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sabato 5 marzo 2016

BASILIO DI KRONSTADT E LE PROFEZIE SU LENIN, NAPOLEONE, HITLER E L'ISIS NEL SETTECENTO


Basilio di Kronstadt
fonte: oracolocooperatoresveritatis.wordpress.com

La biografia che scegliamo di proporvi questo weekend riguarda un personaggio che appartiene a quella che, secondo noi, è la categoria più affascinante e suggestiva di uomini "illuminati": i profeti.

E nello specifico, ci occupiamo di un uomo che duecento anni prima aveva previsto l'avvento della rivoluzione bolscevica in Russia, l'uragano Hitler che avrebbe condotto alla Seconda Guerra Mondiale, e persino lo scontro finale dell'universo occidentale contro l'aggressivo mondo dell'Islam: Basilio di Kronstadt
Ma andiamo con ordine e vediamo innanzitutto di chi stiamo parlando.

Non è in realtà così semplice tracciare una vera e propria "linea della vita" di Basilio, poiché i cenni biografici a suo riguardo sono scarsi e sommari.
Le rare fonti riferiscono che nacque intorno al 1680 a Mosca, e che in gioventù iniziò una carriera da funzionario governativo, seguendo le orme paterne. Fino al sopraggiungere della chiamata divina, che lo spinse a trasferirsi nel convento di Kalinin (cristiano di confessione ortodossa), dove visse per alcuni anni un'esistenza da asceta.
Successivamente, Basilio decise di spostarsi nella grande città degli zar, San Pietroburgo, che era ancora in via di completamento. Il suo compito qui era di rinfrancare spiritualmente le anime dei tartassati lavoratori forzati impegnati nella costruzione della nuova capitale (le stime affermano che perirono più di trentamila operai durante i lavori), che sostituiva Mosca, la quale, nell'opinione del sovrano, non era abbastanza moderna per rappresentare al meglio la nobiltà della dinastia Romanov. San Pietroburgo fu inaugurata nel 1703 e divenne ufficialmente capitale nel 1712.
Basilio alloggiava appena fuori dalla nuova capitale, nella piccola fortezza di Kronstadt, da cui prese il nome con il quale viene ricordato. E qui già terminano le notizie sulla vita di Basilio; la data di morte viene tradizionalmente attribuita al 1772.

Occupiamoci ora del suo immenso lavoro profetico. Durante gli anni di San Pietroburgo, Basilio elaborò una serie di profezie, chiamate appunto Profezie di San Pietroburgo.
Trattò degli argomenti più disparati, non solamente di quelli a cui abbiamo accennato nel titolo del post. Previde la caduta della dinastia Savoia, che sarebbe durata "da Umberto a Umberto". Cosa avveratasi. Il capostipite dell'ex casata regnante fu infatti Umberto I Biancamano, nel XI secolo, mentre la dinastia terminò, come ben sappiamo, con l'allontanamento, nel 1946, di Umberto II, il celeberrimo "Re di Maggio".
Decisamente sorprendente come Basilio avesse già perfettamente delineato gli avvenimenti che avrebbero portato al potere il Bolscevismo nel 1917, con duecento anni di anticipo:

“Decapitata l’aquila, nel cielo della Santa Madre
Russia, apparirà la stella sanguigna.
Con la sua luce sinistra illuminerà la foresta
dei cento lupi. Molti adoreranno la stella.
Sara’ in questo tempo che 
gli idoli d’oro saranno gettati nella polvere
e con il sangue dei ricchi
si laveranno le scale dei poveri.
Il branco dei lupi sara’ guidato da tre sciacalli,
provenienti dalla terra al di la’ del fiume.
Povero muzik e povera chiesa... La stella
sanguigna non sara’ meno feroce dell’aquila.
La schiavitù rimane. Cambia solamente il nome.
La carne mangerà la sua carne. Sara’ allora 
che le scale delle case dei poveri 
verranno lavate con il sangue dei poveri".


Tutto torna: l'aquila è esattamente quella dei Romanov, che fu decapitata proprio da una stella sanguigna, ovvero quella rossa del Marxismo, che prese ufficialmente il potere il 25 ottobre 1917.

I citati "idoli d'oro gettati nella polvere" fanno riferimento alla profonda crisi delle religioni in seguito all'avvento del Comunismo, che portò con sé anche una feroce repressione nei confronti dei nobili, ben resa dall'espressione "con il sangue dei ricchi si laveranno le scale dei poveri".
Il branco dei lupi altro non è che quello dei rivoluzionari e dietro ai tre sciacalli loro guide si nascondono i grandi promotori della rivoluzione: Lenin, Stalin e Trotzkij.
Basilio mette però in chiaro le cose: la situazione non migliorerà di certo. Altro sangue. Altri crimini: i gulag, le purghe staliniane, la seconda guerra mondiale ("la schiavitù rimane. Cambia solamente il nome").

Celeberrima è poi la profezia di Basilio inerente alle indicibili sofferenze e invasioni che Santa Madre Russia sarebbe stata costretta a subire.


"Dalle terre del Re Santo partirà un corvo color 
del mare. Dalle terre dell'uomo ricco di pace
partirà un corvo color della notte.
Dalle terre profumate del deserto
partirà un corvo color del sole.
Tutti e tre voleranno sulla terra della Santa
Madre Russia e si poseranno su Mosca. I tempi
saranno diversi, ma lo scopo sarà sempre quello:
annientare la grande Madre, umiliandola,
per poi trascinarla in schiavitù.
Ma Santa Sofia veglierà sulla Madre Russia.
Il primo corvo sarà vinto dal ghiaccio e dalla
fame, il secondo dalla fame e dal ghiaccio, il terzo
non conoscerà la via del ritorno. Si perderà nei 
sentieri della steppa e qui vagherà per mille anni.
In questo tempo il mondo intero sarà in rovina.
Non vedrete più cantieri di lavoro, ma di parole.
Voleranno le parole, voleranno le immagini, 
volerà l'uomo e un giorno si vedranno volare 
anche le montagne, perché del vecchio rimarrà
ben poco. Una parte sarà distrutta dalla natura
e un altra dall'uomo.
Dei corvi color del mare e della notte non
rimarrà nulla, verranno inghiottiti dalla tragedia
e i loro imperi saranno ridotti in polvere.
Solo la semente del terzo corvo non verrà dispersa
dal vento. Germoglierà nel deserto
e darà frutti e fiori in abbondanza.
i fiori saranno color delle foglie
e i frutti avranno la forma della luna calante."


Analizziamo nel dettaglio i vari riscontri nella storia successiva della Russia.

