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sabato 30 gennaio 2016
GLI EROI SENZA GLORIA: JOHANN TROLLMANN, IL PUGILE ROM CHE SFIDÒ IL NAZISMO
Fonte foto: wikipedia
Terzo appuntamento con la rubrica dedicata alle biografie dei grandi uomini del passato, cancellati senza alcuna pietà dalla storia. Questo sabato, il personaggio a cui vogliamo dedicare questo articolo non è uno scienziato, men che meno un filosofo o un politico. Se state pensando a un artista vi sbagliate di nuovo perché quest'oggi vi parleremo di un pugile, Johann Trollmann: costui può essere considerato a suo modo un rivoluzionario, e presto scoprirete perché. Il nazismo e il fascismo sono stati i due grandi mali che hanno infestato la prima metà del Novecento e, purtroppo, ai giorni nostri assistiamo sempre di più a un crescendo di queste ideologie che a mano a mano cercano di farsi strada facendosi forti di un consenso popolare di gran parte della popolazione di ceto medio-basso, cavalcando il malcontento popolare basato su stereotipi vecchi come il mondo: il più classico riguarda i rom, tristemente noti con il dispregiativo di "zingari".
Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, ovvero, il giorno in cui si commemorano le vittime dell'Olocausto. È bene conoscere, però, che le vittime dello sterminio nazista non furono soltanto ebrei, ma anche partigiani, comunisti, omosessuali e rom. Lo sterminio dei rom è passato inosservato, come se questa etnia non fosse meritevole di essere ricordata, un pensiero tanto vigliacco e crudele che può essere tranquillamente paragonato al tanto odiato nemico nazista. I Rom e i Sinti hanno coniato il termine "Porajmos", termine romani che può essere tradotto come divoramento, distruzione o devastazione. Il personaggio di cui ci occupiamo quest'oggi è soltanto uno dei 500000 "zingari" deceduti nei lager nazisti.
Trollmann naque il 27 dicembre 1907 a Wilsche, nella Bassa Sassonia, da una famiglia di etnia sinti. Il suo soprannome era Rukelie ("albero"), in virtù di un fisico atletico. Il suo stile era spettacolare, il pubblico lo amava così come le donne, tanto da essere considerato all'epoca un vero e proprio divo. Disgraziatamente, però, quelli erano gli anni dell'ascesa al potere di Adolf Hitler, che già nel Mein Kampf scriveva a proposito di boxe: "Nessun altro sport desta in così alto grado lo spirito di assalto, esige così fulminea decisione, rende forte e flessibile il corpo". Tutte queste caratteristiche descritte in questo passo del celebre libro scritto dal Führer, dovevano contraddistinguere la nuova razza, quella ariana, che doveva dominare su tutte le altre: non c'era spazio dunque per zingari ed ebrei.
Fu così che nell'aprile del 1933, in base alle Leggi di Norimberga, gli ebrei venivano estromessi dalla pratica della nobile arte e il titolo dei mediomassimi, reso vacante dall'ebreo Eric Seeling, fu conteso nel giugno dello stesso anno da Trollmann e Adolf Witt. Nonostante l'evidente superiorità mostrata sul quadrato da Trollmann (che mise ko il suo avversario in sei riprese), i giudici, su ordine del gerarca nazista Georg Radamm, decretarono la fine del match con un "no decision", ma grazie all'insurrezione del pubblico presente al palazzetto, i giudici furono costretti a tornare sui propri passi, annunciando la vittoria di Trollmann.
Ciononostante, la federazione tedesca gli tolse la cintura, costringendolo a combattere il 21 giugno contro Gustav Eder, ma per questo incontro gli fu imposto di non muoversi da centro del ring, altrimenti gli sarebbe stata revocata la licenza. Per protesta, Rukelie si presentò sul ring con i capelli tinti di biondo e il corpo cosparso di farina: fu un atto di ribellione contro il regime di Hitler, e aveva come scopo quello di ridicolizzare il superuomo ariano tanto agognato dai nazisti. Si trattava di una mossa molto rischiosa, ma che denotava il grande coraggio di Trollmann, uno dei primi a sfidare apertamente il regime nazista. Quell'incontro, per la cronaca, fu vinto da Eder per ko alla quinta ripresa, ma Trollmann si battè con caparbietà nonostante le restrinzioni impostegli dal regime, prendendo a pugni un'ideologia malata e disumana.
Ma le leggi razziali avevano preso ormai il sopravvento anche sulla sua vita privata. Dovette ricorrere alla sterilizzazione per evitare di essere internato nei campi di sterminio, ma non riuscì ad evitare l'arruolamento militare, e venne così mandato a combattere al fronte. Tuttavia, una volta tornato in Germania, nel 1941, fu arrestato dalla Gestapo e deportato nel campo di Neuengamme, in prossimità di Amburgo. In quel maledetto campo fu marchiato col numero 721/1943, e costretto a combattere contro le guardie per avere una razione di cibo. Da quel momento in poi non era più un uomo, ma solo un numero: il 9 febbraio del '43, durante il suo turno di lavoro, non si accorse dell'imminente arrivo del kapò Emil Cornelius, che da tempo meditava la vendetta a causa di un brutta sconfitta prima del limite rimediata proprio contro il pugile rom. Una sconfitta non tollerabile, a maggior ragione se è il vincitore è uno zingaro. Solo una pallottola riuscì a togliere la vita a Trollmann. Il suo ricordo, però, vivrà per sempre.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
giovedì 28 gennaio 2016
LA COLPA È DEI POLITICI LADRI E MAFIOSI: QUANTO CI PIACE LO SCARICABARILE...
Fonte foto: wikipedia
Prima di cominciare vogliamo rincuorare tutti quelli che, una volta letto il titolo di questo post, si saranno infastiditi e magari avranno passato il resto del tempo a smadonnare e a inviare invettive e malefici di qualsiasi genere nei nostri confronti, bollandoci come pazzi (tranquilli, in questo caso non sarete i primi e nemmeno gli ultimi) o magari accusandoci di servilismo verso il potere: calmi, non ci siamo ammattiti improvvisamente. Spesa questa premessa iniziale, se anche voi rientrate in questa categoria di persone, allora vorrà dire che abbiamo colpito nel segno.
