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venerdì 10 giugno 2016

QUANDO LA MUSICA E' ARTE: "AERIALS", I SOAD CI INVITANO AD APPROFONDIRE IL NOSTRO SGUARDO SULLA REALTA' CHE CI CIRCONDA


                                     
                                               Fonte foto: Wikipedia

Cari lettori, sulle pagine de Lo Sciacallo ritorna l’appuntamento con la musica. Se la volta scorsa vi abbiamo consigliato l’ascolto del leggendario album dei Clash, London Calling, quest’oggi abbiamo scelto un singolo di un gruppo alternative metal statunitense  che stimiamo moltissimo: i System of a Down. Prima di parlarvi del singolo, della sua genesi, della sua struttura musicale e del suo significato, facciamo un passo indietro descrivendovi brevemente la storia di questa band.

I System of a Down (spesso abbreviati con l’acronimo SOAD), sono un gruppo musicale statunitense formatosi a Los Angeles nel 1994. I membri che compongono il gruppo (il vocalist e tastierista Serj Tankian , il chitarrista Daron Malakian, il bassista Shavo Odadjian e il batterista John Dolmayan) sono tutti originari dell’Armenia, nonché discendenti dei superstiti del genocidio armeno operato dai Giovani Turchi nel 1915. Questo drammatico evento storico (tuttora negato dal governo turco), ricorre ampiamente nei testi della band.
I SOAD hanno pubblicato in tutto cinque album: System of a Down nel 1998, Toxicity nel 2001, Steal This Album! Nel 2002, Mezmerize e Hipnotize nel 2005. Noto è anche il loro impegno sociale, come testimoniato dalla guida, insieme a Tom Morello (chitarrista dei Rage Against The Machine), dell’associazione Axis of Justice, che riunisce fan, musicisti e associazioni politiche con lo scopo di difendere la giustizia sociale.

Difficile identificare i SOAD in un genere. I musicisti della band hanno rigettato etichette e generalizzazioni, nonostante inizialmente il loro sound fosse stato associato a quello di gruppi della scena Nu Metal. Quel che è certo è che si tratta di una band alternative metal, con influenze stilistiche tipiche dell’hard rock e di melodie apprese dalla tradizione mediorientale, passando per il progressive rock. Il principale autore dei brani, Malakian, ha affermato di prendere come  fonte di ispirazione i Beatles, mentre Odadjian e Tankian hanno citato i Kiss. Come vi abbiamo accennato precedentemente, l’origine mediorientale del gruppo ha avuto una notevole influenza sul loro prodotto musicale: ne è un esempio “Aerials”, un singolo del 2002 estratto dall’album Toxicity.

L a canzone si apre con degli arpeggi di basso e chitarra, dopodiché entra in scena la batteria e la voce di Tankian (una delle più belle della scena Metal). Il brano è caratterizzato anche dai vocalizzi di Tankian che accompagnano  la struttura melodica del brano. Il testo, scritto dallo stesso Tankian in collaborazione con Malakian, è basato sulla concezione personale della realtà in cui viviamo che ognuno di noi ha. Sostanzialmente, i SOAD ci spronano a guardare le cose con occhi diversi e da diverse angolature, per cogliere le diverse sfaccettature che ci offre la realtà. Di seguito vi proponiamo il testo e la canzone, invitandovi all’ascolto.

Eteree (traduzione presa da angolo testi.it)

Nell'aria
La vita è una cascata
Siamo uno in una riva
E l’altro dopo la cascata

Nuotando nel vuoto
Ascoltiamo parole
Ci perdiamo
Ma troviamo tutto?

Perché noi siamo gli unici che vogliono mettersi in gioco
Vogliono sempre andare
Ma tu non vuoi mai provare.

E noi siamo gli unici che vogliono poter scegliere
Che vogliono mettersi in gioco
Ma tu non vuoi mai perdere.

Nell’aria, nel cielo,
Quando perderai la tua mentalità ristretta
Ti renderai libero.
La vita è una cascata,
Beviamo dal suo fiume
Poi ci giriamo e costruiamo le nostre mura.

Nuotando nel vuoto
Ascoltiamo parole
Ci perdiamo
Ma troviamo tutto?

Perché noi siamo gli unici che vogliono mettersi in gioco
Vogliono sempre andare
Ma tu non vuoi mai provare.

E noi siamo gli unici che vogliono poter scegliere
Che vogliono mettersi in gioco
Ma tu non vuoi mai perdere.

Quando perderai la tua mentalità ristretta
Ti renderai libero.
Nell’aria, così in alto,
Quando renderai liberi i tuoi occhi
Avrai la ricompensa eterna
Nell’aria, nel cielo,
Quando perderai la tua mentalità ristretta
Ti renderai libero.
Quando renderai liberi i tuoi occhi
Avrai la ricompensa eterna

Questo è il link per ascoltare il brano (https://www.youtube.com/watch?v=L-iepu3EtyE)

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L. Mason






mercoledì 8 giugno 2016

ELEZIONI COMUNALI 2016: LO SPECCHIO DI UN'ITALIA RASSEGNATA, SENZA PIU' IDEOLOGIE E STUFA DI RENZI


fonte: ilquaderno.it

Cari lettori, da bravi italiani vogliamo oggi proporre brevemente il nostro punto di vista riguardo alle elezioni comunali tenutesi nell'ultimo weekend.

I dati emersi dalla consultazione elettorale sono assai interessanti: la prima conclusione che inevitabilmente si può trarre è la clamorosa debacle del PD del premier Matteo Renzi. Lo vedremo più nel dettaglio analizzando le situazioni delle singole città, ma il sentimento di astio da parte del popolo italiano nei confronti dell'ex sindaco di Firenze è in chiara ascesa. Sarà che la crisi economica non accenna a placarsi (ricordiamo le parole di Renzi di qualche tempo fa durante un discorso ai dipendenti di Alitalia: "Allacciate le cinture, l'Italia prende il volo"), sarà che il lavoro continua a scarseggiare, sarà che le pensioni sono sempre al minimo storico con poveri anziani costretti a mangiare alla Caritas o a tornare a lavorare al mercato, il progetto portato avanti sinora dal governo Renzi non convince più tantissimi italiani. Lo stesso Presidente del Consiglio ha confermato ieri, in conferenza stampa, di non essere per nulla soddisfatto dei risultati delle comunali. Sinceramente non vediamo come avrebbe potuto esserlo.

Sorride un po' di più il Movimento Cinque Stelle, anche se il suo attecchimento a livello nazionale si dimostra una volta di più ondivago e irregolare. Se in alcune città come Roma e Torino i risultati si sono rivelati a dir poco sorprendenti, in altri importanti centri come Milano o Napoli i grillini sono pressoché inesistenti o in ogni caso insignificanti come consensi sul territorio.

