tagliato il lobo dell'orecchio sinistro in quanto si sarebbe macchiato di un reato grave in Sud America), hanno sconfitto l'esercito Borbonico e liberato il Sud Italia da una tirannia spietata e cieca, che aveva ridotto il Mezzogiorno in una società pressoché rurale e arretrata dominata dai latifondisti, in antitesi rispetto al nord progressista che, invece, oltre a prendersi i meriti dell'unificazione, gli veniva riconosciuto il merito di aver liberato i cittadini del Sud da uno stato dittatoriale.

Peccato che questa raffinata favoletta non sia altro che un falso storico acclarato, privo di qualsiasi giustificazione. Il Risorgimento italiano ha comportato in realtà il disfacimento del ricco e prosperoso Regno delle Due Sicilie e portato alla colonizzazione dell'eredità di quel regno, il Sud appunto, da parte del neonato Stato italiano. I libri di storia omettono anche di raccontarci i lager e l'esecuzioni operate dai "Fratelli d'Italia": 685.000 civili uccisi in Meridione (comprese donne e bambini), per non parlare delle deportazioni nei lager di Finestrelle e degli oltre 60 paesi distrutti e incendiati. Ma non è finita qui, perché sono davvero tanti gli elementi che non tornano in questo racconto, a partire dal numero effettivo dei Garibaldini impegnati nelle battaglie fino ad arrivare al tesoro, sparito nel nulla, proveniente dal Banco di Napoli.

Un piano ardito da molto lontano e ora cercheremo di capire il perché di tanta violenza e il vero motivo per cui è stato disintegrato uno stato in nome di un'unità fittizia. Cominciamo subito col dire che a finanziare il Regno Sabaudo, che destava in una situazione di bancarotta finanziaria, fu principalmente la Massoneria britannica che, essendo per storia e potere decisionale la più importante, decise di appoggiare la spedizione dei mille (che in realtà non erano mille ma molti di più e oltretutto di nazionalità diverse, tanto da poter vantare tra le loro fila anche soldati ungheresi): quei soldi, infatti, servivano a Garibaldi per comprare a Genova dei fucili a pressione a fronte di una spesa di alcuni milioni di franchi. Ma cosa temeva la Massoneria del Regno Unito? Ma naturalmente quel regno che la nostra storiografia ufficiale si ostina a delineare come povero, insignificante ma tirannico. No, questa spiegazione non solo è falsa, ma anche offensiva nei confronti dei cittadini meridionali (sia di quelli morti durante l'invasione che quelli di oggi) che oltre il danno ricevano anche la beffa: il Regno delle Due Sicilie aveva stretto importanti relazioni commerciali con l'Oriente, e questo destava una certa preoccupazione per la Gran Bretagna, che non voleva ammettere un concorrente così pericoloso nel commercio internazionale.

Giunti a questo punto della lettura del nostro modesto articolo, giustamente vi starete domandando quanto fosse potente questo Regno. Quello Borbonico, infatti, era tutt'altro stato rispetto a quanto ci è stato presentato nei libri di scuola. Era un Regno ricco e fiorente, in continua crescita, sotto il comando di un Re chiamato Ferdinando II. Era conosciuto come il Regno dei primati, in virtù di centinaia di invenzioni e scoperte e, oltre ad essere nettamente il più ricco stato pre-unitario era anche il terzo stato più ricco d'Europa, dietro a Francia e Inghilterra. Inoltre, era un paese di immigrazione, non viceversa. Numerose erano le industrie, letteralmente smantellate e installate al Nord dopo la vittoria sui Borboni.

A mo' di esempio, vi andiamo ad elencare solo alcune delle più significative opere attribuite al Regno delle Due Sicilie (fonte www.vesuviolive.it):

    1737 Costruzione S.Carlo di Napoli, il più antico teatro d’Opera al mondo (tuttora operante
)
    1751 Primo esempio di Welfare State, il Real Albergo dei Poveri
    1754 Prima cattedra di Economia al mondo
    1762 Cimitero delle 366 fosse. Primo cimitero per i poveri
    1770-1771 Reali ferriere ed Officine di Mongiana
    1781 Istituzione del primo Codice Marittimo al mondo, il "Codice De Jorio"
    1783 Prima fabbrica di navi in Italia, Cantiere di Castellammare di Stabia
    1789 Il sogno di San Leucio: Ferdinandopoli (primo esperimento socialista al mondo)
    1813 Il primo ospedale psichiatrico d’Italia
    1818 Primo piroscafo del Mediterraneo, il “Ferdinando I”
    1819 Primo osservatorio astronomico italiano a Capodimonte
    1832 Primo ponte sospeso, il ponte sul Garigliano
    1839 Prima ferrovia d’Italia, la Napoli-Portici
    1839 Prima illuminazione a gas in una città città "italiana", terza dopo Parigi e Londra

    1840 Prima fabbrica di locomotive d’"Italia", Pietrarsa
    1841 Primo centro vulcanologico del mondo
    1853 Prima nave a vapore d’"Italia", denominata “Sicilia”
    1860 Napoli è la prima città d’"Italia" per numero di Teatri

Questi, ripetiamo, sono solo alcuni dei tanti primati del Regno delle Due Sicilie. Risulta impossibile andarli ad elencarli tutti, ma si possono aggiungere, alla sopracitata lista, anche il primo esempio di raccolta differenziata (1832),  un dato che, analizzato oggi, potrebbe far sorridere qualcuno. Ma se pensate di essere stati sconvolti abbastanza, dovreste prendere in considerazione l'idea di sbagliarvi perché non è tutto: le mafie, intese come le consideriamo oggi, in epoca Borbonica quasi non esistevano. In sintesi, esistevano dei signorotti di quartiere, ma il primo a istituzionalizzare queste altrimenti piccole bande di signorotti locali e niente più, è stato un tale di nome Giuseppe Garibaldi che, anche grazie al loro aiuto, è riuscito a prevalere e ad aprirsi la strada verso la vittoria.