Lo Sciacallo ricorda a qualunque lettore che si sia imbattuto in questo post dal titolo sconsiderato, che lo scopo di questo blog è quello di aiutare il risveglio delle persone, dopo secoli di annebbiamento e di sevizie psicologiche. La consapevolezza, però, deve partire prima di tutto da noi stessi: la cultura di questo Paese, purtroppo, ci ha sempre insegnato che quando succede un evento spiacevole, bisogna cercare di individuare subito un colpevole esterno, in modo tale da autoassolversi. Fa così da secoli anche la Chiesa cattolica, che individua nel Diavolo (che in realtà nella Bibbia neanche esiste), la causa di tutti i problemi che affliggono la nostra società.
Noi siamo un po' come Jhon Milton, il personaggio del diavolo interpretato da Al Pacino ne "L'avvocato del diavolo", che nella mitica scena finale del film cerca di persuadere l'ormai rinsavito Keanu Reeves, pronunciando una frase che ben riassume l'atteggiamento del popolo italico: "Il senso di colpa è come una scatola piena di mattoni; non devi far altro che scaricarlo". E invece no! Lo sport nazionale preferito dagli italiani va contrastato immediatamente. Pensateci un attimo, i politici disonesti, alla fine dei conti, sono tanto diversi da noi? Vi siete mai fatti sta domanda? Senza entrare in argomenti spinosi e complessi (perché in realtà non sono nemmeno i politici a comandare, bensì i banchieri, che godono di immunità nettamente superiori), pensate davvero di essere dalla parte dei buoni?
Riflettiamo insieme, basandoci su un esempio banalissimo come il calcio, lo sport più seguito in Italia. La maggior parte di voi si divide in fazioni a seconda del tifo, che è più o meno quello che fanno i politici. Esattamente come loro, però, quando arrivano i problemi, date il via al gioco dello scaricabarile: accuse contro arbitri e complotti di ogni sorta, e tutti a invocare un trattamento imparziale e, infine, la moviola in campo. Ebbene, nonostante un noto giornalista abbia cavalcato la battaglia per l'approvazione della moviola in campo (a nostro modo di vedere per fini di audience televisivo e nulla più), possiamo asserire con assoluta certezza che questa introduzione non avverrà mai per un motivo semplicissimo: non la vuole nessuno. Sì, avete capito bene, persino quelli che la invocano. E sapete per quale motivo? Perché questo strumento è un'arma a doppio taglio, concede e toglie, e siccome è sempre meglio la prima opzione, è facile giungere a questo tipo di conclusione.
Altra pillola calcistica. Abbiamo seguito quasi tutti la vicenda che ha riguardato la querelle tra Mancini e Sarri: ecco, questo è il classico esempio di vittimismo all'italiana. Lo sapevate che in passato Mancini aveva rivolto lo stesso epiteto a un giornalista? Vi risulta che in quell'occasione abbia chiesto la sua esclusione dal calcio? E che dire di quelli che giustamente si indignano per i cori beceri e razzisti che inneggiano all'eruzioni di Vesuvio ed Etna, ma che poi difendono a spada tratta il proprio partito quando questi rivolge gli insulti ai "froci"? Vi risulta che un allenatore x, oltre a contestare con vigore la condotta arbitrale dopo una sconfitta ritenuta immeritata, con lo stesso zelo abbia l'abitudine di ammettere davanti alle telecamere anche la vittoria ingiusta della propria formazione qualora fosse arrivata in circostanze analoghe? No, e crediamo che il motivo lo conoscono anche i bambini delle scuole elementari.
In "Destra e Sinistra" di Giorgio Gaber, canzone da noi citata in qualche articolo precedente, viene fuori una domanda: ma le ideologie, dove sono finite? Giunti a questo punto della nostra argomentazione vi starete domandando che diavolo c'entra questo con il discorso intrapreso sin qui. Invece c'entra e come: quando i politici si radunavano nei congressi e nominavano i segretari, noi dov'eravamo? Quando hanno deviato la loro ideologia di base per ragioni puramente personali o di partito, noi come abbiamo reagito? Siamo forse scesi in piazza a protestare? Ah, già, quello lo facciamo solo negli stadi quando la nostra squadra perde. Per anni abbiamo votato simboli vuoti, privi di contenuto, perché delegavamo tutto a un bel faccino da campagna elettorale che mostrava il suo candido programma elettorale, dopodiché ci siamo fatti, per usare un'espressione volgare molto in voga tra il popolo italico, "i cazzi nostri", infischiandocene di tutto e di tutti, del resto, si campava e la nostra squadra del cuore doveva giocare la domenica. Ora, arrabbiati, accusiamo i politici di tradimento, mentre ci dovremmo vergognare tutti, noi in primis, colpevoli di assenteismo ingiustificato.
Sempre citando Gaber, "la libertà è partecipazione", ma la maggior parte di noi non ha colto il significato di quelle parole. È sempre bello fregare il più debole, e venir fuori anche in modi non proprio ortodossi da situazioni complicate: l'occasione fa l'uomo ladro, diceva qualcuno, che già allora aveva capito la questione. La verità, è che se per assurdo un uomo trovasse una valigetta contenente una cifra importante e decidesse di consegnarla ai carabinieri o, addirittura, di distribuire quei soldi ai poveri di tutta la città, la maggior parte di noi approverebbe apparentemente il suo operato facendogli i complimenti per tanta correttezza o bontà d'animo, ma una volta tornati a casa dalle proprio famiglie, magari davanti a una tavola imbadita e con la tv accesa sul canale dove trasmettono il solito programma demenziale, rinnegherebbe quanto dichiarato poche ore prima, schernendo l'eroe di giornata e maledendo il fato per non essere stato clemente nei propri confronti, destinandolo al ruolo di testimone di una storia bellissima, anziché protagonista del più squallido dei vigliacchi rappresentati in quei maledetti cinepanettoni che tanto hanno influenzato il nostro modo di ragionare e di agire.