Come abbiamo già detto, i principali riferimenti concernono le invasioni di potenze straniere nel territorio russo. Il primo "corvo invasore" proviene dalla terra del Re Santo, Luigi XI, canonizzato nel 1297. Quindi parliamo della Francia, e il chiaro rimando è a Napoleone Bonaparte (chiamato "color del mare" perché proveniente da un'isola, la Corsica), di cui è predetta anche la sconfitta a causa degli stenti: accadde esattamente così, come tutti sappiamo.
Il secondo corvo è sicuramente identificabile in Adolf Hitler: avviò l'occupazione dell'Urss nell'estate del 1941, ma anche la sua ascesa venne bruscamente interrotta da quegli stessi stenti che piegarono le truppe di Napoleone un secolo prima. E anche sul colore non si sbaglia: questo corvo è infatti nero, simbolo del Nazionalsocialismo. Aggiungiamo che l'invasione nazista della Russia fu denominata Operazione Barbarossa; questo imperatore medievale a cui si ispira era di origine germanica, si chiamava Federico, in tedesco Friedrich, che letteralmente significa "ricco di pace", proprio come riportato dalla profezia di Basilio.

Giungiamo infine al terzo e più misterioso corvo, che ancora non è arrivato a sorvolare i cieli di Mosca. Le ipotesi più gettonate su chi si celi dietro questa ultima allegoria sono due: c'è chi sostiene possa trattarsi della Cina (per l'accenno al sole), oppure di popoli musulmani (per l'accenno al deserto). Quest'ultima teoria appare la più azzeccata. proseguendo l'analisi della profezia. Basilio afferma che, a differenza dei primi due, questo terzo corvo non morirà di fame o freddo, bensì resterà bloccato sul suolo russo dove pianterà dei frutti presumibilmente verdi ("del color delle foglie") e di una forma che ricorda da vicino un elemento presente in diverse bandiere di stati musulmani, o comunque appartenenti al mondo arabo ("avranno la forma della luna calante"). 


Basilio successivamente è ancora più esplicito, rincarando la dose:


Le terre d'Occidente diverranno terre d'Oriente
e le leggi dei paesi ricchi non riusciranno
a fermare l'invasione dei poveri.
Sarà un onda umana che invaderà le spiagge,
un mare in tempesta.
Tutto sarà sconvolto e tutto precario, in questo
tempo la mezza luna salirà alta nel cielo
e sposerà il rospo color del sangue.
Guerre, dolore e sangue nasceranno
da quest'unione che porterà Maometto a Mosca
e in tutta l'Europa.


Tutto ciò suona terribilmente familiare, non è vero? Il processo di immigrazione di massa che si sta verificando in questo preciso periodo storico sembra perfettamente riassunto in queste righe. Secondo Basilio, si concluderà con la conversione musulmana di Mosca che si arresterà, come sostiene più avanti, "quando l'Orsa Maggiore (forse una grande alleanza di potenze occidentali, ndr) si scontrerà con la
Luna".

Che dire? Basilio di Kronstadt ha già dimostrato in più di un'occasione di essere attendibile; molte delle sue profezie sono state rispettate quasi nel dettaglio.
Se dovesse ripetersi, forse è necessario che tutti noi, dal contadino, all'impiegato, sino all'uomo di potere, cominciamo a guardare in faccia la realtà, per capire fino in fondo in che terribile direzione ci stiamo dirigendo. E sarebbe il caso di farlo quanto prima.

Mente libera, occhi aperti

                                               Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

venerdì 4 marzo 2016

FREDDIE MERCURY ERA UN ROSACROCE? TROPPI INDIZI FANNO UNA PROVA...


                                                       Fonte foto: Wikipedia

Il protagonista di oggi è un uomo che, insieme a Michael Jackson e pochi altri, ha saputo regalare emozioni nell'ambito della pop music. Stiamo parlando di Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury, frontman e leader carismatico del gruppo pop rock "Queen". Mercury nacque nell'allora protettorato britannico di Zanzibar, in Tanzania, il 5 settembre 1948, da una famiglia con ascendenze parsi (una popolazione di fede Mazdeista che nell'VIII secolo lasciò la Persia per recarsi in India, governata all'epoca dal re induista Jadav Rana), e iraniane. Passata l'infanzia tra l'India e Zanzibar, nel 1964, a diciotto anni, fu costretto a recarsi in Inghilterra a causa della rivoluzione socialista in atto a Zanzibar. Nel 1970, insieme al chitarrista Brian May e al batterista Roger Taylor, fondò i Queen, a cui, l'anno seguente, si unì anche il bassista John Deacon, completando così la formazione storica. Assunse il cognome Mercury dopo il primo album della band, "Queen", pubblicato nel 1973: nel singolo "My Fairy King", infatti, cita una misteriosa "Mamma Mercury". Ammalatosi di AIDS (un giorno parleremo approfonditamente di questa malattia), morì a Londra il 24 novembre 1991.

Prima di cominciare la nostra analisi, è necessario fare una premessa: in uno dei primi articoli di questo blog, vi abbiamo parlato della confraternita dei Rosacroce. Adesso, per comodità, non perderemo tempo a spiegarvi l'origine e gli scopi di questo ordine, e andremo avanti spediti nella nostra argomentazione. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di dimostrare che anche Freddie Mercury ne faceva parte. Se non vi ricordate l'argomento o se è la prima volta che vi capita di imbattervi nel nostro sito, vi raccomandiamo di sospendere la lettura di questo articolo per dare un'occhiata al capitolo "I ROSACROCE: DA DANTE FINO AD OGGI", in modo tale da poter comprendere questo accostamento.

Bene, ora possiamo finalmente cominciare ad esporvi l'argomento. Sappiamo che gran parte dei Rosacroce discendevano dalla Tribù di Giuda (una delle dodici tribù di Israele, citate nella Bibbia). Questa cerchia iniziatica era legata da una linea di sangue, la Radix Davidis (o Stirpe di Davide); Sappiamo però che a un certo punto questa confraternita ha cominciato ad accogliere anche menti raffinate o persone dalle abilità particolari, seppur non erano discendenti diretti della linea di sangue a cui apparteneva, tra gli altri, anche Gesù Cristo. Passiamo ora ai simboli dei Rosacroce. Tra i più importanti troviamo la Rosa, ma anche il Cigno, il Pellicano, la Fenice e il Giglio. Concentriamoci sul significato del Pellicano. Contrariamente all'ideologia cristiana, per cui il Pellicano nutre i propri piccoli col proprio sangue, per i Rosacroce, invece, l'animale resuscita i propri figli, che sono sette, donandogli il proprio sangue. Il gesto simboleggia l'amore e non la carità, com'è invece inteso secondo la dottrina cristiana.