Infine, il centro destra: Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d'Italia, che propongono gli spunti più stuzzicanti. E' inevitabile notare come i dissidi interni alle forze politiche sopracitate riguardo la condotta da adottare in alcune città si siano rivelate in quei casi deleterie. Quando i tre partiti, consensualmente concentrano il proprio sostegno su un unico candidato, l'esito positivo è innegabile (basti pensare a Milano); viceversa, nel momento in cui si litiga, neanche fossimo "all'asilo mariuccia", la beffa è dietro l'angolo, incarnata dalla figura di Giorgia Meloni, candidata sindaco a Roma sostenuta da Salvini ma non da Berlusconi, che manca il ballottaggio per soli due punti percentuali. Niente via Almirante, dunque. I nostalgici del Movimento Sociale Italiano se ne facciano una ragione.

Concentriamoci allora sulla situazione della Capitale, dove inaspettatamente il primo partito è il Movimento Cinque Stelle, rappresentato dalla sua giovane candidata Virginia Raggi, che ottiene il 35,2%, staccando di più di dieci punti Roberto Giachetti del PD, col quale andrà al ballottaggio, fermatosi al 24,9%.
Ovviamente la Raggi si è subito premurata di annunciare, con entusiasmo quasi adolescenziale (sic!), che rischia di essere il primo sindaco donna di Roma. Da far accapponare la pelle, davvero.
Se in questi ultimi giorni vi siete fermati a dare un'occhiata a uno dei numerosi talk-show tenutisi sull'argomento, vi sarete accorti delle allucinanti risposte date dai cittadini romani alla domanda sul motivo che li ha spinti a sostenere la Raggi. Nessuno, e dico nessuno, che abbia fatto un accenno al programma della candidata pentastellata. La frase comune suona più o meno così: "L'abbiamo votata perché abbiamo provato prima il centrodestra (Alemanno) poi il centrosinistra (Marino): questa è una faccia nuova".
La "questione romana" è lo specchio dello scenario politico che ci si presenta davanti: qualcosa di totalmente amorfo, dove nessuno riesce più ad individuare un'ideologia da appoggiare, in cui credere e per cui lottare. Si vota (chi vota) il meno peggio; una faccia "nuova", possibilmente giovane, magari carina come la Raggi, incrociando le dita e sperando nella Provvidenza. Nulla di personale contro Virginia Raggi, davvero, ma non riusciamo a riconoscere in lei, e più in generale nel M5S, un'ideologia concreta che vada oltre la contestazione ad oltranza e una agognata anarchia da gestire poi non si sa come. Se il M5S governerà Roma, vedremo di che pasta sarà fatto.

Lo stesso identico discorso vale per Torino, dove la candidata grillina Chiara Appendino riesce nell'impresa di portare al ballottaggio un totem come Piero Fassino, a cui non basta superare il 40% dei consensi per riconfermarsi sindaco. La Appendino promette una ventata di aria fresca, di gioventù, ma in concreto davvero poco altro. Ciò basta però per infliggere un altro duro colpo a Renzi in una delle roccaforti della sinistra, dove ebbero luogo, sul finire del XIX secolo le prime grandi lotte operaie italiane (consigliamo a tal proposito il film I compagni, del 1963, diretto da Mario Monicelli). Ma tant'è: in effetti, dov'è la sinistra in Italia? Se qualcuno la trova o ne scova anche solo delle briciole, ce lo faccia sapere. Vediamo un po' di destra estrema, movimenti di forte protesta portati avanti da ex comici e l'evoluzione naturale della vecchia Democrazia Cristiana. Nulla più.
Per concludere, a Torino la destra, presentatasi divisa, sprofonda nell'anonimato.

Una inattaccabile conferma sull'invisibilità dell'ideologia marxista in Italia è fornita dal risultato di Bologna, la città rossa per antonomasia. Nemmeno qui Renzi può dormire sonni tranquilli. Il suo uomo, Virginio Merola, riesce nell'impresa di andare al ballottaggio con una candidata di centrodestra (qui ben coalizzato, e infatti...) e per di più, ebbene sì, della Lega Nord, Lucia Borgonzoni, di cui vi consigliamo di ascoltare alcuni discorsi per afferrare appieno di che mente sopraffina si tratti.
Ma molti bolognesi, il 22%, non pochi, si affidano a lei pur di staccarsi dall'ala protettrice renziana. Siamo sinceri, molto probabilmente alla fine Merola avrà la meglio: ma la batosta, per la pseudo-sinistra felsinea, consiste nel fatto che il 60% dell'elettorato non l'ha appoggiata domenica scorsa.

E poi, l'altro grande oggetto del contendere: la poltrona di Palazzo Marino, a Milano. Lo smacco più grande per il PD è quello di aver visto il suo uomo di punta, il grande manager dell'Expo Giuseppe "Beppe" Sala, che doveva vincere a mani basse, di fatto pareggiare contro il candidato di tutto il centrodestra, il fondatore di CHILI, Stefano Parisi, nativo di Roma e trapiantato a Milano.
La differenza tra i due è minima, di circa 5000 voti, e si preannuncia un ballottaggio all'ultima scheda. Evidentemente qualcuno si deve essere ricordato della disastrosa (checché ne dica la propaganda renziana) Expo di Sala, dal punto di vista organizzativo ed economico (date un'occhiata a questo articolo per qualche approfondimento: http://iltafano.typepad.com/il_tafano/2016/01/expo-primo-bilancio-un-disastro-epocale.html).

Ma seppur deludenti, i risultati di queste città non raggiungono il disastro totale di Napoli, dove la candidata del PD, Valeria Valente, non andrà nemmeno al ballottaggio, letteralmente surclassata dal sindaco uscente Luigi de Magistris, che col 42% pare in ogni caso prossimo a mantenere il suo incarico. A contenderglielo sarà la proposta del centrodestra, Gianni Lettieri, che già ci aveva provato cinque anni fa.

A conti fatti, questo primo turno di comunali non fa che confermare la rassegnazione della popolazione italiana di fronte a questo Stato che non fornisce gli strumenti per costruire la propria felicità; la perduta voglia anche di impegnarsi per portare avanti un'idea, una lotta di classe o una ribellione sociale. Tutto questo a vantaggio di chi questa situazione l'ha progettata e messa in atto.

Mente libera, occhi aperti
                                            Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

domenica 5 giugno 2016

ANALISI DI UN MITO: CHI ERA DAVVERO MUHAMMAD ALI?


                                          Muhammad Ali, fonte: Wikipedia

Ieri si è spento Muhammad Ali, al secolo Cassius Marcellus Clay, medaglia d’oro nei mediomassimi ai giochi olimpici di Roma nel 1960, nonché campione del mondo dei pesi massimi in tre occasioni. Risulta complicato parlare di Ali in un momento come questo: la sua figura, infatti, trascende la dimensione sportiva, e si eleva a una sorta di eroe mitologico. Impossibile non parlare di lui, perché la sua storia va oltre lo sport, e tocca delle tematiche molto vicine a quelle affrontante nel nostro blog, per questo, abbiamo deciso di raccontarvi la sua storia, quella vera, al netto di caratterizzazioni agiografiche.