Siete ancora sicuri di essere diversi dai nostri politici? Smettetela di cercare il diavolo al di fuori di voi, e iniziate a pensare in modo diverso: diventerete come il personaggio interpretato da Reeves. Al contrario suo, però, state attenti a non ricadere nello stesso errore...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
IL COMPLOTTISMO E LA DITTATURA DEL PENSIERO: DUE FACCE DELLA STESSA SOCIETA'
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| fonte: youtube.com |
Premetto immediatamente che l'impostazione di questo pezzo sarà differente dal solito. Si tratterà sostanzialmente di uno sfogo, di sviscerare un pensiero che ha un forte bisogno di essere espresso.
Parlerò in prima persona: io sono Marcus Mason, e dietro questo nome potrebbe nascondersi qualunque cosa: una persona o più persone, un uomo o una donna, un adolescente o un professore universitario, oppure un operaio o una casalinga. Non è importante, è l'ultimo dei problemi.
Vi voglio raccontare una mia esperienza: qualche giorno fa, mi trovavo a parlare con una persona a me vicina, e mi ha colpito molto un discorso che questa persona ha fatto. Sosteneva che tutti quelli che si occupano di ciò di cui io mi occupo, ovvero un approfondimento sotto una luce diversa dei temi di attualità, della nostra storia e delle nostre origini, si attaccano sempre alle solite tesi complottiste. Pensano di avere in mano la verità assoluta, con atteggiamento superbo e quasi vanaglorioso. Quindi solitamente non dà molta fiducia alle parole di questi siti.
Vedete, questa persona, che io reputo intelligente, è però vittima inconsapevole di quel processo di indottrinamento che io definisco "dittatura del pensiero". Chi detiene il controllo dell'informazione (ovviamente non sono i telegiornali, ma che ve lo dico a fare?) da sempre pone in atto un'opera di convincimento nei confronti della popolazione. L'obiettivo è fare sì che la gente venga a conoscenza degli avvenimenti che accadono intorno a lei nella maniera giusta, edulcorati per bene, oppure completamente stravolti, o addirittura che non ne venga nemmeno a conoscenza. Sono ben accorti nel far trapelare le notizie giuste e lo fanno sempre attraverso i medesimi metodi.
Ovviamente, pur con tutto il potere immaginabile a disposizione, 7 miliardi di persone sono difficili da mettere a tacere. Qualcuno che lotta e scalpita per diffondere la verità ci sarà sempre, specialmente oggi che i mezzi di comunicazione di massa sono alla portata di chiunque. Quindi ogni individuo è potenzialmente in grado di reperire le informazioni veritiere, se va a cercare nei posti giusti e tramite le fonti giuste. E allora qual è la soluzione? Molto semplice, il cosiddetto debunking. Esso si articola in due fasi: io le chiamerò infestazione e discredito.
Che cos'è l'infestazione? Prendiamo ad esempio, per capire meglio, gli avvistamenti di UFO che si sono registrati numerosi a partire dal secondo dopoguerra. Noi sappiamo che qualcosa di strano è accaduto (vi rimando al mio articolo in proposito, pubblicato qualche giorno fa). Ebbene, i debunkers creano ad arte decine di avvistamenti palesemente falsi, non credibili, pieni di falle, affinché l'opinione pubblica si convinca che l'intera questione UFO sia un'enorme bufala, e che gli avvistamenti reali si confondano nel mare delle menzogne, tanto che più nessuno ci fa caso. Questa è la perfetta infestazione: condire la verità con una dose massiccia di bugie, rendendo la verità stessa non più distinguibile.
La seconda fase è il discredito: si tratta della diffusione di falsità su qualsiasi persona che si occupi alacremente della ricerca della verità. Anche qua facciamo un esempio concreto. Tra gli argomenti di cui mi occupo nel blog, avete potuto notare che c'è la Bibbia. La mia fonte principale in merito sono gli studi del prof. Mauro Biglino, già più volte citato. Le voci sull'affiliazione alla Massoneria di Biglino non si contano più sulla rete, come se questa cosa attribuisse al suo lavoro un'aura di inverosimiglianza o lo rendesse non più plausibile. Il fatto di essere, o di essere stato, massone, farebbe di Biglino un falso profeta (cito commenti che ho letto personalmente), un uomo a cui è stato dato il compito di condurre le persone verso l'ateismo e quindi, l'Anticristo. Follia pura.
Capite, quindi, che tutti noi, che non crediamo alle versioni ufficiali, ribadisco, non per partito preso, ma perché, in svariati casi, assolutamente incongruenti, siamo catalogati come complottisti da quattro soldi, che ci nascondiamo nelle dietrologie per combattere la nostra frustrazione per una mancata posizione soddisfacente all'interno del tessuto sociale (qui cito il CICAP).
Se posso dire la mia, noi siamo tra i pochi che hanno proprio il coraggio di non nascondersi.
Questa volta più che mai,
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
mercoledì 27 gennaio 2016
DIVISIONI IN MEDIO ORIENTE: IL CONFLITTO SECOLARE TRA SUNNITI E SCIITI
In verde i paesi a maggioranza sunnita (ovvero gli stati del golfo Persico), e in giallo quelli Sciiti, fonte foto: Wikipedia
L'argomento di cui ci occupiamo quest'oggi, prende spunto dalle ultime notizie in arrivo dal Medio Oriente: i principali notiziari nazionali narrano di uno scontro sempre più acceso tra Iran e Arabia Saudita, originato dall'uccisione di un leader sciita da parte del governo saudita, un paese storicamente a maggioranza sunnita. Questo dettaglio è di fondamentale importanza se si vogliono scoprire le cause che hanno determinato questa situazione, e che, come scopriremo tra poco, hanno radici antichissime e risalgono alla morte del profeta Maometto (avvenuta nel 632 d.C).
