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giovedì 4 febbraio 2016

MASSONERIA E CHIESA CATTOLICA UNITE NELLA DERIVA MATERIALISTA DELLA SOCIETÀ



                                           Fonte foto: pixabay.com


Massoneria e Chiesa cattolica sono nemici da secoli. Per quanto possa essere vituperata in epoca moderna, va detto che in origine la massoneria ha davvero operato per far compiere dei progressi alla nostra società, limitando il potere temporale della chiesa e abbattendo gran parte delle monarchie assolute. Il problema, però, è sorto a causa della segretezza di questa organizzazione che, nei secoli, ha sempre avuto al suo interno personaggi al quanto discutibili, come ogni organizzazione umana che si rispetti. La data di morte di questa organizzazione, può essere fatta coincidere il 24 giugno 1717, quando a Londra venne fondata la massoneria moderna, basata su ideali completamente opposti rispetto a quelli originari, e con scopi prettamente speculativi.

E la Chiesa? Il Vaticano, che è da sempre nemico della società muratoria, negli ultimi anni sembra aver accantonato il rancore che riserbava nei confronti dei “fratelli” eretici, tant’è che sono nati matrimoni che oseremo definire “misti”, ovvero organizzazioni fondate da una commistione di massoni ed ecclesiastici. Tutte e due le parti puntano da sempre al dominio del mondo (non a caso cattolico vuol dire “universale”) e, per dirla con un termine conosciuto da tutti ed entrato nel vocabolario comune, al Nuovo Ordine Mondiale (NWO). Seppur apparentemente si scontrano in modo molto acceso, sottobanco adoperano gli stessi strumenti di manipolazione e, inoltre, vige una sorta di regolamento per cui all’esterno, ovvero a noi "babbani" (come ci catalogherebbe la scrittrice Rowling), certi messaggi non devono essere veicolati.

Ieri vi abbiamo parlato del battesimo e di come la Chiesa indottrina i fedeli sin da quando sono nascituri, ebbene, quel sacramento, unito a una serie infinita di prescrizioni ordinate dai preti in generale, rendono la persona completamente asservita ai loro comandi e svuotata di spirito e coscienza critica. Ma cosa c’è di spirituale in tutto questo? La Chiesa pretende dai suoi fedeli la fedeltà e, in ragione di questo, evita come la peste alcuni argomenti che riguardano la spiritualità. Il motivo? Semplice, la spiritualità è una pratica individuale e, siccome la religione (che già Marx individuava come sovrastruttura, definendola un oppiaceo per i poveri) è collettiva, capirete da soli le ragioni di questa censura. Quante volte il Papa ha redarguito qualunque cristiano si avvicinasse alla pratica delle arti magiche e alla lettura di libri inerenti a temi esoterici in genere? Badate bene, Lo Sciacallo in questo caso è in totale sintonia con questa direttiva papale, ma perché allora la stessa Chiesa pratica la magia? Bisogna sapere che è in funzione magica che il fedele chiede aiuto alla Madonna o esige un miracolo dal santo di turno (emblematico è il caso di San Gennaro a Napoli). Per non parlare poi del caso Medjugorje, dove tre ciarlatane hanno costruito un impero facendosi forte dell’ignoranza e della debolezza delle persone che partecipano alle loro preghiere (un giorno approfondiremo specificamente l’argomento suggestione).

Come potete capire è tutta una contraddizione, ma non è finita qui. Il fine vero di queste due organizzazioni è unico ed è assolutamente condiviso: abolire qualsiasi forma di spiritualità con lo scopo di far vivere l'umanità in una società completamente materialista, in modo tale da tenerci sotto scacco in qualsiasi momento. Ovviamente sono loro a beneficiare della ricchezza del pianeta; noi, invece, abbiamo l’obbligo di rispettare le loro regole se vogliamo avere il privilegio di accedere al Paradiso (quale, non si sa), altrimenti finiremo tutti all’Inferno (esattamente come il Paradiso, anche questo stato non è mai citato nella Bibbia). Questo si chiama controllo mentale, perché la religione  non ha niente a che vedere con la spiritualità. Non dovrebbe neanche esistere. Nessun leader spirituale ha fondato un culto. L’avvocato Paolo Franceschetti, uno che da sempre si batte contro organizzazioni segrete e poteri forti, ha fatto notare come nella stragrande maggioranza dei telefilm i personaggi siano persone totalmente prive di qualsiasi forma di spiritualità, e i lori discorsi attengono a problemi di scarsa importanza. Anche i dibattiti tra i protagonisti all'interno degli episodi, se notiamo attentamente, non scalfiscono minimamente queste tematiche, ma riguardano sempre questioni spicciole, quali il vestirsi bene, la capacità di rimorchiare le donne, e quant’altro. Nessun protagonista, di qualsiasi serie, si è mai domandato il senso della vita, quello della morte, e altri problemi esistenziali che scuotono nel profondo ogni essere umano.

E non può essere una casualità che, come nel caso del telefilm “Dharma & Greg”, i personaggi più affini a queste realtà vengono ridicolizzati. Dharma è sì una praticante di Yoga, ma guarda caso è incredibilmente svampita e poco credibile, e la disciplina dello yoga non viene mai approfondita in nessuna stagione del telefilm. Specie in prossimità delle feste, chiaramente tutte cattoliche (del resto siamo o non siamo uno stato laico speciale?), veniamo tempestati da film a carattere religioso che narrano la vita di Gesù, raccontata sempre in chiave religiosa e mai approfondita del tutto, così come i suoi insegnamenti spirituali, ma non vengono mai mandati in onda pellicole su altri leader o filosofi spirituali. Il motivo è sempre lo stesso: non dobbiamo porci delle domande. Loro temono la nostra ribellione e il conseguente abbandono definitivo dalle istituzioni religiose. Noi possiamo vivere bene senza credere a quel mucchio di favolette che le varie religioni ci spingono a credere: in realtà, basta pensare che siamo tutti fratelli e che ognuno di noi si deve adoperare per il bene suo e di quello del prossimo. Fine, è tutta qui la storia. Noi possiamo prendere le redini della nostra vita, qualora lo volessimo fare, ma dall’alto fanno di tutto per non portarci nella condizione di evolverci “spiritualmente” come singoli individui.