Al di là dei meriti sportivi, evidenti, nonostante alcuni match poco chiari e condizionati dalla mafia italo-americana (su tutti i primi due contro il leggendario Sonny Liston), gli va riconosciuto il merito di essere stato il primo grande personaggio della storia della nobile arte. Un personaggio istrionico, a volte profeta a volte ideologo, che ha lasciato un segno di una importanza enorme nella storia dello sport. A differenza di quello che vi viene detto in questi giorni dai maggiori media nazionali, non è stato il più grande pugile della storia, perché quel riconoscimento spetta senza dubbio a Sugar Ray Robinson (alias Walker Smith Jr), a cui lo stesso Ali si ispirava, tanto da chiedergli di diventare il suo manager. 

Non è stato nemmeno il paladino dei diritti civili in America, visto che questo vestito gli è stato cucito in seguito, e scoprirete tra poco il motivo. Era un uomo che prima di tutti aveva intuito che ancor prima di diventare uno sportivo bisognava costruirsi un personaggio. Come raccontato dal giornalista sportivo Rino Tommasi, Ali nella vita privata era piuttosto timido, ma ogni qual volta si trovava in presenza di telecamere e giornalisti, sentiva l’esigenza di recitare una parte. La storia di Muhammad Ali comincia dopo la scalata al trono dei massimi nel 1964, quando battè Sonny Liston (zio materno del musicista blues BB. King), che sconfisse di nuovo due anni più tardi in seguito all'ormai celebre “pugno fantasma”.

 Il giorno successivo al suo primo incontro con Liston, il labbro di Louswille (così come veniva soprannominato Ali), rese nota la sua conversione all’Islam, aderendo alla Nation of Islam, una setta religiosa guidata dal santone Elijah Muhammad, un estremista religioso che profetizzava per gli USA l'afroislamismo, cioè, la creazione al suo interno di una nazione esclusivamente nera e filo-islamica, eretta dai discendenti delle tratte degli schiavi. Una chimera che a noi oggi sembra folle, e molto probabilmente lo era e lo è tuttora (la NOI esiste ancora e ha come leader Louis Farrakhan), ma negli USA degli anni ’70 tutti erano sognatori, e spesso i sogni, specie in un periodo come quello, finivano per diventare realtà, e allora sognare era lecito, giusta o sbagliata che fosse la causa. A parte gli appassionati di pugilato, magari non tutti sanno che Ali, a differenza di tanti suoi colleghi, discendeva da una famiglia borghese, di origini anche bianche (aveva antenati irlandesi). Sapeva esprimersi bene, era colto, un personaggio perfetto per promuovere e diffondere le idee della NOI.

Pugilisticamente parlando, almeno per quanto riguarda la categoria più pesante (non la più prestigiosa, come molti profani pensano erroneamente), era una novità assoluta: portò in quella divisione uno stile elegante, basato su un movimento di gambe strepitoso, e un’agilità e una velocità fuori dal comune per i massimi (queste ultime due qualità si sarebbero poi riviste nel pugilato di Mike Tyson). Pugili così eleganti se ne erano visti prima di Ali, ma in altre categorie di peso: su tutti, sono da ricordare il grande Sugar Ray Robinson e Benny Leonard. Fu probabilmente il re del trash talking: era solito riempire di insulti gli avversari, tanto da chiamare “Uncle Tom” il rivale Joe Frazier, paragonandolo di fatto allo schiavo nero protagonista dell’omonimo romanzo.

Fu il primo massimo a rifiutare la sciagurata chiamata alle armi durante la disastrosa guerra del Vietnam (Joe Frazier non si era arruolato per motivi famigliari). Quando Ali pronunciò la famosa frase “Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro”, destò scalpore, tanto da essere fermato per tre anni, con tanto di confisca del titolo. Aveva perso tutto, ma fortunatamente per lui non aveva perso la vita, che molto probabilmente, in altri tempi, gli sarebbe potuta costare dopo una dichiarazione di quel tipo. Inoltre, per la prima volta, quella maledetta guerra fu trasmessa in mondovisione, e tutti gli americani, che prima avevano vissuto le guerre come se nulla fossero, assuefatti dalle dichiarazioni di spirito patriottico fornite dai vari governi che si erano succeduti, poterono vedere per la prima volta gli orrori di un conflitto orribile e insensato.

Allora la gente si riversò nelle piazze, guidate dai nascenti movimenti pacifisti per i diritti civili. Musicisti e registi captarono il cambiamento e la volontà delle masse, esprimendosi nelle loro arti e creando in questo modo un fronte unitario contro la decisione del governo americano di proseguire le attività belliche in Vietnam. Fu allora che Ali, si trasformò da pericolo nazionale quale era a simbolo del movimento di protesta, innalzandosi a un ruolo di profeta e rivoluzionario, inconsapevolemente. Fu allora che in America si poté parlare pubblicamente di antimilitarismo, senza rischiare di essere accusati di sovversivismo e antipatriottismo.

In realtà Ali non era altro che il principale portavoce a livello sportivo della Nation Of Islam del santone Muhammad e Malcom X, che appena capì di essere dalla parte sbagliata, e dopo essersi avvicinato alle idee e al progetto politico di Martin Luther King, venne ucciso durante un comizio politico, si narra, proprio su commissione della Nation Of Islam (è bene raccontare il distacco dello stello Ali da Malcom X). Prima della ribellione di Malcom X, infatti, l’ex campione dei massimi, quando faceva discorsi pubblici, era solito citare i suoi “maestri”, Elijah Muhammad e Malcom X. Ci sarebbe molto altro da dire sulla figura di Muhammad Ali. Chissà se avesse capito che la guerra si sarebbe conclusa in una disfatta (gli americani non erano abituati a quella parola, e non prendevano neanche in considerazione un'ipotesi così pessimista); ma come in un romanzo ucronico, qualora gli yankees avessero trionfato, si sarebbe parlato di Ali in questi termini o se ne sarebbe ridimensionata la figura? Non lo sapremo mai. In ogni caso, ricorderemo Ali come il più grande personaggio sportivo del XX secolo. Senza se e senza ma.

Mente libera, occhi aperti
                                              Lo Sciacallo, Marcus L. Mason 

giovedì 2 giugno 2016

LA SCOMPARSA IMPROVVISA DI PIO XI: MORTE NATURALE O...?


Pio XI, al secolo Achille Ratti
fonte: andreatornielli.it

Cari lettori, oggi vogliamo affrontare l'analisi di un episodio storico a cui spesso si dà poca importanza, ma che cela un mistero a tutt'oggi non del tutto chiarito.