Nel corso di una conferenza che potete trovare comodamente su youtube, dal titolo "I ROSACROCE E IL SAPERE DEL TEMPIO", Gianfranco Carpeoro analizza il simbolo dei Queen, spiegando come, a suo modo di vedere, anche Freddie Mercury era un membro dei Rosacroce. Nel simbolo, disegnato da Freddie Mercury, troviamo un pellicano (con i suoi sette piccoli), due leoni, una corona e un cancro. Guarda caso troviamo un pellicano che nutre i sette piccoli, come da tradizione rosacrociana; sotto, invece, troviamo un cancro e due leoni che sorreggono una corona. Secondo l'ex Gran Maestro, Freddie Mercury si sarebbe fabbricato il logo, tra l'altro rimasto sempre molto nascosto, per simboleggiare la Radix Davidis. Ma non è tutto. La festa di Davide, tra gli ebrei, ricade il 24 giugno e, sempre per pura casualità, ricade sotto il  segno del cancro. Che combinazione.

Adesso, però, guardiamo questo video. Prestate attenzione in particolare al minuto 2:20.

                                          Youtube, Queenhouse85

Non avete notato qualcosa di insolito? In questo frammento si vede chiaramente un grosso pellicano d'oro dominare sopra le teste di Freddie Mercury e David Bowie (un altro iniziato). Ma se pensate che è finita qui vi sbagliate di nuovo. Ora prestiamo attenzione ai colori dei due: Freddie è vestito di giallo, mentre Bowie indossa un abito color azzurro. Signore e signori, quei due colori rappresentano la massoneria e, in particolare, raffigurano i colori dell'ordine. Inoltre, come se non bastasse, il giallo è il colore della regalità in Iran: la cosiddetta "Rosa Gialla". Ma un altro dato non di poco conto riguarda il nome del complesso: Mercury scelse il nome Queen in omaggio alla regina Elisabetta I, anch'essa appartenente all'organizzazione: emblematici sono i due autoritratti della regina britannica (sotto vi postiamo il più celebre), contenenti simboli rosacrociani.

  "Il ritratto del pellicano", fonte:Wikipedia

Poi, ci sono da considerare alcuni brani piuttosto eloquenti della band, per chi è a consocenza di certe tematiche: possiamo citare "Killer Queen" (che di tutto parla meno che di una prostituta, come in molti erroneamente pensano) e "The March of the Black Queen". Ci sarebbe molto altro da raccontare, ma per oggi il tempo è scaduto. Torneremo sull'argomento dei Rosacroce in un prossimo momento. Nel frattempo continuate a seguirci, aiutandoci nella diffusione del blog. Nella prossima settimana, come vi abbiamo promesso qualche tempo fa, potrebbe esserci una sorpresa...

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L. Mason







mercoledì 2 marzo 2016

MISTERIOSA MORTE DI UNA COLLABORATRICE DEL PAPA: DOVE SONO POMERIGGIO CINQUE E LA VITA IN DIRETTA?


Casa di Santa Marta
fonte: wikipedia

Nel marasma dei casi di cronaca che tengono incollati gli italiani alla televisione dove sembra ormai si svolgano le vere indagini, ve ne vogliamo segnalare uno di pochi giorni fa. Ne hanno accennato brevemente i giornali, ma senza fare troppo rumore.

Riguarda la misteriosa morte di un'impiegata della reception della Casa di Santa Marta, la residenza in Vaticano di papa Bergoglio, il cui corpo senza vita è stato rinvenuto nella sua abitazione alla Pisana, in via Cesare Pascoletti, a Roma.
La donna, di origine eritrea, ma italiana, Miriam Wuolou, di 34 anni, si trovava al settimo mese di gravidanza. Aveva chiesto qualche giorno di malattia, ma di lei si erano perse le tracce. Risultava irreperibile, non rispondeva mai al telefono. Il fratello ha quindi deciso di avvertire la polizia, che ha fatto irruzione nell'appartamento facendo la macabra scoperta.
Dopo l'ovvia apertura di un'inchiesta a proposito, il Vaticano ha subito chiesto che venisse effettuata l'autopsia, visto anche lo shock dello stesso pontefice, che conosceva personalmente la vittima.
E' da sottolineare il fatto che il cadavere sia stato trovato in avanzato stato di decomposizione, segno che la morte è di molto precedente alla scoperta del corpo, avvenuta nella giornata di venerdì 19 febbraio.

Nonostante i primi goffi tentativi di attribuire la morte a un improvviso aggravamento del diabete di cui la donna soffriva, dovuto all'imminente parto, ci pare abbastanza evidente che qualcosa in questa storia non quadri. Come riportato da un articolo apparso sull'edizione on-line del quotidiano "Il Giornale", sono passati diversi giorni prima che il fratello si decidesse a denunciare la scomparsa di Miriam. Perché questo ritardo, sapendo poi che la sorella incinta poteva necessitare di assistenza, visto anche il suo precario stato di salute? Era quindi stata abbandonata a se stessa?
La grossa sorpresa arriva ora. La donna era sposata con un italiano di cui non sono state diffuse le generalità, ma pare che non convivessero, se non di tanto in tanto, da diversi mesi. Si apre quindi l'ipotesi di una relazione parallela di Miriam, oltre al dubbio sulla effettiva paternità del bambino che stava aspettando. Visto l'ambiente, lasciamo a voi trarre le vostre conclusioni...

Nutriamo molti dubbi sulle dinamiche di questa vicenda, ma in questa sede ci proponiamo di esaminare un altro lato della questione.
Ci chiediamo come mai tutte le varie trasmissioni televisive, ormai quotidiane, non hanno fatto il minimo cenno a questo caso? Sembra strano che l'ottima "giornalista" Barbara D'Urso si sia lasciata sfuggire la tragedia della povera Miriam, morta per di più insieme al suo non ancora nato figlio. Ma come, la paladina delle battaglie contro la violenza sulle donne, dopo aver scritto interi libri sull'argomento, non ha speso nemmeno cinque minuti della sua trasmissione di cronaca nera per questa giovane quasi-mamma? Ci viene da pensare che forse non ha giurisdizione oltre le Mura Leonine. Lì non è così facile intercettare super-testimoni che le diano l'esclusiva, mettendo al secondo posto persino gli inquirenti. Non è stato possibile, a quanto pare, sguinzagliare giovani e aitanti inviate vogliose di fare carriera, pronte anche a organizzare teatrini, fingendo di incontrare per caso un testimone e di intervistarlo sul momento, mentre era tutto già stato provato fuori onda.

Stesso discorso vale per "La Vita in Diretta", "Mattino Cinque", e tutti questi format inutili e fuorvianti, che hanno la presunzione di poter giudicare le persone, l'arroganza di proporre lezioni a costo zero di pseudo-criminologia, fino ad avere l'ardire di emettere sentenze in vece di un tribunale sulla base delle prove che fa comodo presentare al pubblico che, tanto ormai, accoglie qualunque balla come fosse verità celeste.