Vi lasciamo con un video tratto dal ricercatore spirituale Daniele Penna, che da anni porta avanti la sua “battaglia” per diffondere alcuni concetti importanti. In questo video si parla della Legge di Attrazione, che i cittadini di quasi tutto il mondo conoscono tranne l’Italia, chiaramente. Anche se si può contestare il termine "attrazione", perché in realtà noi non siamo al centro dell’Universo, non “attraiamo” nulla, ma il concetto di fondo che in questo video viene spiegato è corretto: se noi perseguiamo l’essere, allora siamo dalla parte giusta. Buona visione.




                                                 Youtube, Daniele Penna


Mente libera, occhi aperti

                                                                                   Lo Sciacallo, Marcus L. Mason



mercoledì 3 febbraio 2016

STATO LAICO O PARACATTOLICO? UN INDOTTRINAMENTO CHE PARTE DA LONTANO


fonte: wikipedia.com

Per inquadrare l'argomento spinoso che stiamo per affrontare occorre innanzitutto fare un breve passo indietro temporale e tornare ai giorni immediatamente precedenti le ultime festività natalizie. Ricorderete certamente l'enorme polemica scoppiata in seguito alla decisione di un dirigente scolastico di un istituto di Rozzano, in provincia di Milano, di eliminare l'esibizione dei bambini con i canti natalizi di stampo cattolico per non urtare la sensibilità degli alunni appartenenti ad altre confessioni religiose.
Ci sono fondamentalmente due elementi che non tornano in questa vicenda: il preside sbaglia nel credere che un bambino possa sentirsi offeso o discriminato da una canzone di cui probabilmente non comprende nemmeno pienamente il significato. Inoltre così non fa altro che creare ulteriori distinzioni, attraverso un provvedimento che divide e non unisce, rivelandosi in questo modo controproducente. Questo andava detto.

Ma il nodo reale della questione è un altro e viene da molto più lontano. Riguarda la presunta laicità dello stato in cui viviamo, l'Italia. E' coerente quindi che negli edifici pubblici vengano esposti simboli a chiaro riferimento religioso? E' come affermare che il cattolicesimo è religione di stato, quando in realtà rappresenta solamente una maggioranza, non una totalità. E' chiaro che la presenza sul suolo italiano, come enclave, della Città del Vaticano, ha ricoperto e ricopre tuttora un ruolo fondamentale in tutto ciò. Esso ha infatti influenzato per secoli la mentalità comune, e, anche se lo si vuole negare, se si nasce qui, che sia in una famiglia cattolica praticante (il senso di questa parola ci è da sempre oscuro) o meno, si viene cresciuti con un'educazione a indubbio sfondo cattolico.
Partiamo dall'inizio: il battesimo, uno dei sacramenti della religione cristiana cattolica. La maggioranza dei neonati vengono battezzati, e spesso solo perché è normale che ciò venga fatto, e non perché i genitori riconoscano l'importanza che quel gesto assume in una visione spirituale. E' la mentalità comune sopracitata che impone ai genitori di battezzare il loro bambino. Quel bambino è però privato della possibilità di scegliere. Ed è qui la controversia più ostica da dirimere. Che senso può avere imporre una religione a un neonato che non ha la minima concezione di quello che gli sta accadendo? Non sarebbe più saggio e crediamo anche più etico lasciare a lui, una volta cresciuto, la decisione di suggellare la propria formazione personale cattolica eventualmente con il battesimo?

Questo è uno stato definibile come paracattolico, è inutile che continuiamo a girarci intorno, dove semplicemente vengono tollerate (e in alcuni casi storcendo molto il naso) le minoranze di altri culti. Ricordiamoci che fino a qualche decennio fa la Chiesa prescriveva a tutti i fedeli addirittura per chi votare alle elezioni e che ancora oggi, ogni qual volta se ne presenti l'occasione, il vescovo o il cardinale di turno non fanno mai mancare la loro opinione in merito a questa o quella legge, o a proposito del libro che il buon cristiano deve evitare come la peste, come accadde all'epoca della pubblicazione de Il Codice Da Vinci.

Tornando al tema dell'educazione, la cattolicità dello stato è riscontrabile anche nel settore dell'istruzione. Vi siete mai posti il problema dell'ora di religione a scuola? A parere di chi scrive, quest'ora non dovrebbe assolutamente essere facoltativa ma obbligatoria; ne andrebbero rivoluzionati i contenuti. Al posto di un'ora aggiuntiva di catechismo, essa dovrebbe essere trasformata in un momento in cui venire a conoscenza delle pratiche spirituali a noi lontane, come quelle orientali, o quelle nord-europee (il Cristianesimo ha tratto molto da entrambe le correnti).
E infine basta indottrinare giovani menti con bugie palesi. Prendiamo ad esempio i Vangeli: qualunque studioso, anche cattolico, o chiunque si sia informato sull'argomento, sa che Luca, Marco, Matteo e Giovanni NON sono gli unici e reali autori dei testi in questione, ma che attraverso i loro nomi vengono identificate le quattro correnti di pensiero vere autrici. Allora perché non provare a spiegare questo concetto a chi si avvicina allo studio delle Scritture? Meglio semplificare mentendo, ovviamente.

In definitiva, per lo sviluppo e il progresso necessari per un avanzamento morale del nostro paese, bisogna partire da qui. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio, ma non diamo alla Chiesa quel che NON è della Chiesa.

Mente libera, occhi aperti
                                            Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

martedì 2 febbraio 2016

QUANDO LA MUSICA È ARTE: MISSISSIPPI GODDAM, IL GRIDO DISPERATO DI NINA SIMONE


                                                          Fonte foto: wikipedia


Oggi inauguriamo una nuova rubrica che riguarda la musica e suoi più grandi interpreti. L'artista protagonista della nostra prima biografia musicale è l'immensa e indimenticata Eunice Kathleen Waymon, in arte Nina Simone. Nina Simone è stata una pianista, scrittrice nonché attivista per i diritti civili, in particolare del popolo nero che, specie in quel periodo, era costantemente vittima di soprusi di natura razziale.

Nata a Tryon (Carolina del Nord) il 21 febbraio 1933, sesta di otto fratelli, sin da piccola si fa notare per il suo talento musicale e comincia a cantare in chiesa assieme ad altre due sorelle, "The Waymon Sisters". La giovane Simone ha potuto sperimentare sulla propria pelle fin dall'infanzia il pregiudizio razziale in voga soprattutto nel profondo Sud degli Stati Uniti: così prende lezioni di piano pagate dalla comunità nera che promuoveva una fondazione in grado di permetterle di completare gli studi a New York. Nei primi anni '50 lavora come pianista e cantante in vari club, ed inizia a farsi chiamare col nome d'arte che l'ha resa celebre, in onore di Simone Signoret, un'attrice francese che tanto amava. La musica di Nina Simone è orientata prevalentemente sul jazz, ma mescola con maestria anche elementi blues, gospel, R&B (con il significato originario del termine e non quello stravolto in chiave moderna) e folk.