Da bravi complottisti, quando un personaggio di un certo rango e con una certa posizione muore improvvisamente, qualcosa nelle nostre teste scatta sempre e sentiamo di dover verificare che le cose siano effettivamente andate come ci raccontano. Inutile sottolineare che molto spesso non è così.
Tutti si ricorderanno di papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, che occupa il soglio pontificio per soli 33 giorni (magari il numero vi dice qualcosa...) prima di morire improvvisamente, il 29 settembre 1978, secondo la versione ufficiale, per un infarto miocardico.
La verità è molto probabilmente ben diversa: il nuovo papa aveva in testa di realizzare una sorta di grande repulisti all'interno del voluminoso apparato burocratico ecclesiastico, eliminando tutti quegli elementi iniqui che portavano soltanto corruzione e malaffare all'interno delle Mura Leonine. I primi obiettivi erano alcuni esponenti di rilievo della finanza vaticana, ed è inutile sottolineare che si sia deciso di uscire dall'imbarazzo risolvendo il problema alla base: mettendo Luciani in condizioni di non nuocere.

Ma quarant'anni prima dell'affaire Giovanni Paolo I, ci fu un altro pontefice la cui dipartita dà ancora adito a più di un dubbio: si tratta di Achille Ratti, salito al soglio col nome di Pio XI.
Ratti nasce a Desio, nel milanese, il 31 maggio 1857. Si dedica alla carriera religiosa a partire dal 1867 quando inizia a frequentare il seminario di Seveso e successivamente quello di Monza, fino ad entrare nell'ordine terziario francescano nel '74. Viene ordinato sacerdote a Roma nel dicembre '79 dal cardinale La Valletta. Si occupa di istruzione, prima come prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano e in seguito come insegnante, fino al suo ingresso nell'élite ecclesiastica negli anni '90 del XIX secolo. Arriva ad ottenere, sotto Benedetto XV, il prestigioso incarico di prefetto della Biblioteca Vaticana.
Dopo una serie di incarichi diplomatici all'estero (il più importante dei quali nelle veci di visitatore apostolico in Polonia), viene nominato nel 1921 arcivescovo di Milano, dove fonda l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Alla morte di Benedetto XV, è eletto nuovo pontefice.

Una volta in carica, Ratti si adopera per dirimere la questione romana, ancora irrisolta dai tempi di Porta Pia. Si mostra in più di un'occasione in contrasto con i provvedimenti del regime fascista, ma soltanto fino al 1929, anno in cui, l'11 febbraio, Stato italiano e Chiesa Cattolica firmano i celeberrimi Patti Lateranensi, in cui a quest'ultima vengono concessi privilegi economici e gestionali spropositati (per approfondire, vi suggeriamo di nuovo, come avevamo già fatto in un precedente articolo, la lettura de La questua di Curzio Maltese). Da qui in poi la Chiesa si mostra quasi totalmente in linea con la politica mussoliniana, non proferendo parole sulle atrocità italiane nelle colonie nordafricane, né sull'azzeramento delle libertà di pensiero e di stampa in patria.

L'atteggiamento ambiguo di Ratti non può proseguire a partire dal 1938 quando l'Italia, su imbeccata di Hitler, promulga le aberranti leggi razziali. Pio XI, che mai ha avuto in simpatia il dittatore nazista (nel maggio 1938, quando Hitler era venuto in visita in Italia, non aveva voluto incontrarlo), individua nella cerimonia per il decennale dei Patti Lateranensi, che si sarebbe tenuta l'11 febbraio 1939, il momento giusto per pronunciare un forte discorso in cui, secondo la ricostruzione di una dirigente dell'epoca della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), Bianca Penco, avrebbe condannato apertamente la deriva politica che Mussolini aveva intrapreso, evidenziando una violazione palese degli stessi Patti che l'Italia si era impegnata ad onorare, oltre alla denuncia delle persecuzioni antisemite e anticristiane ormai dilaganti in Germania. E' superfluo rimarcare quale enorme danno d'immagine tutto ciò avrebbe rappresentato per il Duce e per lo stesso Hitler.

Pio XI non avrebbe mai pronunciato quel discorso. Nella notte del 10 febbraio, secondo la versione ufficiale, viene colpito da un attacco cardiaco e muore. Casualmente, frattanto, il Cardinal Segretario di Stato, Eugenio Pacelli (che sarebbe stato il nuovo papa, Pio XII) fa distruggere le copie esistenti del discorso in questione. I conti tornano, anche perché l'operato di pontefice di Pacelli durante la Seconda Guerra Mondiale è sotto accusa da settant'anni, tacciato di viltà, ignavia e connivenza nei confronti delle atrocità che venivano compiute.

E' chiaro che alla luce di questi fatti la morte fulminea di Pio XI si circonda di un'aura di mistero. Se davvero è stato ucciso, chi può aver commesso il delitto?
Nel 1972 in un suo memoriale, il cardinale Eugène Tisserant scrive, a proposito di Ratti: "Lo hanno eliminato, lo hanno assassinato". E individua il presunto colpevole nel medico personale del papa, Saverio Petacci, nientepopodimeno che il padre di Claretta, appassionata amante del Duce e che morirà fucilata insieme a lui nel '45. Un'incredibile coincidenza, naturalmente.
Ma c'è di più: la donna era solita annotare la cronaca delle sue giornate più importanti su un diario. Ed è qui che si è tentato di trovare lumi sulla vicenda, infittendo tuttavia il mistero. Infatti, durante l'analisi del diario è risultato evidente come la pagina inerente al 5 febbraio 1939 sia incompleta. Termina con la frase: "Legge i biglietti e si inquieta per una cosa che segna...Poi dice: questi sanno..."
Silenzio fino al 12 febbraio quando prosegue non facendo il minimo accenno ai fatti in questione, soltanto una frase riportata del duce che dice a Claretta che si recherà alle esequie di Ratti in compagnia della moglie. Ci pare lapalissiano che alcune pagine scottanti del diario della Petacci siano state fatte scientemente sparire. Dove forse si trovava la prova del fatto che quella di Pio XI fu una morte su commissione.
Chissà, forse un giorno scopriremo questo grande cimitero dei libri dove sono conservate le risposte ai grandi misteri della storia; e tra le Guerre di Yahweh e la versione integrale della Steganographia di Tritemio, magari troveremo le pagine del diario di una giovane donna italiana.

Mente libera, occhi aperti
                                             Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

martedì 31 maggio 2016

LIBERIAMOCI DAL CERCHIO MAGICO: DIVENTIAMO AQUILE

                                          Fonte foto: Wikipedia

In una recentissima conferenza rintracciabile su youtube, Gianfranco Carpeoro ci ha ancora una volta fornito uno spunto di riflessione, ispirandoci nella stesura di questo nostro articolo. Parlando di riti e rituali, l’ex Gran Maestro ha inevitabilmente affrontato il tema della magia, di cui ha già enormemente ed esaurientemente parlato in passato. Parlando di scie chimiche (le scie di condensazione lasciate da alcuni aerei che secondo molti non si tratterebbero in realtà di scie di vapore acqueo bensì di agenti chimici o biologici rilasciati nell’ambiente per produrre malattie), ha giustamente fatto notare come nessuno dia una soluzione a questi problemi. Il motivo è semplice: qualora venisse fatto, dal giorno seguente, non si venderebbero più libri sull’argomento, venendo così meno a una rendita automatica.