L'origine di questo problema, purtroppo, non viene mai affrontato in questo Paese, né nei tg né nei dibattiti politici. Peccato che sia alla base dei principali problemi che attanagliano il mondo arabo e che coinvolgono attivamente anche l'Occidente, schierato in due fazioni: gli USA e la Nato da una parte; Russia e Cina dall'altra. La prima coppia sostiene un intervento punitivo in Siria e conseguentemente la cacciata di Assad, al contrario dei secondi, che offrono il loro sostegno al governo legittimo del presidente siriano (un sovrano di fede sciita).
Ebbene, come dicevamo poc'anzi, questa distinzione trae origine dalla morte del profeta dell'Islam: come avvenuto in Occidente in occasione della morte di Cristo, anche in questo caso la contesa riguardava l'erede al trono, sia spirituale che politico, di Maometto. I sunniti credevano che questa eredità spettasse ad Abu Bakr, amico e suocero di Maometto; viceversa, la fazione sciita era schierata dalla parte del cugino nonché genero del Profeta, Ali (shīʿat ʿAlī", da cui deriva il nome sciiti, che può essere tradotto come "fazione di ʿAlī"). Ad avere la meglio furono i sunniti, anche se Ali riuscì a governare per breve tempo come quarto califfo (carica conferita ai successori del Profeta). Ma la frattura tra queste due correnti si rafforzò a seguito dell'uccisione di Hussein, figlio di Ali, nel 680 a Karbala (l'attuale Iraq), da parte delle truppe del califfato sunnita in quel momento al potere.
Inoltre, nel corso del tempo si verificarono alcuni cambiamenti nelle credenze spirituali dei due gruppi correligionari: la dottrina sunnita, infatti, si basa molto sulla "Sunna" (da qui il nome sunniti), che in arabo vuol dire "abitudine" oppure "consuetudine", e sta a indicare gli atti di Maometto e i suoi insegnamenti; dal canto loro, invece, gli sciiti attribuiscono ai loro leader religiosi, gli ayatollah, il potere di fare da tramite tra Dio e gli uomini (una sorta di Papa per i cattolici), e sono convinti che il dodicesimo e ultimo Imam sia in occultamento (il cosiddetto Mahdi), e che un giorno riapparirà per compiere la volontà di Allah. Proprio in relazione a questo, lo sciismo è stato tacciato di eresia da parte dei sunniti, mentre invece gli sciiti contestano la visione sunnita, ribadendo come il dogmatismo di questa ideologia abbia dato origine a movimenti estremisti come i wahabiti: questa ideologia ultraconservatrice, fondata in seno alla comunità sunnita da Muhammad ibn 'Abd al Wahhàb, interpreta il Corano alla lettera, condannando la pratica esoterica del sufismo (la ricerca mistica all'interno del Corano), abbracciando invece l'essoterismo (da non confondere con l'esoterismo).
Tuttavia è bene ricordare che i tre stati storicamente roccaforti del movimento sciita sono l'Iran, l'Iraq e la Siria. L'Iraq, però, è stato governato per anni da Saddam Hussein, legatissimo ai poteri sunniti oltre che all'Occidente (sempre in prima fila quando si tratta di alimentare i conflitti), che sfrutta abilmente queste differenze politiche e religiose per attuare i propri fini. Ora che abbiamo chiarito questi due concetti, possiamo comprendere ancora meglio quali sono gli scopi di chi ha creato l'Isis, che altro non è che un califfato sunnita fascista, che sta devastando al loro interno due stati sciiti. Ora potrete farvi un'idea delle cose che stanno accadendo nel mondo arabo, e di come noi Occidentali usiamo queste divergenze, del resto lo facciamo anche nell'Africa subsahariana, per soddisfare delle nostre aspirazioni. Ma non è tutto, perché il motivo di questi attacchi è strettamente legato a quanto accaduto nelle Primavere Arabe e in altri paesi: questi episodi sono stati catalogati come rivoluzioni concepite e sviluppate dai popoli oppressi, quando in realtà provenivano da ben altri soggetti, e per un motivo ben preciso che, chiaramente, non è mai stato divulgato dai media occidentali. Ma di questo ci occuperemo in un prossimo capitolo...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
DRAGON BALL: DOPO SUMERI-ACCADICI E AUTORI BIBLICI...AKIRA TORIYAMA??
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| fonte: wikipedia.com |
Questo è indubbiamente il post più bizzarro che ci proponiamo di diffondere. Immaginiamo già i sorrisi di molti di quelli che lo leggeranno nel vedere il titolo. Bè, provate per un attimo a superare l'incredulità e dateci un'opportunità, seguendo il nostro ragionamento.
Dragon Ball, creato dal giapponese Akira Toriyama è sicuramente uno dei manga più famosi del mondo in Italia soprattutto grazie alla serie animata trasmessa per la prima volta negli anni 90. Chi scrive si è sorpreso molto nel rileggere le vicissitudini della trama, oggi, alla luce di un'età diversa e di conoscenze arricchite.
Non abbiamo infatti potuto fare a meno di notare dei sorprendenti sottotesti, delle chiavi di lettura sospette, all'interno dell'opera. E' chiaro che chi è appassionato, o ha comunque seguito la serie, avrà una comprensione più chiara dei riferimenti che faremo.
La Terra immaginaria in cui sono ambientate le vicende di Dragon Ball ha una differenza sostanziale rispetto a quella reale: è governata da un Supremo, un'entità extraterrestre, di cui la gente comune ignora l'esistenza, che ha il compito di sovrintendere alla protezione e al mantenimento dello status quo del pianeta. La particolarità di questo essere è che la sua dimora si trova sopra le nuvole, cioè al di sopra di tutti. Ci ricorda moltissimo l'Elyon biblico, ovvero colui che si nasconde dietro l'appellativo di Altissimo. Non dimentichiamoci che il termine Elyon non significa altro che "colui che sta sopra" e la comparazione col Supremo è quasi scontata.