Sono molteplici gli esempi di questa commistione di generi: ne è un esempio emblematico "Mississippi Goddam", brano estratto dall'album "Nina Simone in Concert", del 1964, uscito per la prima volta per l'etichetta discografica olandese Philipps Records, a dimostrazione delle difficoltà incontrate dall'artista nell'affermarsi sul mercato americano, tanto da spingerla a prendere la decisione di abbandonare la propria patria sul finire degli anni '70, accusando in particolare la CIA e l'FBI di scarso interesse per risolvere i problemi legati al razzismo. Sono gli anni in cui inizia a frequentare personaggi divenuti simbolo della lotta per i diritti civili, come Martin Luther King e Malcolm X. Dopo l'abbandono polemico dagli Stati Uniti si trasferisce prima nelle Barbados, poi in Liberia, Egitto, Turchia, Olanda, Svizzera e Francia, dove morirà il 21 aprile del 2003, sconfitta dopo una lunga battaglia contro il cancro al seno. In seguito alla decisione di lasciare gli USA, i suoi album verranno pubblicati di rado.

Tra le canzoni di protesta più significative dell'artista, oltre al brano preso in considerazione per la stesura di questo articolo, possiamo citare "Four Women" e "To Be Young, Gifted and Black" (di cui fece una cover famosa Aretha Franklin), tratte rispettivamente dall'album "Wild Is the Wild" (del 1966) e "Black Gold" (del 1970).

MISSISSIPPI GODDAM - Il brano venne concepito in meno di un'ora, e nasce in risposta a due spiacevoli eventi accaduti nel Mississippi (patria del blues): l'omicidio dell'attivista afroamericano, Medgar Evers, e l'attentato razzista alla Sixteenth Street Baptist Church di Birmingham, in Alabama, dove morirono quattro bambini di colore (i responsabili furono condannati all'ergastolo ben quarant'anni dopo). Nel pezzo, Nina Simone esprime tutta la sua frustrazione per la disuguaglianza tra la razza dominante, quella bianca, e quella dominata, ovvero la nera, costretta a subire ingiustizie di ogni genere, fino ad arrivare a rischiare la vita, nell'indifferenza delle istituzioni che, in risposta alle sempre più crescenti richieste di rivendicazione dei diritti civili portate avanti dai vari movimenti attivisti e di consapevolezza delle popolazioni di colore, rispondevono con un laconico "andateci piano!", per timore che l'introduzione in blocco di tali diritti avrebbe creato problemi nei confronti dei grandi proprietari terrieri del sud degli USA, territorio a maggioranza repubblicano. La canzone, infatti, come da copione, fu boicottata in molti paesi del sud.

Questo che vi proponiamo di seguito è il testo tradotto in italiano da Riccardo Venturi:


QUELL'INFETTO SCHIFO DEL MISSISSIPPI

Questa canzone si chiama quell'infetto schifo del Mississippi
e, voglio dire, è un maledetto schifo in ogni sua parola

L'Alabama mi ha sconvolta
il Tennessee mi ha fatto perdere il sonno
e tutti sanno di quell'infetto schifo del Mississippi

L'Alabama mi ha sconvolta
il Tennessee mi ha fatto perdere il sonno
e tutti sanno di quell'infetto schifo del Mississippi

Lo vedi
lo senti
è tutto nell'aria
non ce la farò più a sopportare alla pressione
qualcuno dica una preghiera

L'Alabama mi ha sconvolta
il Tennessee mi ha fatto perdere il sonno
e tutti sanno di quell'infetto schifo del Mississippi

Questa è una canzone da show
ma il suo show ancora non lo hanno scritto

Cani sulle mie tracce
scolaretti in galera
un gatto nero mi attraversa la strada
penso che ogni giorno sarà il mio ultimo

Signore abbi pietà di questa mia terra
toccherà a tutti, a tempo debito
io non sono di queste parti
e non sono nemmeno di quelle
ho persino smesso di credere nella preghiera

Non ditemi,
vi dico,
non dite a me e alla mia gente di ciò che ci toccherà,
sono stata qui, e lo so,
continuano a dire: vacci piano!

Ma è proprio qui il problema
andarci piano
lavare le finestre
andarci piano
raccogliere il cotone
andarci piano
sei solo uno schifo
andarci piano
sei una pigra del cazzo
andarci piano
pensare è da pazzi
andarci piano
dove vado
cosa faccio
non lo so
non lo so

Cerca solo di fare del tuo meglio
resisti e sii considerata come tutti gli altri
perché tutti sanno di quell'infetto schifo del Mississippi

Ti ho dato a pensare che stavo scherzando, eh?

Picchettaggi
bambini sulle brande dell'ospedale da campo
e poi provano a dire che è un complotto comunista
tutto quel che voglio è uguaglianza
per la mia sorella, per il mio fratello, per la mia gente e per me

Sì, mi avete mentito per tutti questi anni
mi avete detto di lavarmi e pulirmi le orecchie
e di parlare garbatamente, proprio come una signora
e avete smesso di chiamarmi Sister Sadie

Sì, ma tutta questa nazione è piena di menzogne
e morirete tutti quanti, morirete come mosche
io non mi fido più di voi
di voi che continuate a dire Vacci piano!
Andarci piano!

Ma è proprio qui il problema,
andarci piano
eliminare la segregazione
andarci piano
partecipazione di massa
andarci piano
riunificazione
andarci piano
fare le cose per gradi
andarci piano
ma causare ancor più tragedie
andandoci piano
perché non lo vedete?
Perché non ve ne accorgete?
Non lo so
non lo so

Voi non dovete vivere vicino a me
e allora datemi solo la mia uguaglianza
Tutti sanno del Mississippi
tutti sanno dell'Alabama
tutti sanno di quell'infetto schifo del Mississippi

e questo è quanto!

Vi lasciamo con quella che riteniamo essere, a nostro modesto parere, la migliore interpretazione del brano, tratta da un concerto tenutosi ad Amburgo nel 1988. Buon ascolto.


                                           youtube, Stuff Worth Watching


Mente libera, occhi aperti
                                                                              Lo Sciacallo, Marcus L. Mason




domenica 31 gennaio 2016

LA BIBLIOTECA DELLO SCIACALLO: "FATHERLAND" DI ROBERT HARRIS


Robert Harris  fonte:wikipedia

Come ogni domenica, non può mancare l'appuntamento con la rubrica della Biblioteca dello Sciacallo. Per la prima volta, dopo i saggi di Levi e Maltese, oggi vogliamo consigliarvi un romanzo. Per la precisione Fatherland di Robert Harris,opera prima dell'autore inglese pubblicata nel 1992.
Si tratta di un romanzo ucronico, ovvero quel procedimento letterario (l'ucronia) che propone una realtà alternativa immaginando un'evoluzione diversa di un particolare episodio storico. Nel caso di Fatherland, ambientato in Germania negli anni 60 del XX secolo, il nazismo di Adolf Hitler ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e Berlino è diventata la capitale di un impero che si estende dalla Germania stessa fino ai confini orientali europei, nella zona dei monti Urali. In occasione del settantacinquesimo compleanno di Hitler il presidente degli Stati Uniti ha in programma di recarsi a Berlino per discutere con Hitler di questioni di politica internazionale.

E' in questo scenario che viene presentato il protagonista della vicenda, l'investigatore della Kripo (la Polizia Giudiziaria tedesca) Xavier March, che viene incaricato di occuparsi delle indagini sulla morte del gerarca nazista Joseph Buhler. Le sue ricerche lo porteranno molto oltre ciò che si aspettava, arriverà a scoprire un traffico internazionale di opere d'arte e si imbatterà nell'affascinante e giovane giornalista americana Charlotte Maguire, che sconvolgerà tutte le sue certezze con alcune storie su strane sparizioni di cittadini ebrei durante la guerra...


Ci sentiamo di consigliare la lettura di questo libro per alcune ragioni. Esso funziona innanzitutto sul piano narrativo. Scrittura serrata, rivelazioni dosate e coi giusti tempi, personaggi magnificamente caratterizzati.

Harris è poi bravissimo nel delineare il contesto "fantastorico": va ricordato che in diversi passaggi l'autore utilizza delle brevi digressioni per raccontare come si sono svolti gli eventi, che hanno segnato la storia della Seconda Guerra Mondiale, nell'universo da lui proposto. Egli identifica come punto di rottura il fallito attentato al gerarca Reinhard Heydrich in Cecoslovacchia nel 1942 (attentato che nella nostra realtà ebbe al contrario successo).

E' poi fondamentale il messaggio di fondo che Harris suggerisce: la storia viene scritta dai vincitori. I nazisti hanno quindi potuto, in questo mondo alternativo, insabbiare la questione dell'Olocausto, non facendone venire a conoscenza il mondo. E se, nella realtà vera, fosse accaduto qualcosa di simile? Se le potenze vincitrici dei grandi conflitti mondiali avessero coperto ogni sorta di malefatta da loro commessa? Ne avrebbero avuto tutti i mezzi. E' una domanda che ogni tanto dovremmo farci.

E si sa, noi, per i libri, i film, o qualsiasi opera d'arte che invogli a porsi domande, abbiamo un debole.

Mente libera, occhi aperti

                                             Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

sabato 30 gennaio 2016

GLI EROI SENZA GLORIA: JOHANN TROLLMANN, IL PUGILE ROM CHE SFIDÒ IL NAZISMO


                                                    Fonte foto: wikipedia


Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alle biografie dei grandi uomini del passato, cancellati senza alcuna pietà dalla storia. Questo sabato, il personaggio a cui vogliamo dedicare questo articolo non è uno scienziato, men che meno un filosofo o un politico. Se state pensando a un artista vi sbagliate di nuovo perché quest'oggi vi parleremo di un pugile, Johann Trollmann: costui può essere considerato a suo modo un rivoluzionario, e presto scoprirete perché. Il nazismo e il fascismo sono stati i due grandi mali che hanno infestato la prima metà del Novecento e, purtroppo, ai giorni nostri assistiamo sempre di più a un crescendo di queste ideologie che a mano a mano cercano di farsi strada facendosi forti di un consenso popolare di gran parte della popolazione di ceto medio-basso, cavalcando il malcontento popolare basato su stereotipi vecchi come il mondo: il più classico riguarda i rom, tristemente noti con il dispregiativo di "zingari".

 Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ovvero, il giorno in cui si commemorano le vittime dell'Olocausto. È bene conoscere, però, che le vittime dello sterminio nazista non furono soltanto ebrei, ma anche partigiani, comunisti, omosessuali e rom. Lo sterminio dei rom è passato inosservato, come se questa etnia non fosse meritevole di essere ricordata, un pensiero tanto vigliacco e crudele che può essere tranquillamente paragonato al tanto odiato nemico nazista. I Rom e i Sinti hanno coniato il termine "Porajmos", termine romani che può essere tradotto come divoramento, distruzione o devastazione. Il personaggio di cui ci occupiamo quest'oggi è soltanto uno dei 500000 "zingari" deceduti nei lager nazisti.

Trollmann naque il 27 dicembre 1907 a Wilsche, nella Bassa Sassonia, da una famiglia di etnia sinti. Il suo soprannome era Rukelie ("albero"), in virtù di un fisico atletico. Il suo stile era spettacolare, il pubblico lo amava così come le donne, tanto da essere considerato all'epoca un vero e proprio divo. Disgraziatamente, però, quelli erano gli anni dell'ascesa al potere di Adolf Hitler, che già nel Mein Kampf scriveva a proposito di boxe: "Nessun altro sport desta in così alto grado lo spirito di assalto, esige così fulminea decisione, rende forte e flessibile il corpo". Tutte queste caratteristiche descritte in questo passo del celebre libro scritto dal Führer, dovevano contraddistinguere la nuova razza, quella ariana, che doveva dominare su tutte le altre: non c'era spazio dunque per zingari ed ebrei.

Fu così che nell'aprile del 1933, in base alle Leggi di Norimberga, gli ebrei venivano estromessi dalla pratica della nobile arte e il titolo dei mediomassimi, reso vacante dall'ebreo Eric Seeling, fu conteso nel giugno dello stesso anno da Trollmann e Adolf Witt. Nonostante l'evidente superiorità mostrata sul quadrato da Trollmann (che mise ko il suo avversario in sei riprese), i giudici, su ordine del gerarca nazista Georg Radamm, decretarono la fine del match con un "no decision", ma grazie all'insurrezione del pubblico presente al palazzetto, i giudici furono costretti a tornare sui propri passi, annunciando la vittoria di Trollmann.

Ciononostante, la federazione tedesca gli tolse la cintura, costringendolo a combattere il 21 giugno contro Gustav Eder, ma per questo incontro gli fu imposto di non muoversi da centro del ring, altrimenti gli sarebbe stata revocata la licenza. Per protesta, Rukelie si presentò sul ring con i capelli tinti di biondo e il corpo cosparso di farina: fu un atto di ribellione contro il regime di Hitler, e aveva come scopo quello di ridicolizzare il superuomo ariano tanto agognato dai nazisti. Si trattava di una mossa molto rischiosa, ma che denotava il grande coraggio di Trollmann, uno dei primi a sfidare apertamente il regime nazista. Quell'incontro, per la cronaca, fu vinto da Eder per ko alla quinta ripresa, ma Trollmann si battè con caparbietà nonostante le restrinzioni impostegli dal regime, prendendo a pugni un'ideologia malata e disumana.


Ma le leggi razziali avevano preso ormai il sopravvento anche sulla sua vita privata. Dovette ricorrere alla sterilizzazione per evitare di essere internato nei campi di sterminio, ma non riuscì ad evitare l'arruolamento militare, e venne così mandato a combattere al fronte. Tuttavia, una volta tornato in Germania, nel 1941, fu arrestato dalla Gestapo e deportato nel campo di Neuengamme, in prossimità di Amburgo. In quel maledetto campo fu marchiato col numero 721/1943, e costretto a combattere contro le guardie per avere una razione di cibo. Da quel momento in poi non era più un uomo, ma solo un numero: il 9 febbraio del '43, durante il suo turno di lavoro, non si accorse dell'imminente arrivo del kapò Emil Cornelius, che da tempo meditava la vendetta a causa di un brutta sconfitta prima del limite rimediata proprio contro il pugile rom. Una sconfitta non tollerabile, a maggior ragione se è il vincitore è uno zingaro. Solo una pallottola riuscì a togliere la vita a Trollmann. Il suo ricordo, però, vivrà per sempre.

Mente libera, occhi aperti
                                               Lo Sciacallo, Marcus L.Mason








giovedì 28 gennaio 2016

LA COLPA È DEI POLITICI LADRI E MAFIOSI: QUANTO CI PIACE LO SCARICABARILE...


                                              Fonte foto: wikipedia


Prima di cominciare vogliamo rincuorare tutti quelli che, una volta letto il titolo di questo post, si saranno infastiditi e magari avranno passato il resto del tempo a smadonnare e a inviare invettive e malefici di qualsiasi genere nei nostri confronti, bollandoci come pazzi (tranquilli, in questo caso non sarete i primi e nemmeno gli ultimi) o magari accusandoci di servilismo verso il potere: calmi, non ci siamo ammattiti improvvisamente. Spesa questa premessa iniziale, se anche voi rientrate in questa categoria di persone, allora vorrà dire che abbiamo colpito nel segno.

Lo Sciacallo ricorda a qualunque lettore che si sia imbattuto in questo post dal titolo sconsiderato, che  lo scopo di questo blog è quello di aiutare il risveglio delle persone, dopo secoli di annebbiamento e di sevizie psicologiche. La consapevolezza, però, deve partire prima di tutto da noi stessi: la cultura di questo Paese, purtroppo, ci ha sempre insegnato che quando succede un evento spiacevole, bisogna cercare di individuare subito un colpevole esterno, in modo tale da autoassolversi. Fa così da secoli anche la Chiesa cattolica, che individua nel Diavolo (che in realtà nella Bibbia neanche esiste), la causa di tutti i problemi che affliggono la nostra società.

Noi siamo un po' come Jhon Milton, il personaggio del diavolo interpretato da Al Pacino ne "L'avvocato del diavolo", che nella mitica scena finale del film cerca di persuadere l'ormai rinsavito Keanu Reeves, pronunciando una frase che ben riassume l'atteggiamento del popolo italico: "Il senso di colpa è come una scatola piena di mattoni; non devi far altro che scaricarlo".  E invece no! Lo sport nazionale preferito dagli italiani va contrastato immediatamente. Pensateci un attimo, i politici disonesti, alla fine dei conti, sono tanto diversi da noi? Vi siete mai fatti sta domanda? Senza entrare in argomenti spinosi e complessi (perché in realtà non sono nemmeno i politici a comandare, bensì i banchieri, che godono di immunità nettamente superiori), pensate davvero di essere dalla parte dei buoni?

Riflettiamo insieme, basandoci su un esempio banalissimo come il calcio, lo sport più seguito in Italia. La maggior parte di voi si divide in fazioni a seconda del tifo, che è più o meno quello che fanno i politici. Esattamente come loro, però, quando arrivano i problemi, date il via al gioco dello scaricabarile: accuse contro arbitri e complotti di ogni sorta, e tutti a invocare un trattamento imparziale e, infine, la moviola in campo. Ebbene, nonostante un noto giornalista abbia cavalcato la battaglia per l'approvazione della moviola in campo (a nostro modo di vedere per fini di audience televisivo e nulla più), possiamo asserire con assoluta certezza che questa introduzione non avverrà mai per un motivo semplicissimo: non la vuole nessuno. Sì, avete capito bene, persino quelli che la invocano. E sapete per quale motivo? Perché questo strumento è un'arma a doppio taglio, concede e toglie, e siccome è sempre meglio la prima opzione, è facile giungere a questo tipo di conclusione.

Altra pillola calcistica. Abbiamo seguito quasi tutti la vicenda che ha riguardato la querelle tra Mancini e Sarri: ecco, questo è il classico esempio di vittimismo all'italiana. Lo sapevate che in passato Mancini aveva rivolto lo stesso epiteto a un giornalista? Vi risulta che in quell'occasione abbia chiesto la sua esclusione dal calcio? E che dire di quelli che giustamente si indignano per i cori beceri e razzisti che inneggiano all'eruzioni di Vesuvio ed Etna, ma che poi difendono a spada tratta il proprio partito quando questi rivolge gli insulti ai "froci"? Vi risulta che un allenatore x, oltre a contestare con vigore la condotta arbitrale dopo una sconfitta ritenuta immeritata, con lo stesso zelo abbia l'abitudine di ammettere davanti alle telecamere anche la vittoria ingiusta della propria formazione qualora fosse arrivata in circostanze analoghe? No, e crediamo che il motivo lo conoscono anche i bambini delle scuole elementari.

In "Destra e Sinistra" di Giorgio Gaber, canzone da noi citata in qualche articolo precedente, viene fuori una domanda: ma le ideologie, dove sono finite? Giunti a questo punto della nostra argomentazione vi starete domandando che diavolo c'entra questo con il discorso intrapreso sin qui. Invece c'entra e come: quando i politici si radunavano nei congressi e nominavano i segretari, noi dov'eravamo? Quando hanno deviato la loro ideologia di base per ragioni puramente personali o di partito, noi come abbiamo reagito? Siamo forse scesi in piazza a protestare? Ah, già, quello lo facciamo solo negli stadi quando la nostra squadra perde. Per anni abbiamo votato simboli vuoti, privi di contenuto, perché delegavamo tutto a un bel faccino da campagna elettorale che mostrava il suo candido programma elettorale, dopodiché ci siamo fatti, per usare un'espressione volgare molto in voga tra il popolo italico, "i cazzi nostri", infischiandocene di tutto e di tutti, del resto, si campava e la nostra squadra del cuore doveva giocare la domenica. Ora, arrabbiati, accusiamo i politici di tradimento, mentre ci dovremmo vergognare tutti,  noi in primis, colpevoli di assenteismo ingiustificato.

Sempre citando Gaber, "la libertà è partecipazione", ma la maggior parte di noi non ha colto il significato di quelle parole. È sempre bello fregare il più debole, e venir fuori anche in modi non proprio ortodossi da situazioni complicate: l'occasione fa l'uomo ladro, diceva qualcuno, che già allora aveva capito la questione. La verità, è che se per assurdo un uomo trovasse una valigetta contenente una cifra importante e decidesse di consegnarla ai carabinieri o, addirittura, di distribuire quei soldi ai poveri di tutta la città, la maggior parte di noi approverebbe apparentemente il suo operato facendogli i complimenti per tanta correttezza o bontà d'animo, ma una volta tornati a casa dalle proprio famiglie, magari davanti a una tavola imbadita e con la tv accesa sul canale dove trasmettono il solito programma demenziale, rinnegherebbe quanto dichiarato poche ore prima, schernendo l'eroe di giornata e maledendo il fato per non essere stato clemente nei propri confronti, destinandolo al ruolo di testimone di una storia bellissima, anziché protagonista del più squallido dei vigliacchi rappresentati in quei maledetti cinepanettoni che tanto hanno influenzato il nostro modo di ragionare e di agire.

Siete ancora sicuri di essere diversi dai nostri politici? Smettetela di cercare il diavolo al di fuori di voi, e iniziate a pensare in modo diverso: diventerete come il personaggio interpretato da Reeves. Al contrario suo, però, state attenti a non ricadere nello stesso errore...

Mente libera, occhi aperti

                                                                        Lo Sciacallo, Marcus L. Mason



IL COMPLOTTISMO E LA DITTATURA DEL PENSIERO: DUE FACCE DELLA STESSA SOCIETA'


fonte: youtube.com

Premetto immediatamente che l'impostazione di questo pezzo sarà differente dal solito. Si tratterà sostanzialmente di uno sfogo, di sviscerare un pensiero che ha un forte bisogno di essere espresso.
Parlerò in prima persona: io sono Marcus Mason, e dietro questo nome potrebbe nascondersi qualunque cosa: una persona o più persone, un uomo o una donna, un adolescente o un professore universitario, oppure un operaio o una casalinga. Non è importante, è l'ultimo dei problemi.
Vi voglio raccontare una mia esperienza: qualche giorno fa, mi trovavo a parlare con una persona a me vicina, e mi ha colpito molto un discorso che questa persona ha fatto. Sosteneva che tutti quelli che si occupano di ciò di cui io mi occupo, ovvero un approfondimento sotto una luce diversa dei temi di attualità, della nostra storia e delle nostre origini, si attaccano sempre alle solite tesi complottiste. Pensano di avere in mano la verità assoluta, con atteggiamento superbo e quasi vanaglorioso. Quindi solitamente non dà molta fiducia alle parole di questi siti.
Vedete, questa persona, che io reputo intelligente, è però vittima inconsapevole di quel processo di indottrinamento che io definisco "dittatura del pensiero". Chi detiene il controllo dell'informazione (ovviamente non sono i telegiornali, ma che ve lo dico a fare?) da sempre pone in atto un'opera di convincimento nei confronti della popolazione. L'obiettivo è fare sì che la gente venga a conoscenza degli avvenimenti che accadono intorno a lei nella maniera giusta, edulcorati per bene, oppure completamente stravolti, o addirittura che non ne venga nemmeno a conoscenza. Sono ben accorti nel far trapelare le notizie giuste e lo fanno sempre attraverso i medesimi metodi.
Ovviamente, pur con tutto il potere immaginabile a disposizione, 7 miliardi di persone sono difficili da mettere a tacere. Qualcuno che lotta e scalpita per diffondere la verità ci sarà sempre, specialmente oggi che i mezzi di comunicazione di massa sono alla portata di chiunque. Quindi ogni individuo è potenzialmente in grado di reperire le informazioni veritiere, se va a cercare nei posti giusti e tramite le fonti giuste. E allora qual è la soluzione? Molto semplice, il cosiddetto debunking. Esso si articola in due fasi: io le chiamerò infestazione e discredito.
Che cos'è l'infestazione? Prendiamo ad esempio, per capire meglio, gli avvistamenti di UFO che si sono registrati numerosi a partire dal secondo dopoguerra. Noi sappiamo che qualcosa di strano è accaduto (vi rimando al mio articolo in proposito, pubblicato qualche giorno fa). Ebbene, i debunkers creano ad arte decine di avvistamenti palesemente falsi, non credibili, pieni di falle, affinché l'opinione pubblica si convinca che l'intera questione UFO sia un'enorme bufala, e che gli avvistamenti reali si confondano nel mare delle menzogne, tanto che più nessuno ci fa caso. Questa è la perfetta infestazione: condire la verità con una dose massiccia di bugie, rendendo la verità stessa non più distinguibile.
La seconda fase è il discredito: si tratta della diffusione di falsità su qualsiasi persona che si occupi alacremente della ricerca della verità. Anche qua facciamo un esempio concreto. Tra gli argomenti di cui mi occupo nel blog, avete potuto notare che c'è la Bibbia. La mia fonte principale in merito sono gli studi del prof. Mauro Biglino, già più volte citato. Le voci sull'affiliazione alla Massoneria di Biglino non si contano più sulla rete, come se questa cosa attribuisse al suo lavoro un'aura di inverosimiglianza o lo rendesse non più plausibile. Il fatto di essere, o di essere stato, massone, farebbe di Biglino un falso profeta (cito commenti che ho letto personalmente), un uomo a cui è stato dato il compito di condurre le persone verso l'ateismo e quindi, l'Anticristo. Follia pura.
Capite, quindi, che tutti noi, che non crediamo alle versioni ufficiali, ribadisco, non per partito preso, ma perché, in svariati casi, assolutamente incongruenti, siamo catalogati come complottisti da quattro soldi, che ci nascondiamo nelle dietrologie per combattere la nostra frustrazione per una mancata posizione soddisfacente all'interno del tessuto sociale (qui cito il CICAP).
Se posso dire la mia, noi siamo tra i pochi che hanno proprio il coraggio di non nascondersi.
Questa volta più che mai,

Mente libera, occhi aperti
                                               Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

mercoledì 27 gennaio 2016

DIVISIONI IN MEDIO ORIENTE: IL CONFLITTO SECOLARE TRA SUNNITI E SCIITI


 In verde i paesi a maggioranza sunnita (ovvero gli stati del golfo Persico), e in giallo quelli Sciiti, fonte foto: Wikipedia


L'argomento di cui ci occupiamo quest'oggi, prende spunto dalle ultime notizie in arrivo dal Medio Oriente: i principali notiziari nazionali narrano di uno scontro sempre più acceso tra Iran e Arabia Saudita, originato dall'uccisione di un leader sciita da parte del governo saudita, un paese storicamente a maggioranza sunnita. Questo dettaglio è di fondamentale importanza se si vogliono scoprire le cause che hanno determinato questa situazione, e che, come scopriremo tra poco, hanno radici antichissime e risalgono alla morte del profeta Maometto (avvenuta nel 632 d.C).

L'origine di questo problema, purtroppo, non viene mai affrontato in questo Paese, né nei tg né nei dibattiti politici. Peccato che sia alla base dei principali problemi che attanagliano il mondo arabo e che coinvolgono attivamente anche l'Occidente, schierato in due fazioni: gli USA e la Nato da una parte; Russia e Cina dall'altra. La prima coppia sostiene un intervento punitivo in Siria e conseguentemente la cacciata di Assad, al contrario dei secondi, che offrono il loro sostegno al governo legittimo del presidente siriano (un sovrano di fede sciita).

Ebbene, come dicevamo poc'anzi, questa distinzione trae origine dalla morte del profeta dell'Islam: come avvenuto in Occidente in occasione della morte di Cristo, anche in questo caso la contesa riguardava l'erede al trono, sia spirituale che politico, di Maometto. I sunniti credevano che questa eredità spettasse ad Abu Bakr, amico e suocero di Maometto; viceversa, la fazione sciita era schierata dalla parte del cugino nonché genero del Profeta, Ali (shīʿat ʿAlī", da cui deriva il nome sciiti, che può essere tradotto come "fazione di ʿAlī"). Ad avere la meglio furono i sunniti, anche se Ali riuscì a governare per breve tempo come quarto califfo (carica conferita ai successori del Profeta). Ma la frattura tra queste due correnti si rafforzò a seguito dell'uccisione di Hussein, figlio di Ali, nel 680 a Karbala (l'attuale Iraq), da parte delle truppe del califfato sunnita in quel momento al potere.

Inoltre, nel corso del tempo si verificarono alcuni cambiamenti nelle credenze spirituali dei due gruppi correligionari: la dottrina sunnita, infatti, si basa molto sulla "Sunna" (da qui il nome sunniti), che in arabo vuol dire "abitudine" oppure "consuetudine", e sta a indicare gli atti di Maometto e i suoi insegnamenti; dal canto loro, invece, gli sciiti attribuiscono ai loro leader religiosi, gli ayatollah, il potere di fare da tramite tra Dio e gli uomini (una sorta di Papa per i cattolici), e sono convinti che il dodicesimo e ultimo Imam sia in occultamento (il cosiddetto Mahdi), e che un giorno riapparirà per compiere la volontà di Allah. Proprio in relazione a questo, lo sciismo è stato tacciato di eresia da parte dei sunniti, mentre invece gli sciiti contestano la visione sunnita, ribadendo come il dogmatismo di questa ideologia abbia dato origine a movimenti estremisti come i wahabiti: questa ideologia ultraconservatrice, fondata in seno alla comunità sunnita da Muhammad ibn 'Abd al Wahhàb, interpreta il Corano alla lettera, condannando la pratica esoterica del sufismo (la ricerca mistica all'interno del Corano), abbracciando invece l'essoterismo (da non confondere con l'esoterismo).

Tuttavia è bene ricordare che i tre stati storicamente roccaforti del movimento sciita sono l'Iran, l'Iraq e la Siria. L'Iraq, però, è stato governato per anni da Saddam Hussein, legatissimo ai poteri sunniti oltre che all'Occidente (sempre in prima fila quando si tratta di alimentare i conflitti), che sfrutta abilmente queste differenze politiche e religiose per attuare i propri fini. Ora che abbiamo chiarito questi due concetti, possiamo comprendere ancora meglio quali sono gli scopi di chi ha creato l'Isis, che altro non è che un califfato sunnita fascista, che sta devastando al loro interno due stati sciiti. Ora potrete farvi un'idea delle cose che stanno accadendo nel mondo arabo, e di come noi Occidentali usiamo queste divergenze, del resto lo facciamo anche nell'Africa subsahariana, per soddisfare delle nostre aspirazioni. Ma non è tutto, perché il motivo di questi attacchi è strettamente legato a quanto accaduto nelle Primavere Arabe e in altri paesi: questi episodi sono stati catalogati come rivoluzioni concepite e sviluppate dai popoli oppressi, quando in realtà provenivano da ben altri soggetti, e per un motivo ben preciso che, chiaramente, non è mai stato divulgato dai media occidentali. Ma di questo ci occuperemo in un prossimo capitolo...  

Mente libera, occhi aperti

                                                                                  Lo Sciacallo, Marcus L. Mason







DRAGON BALL: DOPO SUMERI-ACCADICI E AUTORI BIBLICI...AKIRA TORIYAMA??


fonte: wikipedia.com

Questo è indubbiamente il post più bizzarro che ci proponiamo di diffondere. Immaginiamo già i sorrisi di molti di quelli che lo leggeranno nel vedere il titolo. Bè, provate per un attimo a superare l'incredulità e dateci un'opportunità, seguendo il nostro ragionamento.

Dragon Ball, creato dal giapponese Akira Toriyama è sicuramente uno dei manga più famosi del mondo in Italia soprattutto grazie alla serie animata trasmessa per la prima volta negli anni 90. Chi scrive si è sorpreso molto nel rileggere le vicissitudini della trama, oggi, alla luce di un'età diversa e di conoscenze arricchite.
Non abbiamo infatti potuto fare a meno di notare dei sorprendenti sottotesti, delle chiavi di lettura sospette, all'interno dell'opera. E' chiaro che chi è appassionato, o ha comunque seguito la serie, avrà una comprensione più chiara dei riferimenti che faremo.

La Terra immaginaria in cui sono ambientate le vicende di Dragon Ball ha una differenza sostanziale rispetto a quella reale: è governata da un Supremo, un'entità extraterrestre, di cui la gente comune ignora l'esistenza, che ha il compito di sovrintendere alla protezione e al mantenimento dello status quo del pianeta. La particolarità di questo essere è che la sua dimora si trova sopra le nuvole, cioè al di sopra di tutti. Ci ricorda moltissimo l'Elyon biblico, ovvero colui che si nasconde dietro l'appellativo di Altissimo. Non dimentichiamoci che il termine Elyon non significa altro che "colui che sta sopra" e la comparazione col Supremo è quasi scontata.

E' enigmatica la figura dei Sayan; al netto delle invenzioni attinenti alla trama fantasy (capelli biondi allo stadio di Super Sayan, coda e trasformazione in scimmioni grazie alla luna), le similitudini con la razza degli Elohim o Anunnaki ci sono, e anche evidenti. Si tratta in entrambi i casi di una razza antropomorfa, quindi dalle fattezze umane; dotati entrambi di poteri e tecnologie estremamente più avanzate rispetto agli abitanti del pianeta Terra. Hanno tutti e due un ciclo vitale decisamente più lungo, ma comunque sono mortali (ricordiamo che gli Elohim morivano, basta andare a dare un'occhiata al Salmo 82, a cui presto dedicheremo un'analisi). Ciò che accomuna le due razze in maniera ancora più lampante è però lo spirito; entrambe amano fare la guerra, vengono cresciuti come militari, l'ish milchamah dell'Antico Testamento ritorna nei panni di Vegeta, che arriva sulla Terra per conquistarla e, in caso di problemi, distruggerla. Insomma, si fa fatica a credere a pure coincidenze.

In un articolo precedente sulla Bibbia abbiamo sostenuto che la razza Adam sia stata fabbricata in laboratorio attraverso interventi di ingegneria genetica. Ebbene, in Dragon Ball succede esattamente la stessa cosa in occasione della fabbricazione degli androidi (abbiamo in mente i giovani C-17 e C-18) e di Cell, il cosiddetto "essere perfetto". Progettato dal dottor Gelo, Cell viene realizzato attraverso il prelevamento del DNA dei più forti guerrieri protagonisti della serie. Insomma, una sorta di tselem che gli Elohim aggiungono alla loro creazione, l'Adam, nella Bibbia, è presente anche qui.

Ci viene quindi spontaneo chiederci se Toriyama non sia molto più informato su alcuni aspetti della storia dell'uomo di quanto voglia far credere. Le similitudini sono tante e troppo specifiche per trattarsi di un caso. Bisogna farsene una ragione: la verità ce la stanno urlando, ma bisogna rimuovere i tappi dalle orecchie.

Mente libera, occhi aperti
                                                  Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

lunedì 25 gennaio 2016

ESSI VIVONO DI JOHN CARPENTER: QUANDO IL CINEMA E' VERA RIBELLIONE SOCIALE


fonte: wikipedia.com

Nel 1988 il celebre regista John Carpenter porta in scena una delle pietre miliari del suo cinema: Essi vivono.
E' la storia di un disoccupato, John, che lascia la sua città, Denver, per trasferirsi a Los Angeles, in cerca di lavoro. Qui assiste al susseguirsi di eventi bizzarri, come elicotteri della polizia che sorvolano continuamente il campo di baracche dove alloggia, interferenze televisive con i messaggi di un misterioso predicatore, che si rivela poi a capo di un piccolo gruppo, una sorta di setta, che possiede numerose attrezzature scientifiche e che ha come motto la frase "Loro vivono, noi dormiamo".
John trova nel loro covo una scatola contenente un paio di occhiali: una volta indossati, John scopre che il mondo che lo circonda è molto diverso da come appare: i muri sono pieni di manifesti inneggianti al totalitarismo, comandi subliminali per indurre all'obbedienza, ma soprattutto gli individui appartenenti al ceto borghese e benestante e alla polizia, si rivelano essere degli alieni con fattezze assimilabili a quelle di zombie. Tutto questo è invisibile senza l'ausilio degli occhiali.

Il film funziona sotto ogni punto di vista: come intrattenimento, dal momento che il film è divertente, ironico, con scene d'azione girate da Carpenter con maestria; funziona però alla grande sotto il profilo dell'allegoria. In piena età reaganiana, Carpenter ha il coraggio di condannare una società ormai vittima e preda del capitalismo imperante: di un consumismo sfrenato, e di un individualismo ed arrivismo tali da rendere fin troppo facile il dominio di questi alieni. La critica è feroce, ironica, come abbiamo detto, ma mai ridanciana e triviale, come quella di Zalone, e colpisce nel segno. Il film mette a disagio, è perfino sgradevole in alcuni frangenti, e toglie i paraventi dal mondo "alla Matrix" nel quale viviamo e dove pensiamo di essere liberi. Siamo schiavi di ciò che i piani alti della società ci impongono, ci piace quello che ci deve piacere, i nostri obiettivi li decidono altri per noi.

Questo discorso John Carpenter lo urlava a piena voce ormai 28 anni fa. Pensiamo che il suo appello sia caduto nel vuoto.

Mente libera, occhi aperti
                                                    Lo Sciacallo, Marcus L.Mason