Noi siamo circondati da cerchi magici, consapevolmente o inconsapevolmente, ma possiamo liberarcene, ampliando il nostro sguardo. Il mito è quello dell’aquila, un predatore abile sia nello scovare piccoli animali in superficie sia a scrutare l’orizzonte ad ampio raggio. Purtroppo il mago che disegna il cerchio impone le sue regole, e una volta finito dentro, il soggetto passivo fatica ad uscirne se nessuno gli fornisce gli strumenti per compiere un passo così rivoluzionario. Il pensiero magico, come sapientemente afferma Carpeoro, risponde al come e non al perché: non bisogna pensare, bisogna sapere come ottenere un determinato scopo.

Il pensiero magico fa da padrone nella politica, nella scienza, nella medicina, nelle pubblicità, insomma, dappertutto. Un cittadino depensante e un soggetto perfetto da assoggettare. Uscire dal cerchio si può, ma comporta tempo e fatica. Il primo è difficile da ottenere, perché la società capitalista fa di tutto per sottrarcelo, facendoci lavorare per la maggior parte della giornata (spesso con salari minimi), impendendoci così di riflettere e di pensare (a proposito di questo vi consigliamo l’ascolto di “Ripetutamente”, una canzone della band raggamuffin rap napoletana 99 Posse).

Cominciamo a segnarci su un diario tutte le cose svolte nella giornata; operando con questo metodo, forse, siamo in grado di selezionare tutte quelle cose che ci hanno sottratto tempo, in modo tale da non ripeterle il giorno dopo. Qualcuno potrà ribattere sostenendo che è disponibile il diario offerto da Facebook, ma badate bene, il noto social newtork ha creato un diario che anziché creare una memoria la toglie, quindi, la sottrazione del tempo prosegue anche con quel mezzo. L’altro elemento, invece, e la fatica. E proprio su questo punto che il pensiero magico si inserisce e penetra nelle nostre menti, perché la maggior parte delle persone, specie in Occidente, cerca sempre una scorciatoia alla fatica, senza comprendere che solo facendo un percorso di quel tipo si arriva alla conoscenza. Quando si devia, allora ci si imbatte nel pensiero magico (vi ricordate il discorso precedente sul come?).

Una nota pubblicità di tonni in scatola, proponeva come motto di comprare quel prodotto perché solo quel tipo di tonno aveva la capacità di “poter essere tagliato con un grissino”. Che astuzia. Il magus, che ha disegnato quel cerchio, è riuscito nell’impresa di vendere degli scarti pressati, facendo spacciare un difetto per qualità. Ma voi non avete riflettuto sul perché quel tonno si poteva tagliare con l'ausilio di un semplice grissino. Siete mai andati in un ristorante? Quando vi servono il tonno, non vi pare che sia di diversa consistenza rispetto a quel prodotto che vendono in scatola? Perché un tonno si dovrebbe tagliare con un grissino?

Ma si potrebbero fare altri esempi per capire il pensiero che Gianfranco Carpeoro definisce magico. La loggia massonica più vituperata della storia è, come è noto, la P2. Addirittura sono arrivati fino alla P5, ma della P1 nessuno ne parla. Come mai? Lo stesso discorso vale per i vari avvistamenti di madonne a Medjugorie o altri miracoli. Il miracolo, quando è autentico, è nascosto. Qualsiasi notizia diffondano telegiornali o carta stampata, riflettete sempre, anche quando si parla di delitti. Confrontateli con gli altri di cui tanto si parla o se ne è parlato, e vedete se ci sono elementi comuni. Approfondite, perché scoprirete delle cose sorprendenti, al limite della fantascienza. Proprio di questo abbiamo parlato con un grande personaggio, un avvocato, che si occupa di queste ed altre tematiche. Nei prossimi giorni l’intervista sarà online.

Come mai i mezzi di informazione mentono su tutto? Perché dobbiamo lavorare di più per ottenere di meno? Perché oramai siamo totalmente circondati da reality e da altre zozzerie di questo tipo. Perché si fanno focus su alcuni delitti e non su altri? Perché "gli assassini" sono sempre persone della working class? Cosa ci nascondo? Beh, prendetevi del tempo per riflettere. Siamo sicuri che la risposta la troviate da soli.

“Emancipatevi dalla schiavitù mentale, solo noi stessi possiamo liberare le nostre menti” (Redempions Song, Bob Marley)

Mente libera, occhi aperti
                                                  Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

domenica 29 maggio 2016

RAZZISMO IN CONTINUA CRESCITA IN EUROPA E NEL MONDO: QUANDO IL PROGRESSO E' IN REALTA' REGRESSO


fonte: unipd-centrodirittiumani.it

Cari lettori, ci sentiamo dire continuamente che la tecnologia e la globalizzazione hanno aperto la mente delle persone, che sono stati in grado di abbattere le barriere culturali, sociali ed etniche che esistevano tra loro dalla notte dei tempi. Molti di voi si riterranno addirittura fortunati per essere nati in un momento storico in cui siamo liberi di professare apertamente il nostro pensiero, la nostra spiritualità, il nostro orientamento sessuale, senza timore di essere per questo discriminati o stigmatizzati. Almeno nell'evoluto e benpensante Occidente (Europa, Stati Uniti...)

Ebbene, temiamo davvero che dobbiate rivedere le vostre valutazioni.
Pochi giorni fa, l'ECRI (European Commission against Racism and Intolerance), nel suo rapporto annuale, ha evidenziato come, quantomeno in Europa, i fenomeni di intolleranza, xenofobia, e perfino antisemitismo, abbiano subito una notevole impennata. Con una chiosa da parte del presidente dell'ECRI, Christian Ahlund: "Temo che la situazione possa peggiorare ulteriormente nel 2016".
Risalire alle cause non è poi così arduo; inutile sottolineare come gli attentati di Parigi e il successivo episodio di Bruxelles fungano da catalizzatori nel veicolare questo tipo di sentimenti. Linfa vitale per tutti i movimenti politici destrorsi di stampo fondamentalista, che possono attingere a piene mani per arringare una folla composta da persone spaventate, terrorizzate, che ormai percepiscono il male come qualcosa entrato a far parte della quotidianità di ognuno di loro. Citiamo tra i più rilevanti il Front National in Francia capeggiato da Marine Le Pen, e la nostra Lega Nord di Matteo Salvini, che in più di un'occasione non ha mancato di pronunciarsi totalmente in linea con la sporca ideologia propugnata dalla sua dirimpettaia d'Oltralpe.