La realtà è che di questo caso è meglio non parlare, prima che qualcuno si possa accorgere che anche nel santissimo stato della Città del Vaticano talvolta si consumano torbide vicende.
Quindi restiamo incollati alla TV a goderci la squallida spettacolarizzazione e la becera strumentalizzazione del dramma di un povero sommozzatore morto tragicamente durante le ricerche del corpo di Isabella Noventa. Ecco, questo caso va bene. Qui sì che possiamo riempire ore di trasmissioni e pagine su pagine di riviste "specializzate", raccontando la storia del solito, cattivo, perfido, fidanzato assassino (e chi se no?), rincorso a destra e a manca dai nuovi Sherlock Holmes del ventunesimo secolo. Gli inviati di Pomeriggio Cinque e Quarto Grado.

Mente libera, occhi aperti
                                                Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

martedì 1 marzo 2016

QUANDO LA MUSICA È ARTE: KNIGHTS OF CYDONIA, I MUSE SI FANNO PROMOTORI DI UNA RIVOLUZIONE EPOCALE

                                          Fonte foto: Wikipedia

La nostra rubrica musicale prosegue. Dopo avervi presentato il pezzo cult di Nina Simone,  "Mississippi Goddam", e alcuni dei più rilevanti brani dei Creedence Clearwater Revival, l'argomento di oggi riguarda una band che la maggior parte di voi conoscerà o almeno ne avrà sentito parlare: i Muse. Il gruppo, capitanato da Matthew Bellamy, alla chitarra, Chris Wolstenholme al basso, e da Dominic Howard alla batteria, prende forma nel 1992 in Inghilterra; il loro album di debutto, "Showbiz", è datato 4 ottobre 1999. In seguito, verranno pubblicati altri sei album: "Origin of Simmetry", "Absolution", "Black Holes and Revelations", "The Resistance", "The 2nd Law" e, infine, "Drones", uscito lo scorso anno. La musica dei Muse mescola elementi di varie tradizioni: il Progressive Rock degli anni '70, riadattato in chiave moderna, l'Hard Rock, lo Space Rock, e l'Alternative, senza disdegnare qualche elemento di elettronica. Il risultato che ne esce fuori è una musica spaziale, riassumibile sotto il concetto di Neo Progressive. Evidenti sono le influenze di gruppi come i Pink Floyd (gli iniziatori dello Space Rock), i Depeche Mode, i Radiohead e, su stessa ammissione di Bellamy, dei Queen.

I testi di Bellamy trattano principalmente temi riguardanti gli UFO, la vita, l'universo, la guerra, l'apocalisse, le lobby, fino a toccare, come da buona tradizione rock, politica e religione. Bellamy, la cui voce è caratterizzata da un potente falsetto, una rarità per un cantante di sesso maschile, è da sempre un sostenitore del Georgismo, una dottrina ideata da Henry George (1839-1897), secondo la quale ogni essere umano ha il diritto di appropriarsi di ciò che produce, ad esclusione di ciò che si trova in natura, specialmente la terra, che deve appartenere in modo egalitario a tutta l'umanità. Ma le battaglie promosse da Bellamy non risparmiano il NWO, più volte attaccato nelle sue canzoni: basti pensare, tra le altre, ad "Assassin", "Uprising", "Resistance", e alla stessa "Knights of Cydonia", su cui ci concentreremo tra breve. Il frontman dei Muse, nonché principale autore delle musiche e dei testi del gruppo, sostiene anche di essere stato influenzato politicamente dalla lettura di "Confessioni di un sicario dell'economia", e di essere convinto che le lobby influenzino il sistema politico; inoltre, auspica un costituzione che limiti il potere del governo. Insomma, in poche parole è un rivoluzionario. Fortuna vuole, specie in un periodo come questo, che i suoi brani abbiano avuto un successo planetario, quindi, che i suoi messaggi siano stati veicolati a più parti del globo.

Spese queste premesse fondamentali, siamo in grado di potervi raccontare il brano preso in considerazione quest'oggi. Si tratta di "Knights of Cydonia", terzo estratto dell'album del 2006, "Black Hole and Revelations". La melodia è un omaggio a "Telstar", uan canzone di successo dei The Tornados, gruppo in cui militava il padre di Bellamy, George. Brano dal contenuto Neoprogressive, richiama una cavalcata rock, dove Bellamy ricorre più volte al suo ormai celebre falsetto. Il testo è in perfetto stile Muse, evocativo ma allo stesso tempo semplice e diretto. Sul finale , dopo un interludio, il brano si chiude con una sezione di Hard Rock. Di seguito, oltre alla canzone, vi proponiamo anche la traduzione letterale della stessa. Buon ascolto.

I CAVALIERI DI CYDONIA

Vieni, fa un giro con me attraverso i veli della storia
ti mostrerò un Dio che si addormenta a lavoro
come possiamo vincere quando
gli stupidi possono essere re?
non sprecare il tuo tempo o il tempo sprecherà te

nessuno mi sta per prendere vivo
è venuto il tempo per rendere giuste le cose
tu ed io dobbiamo lottare per i nostri diritti
tu ed io dobbiamo lottare per sopravvivere (x3)

                                            Youtube, MrMuseLyrics


Mente libera, occhi aperti
                                            Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

lunedì 29 febbraio 2016

SCHEDATI DAGLI USA: I MISTERI DELLA NOSTRA TESSERA SANITARIA


                                                 Fonte foto: Wikipedia

Lo sapevate che la nostra tessera sanitaria riporta codici militari, aeronautici e bancari americani? Come per la Bibbia, il consiglio è di tenere sotto mano l'oggetto che stiamo esaminando. Seguite il nostro ragionamento. Sul retro della tessera troviamo una banda magnetica (contenenti dei dati ignoti), un codice a barre, più una serie di informazioni. A questo punto, per capire il significato delle informazioni contenute nella tessera, bisogna andare sul sito del Ministero, sanita.finanze.it: su questo file, come potrete vedere voi stessi, troverete le spiegazioni relative al documento sanitario.

Curiosi di scoprire cos'è indicato nel codice a barre, andiamo a leggere cosa c'è scritto nel documento tecnico: "Il codice fiscale in modalità 'BAR CODE' è riportato sul retro della tessera secondo lo standard di codifica 39 che risponde alle norme MIL-STD-1189 e ANSI MH 10.8M-1983". Questo codice, che per molti non significherà niente, è in realtà un codice militare del Dipartimento della Difesa americana. Ma che ci fa un codice a barre approvato dal Dipartimento della Difesa Americana sulla nostra tessera sanitaria?