E' enigmatica la figura dei Sayan; al netto delle invenzioni attinenti alla trama fantasy (capelli biondi allo stadio di Super Sayan, coda e trasformazione in scimmioni grazie alla luna), le similitudini con la razza degli Elohim o Anunnaki ci sono, e anche evidenti. Si tratta in entrambi i casi di una razza antropomorfa, quindi dalle fattezze umane; dotati entrambi di poteri e tecnologie estremamente più avanzate rispetto agli abitanti del pianeta Terra. Hanno tutti e due un ciclo vitale decisamente più lungo, ma comunque sono mortali (ricordiamo che gli Elohim morivano, basta andare a dare un'occhiata al Salmo 82, a cui presto dedicheremo un'analisi). Ciò che accomuna le due razze in maniera ancora più lampante è però lo spirito; entrambe amano fare la guerra, vengono cresciuti come militari, l'ish milchamah dell'Antico Testamento ritorna nei panni di Vegeta, che arriva sulla Terra per conquistarla e, in caso di problemi, distruggerla. Insomma, si fa fatica a credere a pure coincidenze.
In un articolo precedente sulla Bibbia abbiamo sostenuto che la razza Adam sia stata fabbricata in laboratorio attraverso interventi di ingegneria genetica. Ebbene, in Dragon Ball succede esattamente la stessa cosa in occasione della fabbricazione degli androidi (abbiamo in mente i giovani C-17 e C-18) e di Cell, il cosiddetto "essere perfetto". Progettato dal dottor Gelo, Cell viene realizzato attraverso il prelevamento del DNA dei più forti guerrieri protagonisti della serie. Insomma, una sorta di tselem che gli Elohim aggiungono alla loro creazione, l'Adam, nella Bibbia, è presente anche qui.
Ci viene quindi spontaneo chiederci se Toriyama non sia molto più informato su alcuni aspetti della storia dell'uomo di quanto voglia far credere. Le similitudini sono tante e troppo specifiche per trattarsi di un caso. Bisogna farsene una ragione: la verità ce la stanno urlando, ma bisogna rimuovere i tappi dalle orecchie.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
lunedì 25 gennaio 2016
ESSI VIVONO DI JOHN CARPENTER: QUANDO IL CINEMA E' VERA RIBELLIONE SOCIALE
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| fonte: wikipedia.com |
Nel 1988 il celebre regista John Carpenter porta in scena una delle pietre miliari del suo cinema: Essi vivono.
E' la storia di un disoccupato, John, che lascia la sua città, Denver, per trasferirsi a Los Angeles, in cerca di lavoro. Qui assiste al susseguirsi di eventi bizzarri, come elicotteri della polizia che sorvolano continuamente il campo di baracche dove alloggia, interferenze televisive con i messaggi di un misterioso predicatore, che si rivela poi a capo di un piccolo gruppo, una sorta di setta, che possiede numerose attrezzature scientifiche e che ha come motto la frase "Loro vivono, noi dormiamo".
John trova nel loro covo una scatola contenente un paio di occhiali: una volta indossati, John scopre che il mondo che lo circonda è molto diverso da come appare: i muri sono pieni di manifesti inneggianti al totalitarismo, comandi subliminali per indurre all'obbedienza, ma soprattutto gli individui appartenenti al ceto borghese e benestante e alla polizia, si rivelano essere degli alieni con fattezze assimilabili a quelle di zombie. Tutto questo è invisibile senza l'ausilio degli occhiali.
Il film funziona sotto ogni punto di vista: come intrattenimento, dal momento che il film è divertente, ironico, con scene d'azione girate da Carpenter con maestria; funziona però alla grande sotto il profilo dell'allegoria. In piena età reaganiana, Carpenter ha il coraggio di condannare una società ormai vittima e preda del capitalismo imperante: di un consumismo sfrenato, e di un individualismo ed arrivismo tali da rendere fin troppo facile il dominio di questi alieni. La critica è feroce, ironica, come abbiamo detto, ma mai ridanciana e triviale, come quella di Zalone, e colpisce nel segno. Il film mette a disagio, è perfino sgradevole in alcuni frangenti, e toglie i paraventi dal mondo "alla Matrix" nel quale viviamo e dove pensiamo di essere liberi. Siamo schiavi di ciò che i piani alti della società ci impongono, ci piace quello che ci deve piacere, i nostri obiettivi li decidono altri per noi.
Questo discorso John Carpenter lo urlava a piena voce ormai 28 anni fa. Pensiamo che il suo appello sia caduto nel vuoto.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
IL GRANDE COMPLOTTO DEL NOSTRO TEMPO: LA SOTTRAZIONE DEL TEMPO
Fonte foto: Wikipedia
Vi siete mai resi conto di quanto tempo ci viene sottratto ogni singolo giorno? Quanti di voi sono padroni del proprio tempo? La realtà è che molte persone, per lo più la maggioranza, non si rendono conto di quanto tempo viene sprecato in attività inutili: anche chi ne è consapevole, però, ignora che all'origine di questo c'è stata una scelta ben precisa stabilita da un "magus" che ha tracciato un cerchio ed imposto la sua visione a tutti noi. Come vi abbiamo spiegato in qualche articolo precedente, una persona depensante diventa autimaticamente consumatore, favorendo così il sistema che ci opprime e che tanto vogliamo abbattere, salvo poi modificare in parte le nostre vedute per andare a fare file chilometriche in qualche centro commerciale, bramosi per l'uscita dell'iPhone dell'ultimo modello o del nuovo Mac.
E Facebook? Ma naturalmente è parte integrante del sistema e la sua funzione non è altro che quella di farvi buttare del tempo prezioso in attività futili. Facebook, infatti, è nato su iniziativa della CIA in seguito ai fatti dell'11 settembre, e serviva per schedare i cittadini statunitensi. Anziché procedere con un piano di identificazione più costoso e invasivo, qualche testa illuminante della CIA ha avuto la buona pensata di creare questo social network che avrebbe potuto schedare i cittadini non per imposizione del governo, ma per loro stesso volere. Certamente, come tutte le cose, può produrre anche dei benefici, se usato correttamente, cosa che difficilmente vediamo. Il pubblico di Facebook, infatti, non pensa ad altro che a pubblicare contenuti di scarso interesse, o addirittura falsi e calunniatori nei confronti di etnie, religioni, ecc. Tutti contenuti creati ad arte dagli stessi agenti del sistema che, cavalcando gli umori e le paure del cittadino medio, specie dopo accadimenti drammatici come gli sbarchi o le stragi, cercano di infondere l'odio e di dividere i popoli.
Se vi fosse concesso del tempo per pensare, avreste riflettuto su questo? E quali conclusioni avreste tirato fuori? L'inganno più grande del nostro tempo è proprio la sottrazione del tempo che, come dice lo studioso Carpeoro, è alla radice di tutti gli altri complotti, perché se ognuno di noi avesse il tempo per decidere e per riflettere, non cadrebbe nelle altre trappole. Questo è anche il motivo per cui lavoriamo di più, sia in termini di ore che di contributi. E quando facciamo degli acquisti sconsiderati, dobbiamo lavorare di più per permetterceli, quindi, sacrifichiamo altro tempo prezioso per raggiungere obiettivi che qualcun altro ci ha imposto dall'alto.
Quante sono le persone che leggono i libri? Quante persone provano a informarsi riguardo i vaccini, le cure alternative per il cancro o sul signoraggio bancario? Quasi nessuno, purtroppo, perché sono tutti impegnati in tante, troppe altre attività, alcune peraltro vengono svolte in automatico, perché si fa in questo modo da secoli e come automi non contestano nulla. Il tempo, sempre citando Carpeoro, non è denaro, perché quel bene è fungibile. Se un giorno qualcuno vi ruba cento euro, un giorno sarete in grado di recuperarli e magari di triplicare il vostro denaro, ma se vi rubasse anche un solo minuto della vostra giornata, quel minuto particolare non potrebbe restituirvelo nessuno.
Ma noi siamo andati oltre, perché la follia non si pone limiti, esattamente come l'ignoranza. In ognuno di noi è radicata l'idea secondo cui uno che apprende qualcosa più velocemente è sano, viceversa è un ritardato. Cioè, consideriamo la velocità come un valore assoluto. Niente di più sbagliato: siamo sicuri che uno che apprende dopo magari quella cosa la capisce meglio rispetto a quello che l'ha capita in anticipo? Una nota marca di pasta beneventana ha un motto che a noi piace moltissimo, e calza a pennello per questo esempio: "Pe' fa' 'e cose bone ce vo' tiemp'" (Per fare le cose bene ci vuole del tempo). Niente di più vero, perché le cose fatte con calma sono sempre le migliori, comprese le scelte, perché abbiamo pensato a più variabili possibili. Lo sapevate che Leonardo Da Vinci era un lento? Spesso gli venivano sottratti i lavori proprio a causa di questo "difetto". Eppure era un genio.
Questa sua pendenza viene fatta notare anche nel film "Non ci resta che piangere", del duo Troisi-Benigni. Una scelta oculata e non casuale, che pone in evidenza la differenza tra l'esigenze di rapidità del nostro tempo e quelle di un uomo del cinquecento, abituato ad agire nel modo e nei tempi che lui ritiene opportuni e non per la società e il potere costituito. In questo film, ricollegandoci al discorso precedente, viene fuori il ritratto di un Leonardo ritardato, ovviamente agli occhi di uomo del nostro tempo. Emblematica, in questo senso, anche un'altra scena del film, che ha come protagonista un boia, e che vi proponiamo qui sotto:
In questa scena Benigni, uomo del XX secolo, è a colloquio con il boia per richiedere la licenza che permetterebbe a Troisi di lavorare, ma quest'ultimo, uomo del '500, non gliela vuole concedere immediatamente, come richiesto in maniera piuttosto incessante dall'attore toscano, ma il giorno dopo. In questa sequenza, Troisi e Benigni fanno notare quanto all'epoca le persone fossero libere di operare restando fedeli ai loro tempi, potendo così permettersi di rifiutare un lavoro che non consentiva loro di agire secondo i loro tempi. È chiaro che in questa pellicola cinematografica il messaggio di fondo è lo scontro tra due mentalità opposte.
E allora come si esce da questo inghippo? Cominciamo col dire che il tempo non è perso se siamo stati noi a scegliere di compiere una determinata cosa. Non avrete perso tempo se siete stati voi a decidere di leggere questo articolo, che magari alla fine non vi ha entusiasmato, perché la prossima volta non cercherete più Lo Sciacallo sul web, ma girerete a largo da questo sito. Il tempo è perso se avete svolto una qualsiasi attività, e non sapete perché lo avete fatto. Il consiglio, ovviamente, è di iniziare a ritagliarvi del tempo per voi, solo ed esclusivamente per questo fine, e cercare di non ripetere gli errori fatti il giorno prima. Per fare questo, si può prendere un diario, non quello di Facebook, dove scrivere tutto quello che avete combinato nell'arco della vostra giornata e, il giorno seguente, verificare nel dettaglio quanti errori avete commesso e quanti invece no.
Infine, concludiamo il nostro articolo invitandovi all'ascolto di Time (con tanto di traduzione), un magnifico pezzo dei Pink Floyd datato 1973 e ricavato dal concept album "The Dark Side of the Moon". Una canzone che descrive quanto vi abbiamo narrato fin qui. Buon ascolto.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
domenica 24 gennaio 2016
LA BIBLIOTECA DELLO SCIACALLO:"LA QUESTUA" DI CURZIO MALTESE; QUANTO COSTA LA CHIESA AGLI ITALIANI?
Fonte foto: wikipedia
Secondo appuntamento con la biblioteca de Lo Sciacallo. Il libro che ci sentiamo di consigliarvi quest'oggi ha come titolo "La questua", scritto da Curzio Maltese ed edito da Feltrinelli nel 2008. Prima di cominciare, come di consueto, ecco qualche accenno sull'autore di questo saggio: Curzio Maltese nasce a Milano e cresce a Sesto San Giovanni. Dopo alcune esperienze giovanili tra fabbrica e radio libere, diventa cronista a "La Notte", poi presso "La Gazzetta dello Sport", dal 1986 inviato de "La Stampa" e dal 1995 editorialista a "La Repubblica".