Ovviamente, anche la questione dell'immigrazione ha svolto un ruolo primario nel proliferare di questa mentalità razzistoide. Un problema che scientemente non si vuole nemmeno provare a risolvere, perché a chi di dovere non fa per niente comodo.
Ciò che interessa, mettetevelo bene in testa, a chi si trova ai vertici del vero potere, non è l'armonia fra i popoli, ma il controllo su di essi. E purtroppo è molto più agevole sottomettere (in particolare dal punto di vista ideologico) genti che tra di loro si guardano continuamente in cagnesco, fino ad odiarsi, secondo il vecchio principio latino del divide et impera, piuttosto che individui soddisfatti e gratificati dal mondo che li circonda. Il disegno è unico: la crisi economica del 2008 (tuttora pressante e chissà ancora per quanto), la minaccia del terrorismo islamico, per costruire un mondo votato alla distruzione dei principi di tolleranza, pace e collaborazione tra i popoli.

Bisogna ribellarsi, dire no a tutto questo. Volete davvero che i vostri figli crescano e popolino una società che sceglie cosa è giusto e cosa è sbagliato utilizzando come criteri di valutazione il credo religioso, il modo di vestire, l'etnia di appartenenza o il colore della pelle? Pensiamo di tutto cuore che si meritino di meglio. Si meritano di meglio di politici, dotati di grande presa sulla gente come Daniela Santanché (un nome per tutti, chiaramente non si tratta solo di lei) che prendono la parola in televisione per sproloquiare su come il Corano inciti alla guerra contro i miscredenti, quando probabilmente non ha mai letto attentamente la Bibbia, che in quanto a eccidi e violenza non è seconda a nessuno. Si meritano di meglio che di sentire tutti i giorni invocazioni alle ruspe o panegirici nei confronti di personaggi spregevoli come Almirante.

Questo è il ritratto di un'umanità che sta pericolosamente tornando indietro, vanificando le morti di milioni di uomini dei campi di sterminio, le lotte (e le morti) di uomini come Martin Luther King o Medgar Evers per limitarci agli Stati Uniti, o le sofferenze e i sacrifici di Nelson Mandela, Malala, o Aung San Suu Kyi (qualche spunto elettorale per la signora Meloni).
Cambiamo il trend o daremo ragione a chi vuole farci tutto questo male. Se non siamo capaci di comprendere quanto è lurido, disgustoso e paradossale tutto ciò, allora ce lo meritiamo.
Per dirla alla Pino Scotto, Work in Regress.

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

giovedì 26 maggio 2016

QUANDO LA MUSICA È ARTE: LONDON CALLING, IL CAPOLAVORO DEI CLASH


                                   I Clash in un concerto a Oslo nel 1980, fonte foto: Wikipedia

Sulle pagine de Lo Sciacallo si torna a parlare di musica. Se la volta scorsa vi avevamo parlato del decadimento musicale portato avanti con conseguenze drammatiche dai vari talent show musicali (X Factor e The Voice su tutti), quest’oggi si torna invece a sorridere, presentandovi uno degli album che hanno fatto la storia della musica rock: stiamo parlando di London Calling, dei Clash, una delle band storiche del movimento Punk. Attivi dal 1976 al 1986, i Clash furono uno dei gruppi simbolo del movimento Punk britannico, insieme ai Sex Pistols; a differenza di quest’ultimi, nati da un’operazione commerciale per conto del vecchio manager dei New York Dolls, Malcolm MacLaren, sono riusciti ad esplorare generi come il Reggae, lo Ska e il Dub, mescolandoli alla loro musica e creando così uno stile proprio, unico, dimostrando grande creatività e varietà, a differenza di altri colleghi (come i già citati Sex Pistols).

La band, la cui formazione principale era composta da Joe Strummer (voce e chitarra ritmica), Mick Jones (chitarra solista, voce), Paul Simonon (basso, voce) e Nick Headon alla batteria, ha creato negli anni un sound diverso rispetto a quello tipico del Punk, rude e "sporco". Col tempo emersero delle divergenze all'interno del gruppo: Headon lasciò la band nel 1982, seguito l’anno successivo da Jones. L’abbandono di Jones segnò uno spartiacque per il gruppo, che non riuscirà più a raggiungere i livelli precedenti, fino allo scioglimento definitivo nel 1986. I principali autori erano Strummer, il leader della band, e Jones. Un altro aspetto che li differenziava da band come i Sex Pistols era il messaggio sociale e politico contenuto nei loro testi: i Clash rifiutavano il Nichilismo espresso dalla maggior parte dei gruppi Punk, esprimendo un’ideologia politica marcatamente marxista.

In dieci anni di attività, i Clash hanno prodotto capolavori inestimabili, rimasti indelebili nella storia della musica Rock. Oggi vi parliamo di London Calling, un album epico datato 1979, in cui per la prima volta, come dichiarato da “Tooper” Headon, ogni membro della band ha dato il proprio contributo alla realizzazione del disco. Si tratta di un disco eterogeneo, non propriamente Punk, quanto piuttosto caratterizzato da una commistione di generi, in perfetto stile Clash, senza però abbandonare le proprie radici.

L’album si compone di 19 tracce: tra le più famose possiamo citare London Calling, Spanish Bomb, Train in Vain e The Guns of Brixton, a nostro modesto avviso, il capolavoro del gruppo, scritto interamente dal bassista, Paul Simonon, residente proprio nell’omonimo quartiere londinese, un quartiere il cui contesto è dominato da droga e povertà, e dove tutti hanno avuto a che fare con la polizia almeno una volta nella loro vita. In London Calling, invece, Strummer si diverte a raccogliere tutte le profezie apocalittiche che riguardavano la capitale britannica. Sono tante le influenze musicali che hanno portato alla creazione del sound dell'album: dal Rockabilly, al Jazz, fino ad arrivare al già citato Reggae. Il disco è una bomba e, come ogni capolavoro, resta attuale tutt’oggi, sia per quanto riguarda il contenuto musicale sia per quanto espresso nei testi. Qui sotto vi proponiamo un estratto dell'album: Guns of Brixton. Buon ascolto.



                                        Youtube, Skejd Bording                                    

Mente libera, occhi aperti
                                            Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

mercoledì 25 maggio 2016

PRESTATE ATTENZIONE AL COMPLOTTISMO ESTREMO: ATTENTI ALLE TRAPPOLE


 Fonte foto: Wikipedia

Gentili lettori, come sapete il nostro blog può essere catalogato come “complottista”, in ragione degli argomenti da noi trattati. Nonostante questa etichetta che ci appiccicano addosso, noi riteniamo che i complottisti siano quelli che organizzano e creano i complotti, e non quelli che cercano di smascherarli. Detto questo, ultimamente, soprattutto sul web, si sta diffondendo un fenomeno che noi riteniamo molto pericoloso e non casuale, ma orchestrato con chirurgica strategia dal sistema imperante.