Quelli invece che in realtà la storia chiama in maniera dispregiativa "Briganti", non erano altro che i partigiani dell'epoca, che difendevano la loro terra, violentata dal nascente regno sabaudo. Badate bene, non difendevano i Borboni in sé, ma le loro città e le loro genti, ingannate dai moti rivoluzionari rivelatosi ben presto fasulli perché, con la scusa del "siamo tutti fratelli", in realtà, si depredarono tesori: in primis, quelli del Banco di Napoli. Ma tutto questo si è potuto realizzare perché nel 1860 (guarda combinazione) morì Ferdinando II e, al suo posto, prese il trono il giovane  e inesperto Francesco II (passato alla storia col nomignolo di "Franceschiello"), nonché cugino del futuro Re d'Italia Vittorio Emanuele II. Un'occasione troppo ghiotta per farsela scappare, e così, i fautori del Risorgimento italiano, approfittarono di questa fase di transizione per colpire il Regno delle Due Sicilie che, da allora fino ad oggi, nonostante quanto i media e certi partiti tentino di far passare determinati messaggi depistanti, divenne prima vittima, e poi colonia del nascente Stato italiano.

Capirete ora, dopo questa pur semplificativa disamina, il motivo dei fischi all'inno nazionale che riserva puntualmente il popolo napoletano in particolare, che giustamente rivendica la verità storica e pretende, giusto per cominciare, le scuse da parte dello stato italiano che tutt'oggi continua a indottrinare ai suoi figli la storia del Sud sottosviluppato, sanguisuga e zavorra per il Nord. A fine articolo vi riportiamo un video tratto da YouTube che testimonia quanto vi abbiamo raccontato su Ricciotti: in un'ospitata a Porta a Porta, infatti, Anita Garibaldi (discendente di Giuseppe), ammette come il figlio di questi, Ricciotti, una volta accortosi dell'inganno e degli eccidi perpetrati ai danni del popolo meridionale, decise di combattere al fianco dei Briganti. Per concludere, vogliamo riportare una frase segnata sul tacquino dei Garibaldini quando entrarono nella Reggia di Caserta: "Strano oggetto a forma di chitarra" - scrissero - ma non era altro che un bidet.

Mente libera, occhi aperti
                                                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason



 
                     
                                          Tratto da ilovenaples2007, youtube































LA BIBBIA CHE NON TI ASPETTI: LA "CREAZIONE" IN LABORATORIO E IL RICATTO DEL PECCATO ORIGINALE


Peccato Originale e cacciata dal Paradiso Terrestre, di
Michelangelo Buonarroti (1510) fonte: wikipedia.com

Per continuare degnamente l'articolo introduttivo sulla Bibbia di un paio di giorni fa, oggi ci addentriamo nella questione della "Creazione". Scopriremo ben presto che il termine è improprio.
Partiamo dalla versione, per così dire, canonica, secondo la quale, in Genesi 1,2 "In principio Dio creò il cielo e la terra". Il versetto originale ebraico recita "Elohim bara bereshit". E' necessario fare una premessa; chiunque si sia adoperato a studiare l'ebraico, la lingua in cui la Bibbia è scritta, è sicuramente a conoscenza del fatto che NON esiste in quell'idioma un termine che esprima il concetto di Dio. La parola Elohim non è traducibile, nessuno sa cosa voglia dire. Tradurla con Dio è un'operazione quantomeno arbitraria.
Andiamo oltre; la sorpresa vera arriva quando si viene a sapere che non esiste nemmeno, in ebraico, il corrispondente del verbo "creare". Bara infatti, nella maggioranza dei casi in cui è utilizzato, significa semplicemente modificare, intervenire su qualcosa di già presente. Ed in effetti, è quello che gli Elohim nel racconto biblico hanno fatto.
I detrattori potranno sostenere che queste mere (anche se poi mica tanto) questioni linguistiche non siano sufficienti a mettere in dubbio la tradizione che viene tramandata, servendosi della Bibbia, da millenni. Facciamo finta che abbiano ragione, e quindi entriamo ulteriormente nel dettaglio. Leggiamo dalla Genesi 1, 26 e segg. in merito alla "creazione" dell'uomo:

                                               "E Dio (Elohim) disse: "Facciamo l'uomo a nostra
                                               immagine e somiglianza (...)
                                               Dio (Elohim) creò l'uomo a sua immagine;
                                               a immagine di Dio lo creò".

Non trovate che ci sia qualcosa di strano? Ricordiamo che la parola Elohim è plurale (possiede anche due forme al singolare, El e Eloah), quindi non si comprende come mai in ben tre casi si utilizzi un verbo al singolare. Questa è una traduzione falsa, non sbagliata. C'è una differenza, e non sottile: l'intenzionalità. Chi ha voluto farci credere che quei verbi in ebraico fossero al singolare ci ha scientemente ingannato, e la riprova è nel testo stesso. "FACCIAMO l'uomo a NOSTRA immagine e somiglianza": due termini, un verbo e un aggettivo, che ci fanno chiaramente comprendere come la pluralità del cosiddetto Dio sia innegabile, se non si è in malafede, od obnubilati dalla propria chiusura mentale. La scusa del plurale maiestatis non regge, in tutti gli altri casi i verbi sono al singolare. Quel "facciamo" si riferisce senza ombra di dubbio a loro, gli Elohim, i creatori dell'Adam, la razza da loro creata per scopi, per così dire personale, all'interno del gan-eden, che nulla ha a che vedere con il Paradiso Terrestre a noi raccontato.

Il giardino recintato, o frutteto, è diventato il moderno paradiso solo dopo varie derivazioni linguistiche del termine gan-eden, passato dall'ebraico all'iraniano, al greco e infine al latino paradisium, ma il significato non cambia mai: sempre giardino recintato. In Genesi 2,8 è addirittura accennato che gli Elohim lo posero a oriente, e salta quindi anche quella credenza di un mondo, appunto, paradisiaco prima della cacciata di Adamo ed Eva. Questo Eden non occupava assolutamente tutto il territorio del nostro pianeta; in più, non era l'unico. Alcinoo, re dei Feaci, a colloquio con Ulisse, nell'Odissea, fa una descrizione particolareggiata di una zona della sua isola in tutto e per tutto ricollegabile al Paradiso biblico.