In quest'opera, l'autore sottolinea l'ingente mole di denaro che ogni anno passa dal bilancio dello Stato italiano e degli enti locali alle casse della Chiesa cattolica, senza contare il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, dal mancato pagamento dell'Ici all'esenzione da Irap, Ires e altre imposte e, infine, si fa per dire, l'elusione "legalizzata" per le attività turistiche e commerciali. Il tutto, secondo Maltese, ammonterebbe attorno ai 4 miliardi di euro (all'incirca mezza finanziaria) che, per stessa ammissione della CEI (Conferenza episcopale italiana), solamente un 1/5 di essa viene spesa per opere caritatevoli e di assistenza sociale.
Sempre in quest'opera, Maltese evidenzia come tra governi di sinistra cosiddetti "rossi" e di destra in realtà ci sia ben poca differenza quando si vanno a guardare i rapporti che essi intrattengono con il Vaticano, snocciolando dati e cifre, bilanci e documenti. Un altro capitolo importante presente ne "La Questua" riguarda lo Ior, e le contraddizioni di uno stato laico solo nelle parole e non nei fatti: si andranno a conteggiare i minuti nei tg concessi al Papa e le ore di religione nelle scuole dedicate alla fede cattolica a discapito delle altre confessioni religiose. Chiaramente l'obiettivo di questo libro non è quello di attaccare la Chiesa in quanto tale, quanto piuttosto di rendere note alcune realtà poco conosciute al pubblico e, siamo certi, una volta che avrete terminato di leggere questo libro, vi frulleranno in testa mille dubbi e cercherete di indagare più a fondo sull'argomento.
"Gli italiani spendono per mantenere la Chiesa più di quanto spendano per mantenere l'odiato ceto politico. Ma non lo sanno", tratto da la Questua.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
sabato 23 gennaio 2016
GIOVANNI TRITEMIO: TRA MAGIA, ASTROLOGIA ED ESOTERISMO
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| Giovanni Tritemio Fonte: wikipedia.com |
Secondo appuntamento con la rubrica delle biografie dello Sciacallo. Il personaggio su cui vogliamo far luce questo sabato sarà sconosciuto ai più, nonostante la sua importanza, e proprio per questa ragione, gli riserviamo un più che meritato spazio.
Stiamo parlando di Johann Heidenberg, più conosciuto come Giovanni Tritemio. Egli, in ambienti esoterici, ma non solo, è considerato uno dei più importanti studiosi di occulto della storia, nonché uno dei capostipiti dell'arte magica (assolutamente da non confondere con l'illusionismo alla David Copperfield). E' stato anche fonte di ispirazione per uno dei più grandi magus esistiti, Giordano Bruno, che basa il suo De magia mathematica appunto sul lavoro compiuto da Tritemio, in partcolare sulla Steganographia tritemiana.
Ci preme aprire qui una brevissima parentesi; i concetti di mago e di magia vengono troppo semplicisticamente associati, come si accennava sopra, all'illusionismo, ai giochi di prestigio con le carte o all'estrazione del coniglio dal cilindro. Facciamo notare che la parola latina magus contiene la stessa radice del termine magister; quindi il "mago" altri non è che un esperto conoscitore, uno studioso di alto livello, un maestro appunto.
Giovanni Tritemio nacque nel 1462 nella cittadina tedesca di Trittenheim da una povera famiglia contadina. Di natura attratto dalla conoscenza, riuscì nonostante la sua condizione economica a frequentare l'università, dove si specializzò nelle lingue straniere: studiò l'ebraico, il caldeo e il tartaro. Il primo passo che porterà Tritemio a diventare una star nel mondo dell'esoterismo lo compie in questo periodo della sua vita, quando decide di creare, insieme a tre compagni di studio, la Sodalitas Celtica, una sorta di confraternita ante litteram, nella quale ci si occupava dell'approfondimento di materie riguardanti l'astrologia e la cabala. Fu in quest'ambito che prese il nome con cui è passato alla storia, Johannes Trithemius (italianizzato in Giovanni Tritemio).
Il periodo universitario fece scoccare la scintilla, fu solo l'avvicinamento di Tritemio alle arti occulte.
Una volta diventato, a soli ventitré anni, abate dell'abbazia di San Martino di Sponheim, Tritemio poté dedicarsi ad approfondire ulteriormente i suoi interessi. Mise in piedi, infatti, una delle più ricche biblioteche dell'intera Germania, comprendente di più di duemila volumi, tra manoscritti e stampe, e lo fece spendendo soldi suoi.
Si dedicava anche alla crittografia; una delle sue prime produzioni in ambito letterario fu infatti la Polygraphiae libri sex, alla base per la decodificazione dei cifrari a sostituzione polialfabetica, tra i più utilizzati all'epoca e molto diffusi tutt'oggi.
Ma le opere fondamentali, che fanno di Tritemio una tappa obbligatoria per chiunque decida di avvicinarsi al sapere esoterico, sono due. Vediamole nel dettaglio.
La prima, redatta nel 1508, è il De septem secundeis id est intelligentiis sive spiritibus orbes post Deum moventibus, conosciuto più semplicemente come il De septem, basata sugli scritti di un famoso magus medievale, Pietro d'Apona, vissuto nella seconda metà del XIII secolo.L'opera è di natura astrologica e il tema trattato è quello della ciclicità del tempo. Lo studioso Gian Luca Margheriti, nel capitolo che dedica a Tritemio nel suo I personaggi più misteriosi della storia, descrive egregiamente la teoria esposta da Tritemio in questo saggio. Proviamo a riassumerla.
Secondo Tritemio, la storia è suddivisa in veri e propri cicli che si susseguono e si ripetono. Ognuno di questi cicli è composto da sette età, di 354 anni e quattro mesi ciascuna. Un angelo connesso con un pianeta è a capo di ogni età. Abbiamo: Orisiele abbinato con Saturno, Anaele con Venere, Zaccariele con Giove, Raffaele con Mercurio, Samaele con Marte, Gabriele con la Luna e Michele con il Sole.
Tritemio inoltre calcola anche la possibile data della creazione del mondo, avvenuta il 15 marzo del 5027 A.C. Secondo questa elaborazione, lui sarebbe vissuto nell'età presieduta da Samaele, mentre la nostra avrebbe come supervisore Michele.
Tritemio sostiene che ognuna di queste età avesse delle particolari caratteristiche, che chiaramente si sarebbero riproposte tutte le volte, essendo il mondo impostato in maniera ciclica. La nostra, che terminerà nel 2233, data della seconda venuta di Cristo sul nostro pianeta, sarà segnata dalla rinascita dei culti pagani, dall'estinzione della monarchia, e da un forte sviluppo in campo tecnologico e scientifico.
La seconda opera, che non ci possiamo esimere dal citare e illustrare, concerne l'ambito esoterico, e si tratta della celebre e sopracitata Steganographia. Essa consta di otto volumi riguardanti la creazione e l'utilizzo di linguaggi magici atti a comunicare senza messaggeri o simbolismi.
Si racconta che egli stesso, dopo aver terminato la redazione del testo, lo giudicò troppo pericoloso per l'umanità, almeno per quel periodo, e cercò di distruggerlo.
Mathias Becker ne pubblicò una piccola parte nel 1606, ma finì immediatamente, senza troppe sorprese, nell'Indice dei Libri Proibiti della Santa Inquisizione, dove rimase fino al 1930.
Purtroppo non avremo mai a disposizione una copia completa di questa monumentale opera, ma lo stesso Tritemio fa comprendere che all'interno di essa aveva già sviluppato le basi di arti magiche tra le più raffinate, come linguaggi in codice non decifrabili e tecniche di condizionamento del pensiero e della volontà come l'ipnosi.
La potenza delle opere di Tritemio spaventò i suoi confratelli, che chiesero e ottennero il suo allontanamento da Sponheim. Fu spostato quindi a Wurzburg, dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1516.
Abbiamo voluto raccontare la storia di Giovanni Tritemio non perchè riteniamo che tutto ciò da lui teorizzato corrispondi a realtà, ma per far comprendere quanto fosse visionario (e non in accezione negativa) e avanti nei tempi quest'uomo. E' possibile che ciò a cui ha portato la sua opera sia più importante dell'opera stessa, ma resta il fatto che Tritemio ha aperto un mondo talmente vasto, che ancora oggi non abbiamo finito di esplorare. Anzi, probabilmente non abbiamo nemmeno cominciato.
Chiaramente, tutto questo, lo ha condotto dritto nel dimenticatoio della storia ufficiale.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
venerdì 22 gennaio 2016
UFO: ECCO ALCUNE PROVE DELLA LORO ESISTENZA
Fonte foto: wikipedia
Il tema di oggi è inerente agli UFO. Esistono davvero o sono frutto di una suggestione di massa? Se alcuni governi, come quello britannico, hanno aperto, almeno in parte, i loro archivi e desecretato alcuni documenti definiti "Top Secret", per altri, invece, l'argomento resta un tabù: ne sono un esempio evidente gli Stati Uniti d'America, peraltro una delle nazioni più investite dal fenomeno, con avvistamenti e rapimenti sparsi per tutto il paese. Come dimenticare l'incidente di Roswell, dove un disco volante precipitò nella cittadina del New Mexico l'8 luglio del 1947? Nello stesso giorno l'ufficio di informazioni al pubblico della RAAF (Roswell Army Air Field) emise un comunicato che venne ripreso dal quotidiano locale Roswell Daily Record, in cui veniva descritto il ritrovamento di un disco volante. Il giorno seguente, però, il governo degli USA smentì la notizia, dichiarando che l'oggetto caduto nella contea della cittadina del New Mexico popolata da circa 27000 abitanti, era in realtà un semplice e ordinario pallone sonda. Una spiegazione che venne dichiarata falsa dagli stessi ufficiali che, una volta congedati, avevano ammesso di essere stati costretti a rilasciare tali affermazioni alla stampa.
La realtà, però, sembra essere ben diversa. Pare infatti che durante le missioni sulla Luna (resta comunque da stabilire se quella del '69 fosse stata inscenata o meno), gli astronauti abbiano trovato delle prove schiaccianti riguardo la presenza di extraterrestri sul suolo lunare. Molte delle foto che scattarono sulla Luna, secondo molti, furono ritoccate dalla NASA per nascondere edifici, costruzioni e altri oggetti (compreso le navicelle spaziali aliene), che confermerebbero l'esistenza degli alieni. È bene ricordare che tutti i testi antichi parlano di esseri celesti venuti dal cielo. Secondo gli antichi testi Veda, ci sarebbero più di 400000 specie umanoidi nell'Universo e la maggior parte di queste avrebbero visitato la Terra. Sempre stando a quanto descritto in questi antichi testi indiani, in totale accordo con quanto narrato nei testi sumero-accadici (dai quali deriva la Genesi), sudamericani e greci, una specie umanoide avrebbe creato l'Homo Sapiens, modificando geneticamente gli ominidi: i Sumeri li chiamavano "Anunnaki", gli autori biblici "Elohim", i greci "Theoi", le civiltà precolombiane "Viracocha" e così via.
Secondo quanto affermato dal sergente Clifford Stone, molti di questi avrebbero un aspetto del tutto simile a quello umano, eccetto alcune caratteristiche differenti: "Quando sono stato congedato nel 1999 avevamo catalogato 57 specie differenti. Ci sono individui che assomigliano a noi, essendo così in grado di muoversi tra di noi senza che si noti la differenza. Ciononostante, possiedono alcune capacità diverse dalle nostre: ad esempio, in una stanza buia sono in grado di raggiungere degli oggetti, distinguerne il colore. Inoltre avrebbero alcuni sensi più sviluppati dei nostri, come l'olfatto, l'udito e la vista. Poi, se consideriamo i Grigi, esistono almeno tre tipi di questa specie: alcuni sono persino più alti di noi".
Di seguito, vi mostriamo un video tratto da YouTube che parla proprio degli UFO e dei loro "piloti". Nel video troviamo anche le dichiarazioni del sergente Stone, e del Sergente Maggiore Robert O. Dean. Buona visione.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
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