L’avvento di internet e dei social network come Facebook (un giorno vi parleremo dettagliatamente di questo strumento), se da una parte hanno aiutato la diffusione di certe tematiche alternative, dando voci a versioni differenti rispetto a quelle ufficiali su un determinato accaduto, dall'altra sono serviti ad alcuni soggetti sprovveduti, e spesso in malafede, per diffondere una serie di notizie fasulle e prive di fondamento, con lo scopo di rivalutare figure oscure della storia come Mussolini e Hitler, e di negare tragedie realmente accadute come l’Olocausto, difendendo i nazisti nel tentativo di invertire i ruoli, fino a trasformarli da carnefici quali erano a vittime.

Il compito dei cosiddetti “complottisti” e di cercare la verità, senza però perdere la ragione e la realtà delle cose, per questo, ci sembra giusto prendere le distanze da questo tipo di "complottismo un tanto al chilo". Se è vero che nei campi di sterminio nazisti sono morti milioni di ebrei, e altrettanto vero, e giusto, ricordare altre vittime quali i Rom, i comunisti, i socialisti, i neri, i Testimoni di Geova, e chiunque si opponesse al regime o avesse avuto la sfortuna di rientrare nelle categorie dei soggetti ritenuti inferiori dalla furia nazista.

Spesa questa considerazione fondamentale, visto che si tende solamente a ricordare le vittime ebree nei campi di sterminio escludendo gli altri popoli, riteniamo vergognosa e cialtronesca, la tesi secondo la quale i campi di sterminio non sarebbero mai esistiti, o che i forni crematori non fossero adibiti allo sterminio. Purtroppo soggetti che diffondono queste bufale stanno proliferando, tanto da contare tra i loro proseliti, professori e accademici. Addirittura, la signora Giorgia Meloni, giornalista e candidata alle elezioni capitoline, ha garantito a chi la eleggerà, di dedicare una via a Giorgio Almirante, un fascio-nazista che ha legato il suo nome al MSI.

Questo soggetto con questa affermazione oscena ha insultato la memoria di milioni di vittime, considerando che Almirante ha collaborato coi nazisti nel loro folle piano, e perciò non merita alcun ricordo, né tantomeno l’assegnazione di una via. Questo personaggio indegno si dovrebbe vergognare e dimettere da qualsiasi incarico di governo, ma in un mondo che ha deciso di escludere le ideologie, ci si può permettere il lusso di candidare una fascista alle elezioni della capitale d’Italia, in barba alla Resistenza. La nostra speranza è che alle prossime elezioni venga trombata, e con lei il suo indecoroso progetto. Questo lo diciamo non perché riteniamo che gli altri soggetti candidati stiano dalla parte giusta, non vogliamo entrare nel merito, ma solamente perché Giorgia Meloni è un personaggio pericolosissimo, per certi versi più di Matteo Salvini, e darle in mano la guida di una città come Roma sarebbe deleterio per l’Italia, che già si ritrova uno come Matteo Renzi alla guida del governo.

Tornando al nostro discorso, scusandoci per la digressione sulla questione Meloni, ma che ritenevamo necessaria, il messaggio che stiamo cercando di darvi in questo articolo è quello di non fermarsi all'apparenza, nemmeno nelle tesi alternative, ma di verificare voi stessi le argomentazioni. Le nostre in primis. Imparate a ragionare con la vostra testa, confrontandovi con gli altri, ma senza mai farvi indottrinare. Il potere ha capito che oltre alle tesi ufficiali, spesso fallaci e che agli occhi più attenti non bastano per spiegare un avvenimento, si può cercare di depistare con le stesse tecniche producendo un'altra tesi, facendola passare come alternativa anche se in realtà è strumentale al potere.

Ricordatevi sempre del nostro motto,

Mente libera, occhi aperti
                                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

P.S  Presto Lo Sciacallo intervisterà un grande personaggio di cui non vi sveliamo il nome. Con lui si parlerà di delitti, di organizzazioni segrete, e tanto altro.


sabato 21 maggio 2016

GLI EROI SENZA GLORIA: THOMAS SANKARA, IL CHE GUEVARA AFRICANO

                                           Fonte foto: Wikipedia

Con la rubrica di oggi ritorniamo a parlare di un altro grande uomo africano. Dopo avervi raccontato la storia di Ken Saro-Wiwa, attraverso l'analisi di una canzone di un gruppo rock italiano "Il Teatro degli Orrori", la puntata di oggi è invece dedicata a Thomas Sankara, un uomo che con le sue gesta ha ricordato per certi versi Ernesto Che Guevara, tanto da essere indicato comunemente come "il Che Guevara d'Africa".

Thomas Isidore Noel Sankara è nato il 21 dicembre 1949 a Yako, Alto Volta (l'odierno Burkina Faso), ed è morto a Ouagadougou, in Burkina Faso,  il 15 ottobre del 1987. Il suo carisma era enorme, tanto da farsi apprezzare da tutta l'Africa nera. Fu proprio lui a cambiare il nome di Alta Volta in Burkina Faso, divenendo presidente della nazione dal 1983 fino al 1987, impegnandosi personalmente nelle riforme per cercare di contrastare la povertà. Nato in una famiglia profondamente cattolica, frequentò la scuola elementare fino a conseguire il diploma nel 1966. Nonostante le pressioni della famiglia, che desiderava per lui un futuro da prete, scelse invece la carriera militare, trasferendosi in Madagascar, dove si formò come ufficiale nell'esercito, assistendo alle rivolte del 1971 e del 1972 contro il presidente Philibert Tsiranana. Fu proprio in Madagascar che incominciò ad avvicinarsi alle teorie marxiste-leniniste, che lo influenzeranno per tutto il resto della sua vita.

Tornato nel suo paese nel 1972, prese parte alla guerriglia che vedeva impegnato l'allora Alto Volta contro il Mali, ma in seguito decise di aderire al pacifismo, ritenendo inutili e ingiusti qualsiasi tipo di conflitto. In quegli anni divenne celebre come chitarrista del gruppo "Tout-à-Coup Jazz". Nel 1976, dopo essere diventato comandante del centro di addestramento dell'esercito, formò insieme ad altri giovani ufficiali, tra cui Blaise Compaoré, un'organizzazione segreta chiamata "Raggruppamento degli Ufficiali Comunisti (ROC), in totale contrasto col presidente Saye Zerbo, salito al potere attraverso un colpo di stato. Nel settembre del 1981 fu nominato Segretario di Stato, ma ben presto finì per rassegnare le dimissioni in totale disaccordo col regime, a suo parere molto distante dalle esigenze della popolazione: il lusso esibito dagli alti gradi dell'esercito non faceva altro che rafforzare le sue idee progressiste, tanto da presentarsi in bicicletta alla prima riunione di governo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'arresto di un giovane capitano; fu all'epoca che pronunciò alla radio una frase che lo rese ben presto celebre e scomodo per il regime instaurato da Zerbo: "guai a prendere in giro il popolo".