Ma torniamo all'uomo: sono tante le prove all'interno del testo biblico (sottolineiamo: quello che ognuno di voi ha in casa) che ci confermano come Adamo ed Eva non fossero assolutamente i primi uomini a mettere piede sulla Terra. Ne scegliamo uno, quello più evidente. Il momento è quello in cui Caino, figlio di Adamo ed Eva, ha appena ucciso il fratello Abele e sta per essere scacciato dalla sua terra da parte di "Dio". Leggiamo Genesi 4, 14 e segg:

                                                  "Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e
                                                  io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò
                                                  ramingo e fuggiasco dalla terra e CHIUNQUE
                                                  MI INCONTRERA' MI POTRA' UCCIDERE.
                                                  (...) Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese
                                                  di Nod, ad oriente di Eden".

Quindi esistevano altri paesi, altre città, altri uomini? Non erano dunque Adamo, Eva e i loro figli gli unici presenti sul suolo terrestre? Precisiamo anche che Caino in seguito costruì città, ebbe figli, e generò quindi una stirpe. E secondo l'interpretazione teologica, fece tutto questo da solo.

Abbiamo accennato più sopra all'adam, ovvero la specie creata dagli Elohim attraverso un intervento probabilmente genetico. Adamo, il nome della specie e non dell'individuo, si differenziava dagli altri abitanti del pianeta per il fatto che gli Elohim l'avevano fabbricato con l'aggiunta del loro tselem, qualcosa che contenesse la loro immagine, probabilmente il loro liquido seminale.
Fabbricato l'adam maschio, si accorsero però che costui sentiva il bisogno della compagnia di un suo simile, possibilmente di sesso opposto. Avvenne così l'intervento chirurgico, perché di questo si tratta, che portò alla produzione di Eva, chawwah in ebraico.
Si racconta che nel Paradiso Terrestre avrebbero vissuto per l'eternità se non avessero mangiato il frutto di un particolare albero, quello al centro del giardino. Tentati dal serpente, i due contravvengono alle disposizioni di Dio, mangiano la famosa mela e per questo divengono mortali e vengono cacciati. Non secondo la Bibbia.
Essi erano prima di tutto già mortali, essendolo anche gli Elohim che li avevano fabbricati. Non esiste nessuna mela nella Bibbia, che fu introdotta dalla teologia secoli dopo. Essi decisero semplicemente di seguire la loro natura umana, quella di riprodursi, cosa che gli Elohim non avevano previsto per loro. Per questa ragione, in conseguenza della loro scelta, e non della loro colpa, uscirono dal gan-eden. 
Il Peccato Originale è una bufala creata ad arte dalle dottrine teologiche, stando almeno a ciò che la Bibbia racconta. Quindi state sereni, non siamo una razza maledetta.

Mente libera, occhi aperti
                                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
                             

giovedì 14 gennaio 2016

I REALITY SHOW E LA TV SPAZZATURA: QUANTO CI MANCA PASOLINI...


                                          Fonte foto: wikipedia

Vi siete mai chesti il motivo della nascita e della diffusione dei vari reality, per lo più demenziali? Che si chiamino Grande Fratello, Isola dei Famosi, o che abbiano come obiettivo principale la formazione di artisti o cuochi, la solfa non cambia: sono tutti creati a tavolino per distruggere il nostro modo di pensare e creare una generazione di schiavi e lobotomizzati. Tutti, senza eccezione di un singolo individuo, ne siamo permeati. A patto di accendere la televisione, naturalmente.

"Niente di più feroce della banalissima televisione", diceva Pier Paolo Pasolini in tempi non sospetti. E il poeta bolognese ci aveva visto lungo.  Sono tanti gli scopi di chi organizza questo genere di spettacoli: il primo è sicuramente quello di rendere le generazioni sempre più omologate. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare ai giovani. Ne basta prendere uno per capire i sogni e le speranze di una intera generazione. Non esiste più alcuna distinzione, sembrano fatti tutti con lo stampino, proprio come i protagonisti dei reality. Del resto la televisione e la società, in tutte le sue forme, ci impongono dei modelli comportamentali e, se non hai abbastanza spirito critico e una forte autodeterminazione, il risultato è quello di finire nel trappolone.

Dov'è finita la generazione del '68? Quella che pensava ed agiva in nome di un ideale (dov'è finito non si sa, cantava l'immenso Giorgio Gaber in Destra e Sinistra), voltando le spalle al potere costituito e diventando liberi pensatori. Quella generazione, purtroppo, è morta: la diffusione delle droghe pesanti su larga scala ha annientato il pericolo, per i potenti, e rese innocue le persone. Ecco, le nuove generazioni peccano di iniziativa, non hanno una direzione né uno scopo definito nella propria vita. Si è smarrita la strada, non c'è più la volontà di cambiare le cose. Ma la televisione serve anche per depistare, mandare messaggi particolari, o distogliere l'attenzione delle masse dai problemi reali.

Non si pensa più al benessere personale e a quello degli altri, a ritagliarci il nostro tempo per meditare e riflettere. Già, il tempo, un fedele alleato che però ci viene sottratto in nome di un capitalismo spietato che ci rende consumatori depensanti. Del resto, l'assioma è perfetto: chi non pensa diventa schiavo e, in senso lato, consumatore. La stessa formula è valida per descrivere il meccanismo che c'è dietro a questi programmi che definire insensati è puro eufemismo. I ragazzi devono vestirsi e imbacuccarsi come i ragazzi dei vari Shore, e comportarsi come loro. È trendy ed è accettato da tutti. Non c'è spazio per l'antidivo, per gente che persegue l'essere. Non c'è spazio per le persone che hanno progetti. Si vive sempre e solo il presente, infischiandocene di come sarà la società tra dieci anni.

In tv l'ordine è di non trasmettere programmi di cultura, quella vera, né film né l'arte in genere, ma solo spazzatura. Per non parlare poi del viscido mondo delle radio e del cinema, un capitolo che affronteremo nei prossimi giorni. I telespettatori devono sognare di passare anche loro il provino per i vari reality musicali, e di diventare delle star. Ta l'altro, ignorano, che questa moda è nata da un'iniziativa delle stesse case discografiche che, non vendendo più, hanno trovato un altro modo per accumulare denaro.

E qual è il premio alla fine dei giochi? La Coppa del Nonno. E sapete per quale motivo? Perché una volta insignito il vincitore, il format del programma necessita di nuovi reclutamenti tra i giovani ansiosi di realizzare i propri sogni. Tutte vittime inconsapevoli del gioco di potere orchestrato alle loro spalle da gente senza alcun tipo di scrupolo e morale. Loro, i "marionettisti", ci vogliono tutti uguali. Tutti pronti a inseguire un sogno che alla fine si rivelerà illusorio: chi guarda queste oscenità  deve pensare di diventare come X e che solo tramite questo espediente potrà raggiungere il successo, come se quella parola avesse un valore inoppugnabile, specialmente al giorno d'oggi. Non siamo noi a decidere cosa fare della nostra vita, ma loro, sempre e comunque. Loro decidono il nostro futuro e noi dobbiamo stare al gioco del mago.

E sapete chi ci perde in tutto questo? Tutte le persone che lottano, e sono poche, realmente con ogni forza per cercare di dare valore alla propria esistenza e migliorare quella degli altri. Nell'arte ne escono sconfitti gli artisti, quelli veri: nel cinema gli attori e i registi che per anni hanno speso il loro tempo nelle scuole di recitazione, così come nella musica le numerosissime band sparse nella Penisola, che provano a campare cercando di racimolare qualche spicciolo suonando in qualche locale, ma solo per passione perché non possono trasformare la loro arte in lavoro. Per di più, magari di fronte a poche centinaia di persone, per poi ritrovarsi ad ascoltare in radio "artisti" che non fanno altro che insultare la musica e la sua storia. Un'ingiustizia senza fine, che solo noi possiamo fermare, attraverso le nostre scelte.

Mente libera, occhi aperti   
                                                       Lo Sciacallo, Marcus L.Mason







DAL NEOREALISMO A "QUO VADO?": 70 ANNI DI CINEMA ITALIANO IN 5 MINUTI


Una locandina de "La Dolce Vita" di Federico Fellini (1960)
fonte:jean-pierre dalbéra da flickr.com

E' notizia di questi giorni che in sala c'è un film, per di più italiano, che sta facendo letteralmente
strage al botteghino: si tratta della quarta fatica cinematografica di Luca Medici, in arte Checco Zalone, ovvero "Quo Vado?". Nel momento in cui si scrive questo film è appena diventato il maggior incasso di un film nostrano di sempre, superando "Sole a catinelle" del 2013, anch'esso interpretato da Checco Zalone (la regia in entrambi i casi è di Gennaro Nunziante).
L'intenzione di chi scrive non è quella di dimostrarsi "radical chic" buttando fango sul film di Zalone, definendolo a prescindere spazzatura cinematografica e attribuendo all'ignoranza della gente il suo immane successo. Cerchiamo invece di comprendere davvero perché tutto ciò accade, perché il discorso è in realtà decisamente più complesso.
L'origine del fenomeno Zalone non è da ricercarsi né all'interno del personaggio stesso (non fosse stato lui, sarebbe stato qualcun altro), né tantomeno nelle tematiche che la sua filmografia propone; nello specifico, una visione semi-satirica della società italiana, con impianto morale di fondo di chiara tendenza forzaitalina (e non c'è da soprendersi, visto che i suoi film sono prodotti e distribuiti da Medusa).

Sono i tempi che dettano la moda, e cioè: i film di Zalone sono perfettamente aderenti alla realtà storica che ci circonda: una realtà fatta di problemi sociali ed economici preponderanti, dove l'uomo medio deve destreggiarsi tra la propria precarietà e l'aggiornamento del profilo di Facebook; che non trova lavoro ma che considera come valore fondamentale il possesso di uno Smartphone, possibilmente dell'ultimissimo modello, capace magari di girare video tridimensionali (probabilmente si arriverà anche a questo). Culturalmente, artisiticamente, c'è, ed è triste doverlo ammettere, il vuoto pneumatico. La cultura, intesa in senso lato, è superflua, noiosa, vittima dei vari "non ho tempo", "non ho la testa per queste cose", "a che mi serve?". Anche comprensibile, ad un'occhiata superficiale. Ma finché non si arriverà a capire che parte tutto dalla testa, parte tutto dal raggiungimento della consapevolezza di sé come individuo, e di conseguenza, dalla volontà di arricchire lo spirito in maniera intelligente, mai si riuscirà a lottare con convinzione per i propri diritti e per ottenere il cambiamento di una società opprimente e dispersiva. Tutto ciò è fattibile solo tramite la cultura, o meglio l'anti-ignoranza. In questo il cinema di Zalone è fallace; oltre all'aspetto cinematografico, ai minimi termini, è nell'ideologia che perde una grande occasione; quella di dimostrare che così non va, che bisogna cambiare noi per primi, e non solo sorridere dei nostri difetti e delle nostre debolezze, rendendoli così addirittura simpatici.

La storia del cinema italiano, dagli anni Quaranta in poi, racconta che questa regola è sempre stata rispettata. Il cinema ha sempre vissuto di presente, perché è l'arte che, se sfruttata a dovere, più di tutte riesce a catalizzare l'attenzione delle masse e farle immedesimare con i personaggi che presenta.
A metà anni Quaranta nasce la prima grande corrente del cinema nostrano, il Neorealismo, che annovera tra i suoi esponenti alcuni degli autori di cinema più autorevoli: da Luchino Visconti (al quale si attribuisce l'invenzione del Neorealismo, con il film Ossessione del 1943), a Vittorio De Sica, il cui nome è stato sporcato dall'immonda serie di film a cui si è prestato il figlio Christian, per poi passare ai magari meno conosciuti ma altrettanto importanti Giuseppe De Santis e Raffaello Matarazzo.
Allora dopo vent'anni di regime fascista e le atrocità della guerra, si sentiva il bisogno di raccontare le vicende della gente vera, quella della strada, la quotidianità, i drammi all'ordine del giorno, le problematiche sociali. Questo è una delle ragioni per le quali molto spesso si preferiva utilizzare attori non professionisti, per donare al tutto un'aura di spontaneità e di concretezza disarmanti; basti citare due capisaldi di De Sica, Ladri di Biciclette (1948), e Umberto D. (1952). La ricerca della rappresentazione pura del reale era talmente esasperata che, si racconta, lo stesso De Sica arrivò a mettere di proposito, nella tasca di un giaccone indossato da un bambino in una scena, un mozzicone di sigaretta accesa, cosicché il bambino, che doveva piangere, lo avrebbe fatto per un reale motivo, una volta messe le mani in tasca.

Negli anni Sessanta, quelli del Boom economico, il cinema godereccio di Fellini, le commedie ficcanti di Scola, Risi e Monicelli erano perfette nel delineare una società italiana che sempre più si spostava verso una deriva capitalista. Uno stile di vita edonista, ben rappresentato da pellicole storiche come La Dolce Vita, Il Sorpasso o I Mostri.

Poi fu la volta degli Anni di Piombo, gli anni del terrore, degli attentati terroristici, l'uccisione reiterata di esponenti dello Stato (il culmine fu il caso Moro, nel 1978, di cui ci ripromettiamo di parlare). Gli anni Settanta fecero risvegliare gli italiani dal torpore e dagli agi a cui si erano ormai incautamente abituati. E il cinema italiano fu pronto a raccontare questa nuova faccia del nostro Paese, e lo fece attraverso il genere. Nacquero così il cosiddetto "giallo all'italiana" (che in realtà già aveva mosso i primi passi verso la metà del decennio precedente), e il noir "poliziottesco", abili nel mostrare come i criminali, solitamente di bassa lega, e il poliziotto senza macchia, fossero i caratteri perfetti per sintetizzare ciò di cui la gente aveva paura e ciò in cui si affidava. I maestri indiscussi: Mario Bava, Lucio Fulci, Dario Argento, Umberto Lenzi, Fernando di Leo. Di alcuni di loro parleremo più approfonditamente in articoli successivi.

Degli anni Ottanta tratteremo in altra sede, perché segnano lo spartiacque: allora emette i primi vagiti la mentalità iperconsumista, becera, e all'insegna dell'anti-cultura, che negli anni si è purtroppo diffusa a macchia d'olio come un cancro inarrestabile, e che oggi impera. Ne vedremo le caratteristiche nel dettaglio.

Ecco dunque perché Zalone è all'apice. E' il figlio prediletto di un cinema malato. I suoi genitori? I Vanzina, Neri Parenti. I figli ripudiati: Giorgio Diritti, Ivano De Matteo, Claudio Caligari, Paolo Franchi, Federico Sfascia, solo per citarne alcuni. Molti di voi non li conoscono nemmeno, non è così?

Mente libera e occhi aperti
                                                    Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

mercoledì 13 gennaio 2016

LA BIBBIA: TRA TEOLOGIA E FANTASCIENZA, IL TRONO DI SPADE ANTE LITTERAM

fonte:commons.wikimedia.org

Il primo passo da compiere per poter trattare questo argomento con cognizione di causa è quello di effettuare un piccolo sondaggio: fate un giro del vostro condominio o circondario e chiedete a quante più persone potete se conservano nelle loro case una copia del testo più stampato, più venduto e più famoso del mondo: la Sacra Bibbia.
Siamo sicuri che la percentuale di risposte affermative sfiorerà il 100%. Passate ora alla seconda, e più importante, domanda: l'avete letta? Tutta o almeno una grossa parte? Se i vostri intervistati saranno sinceri, siamo altrettanto convinti che in questo caso le risposte positive mostreranno un tracollo.

Per quale ragione questo accade, ovvero, perché circa 2 miliardi di persone (cifra notevolmente approssimata) fonda la propria spiritualità, la propria fede, affida le proprie speranze, a precetti che si basano su un testo che molti di loro non conoscono, se non per sentito dire? Facile: perché lo dice la mentalità comune e a me, semplice individuo capitato non so come su questa Terra, non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di discutere quelle che fin da bambino mi sono state dipinte come verità assolute, indiscutibili ed incontrovertibili. Nello specifico: la Bibbia è un testo sacro e santo, composto da autori vari sotto l'influenza dell'ispirazione divina, e narra di come questo Dio abbia deciso di prendersi a cuore le sorti di un popolo in particolare, quello ebraico, liberandolo dalla condizione di schiavitù in cui si trovava relegato, e donandogli una terra, la celeberrima "Terra Promessa", dove poter vivere in pace e prosperare nei secoli dei secoli.

Peccato che la Bibbia non parli di niente di tutto ciò.
Questa affermazione, che sconvolgerà chiunque non sia mai venuto in contatto con uno scritto di Zecharia Sitchin o anche, più facilmente comprensibile e diretto, di Mauro Biglino, è in realtà supportata da innumerevoli prove, la maggior parte delle quali contenute proprio in quel tomo che nelle nicchie dei nostri comodini, o nelle mensole dei nostri scaffali, accumula polvere e fa la muffa.

Prima di proseguire, è necessario fare un paio di precisazioni: in questo articolo non intendiamo fare una disamina specifica, letterale e approfondita del testo biblico; non ci compete, e per questo rimandiamo alla consultazione delle opere in primis dei sopracitati autori. Il nostro obiettivo è quello di contribuire all'opera di informazione e, non è sbagliato definirla tale, illuminazione, che molte persone, ormai da diversi anni, stanno portando avanti con coraggio, mettendoci faccia, idee, e reputazione, contro l'oscurantismo che per secoli è stato, e tuttora viene perpetrato, da chi sostiene, senza nessun titolo concretamente riconoscibile per farlo, di essere il depositario della verità, e che solo a lui spetterà, se lo riterrà opportuno, renderne partecipi le persone.
In secondo luogo, in questa serie di articoli, ogni qualvolta si parlerà di Bibbia, si intenderanno i 47 libri che formano il cosiddetto Antico Testamento. Accantoniamo il Nuovo Testamento, che arriva secoli dopo, sotto l'influenza della neonata dottrina cristiana.

Detto questo, allora di cosa tratta realmente la Bibbia?
Principalmente, di guerra. Ma andiamo con ordine. I protagonisti del racconto sono una razza antropomorfa, chiamata Elohim, che si erano letteralmente spartiti il mondo allora conosciuto, in sfere di influenza specifiche. Ad ogni Elohim era assegnato un territorio e il popolo corrispondente; chi aveva effettuato questa spartizione è definito nella Bibbia Elyon, ovvero "colui che sta sopra", troppo spesso confuso con quello che nelle versioni tradizionali è chiamato Signore, in realtà l'Elohim chiamato Yawheh, tra l'altro uno dei meno rilevanti. Due annotazioni:se le due grandi religioni che si fondano sulla Bibbia, Ebraismo e Cristianesimo, sono monotesite, perché il termine plurale Elohim viene tradotto al singolare "Dio"? La scappatoia del plurale definito maiestatis non regge: in più di un'occasione la pluralità reale e concreta è evidente.

Seconda puntualizzazione: la Bibbia è composta in ebraico, lingua che nella forma scritta manca di vocalizzazioni, ovvero presenta solo le consonanti. Non sapremo quindi mai l'effettiva pronuncia della parola YHWH.
Nella Bibbia costui viene definito ish milchamah, che letteralmente significa "uomo di guerra". Egli era quindi un militare, niente di più, che insoddisfatto del territorio e delle genti a lui assegnati da Elyon, decise di intraprendere una serie di guerre agli Elohim confinanti per acquisire potere (ricordiamo che a Yawheh non fu assegnato il popolo ebraico "in toto", ma una minima parte: il ramo della famiglia di Abramo riconducibile a Giacobbe).

Questa serie di guerricciole "in famiglia" sono il tema principale della Bibbia giunta fino a noi (in un successivo articolo vedremo che essa non è l'unica versione). Un Trono di Spade ante litteram, quindi, la cronaca delle vicende di uno spietato e guerrafondaio militare di nome Yawheh che lotta per accrescere il proprio potere personale. Negli articoli che seguiranno, ci addentreremo sempre di più nelle grandi epopee della Bibbia, e vedremo se andranno o meno ridimensionate; dalla Creazione, all'Esodo, ai personaggi e alle tecnologie che la popolano.
Citando lo studioso Mauro Biglino, uno dei principali fautori di queste teorie apparentemente stravaganti, ma molto più concrete di ciò che sembri, vi diamo questo consiglio per partire nella nuova lettura della Bibbia. Ogni volta che troverete:

  • la parola Dio, leggete Elohim
  • la parola Altissimo, leggete Elyon
  • la parola Signore o Eterno, leggete Yahweh
  • la parola Gloria, leggete Kavod
  • la parola Spirito, leggete Ruach
Senza chiedervi nessun significato, affronterete una storia totalmente nuova. Buona lettura

Mente libera e occhi aperti    
                                                       Lo Sciacallo, Marcus L.Mason                                                                                                                                                                                                                                                            

I ROSACROCE: DA DANTE FINO AD OGGI


                                                     Fonte foto: wikipedia

Alzi la mano chi ha mai sentito parlare dell'ordine segreto dei Rosacroce? Per chi non lo conoscesse vi diciamo subito di non preoccuparvi, perché il capitolo che ci apprestiamo a presentarvi quest'oggi riguarda proprio il mondo rosacrociano e le sue figure più importanti. A fine articolo, ci sarà un video tratto da YouTube, di un'intervista fatta a Giovanni Francesco Carpeoro, in arte Gianfranco Carpeoro, ex Gran Maestro nonché grande esperto di simbologia e della storia di quest'ordine che, nel corso dei secoli, ha guidato il mondo fino a che una parte di essi non si è prestata al gioco del potere e, a quel punto, la componente che potremmo definire per semplificazione "bianca", si è sciolta nella conferenza di Yalta.

Iniziamo subito dalle fondamenta: questa confraternita fa la sua comparsa "ufficiale" nella storia nel XVII secolo in Germania, fondata dall'esoterista tedesco Christian Rosenkreutz (Cristiano Rosacroce), nato nel 1378 e morto nel 1484. Ma in realtà quest'ordine ha origini molto più antiche, tanto che si può farlo risalire addirittura dopo la morte di Cristo. Secondo lo studioso Carpeoro, i Rosacroce discenderebbero da una confraternita antichissima denominata "Stirpe di Davide" (Gioacchino da Fiore la chiama Radix Davidis).

Uno dei padri di questa organizzazione è Dante Alighieri, che non a caso nella Divina Commedia descrive tutto il sapere rosacrociano, fingendosi cattolico (quindi non lo era, al contrario di ciò che ci raccontano i libri di storia). Inoltre, ai tempi del Sommo Poeta, la confraternita (come vi abbiamo accennato prima), non aveva assunto il nome di Rosacroce. Dante, infatti, come tutti i poeti del Dolce stil novo, apparteneva a una setta chiamata "Fideli in Amore" (vi ricordate in Eyes Wide Shut qual era la parola d'ordine per entrare nella setta? Proprio Fidelio). La donna angelicata e quelle fantasticherie studiate a scuola, sono tutte menzogne. L'amore era la setta, anche perché in realtà tutti questi adepti tradivano le proprie mogli come e quando volevano. Primo fra tutti Dante, sposato con Gemma Donati, esponente di un'importante famiglia guelfa fiorentina, ma impegnato nelle lodi sperticate a tale Beatrice Portinari.

Ma veniamo alla Divina Commedia. La Divina Commedia, con tutte le sue allegorie, descrive il percorso iniziatico di Dante. Alla fine di questo percorso, Dante viene accompagnato nel Paradiso (il cui punto più alto prima del cosiddetto Punto Dio viene non a caso denominato "Candida Rosa dei Beati"), da nientepopodimeno che San Bernardo da Chiaravalle, il creatore della regola templare. Ma dai rosacroce deriva anche il colore della bandiera massonica italiana: bianco, rosso, verde. Questi sono i colori preferiti dai rosacrociani e sono tratti da un passo della Genesi, su cui giurano tutti i presidenti degli USA.

I Rosacroce sono stati poeti, scrittori, ma anche e soprattutto artisti: ne sono un esempio Boccaccio, Raffaello, Leonardo Da Vinci, Giotto, Botticelli, Tiziano. L'ultimo Maestro è stato Salvador Dalì. Nell'arte conservavano messaggi, depistavano (come Da Vinci). Un grande iniziato fu Giordano Bruno, un magus, che ebbe il gran merito di far rinascere questa confraternita recuperando tradizioni iniziatiche perdute (come quella egizia). Questi riorganizza la setta battezzandola col nome di Giordaniti e, quando si diffonde la notizia che Giordano Bruno ha deciso di portare la confraternita alla luce del sole, lui si consegna alle autorità salvando così la vita a tutti gli altri "fratelli" da un'ondata di persecuzioni.

Caratteristica dei Rosacroce è la multifunzione, ossia, l'attribuire a un simbolo più significati. Tanti erano anche i simboli: abbiamo già parlato della Rosa e della Croce, ma si possono citare anche il Pellicano e il Giglio. Si arriva così al '700 e alla nascita dell'Illuminismo. Ma il XVIII è anche il secolo della morte di un certo tipo di Massoneria, quell'antica. L'ultimo gran Maestro in tal senso è stato l'inglese Christopher Wren, incaricato alla ricostruzione di Londra dopo il grande incendio del 1666. Wren ricostruisce tutto tranne il Tempio della Massoneria (che era bruciato con tutti i suoi archivi europei).

Il 1717 è la data di fondazione della Massoneria moderna, con quattro logge che si riuniscono e fondano le famose Costituzioni di Anderson. Nasce così la Massoneria speculativa che ha sì al suo interno ancora soggetti rosicruciani, che però verranno sopraffatti dai nuovi massoni, divenuti affaristi. A quel punto nascono guerre interne specialmente sotto il profilo delle scienze: infatti, un certo tipo di cultura scientifica, si mette a fare la guerra alla radice da cui è stata generata. I chimici fanno guerra agli alchimisti, con Newton che viene espulso dalla Royal Society perché accusato di praticare l'Alchimia e il suo posto viene preso da Robert Boyle.

Si giunge così ad Aleister Crowley (appartenente alla Golden Dawn, esattamente come Oscar Wilde, Robert Stevenson e Bram Stoker) e ai tanti soggetti che hanno deviato la confraternita fino a fargli assumere dei connotati assai negativi. Nascono alcune sette che i cattolici definirebbero sataniche, e organizzazioni che, ispirate dai simboli rosacrociani, compiono atti che nulla hanno a che fare con i valori e le tradizioni dei Rosacroce originari.

Mente libera, occhi aperti
                                                      Lo Sciacallo, Marcus L.Mason



Fonte video: words mean all, youtube.





martedì 12 gennaio 2016

STRAGI DI PARIGI: ISIS NUOVA AL QAEDA?



                                                   fonte:domenico,flickr.com


L'Occidente è stato nuovamente colpito. E questa volta sembra proprio che la guerra sia inevitabile.  È quello che parrebbe scaturire dai fatti di sangue del 13 novembre a Parigi: traspare un mondo oramai diviso in due grandi tronconi. Un Occidente che combatte per la libertà delle genti, un'irrinunciabile e imprescindibile democrazia, e la giustizia come primo valore, da una parte; dall'altra un Islam sanguinario, fanatico e integralista, in grado di tenere sotto scacco la nostra società.
Ebbene, dispiace contraddire chi ha già preparato le barricate per impedire l'invasione dei Saraceni, ma la linea che separa il Male dal Bene, la Giustizia dal Terrore, la Libertà dall'Oppressione, è in verità molto più sottile di quanto si possa immaginare.

Partiamo subito dal primo dato evidente: la data delle stragi non è casuale. In ambito massonico, infatti, il 13 novembre è il momento in cui, nel lontano 1307, l'allora re di Francia Filippo il Bello decise per la seconda e definitiva ondata punitiva contro l'Ordine Templare. Erroneamente si crede che la data fondamentale in questo senso sia il 13 ottobre del medesimo anno (come raccontato anche dal buon Dan Brown nel suo bestseller Il Codice Da Vinci); in effetti, quel giorno avvenne la prima ondata persecutoria, che non fu però risolutiva, anche per la ritrosia di alcune branche della Chiesa Cattolica a distruggere l'Ordine che per secoli l'aveva rappresentata.

Quella data, dicevamo, è fondamentale per la Massoneria e i suoi adepti: ogni massone, infatti, è a conoscenza dell'importanza storica di quell'evento. Sì, perché fu proprio quell'evento così violento a originare la Massoneria moderna. Un gruppo di Templari riuscì infatti a fuggire in Scozia, a Kilwinning, dove pose le basi per entrare nelle logge massoniche (all'epoca realmente costruttorie e non costituite con lo scopo di perseguire il potere) e dare vita così alla Massoneria come la intendiamo noi. Traspare in maniera talmente evidente, quindi, che dietro agli attentati ci sia una regia "occulta" e sofisticata, che ha messo la propria firma quel giorno.

Ma non è tutto. Una volta decifrato il messaggio è facile risalire ai colpevoli. Come? Chiaramente analizzando il loro modus operandi. I media ovviamente si sono subito affrettati a stigmatizzare il tragico evento riconducendo l'opinione pubblica a un nemico già minuziosamente presentato in questo ultimo decennio: il terribile islamico integralista e nemico dell'Occidente libero e democratico. Una spiegazione tanto delirante quanto depistante e, per chi è a conoscenza di certe trame, viene facile far crollare il castello di carta costruito dai poteri che sono dietro alle quinte e che mettono alle strette persino i governi ufficiali, attraverso il ricatto e altri mezzi perfezionati nei secoli e risultati ovviamente efficaci.

Eppure delle volte sono i film, o romanzi, a fornire la chiave di lettura e a mettere alla portata di tutti certi modi di agire utilizzati dai servizi segreti o da società segrete in genere. Quanto si è visto a Parigi, ma anche in altre città, non è altro che l'applicazione alla lettera del protocollo CIA. Lo stesso utilizzato negli attentati dell'11 settembre, e persino in occasione degli omicidi perpetrati nella sede di Charlie Hebdo. Alcune caratteristiche si ripetono spudoratamente in ogni operazione di questo tipo. Vi ricordate il film Decisione critica (1996, di Stuart Baird)? Se non lo avete visto, il consiglio è di farlo il più presto possibile, perché in quella pellicola cinematografica viene spiegato il modo in cui la CIA opera per realizzare questi attentati.

Le mosse sono sempre tre e ora le andiamo a elencare nel dettaglio. Il protocollo utilizzato negli attentati parigini è universalmente applicato e conosciuto all'interno di ambienti vicini alla CIA e alla NATO.  In primis c'è un obiettivo principale, uno di riserva e infine uno tattico. Ora abbiamo a disposizione tutti gli elementi, per cui siamo in grado di calarli nel contesto in questione. L'obiettivo principale, il 13 novembre, era certamente il Parco dei Principi, dove si disputava l'amichevole tra Francia e Germania. Qualcosa, però, andò storto, perché un troppo zelante poliziotto riuscì a bloccare il terrorista che avrebbe dovuto compiere una strage di proporzioni gigantesche (immaginate in uno stadio cosa sarebbe potuto accadere e quanti morti avremmo dovuto contare), e allora ecco scattare il piano B, con personaggi pronti ad agire nelle strade della capitale francese sparando all'impazzata nei ristoranti e al Bataclan, dove era in corso il concerto del gruppo rock Eagles of Death Metal.

Sicuramente vi starete chiedendo come si possano organizzare complotti di questo tipo e se il governo transalpino fosse consapevole di tutto questo. Innanzitutto, cominciamo col dire che certe stragi si programmano molto tempo prima, dai sei mesi a un anno di preparazione. E non è detto che il governo ufficiale fosse al corrente della situazione. È anche vero che la Francia non si trova in condizioni economiche ottimali e, per tale motivo, è ricattabile. Infatti, secondo le indicazioni stabilite dalla Comunità Europea, avrebbe tutti i sintomi per essere esclusa dall'UE. Ma a seguito dei tristi fatti di cui ci stiamo occupando, il premier francese si è subito affrettato a dire che, date le circostanze, il paese avrebbe potuto sforare il 3% a causa della lotta al terrorismo.

Ora arriviamo a parlare degli autori degli efferati omicidi, ovvero, i fanatici islamici. Come si fa a morire per Dio? La risposta è semplice. Per realizzare un piano di questo tipo, bisogna creare dei "soldati". Una volta creati, tramite tecniche conosciute con il nome di MK ULTRA, altresì noto come PROGETTO MONARCH, il gioco è fatto. Che siano soggetti predisposti o no, l'obiettivo è comunque quello di utilizzare dei personaggi che hanno perso completamente la ragione per compiere il progetto di morte prefissato. Anche qui, difficilmente gli operanti sono a conoscenza del disegno a monte. Molti, magari, sono a loro volta vittime: è probabile che gli si raccomandi di mettere delle bombe, omettendo di dire che avrebbero agito come kamikaze (come nel caso dell'attentato di Londra del 2005).
Possiamo affermare, in virtù di tutto ciò, che l'Isis che ha agito a Parigi possa degnamente essere considerata come l'Al Qaeda del nuovo decennio. Dopotutto, strategia vincente non si cambia.

Appare dunque chiaro dopo questa disamina che, come si accennava prima, sia decisamente approssimativo affrontare questi eventi come atti di una guerra combattuta tra due eserciti nettamente distanti; essi si compenetrano, hanno radici ben piantate l'uno nell'altro. Diventa poi facile mantenere la popolazione quieta attraverso una rete capillare di disinformazione che ha ormai raggiunto livelli inimmaginabili. Basti pensare che nel nostro paese si sono spesi fiumi di parole e ore ed ore di trasmissioni televisive sulla figura di Maria Giulia Sergio, alias Fatima, giovane convertita all'Islam originaria di Inzago (Milano), partita per la Siria per unirsi all'Isis. Personaggio assolutamente insignificante ma che viene ingigantito ad arte dai media per distogliere l'attenzione da ciò che è realmente importante. La paura è sempre il miglior deterrente alla lucidità di pensiero e alla ricerca della verità.

Mente libera, occhi aperti
                                                               Lo Sciacallo, Marcus L.Mason                                      











ARRIVA LO SCIACALLO

Lo Sciacallo è Marcus L.Mason. Entra nel mondo del web oggi, 12 gennaio 2016.
La creazione di questo blog ha un unico, ma grande scopo: quello di far venire voglia a chi lo frequenterà di porsi domande. Di diventare curiosi. Di insinuare quella stilla di dubbio che rende la nostra vita piena di sfumature differenti. E quindi molto più interessante.
Le verità che questo blog esprimerà non saranno le verità di tutti, ma solo di chi scrive. L'imposizione di qualsiasi idea va contro i principi stessi di chiunque scriverà anche solo una parola su questo sito, o darà una sua opinione.

Ma quali sono i topic che ci si propone di affrontare Lo Sciacallo? Si parlerà di ciò che ci circonda, nel tentativo di mettere in luce le contraddizioni alla base del sistema imperante, che costringono l'uomo moderno a vivere in un mondo costituito da sovrastrutture atte a condizonare il suo modo di pensarlo e concepirlo. Si percorreranno secoli di storia del pensiero, per dimostrare come tutto ciò che vediamo e che non vediamo venga da molto lontano e che nulla che è lo è per caso. E come queste forze, troppo semplicisticamente definite "occulte", permeino l'andamento della vita quotidiana, insinuandosi in ogni suo aspetto: dalla politica, alla religione, al sociale, fino ad arrivare all'arte, in particolare cinema, musica e letteratura.

Lo Sciacallo racconterà storie, aneddoti, farà riflessioni, alcune delle quali probabilmente, avranno il potere di far vacillare molte delle certezze che albergano nella mente dell'uomo comune. Come vedremo, sono molto meno certezze di come appaiono.

Mente libera, occhi aperti
                                                               Lo Sciacallo, Marcus L.Mason