Ma noi non ci fermiamo e proseguiamo nella nostra analisi. Andando avanti, infatti, noterete la banda magnetica. Torniamo allora al documento del Ministero, e vediamo qual è la loro spiegazione: "La banda magnetica (...), e prevede le prime due tracce per codifica IATA/ABA e la terza traccia standard ISO 7811-5: 1995"- e prosegue - "Sulla traccia 1 della banda magnetica sono registrate le seguenti informazioni, secondo la codifica IATA (International Air Transport Association): (...)".

Ma allora cos'è il codice IATA? Spulciando su Wikipedia, ecco che viene svelato l'enigma: "È un'organizzazione internazionale di compagnie aeree con sede a Montréal, nella provincia del Quebec, Canada. Questa associazione unisce ed integra le varie reti di servizi delle compagnie associate permettendo, ad esempio, di poter controllare i prezzi e le disponibilità dei voli delle compagnie stesse anche da parte dei viaggiatori". Il codice ABA, invece, è un indirizzo bancario americano; ABA, infatti, è l'acronimo di American Bank Associaton (ABA).

E anche qui la domanda sorge spontanea: perché? Per quale motivo? Per Lo Sciacallo, tutto ciò non fa che confermare che l'Italia non è altro che una colonia statunitense, come già spiegato in un articolo precedente.

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L. Mason







domenica 28 febbraio 2016

LA BIBLIOTECA DELLO SCIACALLO: "NON PICCHIARMI PIU'" DI DAVE PELZER


Dave Pelzer durante una sua conferenza
fonte: wikipedia

Ben ritrovati alla consueta rubrica domenicale della biblioteca dello Sciacallo. Quella che vogliamo suggerirvi quest'oggi è una lettura che si distacca nettamente da tutte quelle delle precedenti settimane. Nessun sottotraccia, neanche l'ombra dei classici intrighi, delle denunce sociali, politiche e storiche che tanto amiamo.
Il tema del libro di questa domenica è crudo, concreto e brutale. La violenza sui minori; ma non perpetrata da loschi figuri, maniaci e pedofili. Quella che si consuma tra le rassicuranti mura domestiche ad opera di chi dovrebbe amare incondizionatamente i bambini: i loro genitori.

Si tratta di un testo pubblicato nel 1995 da un sopravvissuto alle sevizie domestiche, Dave Pelzer, californiano di Daly City, e all'epoca della sua uscita fu un vero bestseller negli Stati Uniti e vendette discretamente anche nel nostro Paese.

Il libro ripercorre l'odissea di Dave, costretto fin da piccolo a vivere segregato in casa, precisamente nel garage, impotente davanti alle continue violenze della madre, Catherine Christine Pelzer, poi deceduta nel 1992. La donna, pesantemente frustrata e di continuo in preda ai fumi dell'alcol, decise di rivalersi sul suo figlio più piccolo, Dave (egli aveva infatti due fratelli più grandi). E' disarmante la naturalezza con cui Pelzer mette per iscritto l'incredibile trattamento da lui subìto per quei lunghi anni. Il padre, un pompiere, spaventosamente assente, è l'ulteriore prova di come l'amore genitoriale non sia qualcosa di scontato. Se la madre è stata l'autrice materiale degli orrori, il padre è un colpevole forse ancora più disgustoso, essendo rimasto inerte a osservare suo figlio trascorrere la sua infanzia confrontandosi con cose che un bambino non dovrebbe conoscere. Consigliamo a tutti di ringraziare i propri padri e le proprie madri per l'amore che ci è stato disinteressatamente donato.

Pelzer fa chiaramente intuire come la violenza più potente, come le ferite più gravi siano quelle di natura psicologica. E' esemplificativo, in questo senso, il trattamento che egli definisce "dello specchio". La madre, infatti, era solita sbattere la testa del bambino contro uno specchio, strofinandola sulle lacrime che il piccolo lasciava sul vetro. Nel mentre, gli ordinava con inaudita perfidia di ripetere la frase: "Sono un bambino cattivo!!" più e più volte.
La psicologia di un bambino è labile, fragile; attraverso questo procedimento, egli stesso crederà pian piano di meritare quei continui castighi, convincendosi  di essere realmente il "bambino cattivo" che la madre non può far altro che punire severamente.
Ci permettiamo di aggiungere che anche i due fratelli più grandi sono vittime. Non abbiamo dubbi che una volta diventati adulti si saranno resi conto di quello a cui assistevano e partecipavano con odio; erano infatti soliti, su istigazione della donna, rincarare la dose di insulti e improperi all'indirizzo di Dave.

L'incubo, come racconta Pelzer, ha fine un giorno di marzo del 1973, quando alcuni dei suoi insegnanti si accorsero di numerosi e pronunciati lividi sul corpo di Dave, inducendolo a superare la sua paura e ad ammettere le violenze subìte. La polizia fa irruzione a casa Pelzer e arresta la donna.

Da quel momento iniziò la seconda vita di Dave Pelzer. Si arruolò nella Marina degli Stati Uniti e prestò servizio durante la Prima Guerra del Golfo.
Ebbe anche un figlio, sul quale riversò tutto l'amore a lui negato; elemento messo in risalto nella parte finale del libro, come ad evidenziare che si può diventare una brava persona e, soprattutto, un genitore affettuoso e responsabile anche con alle spalle un passato tragico e atroce.

Oggi Dave Pelzer lavora come motivatore e come volontario.

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

sabato 27 febbraio 2016

GLI EROI SENZA GLORIA: STANLEY MEYER, L'INVENTORE DELLA MACCHINA AD ACQUA


                            La pila a combustibile ad acqua, fonte: Wikipedia

L'articolo di oggi è dedicato a un uomo che avrebbe potuto rivoluzionare il mondo. Il suo nome era Stanley Meyer, e pensate, aveva scoperto un'alternativa al petrolio alla portata di tutti e non inquinante; con la sua invenzione, infatti, le macchine sarebbero state alimentate esclusivamente dall'acqua. Meyer era un convinto sostenitore della "Pila a combustibile ad acqua", secondo cui un mezzo, riadattato con questo dispositivo, avrebbe potuto utilizzare come combustibile semplicemente dell'acqua al posto del petrolio.

FUNZIONAMENTO DEL DISPOSITIVO - La pila scindeva l'acqua nei suoi due componenti, l'idrogeno e l'ossigeno. Il primo veniva bruciato per produrre energia; secondo l'inventore americano, il dispositivo richiedeva molta meno energia rispetto a quella convenzionale per compiere il processo di elettrolisi (il processo di conversione dell'energia elettrica in energia chimica). Inoltre, il meccanismo avrebbe coinvolto il gas di Brown. Il funzionamento della macchina avrebbe violato le prime due leggi della termodinamica, profilandosi come un dispositivo dal moto perpetuo.

BOICOTTATO - Inutile dire che fu boicottato dalla scienza convenzionale attraverso un'opera di screditamento perpetrata dai mass media nazionali. Meyer, però, combattè fino a quando potette: per dimostrare al pubblico americano la validità della sua invenzione, nel 1987 esibì presso una TV dell'Ohio una Dune Buggy che asseriva fosse spinta dalla pila a combustibile ad acqua. Sosteneva di aver consumato solo 83 litri di acqua lungo il tragitto da Los Angeles a New York (circa 4500 km). Inoltre, Meyer raccontò di aver sostituito le candele di accensione con degli iniettori che spruzzavano una miscela di idrogeno e ossigeno nei cilindri. Eppure, per la comunità scientifica, neanche quell'esperimento potè bastare. Gli interessi in gioco erano tanti e, vista la tenacia mostrata da Meyer nel difendere il suo esperimento, bisognava agire in fretta: nel 1996 venne citato in giudizio da due investitori ai quali aveva offerto in esclusiva la sua invenzione, in modo tale da poter essere esaminata. Tuttavia, secondo l'accusa, Meyer utilizzò una scusa infantile per evitare di sottoporre il suo velivolo al test: secondo lo scienziato, la sua tecnologia non solo era in attesa di brevetto ma era anche sotto investigazione da parte dell'ufficio brevetti, da Dipartimento dell'Energia degli USA e dai militari. Tuttavia, la perizia sul dispositivo fu effettuata da tre periti nominati dal tribunale che riuscirono a snobbare l'invenzione, non trovandoci nulla di rivoluzionario. Oltre al danno anche la beffa: la corte giudicò Meyer colpevole di frode, e lo obbligò a risarcire i suoi ivestitori di una cifra di 25000 dollari.

LA MORTE SOSPETTA - Che la parabola di Meyer fosse destinata a durare poco era prevedibile con largo anticipo: da quando si mise di traverso a certi poteri la sua vita era stata sconvolta. Raccontò diverse volte di come dei petrolieri arabi avessero provato a comprarlo in numerose circostanze, promettendogli di coprirlo d'oro in cambio dei brevetti, ma lui rifiutò qualsiasi offerta, perché riteneva quel comportamento scorretto; per lui, le tecnologie dovevano essere al servizio delle persone (era dello stesso pensiero Pier Luigi Ighina). La fine di Meyer, però, è avvolta nel mistero: il 20 marzo del 1998 fu ritrovato morto in un parcheggio, dopo aver cenato in un ristorante in compagnia del fratello e di due investigatori di nazionalità belga. Fu proprio il fratello a riferire che le ultime parole di Meyer, che corse improvvisamente fuori dal ristorante, furono: "Mi hanno avvelenato". Ovviamente, come da copione, per gli inquirenti si era trattato di aneurisma cerebrale. Per noi, invece, c'è il sospetto che Meyer sia stato eliminato con una "Legge del Contrappasso", che per chi è a conoscenza di certi temi, come quelli degli omicidi rituali, non può non ritenere una pista concreta.

Mente libera, occhi aperti
                                             Lo Sciacallo, Marcus L. Mason




venerdì 26 febbraio 2016

I BAMBINI INDACO: CHI SONO E DA DOVE VENGONO?


                                          Fonte foto: Wikipedia

La storia che vi raccontiamo quest'oggi è quella dei bambini indaco. Questi bambini farebbero parte di una nuova generazione di individui umani, più evoluti, e con uno scopo specifico una volta raggiunta l'età adulta. L'espressione "Indaco", così come quella di "Cristallo" (utilizzata per delineare bambini con caratteristiche e potenzialità simili ma con un'indole diversa), è stata coniata nel 1982 dalla parapsicologa  Nancy Ann Toppe. In sostanza, secondo la tradizione spirituale, ogni essere è circondato da un campo energetico denominato "aura" e percepibile esclusivamente da persone con spiccate capacità sensoriali. Sempre secondo questa tradizione, forma, colore e dimensioni dell'aura conterrebbero informazioni relative alle emozioni e allo stato fisico di ciascuno di noi. L'aura si troverebbe sopra la testa, e in genere non cambia, anche se è in taluni casi può capitare, persino istantaneamente. Secondo Nancy Toppe, il colore "assegnato" a un bambino, identificherebbe il compito che dovrà portare avanti nel corso della sua vita. Nel corso degli anni '70, la parapsicologa americana, percepì in molti neonati la presenza di un colore mai avvertito precedentemente: l'indaco. Il fenomeno, tra l'altro, sarebbe in costante aumento.

Ma chi sono i bambini indaco? Negli anni '70 si è riscontrato un boom di nascite di bambini con caratteristiche speciali, diverse da quelle dei comuni coetanei: spiccata sensibilità e inclinazione spirituale, poteri psichici, innata consapevolezza di sé e del mondo, chiaroveggenza, sensitività. Inoltre, nutrono un forte senso di insofferenza nei confronti delle autorità, hanno un rapporto molto intenso con gli adulti, spesso sono ribelli e, cosa ancor più affascinante, la maggior parte di loro asserisce di provenire da altri mondi o, addirittura, di ricordarsi una vita precedente. Spesso, purtroppo, la medicina ufficiale ha catalogato questi comportamenti come disturbi della personalità, assimilandoli a patologie come l'autismo o ai disturbi da deficit dell'attenzione e iperattività.

Ma le curiosità non finiscono qui. Molte persone che hanno analizzato il fenomeno dei bambini indaco, hanno constatato come la maggior parte di questi sarebbe in grado di aprire dei varchi con altri dimensioni, e di vedere esseri di altre dimensioni, descrivendo queste esperienze accuratamente. Emblematico il caso di Boriska, un bambino indaco nato nel 1996 in Russia: all'età di sette anni, Boriska raccontò di provenire da un'antica civiltà marziana, costretta a rifugiarsi in città sotteranee a seguito di una catastrofe che distrusse la loro atmosfera circa 800000 anni fa. Nella sua vita precedente sul pianeta rosso, Boriska guidava particolari navicelle spazial, e ne descrisse i particolari nello stupore generale della famiglia e delle persone di una cittadina russa situata nella regione di Volgograd. Questo racconto fa davvero venire la pelle d'oca, alla luce del fatto che recentemente, proprio su Marte, un satellite ha scattato una fotografia che rivelerebbe una città sotterranea delle dimensioni di Chicago. Boriska ha parlato anche di come l'antica civiltà marziana abbia sviluppato un processo per trasportare le anime da un corpo a un altro; anche qui, c'è davvero da prendere in seria considerazione i suoi racconti: l'ex Sergente Maggiore degli USA, Robert O'Dean, dopo aver rivelato al pubblico le foto che testimonierebbero l'esistenza degli esseri extraterrestri, in un'intervista svelò come in alcune basi segrete, l'esercito americano e quello di una razza aliena, stiano già clonando gli umani e trasportando le loro anime.

Ma il fenomeno dei bambini indaco interessa anche ai governi. La giornalista italiana Paola Giovetti, ha raccontato di aver partecipato, qualche anno fa, a un congresso internazionale, dove per la prima volta aveva preso parte una delegazione cinese, composta da generali e da altri personaggi autorevoli. Questa delegazione portò dei filmati inerenti ad alcuni bambini "superpsichici", che loro avevano individuato. Secondo il parere di chi studia questo fenomeno i bambini indaco avrebbero un DNA diverso rispetto al nostro.

Ma quali sono le conclusioni? Di teorie ce ne sono diverse, ma quella più comune, asserisce che questi bambini siano la nuova specie che popolerà il nostro pianeta, e che siano strettamente legate a questa era, iniziata il 21 dicembre 2012. Molte popolazioni antiche, come i Maya, avevano previsto questa nuova età del mondo, considerata un nuovo inizio per l'umanità. E se gli indaco fossero stati scelti per portare progresso alla nuova umanità? È quello che sostengono in molti. Tanti, infatti, credono che questi bambini, una volta adulti, introdurranno nuove conoscenze. Loro saranno i protagonisti di questo nuovo passaggio evolutivo, e noi?

Mente libera, occhi aperti
                                                 Lo Sciacallo, Marcus L. Mason





mercoledì 24 febbraio 2016

IL NEOCOLONIALISMO AMERICANO A BASE DI HAMBURGER E IPERCONSUMISMO


fonte: it.depositphotos.com

Chissà se i passeggeri puritani del Mayflower nel 1620, mentre sbarcavano sulle coste orientali del Nuovo Mondo per mettere le basi della loro nuova esistenza in quei territori ancora incontaminati, si immaginavano ciò che la nazione di cui si accingevano a costruire le fondamenta sarebbe diventata in pochi secoli di vita. Gli Stati Uniti sono infatti un paese relativamente giovane, essendo indipendente da meno di trecento anni, precisamente dal 4 luglio 1776. Eppure la sua crescita in termini economici, demografici e di peso politico nello scacchiere internazionale è stata esponenziale e rapidissima.

Gli Stati Uniti hanno trascorso il XIX secolo, l'Ottocento, a forgiare la loro identità nazionale. Ma se nei libri di testo americani viene trasmessa più o meno a chiare lettere l'idea che quest'ultima si sia sviluppata attraverso l'ideologia, la giustizia e le menti più brillanti a disposizione, sappiate che la verità è leggermente diversa. Indubbiamente la presenza in quel preciso periodo storico di uomini di indubbio spessore come Benjamin Franklin, George Washington, John Adams o Thomas Jefferson, fino ad arrivare ad Abraham Lincoln (non ci soffermeremo a sottolineare l'appartenenza di molti di loro alla Massoneria, documentata però da prove storiche e nient'affatto complottiste) è stata di vitale importanza, ma il sangue è scorso a fiumi. Un qualcosa di assolutamente normale, ci viene da dire. Qualsiasi stato per arrivare ad affermare una vera e propria identità nazionale è passato attraverso molte guerre, ed ha dovuto piangere molti morti. Viene da sorridere quando però gli Stati Uniti si inorgogliscono parlando della loro purezza e dei loro eroi. Strani argomenti, se utilizzati dai più grandi guerrafondai del pianeta.

Per comprendere come la propaganda a stelle a strisce ami e abbia amato, fin dal principio, manipolare gli eventi storici, citiamo l'esempio del celeberrimo "massacro di Boston", avvenuto nel marzo 1770, con i focolai che sarebbero poi sfociati nella guerra d'indipendenza già attivi.
E' documentato che non fu affatto una strage, ma un semplice, seppur grave, episodio di rissa degenerata. Era cominciato tutto con un battibecco sorto tra un giovane bostoniano e un soldato inglese. Volarono parole grosse, che attirarono molta popolazione con nessuna buona intenzione nei confronti degli odiati inglesi. I soldati, impauriti e sotto pressione, spararono. Le stime contano 5 morti e 6 feriti. Un po' poco per poterlo definire massacro. La versione che diede della vicenda Paul Revere, nemmeno testimone oculare, parlò, senza alcun fondamento, di cecchini inglesi appostati sulle finestre della Custom House di Boston. Lasciò quindi, di proposito ed in mala fede, pensare che la carneficina fosse premeditata. 

L'introduzione era d'obbligo per chiarire come agisce e in cosa si concretizza la mentalità americana.
Veniamo dunque ai giorni nostri, e ad occuparci del tema anticipato nel titolo.
Quello che le grandi potenze europee hanno fatto per secoli, ovvero assoggettare nazioni più deboli, senza un apparato statale ed un'identità ben riconoscibili, ponendole sotto la loro egemonia economica, commerciale e territoriale, ora (in verità, è un processo che prosegue dal secondo dopoguerra) gli Stati Uniti lo stanno facendo con noi. Chiaramente, i tempi sono cambiati, e state tranquilli, l'Italia non diventerà mai un protettorato dell'America. Ufficialmente.
In realtà, gli Stati Uniti hanno condizionato e continuano a condizionare ogni decisione riguardante le politiche economiche e culturali europee degli ultimi 60 anni suppergiù.
Assumendosi il ruolo di grandi liberatori dell'Europa dal giogo nazista prima, e stalinista poi, si sono implicitamente arrogati il diritto di farci partecipi della loro pesantissima opinione in merito a qualunque cosa, continuando parallelamente le loro strategie colonialiste in Sud America ad esempio, instaurando dittatori di comodo, con l'unica prerogativa di essere anti-sovietici e quindi, filo-americani (si veda in merito il caso del Cile di Pinochet, il più eclatante).

Questa è stata la strategia a livello politico e diplomatico. Nello stesso tempo, tuttavia, gli Stati Uniti hanno agito prepotentemente anche sul contesto sociale.
I paladini del capitalismo estremo e del consumismo sfrenato e ad ogni costo sono entrati nella vita quotidiana della gente comune. In ogni settore della nostra vita.
Basti pensare alla diffusione capillare e ancora in aumento dei fast-food, ormai nostri compagni inseparabili. Per il bravo capitalista, mangiare è quasi un peso; il pasto deve essere breve, non deve rubare tempo prezioso al lavoro. Che il cibo sia quindi veloce, il più "fast" possibile. Con conseguenze riguardanti la qualità degli alimenti in questione, sempre più scarsa (ma tanto a chi importa? Se mi riempie lo stomaco va bene lo stesso), e la nostra stessa salute, perché mangiare così rapidamente e male è dannoso per il nostro metabolismo.

Va poi scomparendo la vendita al dettaglio, e più specificatamente, la figura dell'artigiano. Ormai bisogna servirsi solamente degli enormi e dispersivi centri commerciali, simbolo del consumismo americano. L'obiettivo è offrire ogni tipo di accessorio o bene di consumo al momento, sempre disponibile. Poco importa se sia tutto prodotto a bassissimi costi e a bassissima qualità in Cina o a Taiwan. Non posso mica aspettare che il sarto mi confezioni un vestito su misura. Troppo, decisamente troppo tempo.

E infine, la tecnologia. Dall'America arrivano ogni mese ormai nuovi modelli di telefonini, computer, I-Pad, orologi ultra-digitali, per ingolosirci e farci credere che è fondamentale essere al passo coi tempi. Solo così possiamo sembrare quasi come loro. Che importanza può avere se tutta questa roba altro non sono che abili trucchi per annebbiare sempre di più le menti delle persone, rendendole schiave di droghe che non si rendono nemmeno conto di assumere in dosi massicce ogni giorno?

Non ci interessa neppure il fatto che sul solo suolo italiano sono presenti ben 113 installazioni militari statunitensi di vario genere? Se provassero a fare la stessa cosa i cinesi o i rumeni, quale sarebbe la nostra reazione?

Chiudiamo precisando che, contrariamente a quello che sembra, il nostro obiettivo non è indire una crociata tout court contro gli Stati Uniti. Hanno svolto un ruolo di primaria importanza nel Novecento specialmente, e senza di loro ci troveremmo molto probabilmente in grossi e più seri guai. Sono anche molto più avanti di noi (e ci riferiamo in particolare all'Italia) in molti aspetti del sociale, come i diritti per le coppie omosessuali, la fecondazione assistita, l'adozione, dimostrandosi di mente decisamente più aperta.
Quello che vogliamo far capire è che è sbagliato accettare senza colpo ferire una mentalità e una cultura che non ci appartengono solamente perché ci vengono imposte. E in più, avere la forza di rifiutare qualcosa se il nostro cervello ci suggerisce che c'è di meglio, che ciò non è giusto per noi.
Quindi, diamolo qualche giorno al sarto, per indossare il nostro nuovo vestito avremo tutto il tempo che vorremo. E a pranzo, magari, un bel piatto di pasta...

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

lunedì 22 febbraio 2016

LA BIBLIOTECA DELLO SCIACALLO: "DIARIO DEL CHE IN BOLIVIA"

                                             Fonte foto: wikipedia

 Il libro che vi consigliamo quest'oggi è un diario. Non si tratta di un diario qualunque, bensì quello di uno degli uomini più influenti del novecento: Ernesto Guevara de la Serna, detto "el Che". Ernesto Guevara è stato un medico, rivoluzionario, scrittore e guerrigliero argentino, ma anche un rosacroce. Nato a Rosario il 14 giugno del 1928 da una famiglia piuttosto abbiente (il padre, Ernesto Rafael, era un imprenditore). Da giovane si dedicò con successo allo sport, il rugby, nonostante fosse afflitto da asma, e per breve tempo militò nel San Isidro.

Oltre al rugby c'erano gli scacchi (passione tramandatagli dal padre), ma soprattutto la poesia: il suo interesse spaziava dagli scritti di Pablo Neruda, fino ad arrivare a Salgari, London, Verne, e ai saggi di Freud e Jung. Durante i suoi studi di medicina, insieme al suo amico biochimico, Alberto Granado, decise di prendersi una pausa di un anno dagli studi per intraprendere il viaggio attraverso il Sud America che da anni si erano promessi di fare. Lo scopo era quello di fare del volontariato, e di passare qualche settimana presso il lebbrosario di San Pablo, in Perù. Il Che rimase impressionato da tanta miseria e, influenzato dalle tesi marxiste, si convinse che solo attraverso la lotta rivoluzionaria sarebbero stati sconfitti gli imperialismi e risolte le disuguaglianze sociali. Tornato a Buenos Aires, completò gli studi, dopodichè si mise nuovamente in viaggio per l'America latina e centrale. Il resto è storia: entrato in contatto con gl ambienti socialisti in Guatemala, partecipò alla rivoluzione cubana del 1959 che portò all'abbattimento del dittatore filo-americano, Fulgencio Batista, e all'instaurazione del governo di Fidel Castro (che col tempo assunse i connotati di regime).

Una volta spesa necessariamente questa introduzione per delineare il personaggio, passiamo alla presentazione del diario. Il manoscritto fu pubblicato da "Instituto del Libro", a l'Avana, nel 1968. Questo è l'ultimo scritto del rivoluzionario argentino, ritrovato nel suo zaino dai militari boliviani. Si tratta di un documento straordinario; una cruda registrazione della vita di un guerrigliero, e il racconto fedele di mesi di preparazione di una rivoluzione . Dopo la prefazione di Fidel Castro, il diario inizia dal 7 novembre 1966, quando Guevara giunge nella sierra andina, in Bolivia, per condurre la guerriglia contro la dittatura militare di Barrientos, con al suo fianco quaranta compagni di nazionalità diverse. Nel libro sono contenute anche delle foto esclusive di Che Guevara e compagni, compreso il passaporto falso utilizzato dal Che per entrare in Bolivia.

 L'ultima pagina del documento è datata 7 ottobre 1967, due giorni prima che il guerrigliero troverà la morte a La Higuera: "Oggi sono 11 mesi dall'avvio della nostra guerriglia; la mattinata è trascorsa senza complicazioni, bucolicamente, fino alle 12:30 quando una vecchia, che portava delle capre al pascolo, è entrata nella gola dov'eravamo accampati e si è dovuta fermarla. La donna non ci ha dato notizie degne di fede sui soldati, rispondendo a tutto che non sa, che da molto non va da quelle parti. Ha informato solo sui sentieri; da quanto ha detto si deduce che siamo a circa 1 Lega da La Hilguera, a un'altra da Jahué e a due circa da Pucarà. Alle 17:30, Inti, Aniceto e Pablito sono andati a casa della vecchia che ha una figlia malata e un'altra mezza nana; le hanno dato 50 pesos raccomandandole di non dire una parola, ma con poche speranze che mantenga la promessa. Ce ne siamo andati alle 17  con una luna piccola piccola e la marcia è stata molto faticosa, lasciando parecchie tracce nella gola dove dov'eravamo; lì vicino non ci sono casa, ma solo colture di patate con piccoli canali che vengono dallo stesso torrente. Alle 2 ci siamo fermati a riposare, perché era ormai inutile proseguire. Il Chino diventa un vero impiastro quando bisogna camminare di notte. L'esercito ha dato una strana notizia sulla presenza di 250 uomini a Serrano per impedire la fuga dei circondati, che dicono siano 37, indicando la zona in cui ci nascondiamo tra i fiumi Acero e Oro. La notizia sembra sia diversionista. h=200m".

Mente libera, occhi aperti
                                             Lo Sciacallo, Marcus L. Mason