Nel 1982, dopo l'ennesimo colpo di stato che sconvolse l'allora Alto Volta e che portò al potere Jean Baptiste Ouedraogo, in seguito alla sua popolarità, venne nominato Primo Ministro. In quel periodo le sue idee, la sua simpatia e il suo stile di vita semplice gli permisero di godere di una popolarità sempre più crescente, tanto da provocare una rivolta popolare in seguito alla decisione di Ouedraogo di metterlo agli arresti domiciliari insieme ad altri esponenti della sua politica. Nel 1983, insieme al suo amico Compaoré e con l'aiuto della Libia, riuscì a rovesciare il regime del dittatore Ouedraogo, diventando presidente nello stesso anno. L'anno seguente, cambiò il nome dell'Alto Volta in Burkina Faso, che nei due idiomi più diffusi della nazione significa "Terra degli uomini integri". Inoltre, decise di modificare la bandiera e di comporre un nuovo inno.

Nel dicembre del 1985 fu ordinato un censimento generale della popolazione burkinabé. Per errore, però, gli addetti al censimento sconfinarono in Mali, causando un conflitto diplomatico che si trasformò subito in una guerra nota come "la Guerra di Natale", durata cinque giorni e terminata con la morte di cento persone, quasi tutte concentrate nella città di Ouahigouya, presa di mira dall'esercito maliano. La carriera, e con lei la vita di Sankara, fu stroncata improvvisamente  il 15 ottobre 1987. Sankara fu ucciso insieme a dodici ufficiali in un colpo di stato organizzato dal suo ex compagno e amico Blaise Compaoré. Il tradimento di Compaoré, avvenne con l'appoggio della Francia, degli Stati Uniti e dei militari liberiani. Bisogna ricordare che Sankara aveva attaccato diverse volte il presidente francese Mitterand, accusandolo di appoggiare il governo di Pieter Willem Botha in Sudafrica, e aveva rifiutato di appoggiare il presidente libico Charles McArthur Ghankay Taylor, uno dei dittatori più temuti di tutta l'Africa nera, tanto da essere ricordato tra i signori della guerra. Taylor è attualmente detenuto presso l'Istituto Penitenziario Haaglanden a L'Aia, in Olanda. 

"Per l'imperialismo è più importante dominarci culturalmente che militarmente. La dominazione culturale è la più flessibile, la più efficace, la meno costosa. Il nostro compito consiste nel decolonizzare la nostra mentalità" (Thomas Sankara)

Mente libera, occhi aperti
                                        Lo Sciacallo, Marcus L. Mason



giovedì 19 maggio 2016

"MEMORIES OF MURDER" DI BONG JOON-HO: L'ASSASSINO SENZA VOLTO CHE CI LASCIA TANTI, TROPPI DUBBI


fonte: www.amazon.com

Cari lettori, è arrivato il momento di un nuovo consiglio cinematografico sulle pagine de "Lo Sciacallo"; e per la prima volta ci troviamo a suggerirvi una pellicola orientale, per la precisione sud-coreana.
Vogliamo subito fare un piccolo inciso: troppo spesso il cinema dell'Estremo Oriente subisce un assurdo ostracismo da parte della distribuzione italiana, che raramente gli concede la giusta visibilità. Ringraziamo quindi gli organizzatori di manifestazioni come il festival di Udine, interamente dedicato al cinema asiatico.
La nostra critica si rivolge però anche e soprattutto a voi spettatori; superate i vostri infondati pregiudizi, e date un'occasione a questi prodotti. Propongono una poetica ideologica sostanzialmente diversa dalla nostra occidentale, troviamo il male e il bene vicini come non mai, che si compenetrano, tratteggiando personaggi e storie decisamente più complessi e interessanti. Se siete appassionati veri della settima arte, non è possibile rinunciare ad opere di tale fattura solo perché non conoscete gli attori o perché "si assomigliano tutti". Elevatevi ad un livello superiore.

Il quarantaseienne Bong Joon-ho è uno dei principali esponenti dell'avanguardia cinematografica coreana dell'ultimo quindicennio. Si è reso celebre all'attenzione del grande pubblico nel 2006 con il film catastrofico The Host, presentato al Festival di Cannes e successivamente campione d'incassi in tutto il mondo. Opera ancora più esplicativa della sua poetica è Snowpiercer, al quale lavora con un cast internazionale, in cui espone una magistrale allegoria marxista della nostra società, ormai ridotta a vivere su un treno in cui i ricchi detengono i vagoni migliori e i poveri (o proletari) sono confinati sulla coda del mezzo.

Tre anni prima, tuttavia, rispetto a The Host, il regista nativo di Taegu si era già fatto notare dalla critica con un altro film, un noir, Memories of Murder , di cui caldeggiamo la riscoperta.
Basato su fatti di cronaca realmente avvenuti, la scena si apre in una piccola cittadina rurale sud-coreana del 1986, dove viene ritrovata, prima stuprata e poi uccisa, una giovane donna in un canale di scolo. E poco dopo, spunta un altro cadavere di un'altra ragazza.
Le indagini sono affidate a due poliziotti: il detective Park, interpretato da Song Kang-ho, uno degli attori più famosi del cinema orientale, celebrità in Corea del Sud, e il detective-criminologo Seo, proveniente dalla città.
Bong Joon-ho mette qui in contrapposizione fin dall'inizio due mondi opposti: il campagnolo Park che si affida alla violenza e alle intimidazioni per ottenere risultati; e l'urbanizzato Seo, più aperto alle innovazioni tecnologiche e al pragmatismo.
Il colpo di genio del regista consiste nel far sì che, man mano che le vittime aumentano e che il colpevole non si trova, gli atteggiamenti dei due si ribalteranno. Park arriva a comprendere che i suoi metodi coercitivi in situazioni di questo genere funzionano poco; al contrario Seo, resosi conto che nemmeno le sue tecniche all'avanguardia sono state sufficienti, che quello che era certo fosse l'assassino in realtà era innocente, dà totalmente fuori di matto, fino a quasi commettere un gesto folle.

Ci vogliamo poi concentrare su un aspetto più congeniale agli argomenti che trattiamo nel nostro blog: l'assassino non sarà mai scoperto, né lo spettatore lo vedrà mai in volto. Cosa voleva raccontare veramente Bong Joon-ho? L'omicida è rappresentato quasi come un'entità soprannaturale, invisibile, che uccide al riparo da ogni indagine o detective. Esattamente come in Zodiac, di David Fincher, il criminale pare essere onnisciente, in grado di controllare tutto e tutti. Per noi questo non può essere un caso...

In ogni caso, al netto di questa lettura "complottista", Memories of Murder resta un film da non farsi sfuggire per nessun motivo; si tratta indubbiamente di uno dei migliori noir degli anni Duemila. I due piani su cui scorre il film sono in perfetta sintonia; il lato investigativo, condito anche da magistrali scene d'azione e da omicidi girati con tensione quasi palpabile, si completa con il lato psicologico-umano dei personaggi, che cambiano e si evolvono grazie od a causa di ciò che vivono.
Viva il cinema orientale!

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason