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mercoledì 20 gennaio 2016

MATTEO RENZI IN: ROMANZO DI UN GIOVANE FIORENTINO


Matteo Renzi fonte: wikipedia.com

Parafrasiamo il titolo di un celebre film di Ettore Scola (ci uniamo al cordoglio per la scomparsa del grande maestro, avvenuta proprio ieri) del 1995, Romanzo di un giovane povero, per introdurre il protagonista delle vicende di cui ci occupiamo oggi; il Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi.

La prima apparizione di Renzi sul palcoscenico pubblico, avviene, come molti sapranno, prima di quanto ci si immagini; gli italiani se lo trovano davanti ai loro teleschermi, appena diciannovenne, nel 1994 a fianco di Mike Bongiorno, nel ruolo di concorrente a La Ruota della Fortuna, dove si porta a casa 48 milioni di vecchie lire. Già da quell'episodio si può intuire che il suo futuro fosse sotto i più rosei auspici.
Una decina di anni dopo, precisamente nel 2004, il buon Matteo diviene presidente della Provincia di Firenze, carica che mantiene fino al 2009, quando viene eletto sindaco della città di Firenze. E' chiaro che però l'ambizione di Renzi lo spinge a conquiste decisamente superiori. Alle primarie del PD (Partito Democratico) del 2012 arriva secondo dietro Pierluigi Bersani. Ovviamente, ciò che stava più a cuore a Renzi era il partito, l'ideologia, e quindi supporta apertamente lo stesso Bersani durante la campagna elettorale per le elezioni politiche del febbraio 2013; salvo poi, una volta che le elezioni si risolvono, ricorderete, in un nulla di fatto, rimangiarsi praticamente tutto. In occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica, nell'aprile dello stesso anno, critica aspramente le scelte del suo partito, appoggiate anche tramite comizi congiunti con Bersani, fino a pochi mesi prima.
Estromesso quest'ultimo, nulla più divide Renzi dalla tanto agognata Segreteria del Partito, che infatti ottiene con larga maggioranza nelle Primarie del dicembre 2013.

Siamo nel periodo di vuoto istituzionale, venutosi a creare dopo le politiche del febbraio 2013. Il cosiddetto "governo delle larghe intese", che prevedeva componenti di diversi schieramenti politici con presidente il deputato del PD Enrico Letta, è in serie difficoltà. A dare la spallata decisiva è proprio il nuovo PD renziano che promuove una mozione di sfiducia, e quindi di fatto costringe alle dimissioni Letta, abbandonato dal suo partito. La cosa che sorprende è come fino a pochi giorni prima Renzi avesse negato ogni tipo di provvedimento della Direzione del Partito in tal senso.
In sostituzione di Letta, per formare il nuovo governo, viene chiamato proprio Matteo Renzi, carica che detiene tuttora.

Quindi tutti successi per Renzi? Non è proprio così. Pare infatti che il Presidente del Consiglio abbia tentato diverse volte in questi anni, tramite le proprie posizioni sempre più rilevanti nel quadro politico, di essere iniziato alla Massoneria. Secondo Gioele Magaldi, Gran Maestro della loggia del Grande Oriente Democratico, i poteri forti però hanno deciso di non potersi fidare di un personaggio che più di una volta nel suo percorso politico ha dimostrato un'indole doppiogiochista e infida che non merita il loro appoggio. Ed è per questa ragione che ora la posizione di Renzi, specialmente nel Parlamento Europeo, si sta facendo sempre più aggressiva nei riguardi dei poteri centrali, rappresentati in primo luogo dalla Germania di Angela Merkel, indebolita magari anche dalla vicenda legata alla Wolkswagen. Vedremo chi alla fine avrà la meglio...
L'ultima carta di Renzi è quella di mettersi in posizioni chiaramente antitetiche ai poteri forti, proprio per essere infine inglobato da essi. Come al solito, il bene delle persone è sempre al primo posto.

Mente libera, occhi aperti
                                                Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

martedì 19 gennaio 2016

LA TERZA GUERRA MONDIALE DI PIKE E QUELLE LETTERE A MAZZINI...


                                      Albert Pike, fonte foto: wikipedia

Prima di affrontare questo capitolo nel più corretto dei modi, è necessaria fare una piccola precisazione: le guerre, nel mondo, esistono da sempre. Basti pensare alle guerre tra bande in Sud America, o ai conflitti che mietono quotidianamente vittime in Medio Oriente o in Africa subsahariana, per accorgersi di quanto sia inappropriato il termine "Guerra Mondiale". In effetti la percezione del mondo, per noi occidentali, è da sempre "occidentrista".

Lo Sciacallo, però, si svincola da questo ragionamento, seppur continuerà ad usare impropriamente questo termine esclusivamente per richiamare il concetto espresso e semplificato nei nostri libri di storia, e che riguardano le prime due guerre cosiddette "mondiali". Proprio a tal proposito, è fondamentale capire come entrambe, la prima e la seconda, oltre che la terza, che è in arrivo, siano state decise a tavolino da poteri che agiscono nel più completo anonimato e che hanno la capacità di condizionare le scelte politiche dei nostri governanti.

A riprova del fatto che è in atto la Terza Guerra Mondiale, oltre a ricavarlo dalle notizie, seppur imparziali, e dagli avvenimenti, diffusi dai maggiori organi di informazione, si può dedurlo anche dalla corrispondenza che intratteneva uno dei padri di questo Paese, Giuseppe Mazzini, con il "fratello" americano Albert Pike, massone di 33esimo grado e Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato (RSAA) della Giurisdizione Sud degli USA. Inoltre, fu un adepto del Ku Klux Klan (un'organizzazione segreta di stampo nazista attiva negli Stati Uniti sin dall'Ottocento), nonché membro onorario della maggior parte dei concili supremi sparsi nel mondo.

Ebbene, costui, è da sempre etichettato dalla maggior parte di quelli che il potere definisce in modo assolutamente dispregiativo, complottisti (categoria alla quale Lo Sciacallo prende parte orgogliosamente), come il gran burattinaio delle grandi guerre trattate. Sì, ma le prove? Andiamole a vedere allora. Da diversi anni sul web è presente il contenuto delle lettere incriminate. Secondo Jean Lombard questa corrispondenza è depositata negli archivi di Temple House, dove ha sede il Rito Scozzese di Washington. Le missive, però, avrebbero dovuto restare segrete, finché un giorno del 1945, un ufficiale della marina canadese, il commodoro William Guy Carr, venne a conoscenza di una lettera inviata da Pike a Mazzini, datata 15 agosto 1871, che nel frattempo era stata esposta al British Museum, e decise di pubblicarne il contenuto in modo riassuntivo nel libro Pawns in the Game.

Di seguito vi riportiamo il contenuto di due lettere: la prima, quella che Mazzini inviò a Pike il 22 gennaio 1870, e la seconda inviata da Pike a Mazzini il 15 agosto 1871. Quanto vi scriviamo di seguito è tratto dal sito www.disinformazione.it.

"La prima Guerra Mondiale doveva essere combattuta per consentire agli "Illuminati" di abbattere il potere degli zar in Russia e trasformare questo paese nella fortezza del comunismo ateo. Le divergenze suscitate dagli agenti degli "Illuminati" fra Impero britannico e tedesco furono usate per fomentare questa guerra. Dopo che la guerra ebbe fine si doveva edificare il comunismo e utilizzarlo per distruggere altri governi e indebolire le religioni.

La Seconda Guerra Mondiale doveva essere fomentata approfittando della differenza fra fascisti e sionisti politici. La guerra doveva essere combattuta in modo da distruggere il nazismo e aumentare il potere del sionismo politico, onde consentire lo stabilimento in Palestina dello stato sovrano d'Israele. Durante la Seconda Guerra Mondiale si doveva costituire un'Internazionale comunista altrettanto forte dell'intera Cristianità. A questo punto quest'ultima doveva essere contenuta e tenuta sotto controllo sin quando richiesto per il cataclisma sociale finale.

La Terza Guerra Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam (mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico (incluso lo Stato d'Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro, saranno in tal frangente forzate a combattersi fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico".

Sempre secondo quanto scrive Pike, coloro che al termine del conflitto aspireranno al Governo Mondiale, agiteranno un nuovo conflitto che avrà come attori principali gli atei e i nichilisti:

"Noi scateneremo i nichilisti e gli atei e provocheremo un cataclisma sociale formidabile che mostrerà chiaramente, in tutto il suo orrore, alle nazioni, l'effetto dell'ateismo assoluto, origine della barbarie e della sovversione sanguinaria. Allora ovunque i cittadini, obbligati a difendersi contro una minoranza mondiale di rivoluzionari, questi distruttori della civiltà, e la moltitudine disingannata dal cristianesimo, i cui adoratori saranno da quel momento privi di orientamento alla ricerca di un ideale, senza più sapere ove dirigere l'adorazione, riceveranno la vera luce attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero rivelata finalmente alla vista del pubblico, manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e dell'ateismo conquistati e schiacciati allo stesso tempo!"

I dubbi sull'autenticità di queste lettere sono molti. C'è chi sostiene che quella attribuita a Mazzini sia stata in realtà redatta da un suo collaboratore, tale Mazzoni, che ne ha imitato stile e calligrafia. Un altro dubbio riguarda il fatto che i componenti della setta degli Illuminati pare non si chiamassero in questo modo tra loro (come nelle lettere), ma S.I., ossia Supremi Incogniti.
Emerge in ogni caso e comunque la si possa pensare da queste lettere uno spettro nerissimo che l'umanità ha già avuto modo di conoscere nel Novecento con conseguenze drammatiche. Siamo sempre noi, però, a decidere le sorti del nostro futuro e scacciare queste nuove ondate di ignoranza culturale, come il razzismo, il fascismo e ogni forma di oppressione.

Mente libera, occhi aperti
                                                                                     
                                                                   Lo Sciacallo, Marcus L. Mason






domenica 17 gennaio 2016

LA BIBLIOTECA DELLO SCIACALLO: "I SOMMERSI E I SALVATI" di PRIMO LEVI


L'ingresso del campo di Auschwitz con il motto "Arbeit macht frei",
"Il lavoro rende liberi"  fonte: wikipedia.com

Dopo la rubrica di biografie inaugurata ieri, con l'articolo su Ken Saro-Wiwa, oggi prende il via un'altra iniziativa di approfondimento, quello letterario. Il libro di cui ci vogliamo occupare è I sommersi e i salvati, di Primo Levi.
Qualche breve accenno sull'autore: nacque nel 1919 a Torino da una famiglia di chiare origini ebraiche. Dopo un'infanzia turbata da accesi diverbi di natura caratteriale con il padre Cesare, nel 1937 si diplomò al Liceo Classico Massimo D'Azeglio di Torino e successivamente entrò nella facoltà di Chimica dell'università del capoluogo piemontese. Ottenne la laurea nel 1941. A causa di difficoltà nel trovare lavoro, dovute all'entrata in vigore delle leggi razziali, nel '42 si trasferì a Milano dove venne in contatto con alcuni attivisti anti-fascisti che lo convinsero a entrare nel Partito d'Azione clandestino.
Dopo l'Armistizio, si rifugiò in Val d'Aosta insieme a un gruppo partigiano. Fu arrestato dai tedeschi nel dicembre del '43, trasferito nel campo di Fossoli, vicino Modena, e nel febbraio successivo finì sul treno che lo condusse nel campo di sterminio polacco di Auschwitz-Birkenau. La sua esperienza nel campo è narrata nel suo testo più famoso, Se questo è un uomo, del 1947. Dal dopoguerra fino alla morte, alternerà la professione di direttore di una ditta di produzione di vernici di Settimo Torinese a quella di traduttore e scrittore. Muore in circostanze non del tutto chiarite a Torino nel 1987.

In tutta la sua opera Levi fu sempre accanito sostenitore della Memoria, ovvero il non lasciare che tutto ciò che accadde durante l'Olocausto potesse finire dimenticato, e in quest'opera (uno dei suoi ultimi lavori, del 1986) che ci sentiamo di consigliare con tutto il cuore, il tema è ulteriormente sviscerato e riesaminato. Non semplicemente ricordare, ma andare ad approfondire le motivazioni e i processi che hanno permesso che tutto ciò avesse luogo. Capire come possono riflettersi e quale significato possono avere sulla vita che tutti noi conduciamo oggi.

Si tratta di un testo fondamentale e rivoluzionario, perché per la prima volta prende in considerazione tutte le sfumature che vivono tra il Bene assoluto e il Male assoluto. Sfumature che noi troppo spesso non cogliamo, troppo desiderosi di emettere le nostre sentenze. Le storie di personaggi come Chaim Rumkowski o di Jean Améry vi aiuteranno ad aprire la vostra mente (in fondo, la ragione per la quale questo blog è nato) ad aspetti nuovi di un universo, quello del lager e dell'Olocausto, di cui troppo spesso pensiamo di sapere tutto. Questo libro vi darà la certezza di sapere molto meno di ciò che pensavate. Verrete a conoscenza della "Zona Grigia" che popolava quel mondo, in cui era tutto più fluido, più indistinguibile, in cui Bene e Male spesso avevano lo stesso volto.

Queste sono solo alcune delle tante ragioni per le quali un libro come I sommersi e i salvati non può mancare nelle vostre case e soprattutto nei vostri cuori. Dopo la lettura siamo sicuri che le domande nella vostra testa si accavalleranno, assetate di risposte. E allora vorrà dire che Levi avrà raggiunto il suo scopo.

Mente libera, occhi aperti
                                                     Lo Sciacallo, Marcus L.Mason


Da I sommersi e i salvati, cap. La Zona Grigia, pagg.40-41:

"Niente di simile è mai avvenuto, né sarebbe stato concepibile, con altre categorie di prigionieri; ma con loro, con i 'corvi del crematorio' (i Sonderkommandos, ndr), le SS potevano scendere in campo, alla pari o quasi. Dietro questo armistizio si legge un riso satanico: è consumato, ci siamo riusciti, non siete più l'altra razza, l'anti-razza, il nemico primo del Reich Millenario: non siete più il popolo che rifiuta gli idoli. Siete come noi, voi orgogliosi: sporchi del vostro sangue come noi. Anche voi, come noi e come Caino, avete ucciso il fratello. Venite, possiamo giocare insieme".

sabato 16 gennaio 2016

GLI EROI SENZA GLORIA: KEN SARO-WIWA


                       Bandiera del popolo Ogoni creata da Ken Saro-Wiwa, fonte Wikipedia


A partire da questo sabato, Lo Sciacallo inaugura una nuova rubrica che avrà come obiettivo quello di ridare lustro a personaggi della storia, sia recente che passata, siano essi studiosi, politici, artisti o scienziati, finiti nel dimenticatoio in quanto scomodi o poco elogiati nonostante il loro impegno civile e sociale. Ebbene, ogni sabato, su questo blog troverete una storia interessante da leggere; quella di oggi riguarda un poeta e scrittore nigeriano scomparso nel 1995: il suo nome era Ken Saro-Wiwa.

La sua storia e semisconosciuta e non viene mai raccontata, a differenza di quella di molti altri suoi colleghi. Già, ma chi era Ken Saro-Wiwa? Ken Saro è stato un poeta e scrittore nigeriano, noto nell'Africa postcoloniale per il suo impegno civile mirato al riconoscimento delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, vittime di abusi da parte delle grandi multinazionali del petrolio (in particolare la Shell), responsabili di continue perdite che hanno devastato l'ecosistema, causando piogge acide in un territorio abitato da circa trenta milioni di persone, per lo più di etnia Ogoni.

Nel 1990 diventa promotore del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (MOSOP): tale movimento riuscì a catalizzare l'attenzione della comunità internazionale, in virtù di una manifestazione composta da 300000 persone guidata dallo stesso poeta nigeriano poco dopo la sua scarcerazione (era stato arrestato senza processo).

Arrestato due volte nel corso del 1994, con l'accusa di essere stato il mandante di alcuni omicidi ai danni di presunti oppositori del MOSOP, venne giustiziato tramite impiccagione, in una triste notte del 10 novembre 1995, assieme ad altri 8 attivisti del MOSOP, suscitando lo sdegno di tanti attivisti per i diritti civili. L'anno seguente, l'avvocato per la Center for Costitution Rights, Jenny Green, avviò una causa nei confronti della compagnia petrolifera, denunciando il coinvolgimento della stessa nell'omicidio del poeta.

Il processo, iniziato dopo ben tredici anni dalla denuncia dell'avvocato Green, vide il patteggiamento della Shell, che ha accettato il pagamento di 15 milioni e mezzo di dollari. Nelle motivazioni, la Shell ha spiegato questa scelta, adducendo come motivazione il fatto di aiutare il processo di riconciliazione, quindi, negando di fatto il coinvolgimento nell'omicidio.

Ma qual è la vera prigione in questo mondo? Ce lo spiega bene lo stesso poeta, irriducibile avversario dei potenti e fedele amico della libertà. Un eroe cancellato dalla memoria corta di molti, e che Lo Sciacallo vuole riportare alla luce, rendendo omaggio a un uomo le cui gesta devono servire da esempio per tutti noi. Di seguito vi riportiamo una sua poesia scritta durante la prigionia.

LA VERA PRIGIONE

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
È il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

Chiudiamo questo articolo, riportandovi il testo di una canzone del gruppo Noise Rock italiano, Il Teatro Degli Orrori, "A Sangue freddo", tratta dall'omonimo album del 2009, e dedicata proprio all'indimenticabile Ken Saro-Wiwa, che trae ispirazione da La vera prigione.

Mente libera, occhi aperti
                                                               Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?                                         

Il poeta nigeriano,

Un eroe dei nostri tempi.

Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?

Perché troppo ha amato

L'hanno ammazzato davanti a tutti.

Bugiardi dentro, fuori assassini.

Vigliacchi in divisa,

Generazioni intere ingannate per sempre

A sangue freddo.


Ken Saro Wiwa è morto!

Evviva Ken Saro!

Non è il tetto che perde, non sono le zanzare.

Non è il cibo meschino: non basterebbe a un cane.

Non è il nulla del giorno che piano sprofonda nel vuoto della notte.

Sono le menzogne! Che ti rodono l'anima.

In agguato, come sempre, la paura di morire.



Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?

Il poeta nigeriano,

Un eroe dei nostri tempi.

Non ti ricordi di Ken Saro Wiwa?

Perché troppo ha amato

L'hanno ammazzato davanti a tutti.



Io non mi arrendo,

Mi avrete soltanto con un colpo alle spalle.

Io non dimentico, e non mi arrendo.

Io non mi arrendo.

E' nell'indifferenza che un uomo,

Un uomo vero, muore davvero.



Quanto grande è il cuore di Ken Saro Wiwa!

Forse l'Africa intera.

Il nulla del giorno sprofonda piano nel vuoto della notte.

Avete ucciso Wiwa!

Ladri in limousine, che Dio vi maledica.

Pagherete tutto e pagherete caro.



Hanno ammazzato Ken Saro Wiwa,

Saro Wiwa è ancora vivo.

Hanno ammazzato Ken Saro Wiwa,

Saro Wiwa è ancora vivo.

Bugiardi dentro, fuori assassini.

Vigliacchi in divisa,

Generazioni intere ingannate per sempre

A sangue freddo.











venerdì 15 gennaio 2016

L'UNITÁ D'ITALIA: LA FAVOLETTA DEI 1000 E DEL SUD POVERO


                                                    Fonte foto: wikipedia


La storia che ci accingiamo a raccontare quest'oggi riguarda un evento storico fondamentale per il nostro Paese e che viene fatto coincidere il 17 marzo 1861: l'Unità d'Italia, avvenuta per mano di Giuseppe Garibaldi, sotto le influenze di Camillo Benso conte di Cavour e di Giuseppe Mazzini. Come accennato nel capitolo sui Rosacroce, si è trattata anche in questo caso di una rivoluzione massonica, in quanto i personaggi promotori di questa operazione erano tutti e tre iniziati alla società costruttoria. Lo si capisce bene anche dai colori scelti per la neonata bandiera italiana: il rosso, il bianco e il verde, che non a caso sono i colori prediletti dai rosacrociani.

Procediamo con ordine. La cultura ufficiale ci racconta da sempre come ad un certo punto della nostra storia, nei circoli frequentati da uomini dotati di una certa cultura, si siano diffuse idee rivoluzionarie che avevano come scopo l'estinzione delle sovranità dei singoli stati che si erano divisi la Penisola per dar vita alla creazione di uno stato unico che avrebbe dominato dalle Alpi alla Sicilia. In particolare, agli scolari, viene fatto credere che mille volontari, partiti da Quarto (Genova) sotto gli ordini di Garibaldi (uno a cui, si racconta, venne tagliato il lobo dell'orecchio sinistro in quanto si sarebbe macchiato di un reato grave in Sud America), hanno sconfitto l'esercito Borbonico e liberato il Sud Italia da una tirannia spietata e cieca, che aveva ridotto il Mezzogiorno in una società pressoché rurale e arretrata dominata dai latifondisti, in antitesi rispetto al nord progressista che, invece, oltre a prendersi i meriti dell'unificazione, gli veniva riconosciuto il merito di aver liberato i cittadini del Sud da uno stato dittatoriale.

Peccato che questa raffinata favoletta non sia altro che un falso storico acclarato, privo di qualsiasi giustificazione. Il Risorgimento italiano ha comportato in realtà il disfacimento del ricco e prosperoso Regno delle Due Sicilie e portato alla colonizzazione dell'eredità di quel regno, il Sud appunto, da parte del neonato Stato italiano. I libri di storia omettono anche di raccontarci i lager e l'esecuzioni operate dai "Fratelli d'Italia": 685.000 civili uccisi in Meridione (comprese donne e bambini), per non parlare delle deportazioni nei lager di Finestrelle e degli oltre 60 paesi distrutti e incendiati. Ma non è finita qui, perché sono davvero tanti gli elementi che non tornano in questo racconto, a partire dal numero effettivo dei Garibaldini impegnati nelle battaglie fino ad arrivare al tesoro, sparito nel nulla, proveniente dal Banco di Napoli.

Un piano ardito da molto lontano e ora cercheremo di capire il perché di tanta violenza e il vero motivo per cui è stato disintegrato uno stato in nome di un'unità fittizia. Cominciamo subito col dire che a finanziare il Regno Sabaudo, che destava in una situazione di bancarotta finanziaria, fu principalmente la Massoneria britannica che, essendo per storia e potere decisionale la più importante, decise di appoggiare la spedizione dei mille (che in realtà non erano mille ma molti di più e oltretutto di nazionalità diverse, tanto da poter vantare tra le loro fila anche soldati ungheresi): quei soldi, infatti, servivano a Garibaldi per comprare a Genova dei fucili a pressione a fronte di una spesa di alcuni milioni di franchi. Ma cosa temeva la Massoneria del Regno Unito? Ma naturalmente quel regno che la nostra storiografia ufficiale si ostina a delineare come povero, insignificante ma tirannico. No, questa spiegazione non solo è falsa, ma anche offensiva nei confronti dei cittadini meridionali (sia di quelli morti durante l'invasione che quelli di oggi) che oltre il danno ricevano anche la beffa: il Regno delle Due Sicilie aveva stretto importanti relazioni commerciali con l'Oriente, e questo destava una certa preoccupazione per la Gran Bretagna, che non voleva ammettere un concorrente così pericoloso nel commercio internazionale.

Giunti a questo punto della lettura del nostro modesto articolo, giustamente vi starete domandando quanto fosse potente questo Regno. Quello Borbonico, infatti, era tutt'altro stato rispetto a quanto ci è stato presentato nei libri di scuola. Era un Regno ricco e fiorente, in continua crescita, sotto il comando di un Re chiamato Ferdinando II. Era conosciuto come il Regno dei primati, in virtù di centinaia di invenzioni e scoperte e, oltre ad essere nettamente il più ricco stato pre-unitario era anche il terzo stato più ricco d'Europa, dietro a Francia e Inghilterra. Inoltre, era un paese di immigrazione, non viceversa. Numerose erano le industrie, letteralmente smantellate e installate al Nord dopo la vittoria sui Borboni.

A mo' di esempio, vi andiamo ad elencare solo alcune delle più significative opere attribuite al Regno delle Due Sicilie (fonte www.vesuviolive.it):

    1737 Costruzione S.Carlo di Napoli, il più antico teatro d’Opera al mondo (tuttora operante
)
    1751 Primo esempio di Welfare State, il Real Albergo dei Poveri
    1754 Prima cattedra di Economia al mondo
    1762 Cimitero delle 366 fosse. Primo cimitero per i poveri
    1770-1771 Reali ferriere ed Officine di Mongiana
    1781 Istituzione del primo Codice Marittimo al mondo, il "Codice De Jorio"
    1783 Prima fabbrica di navi in Italia, Cantiere di Castellammare di Stabia
    1789 Il sogno di San Leucio: Ferdinandopoli (primo esperimento socialista al mondo)
    1813 Il primo ospedale psichiatrico d’Italia
    1818 Primo piroscafo del Mediterraneo, il “Ferdinando I”
    1819 Primo osservatorio astronomico italiano a Capodimonte
    1832 Primo ponte sospeso, il ponte sul Garigliano
    1839 Prima ferrovia d’Italia, la Napoli-Portici
    1839 Prima illuminazione a gas in una città città "italiana", terza dopo Parigi e Londra

    1840 Prima fabbrica di locomotive d’"Italia", Pietrarsa
    1841 Primo centro vulcanologico del mondo
    1853 Prima nave a vapore d’"Italia", denominata “Sicilia”
    1860 Napoli è la prima città d’"Italia" per numero di Teatri

Questi, ripetiamo, sono solo alcuni dei tanti primati del Regno delle Due Sicilie. Risulta impossibile andarli ad elencarli tutti, ma si possono aggiungere, alla sopracitata lista, anche il primo esempio di raccolta differenziata (1832),  un dato che, analizzato oggi, potrebbe far sorridere qualcuno. Ma se pensate di essere stati sconvolti abbastanza, dovreste prendere in considerazione l'idea di sbagliarvi perché non è tutto: le mafie, intese come le consideriamo oggi, in epoca Borbonica quasi non esistevano. In sintesi, esistevano dei signorotti di quartiere, ma il primo a istituzionalizzare queste altrimenti piccole bande di signorotti locali e niente più, è stato un tale di nome Giuseppe Garibaldi che, anche grazie al loro aiuto, è riuscito a prevalere e ad aprirsi la strada verso la vittoria.

Quelli invece che in realtà la storia chiama in maniera dispregiativa "Briganti", non erano altro che i partigiani dell'epoca, che difendevano la loro terra, violentata dal nascente regno sabaudo. Badate bene, non difendevano i Borboni in sé, ma le loro città e le loro genti, ingannate dai moti rivoluzionari rivelatosi ben presto fasulli perché, con la scusa del "siamo tutti fratelli", in realtà, si depredarono tesori: in primis, quelli del Banco di Napoli. Ma tutto questo si è potuto realizzare perché nel 1860 (guarda combinazione) morì Ferdinando II e, al suo posto, prese il trono il giovane  e inesperto Francesco II (passato alla storia col nomignolo di "Franceschiello"), nonché cugino del futuro Re d'Italia Vittorio Emanuele II. Un'occasione troppo ghiotta per farsela scappare, e così, i fautori del Risorgimento italiano, approfittarono di questa fase di transizione per colpire il Regno delle Due Sicilie che, da allora fino ad oggi, nonostante quanto i media e certi partiti tentino di far passare determinati messaggi depistanti, divenne prima vittima, e poi colonia del nascente Stato italiano.

Capirete ora, dopo questa pur semplificativa disamina, il motivo dei fischi all'inno nazionale che riserva puntualmente il popolo napoletano in particolare, che giustamente rivendica la verità storica e pretende, giusto per cominciare, le scuse da parte dello stato italiano che tutt'oggi continua a indottrinare ai suoi figli la storia del Sud sottosviluppato, sanguisuga e zavorra per il Nord. A fine articolo vi riportiamo un video tratto da YouTube che testimonia quanto vi abbiamo raccontato su Ricciotti: in un'ospitata a Porta a Porta, infatti, Anita Garibaldi (discendente di Giuseppe), ammette come il figlio di questi, Ricciotti, una volta accortosi dell'inganno e degli eccidi perpetrati ai danni del popolo meridionale, decise di combattere al fianco dei Briganti. Per concludere, vogliamo riportare una frase segnata sul tacquino dei Garibaldini quando entrarono nella Reggia di Caserta: "Strano oggetto a forma di chitarra" - scrissero - ma non era altro che un bidet.

Mente libera, occhi aperti
                                                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason



 
                     
                                          Tratto da ilovenaples2007, youtube































LA BIBBIA CHE NON TI ASPETTI: LA "CREAZIONE" IN LABORATORIO E IL RICATTO DEL PECCATO ORIGINALE


Peccato Originale e cacciata dal Paradiso Terrestre, di
Michelangelo Buonarroti (1510) fonte: wikipedia.com

Per continuare degnamente l'articolo introduttivo sulla Bibbia di un paio di giorni fa, oggi ci addentriamo nella questione della "Creazione". Scopriremo ben presto che il termine è improprio.
Partiamo dalla versione, per così dire, canonica, secondo la quale, in Genesi 1,2 "In principio Dio creò il cielo e la terra". Il versetto originale ebraico recita "Elohim bara bereshit". E' necessario fare una premessa; chiunque si sia adoperato a studiare l'ebraico, la lingua in cui la Bibbia è scritta, è sicuramente a conoscenza del fatto che NON esiste in quell'idioma un termine che esprima il concetto di Dio. La parola Elohim non è traducibile, nessuno sa cosa voglia dire. Tradurla con Dio è un'operazione quantomeno arbitraria.
Andiamo oltre; la sorpresa vera arriva quando si viene a sapere che non esiste nemmeno, in ebraico, il corrispondente del verbo "creare". Bara infatti, nella maggioranza dei casi in cui è utilizzato, significa semplicemente modificare, intervenire su qualcosa di già presente. Ed in effetti, è quello che gli Elohim nel racconto biblico hanno fatto.
I detrattori potranno sostenere che queste mere (anche se poi mica tanto) questioni linguistiche non siano sufficienti a mettere in dubbio la tradizione che viene tramandata, servendosi della Bibbia, da millenni. Facciamo finta che abbiano ragione, e quindi entriamo ulteriormente nel dettaglio. Leggiamo dalla Genesi 1, 26 e segg. in merito alla "creazione" dell'uomo:

                                               "E Dio (Elohim) disse: "Facciamo l'uomo a nostra
                                               immagine e somiglianza (...)
                                               Dio (Elohim) creò l'uomo a sua immagine;
                                               a immagine di Dio lo creò".

Non trovate che ci sia qualcosa di strano? Ricordiamo che la parola Elohim è plurale (possiede anche due forme al singolare, El e Eloah), quindi non si comprende come mai in ben tre casi si utilizzi un verbo al singolare. Questa è una traduzione falsa, non sbagliata. C'è una differenza, e non sottile: l'intenzionalità. Chi ha voluto farci credere che quei verbi in ebraico fossero al singolare ci ha scientemente ingannato, e la riprova è nel testo stesso. "FACCIAMO l'uomo a NOSTRA immagine e somiglianza": due termini, un verbo e un aggettivo, che ci fanno chiaramente comprendere come la pluralità del cosiddetto Dio sia innegabile, se non si è in malafede, od obnubilati dalla propria chiusura mentale. La scusa del plurale maiestatis non regge, in tutti gli altri casi i verbi sono al singolare. Quel "facciamo" si riferisce senza ombra di dubbio a loro, gli Elohim, i creatori dell'Adam, la razza da loro creata per scopi, per così dire personale, all'interno del gan-eden, che nulla ha a che vedere con il Paradiso Terrestre a noi raccontato.

Il giardino recintato, o frutteto, è diventato il moderno paradiso solo dopo varie derivazioni linguistiche del termine gan-eden, passato dall'ebraico all'iraniano, al greco e infine al latino paradisium, ma il significato non cambia mai: sempre giardino recintato. In Genesi 2,8 è addirittura accennato che gli Elohim lo posero a oriente, e salta quindi anche quella credenza di un mondo, appunto, paradisiaco prima della cacciata di Adamo ed Eva. Questo Eden non occupava assolutamente tutto il territorio del nostro pianeta; in più, non era l'unico. Alcinoo, re dei Feaci, a colloquio con Ulisse, nell'Odissea, fa una descrizione particolareggiata di una zona della sua isola in tutto e per tutto ricollegabile al Paradiso biblico.

Ma torniamo all'uomo: sono tante le prove all'interno del testo biblico (sottolineiamo: quello che ognuno di voi ha in casa) che ci confermano come Adamo ed Eva non fossero assolutamente i primi uomini a mettere piede sulla Terra. Ne scegliamo uno, quello più evidente. Il momento è quello in cui Caino, figlio di Adamo ed Eva, ha appena ucciso il fratello Abele e sta per essere scacciato dalla sua terra da parte di "Dio". Leggiamo Genesi 4, 14 e segg:

                                                  "Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e
                                                  io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò
                                                  ramingo e fuggiasco dalla terra e CHIUNQUE
                                                  MI INCONTRERA' MI POTRA' UCCIDERE.
                                                  (...) Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese
                                                  di Nod, ad oriente di Eden".

Quindi esistevano altri paesi, altre città, altri uomini? Non erano dunque Adamo, Eva e i loro figli gli unici presenti sul suolo terrestre? Precisiamo anche che Caino in seguito costruì città, ebbe figli, e generò quindi una stirpe. E secondo l'interpretazione teologica, fece tutto questo da solo.

Abbiamo accennato più sopra all'adam, ovvero la specie creata dagli Elohim attraverso un intervento probabilmente genetico. Adamo, il nome della specie e non dell'individuo, si differenziava dagli altri abitanti del pianeta per il fatto che gli Elohim l'avevano fabbricato con l'aggiunta del loro tselem, qualcosa che contenesse la loro immagine, probabilmente il loro liquido seminale.
Fabbricato l'adam maschio, si accorsero però che costui sentiva il bisogno della compagnia di un suo simile, possibilmente di sesso opposto. Avvenne così l'intervento chirurgico, perché di questo si tratta, che portò alla produzione di Eva, chawwah in ebraico.
Si racconta che nel Paradiso Terrestre avrebbero vissuto per l'eternità se non avessero mangiato il frutto di un particolare albero, quello al centro del giardino. Tentati dal serpente, i due contravvengono alle disposizioni di Dio, mangiano la famosa mela e per questo divengono mortali e vengono cacciati. Non secondo la Bibbia.
Essi erano prima di tutto già mortali, essendolo anche gli Elohim che li avevano fabbricati. Non esiste nessuna mela nella Bibbia, che fu introdotta dalla teologia secoli dopo. Essi decisero semplicemente di seguire la loro natura umana, quella di riprodursi, cosa che gli Elohim non avevano previsto per loro. Per questa ragione, in conseguenza della loro scelta, e non della loro colpa, uscirono dal gan-eden. 
Il Peccato Originale è una bufala creata ad arte dalle dottrine teologiche, stando almeno a ciò che la Bibbia racconta. Quindi state sereni, non siamo una razza maledetta.

Mente libera, occhi aperti
                                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
                             

giovedì 14 gennaio 2016

I REALITY SHOW E LA TV SPAZZATURA: QUANTO CI MANCA PASOLINI...


                                          Fonte foto: wikipedia

Vi siete mai chesti il motivo della nascita e della diffusione dei vari reality, per lo più demenziali? Che si chiamino Grande Fratello, Isola dei Famosi, o che abbiano come obiettivo principale la formazione di artisti o cuochi, la solfa non cambia: sono tutti creati a tavolino per distruggere il nostro modo di pensare e creare una generazione di schiavi e lobotomizzati. Tutti, senza eccezione di un singolo individuo, ne siamo permeati. A patto di accendere la televisione, naturalmente.

"Niente di più feroce della banalissima televisione", diceva Pier Paolo Pasolini in tempi non sospetti. E il poeta bolognese ci aveva visto lungo.  Sono tanti gli scopi di chi organizza questo genere di spettacoli: il primo è sicuramente quello di rendere le generazioni sempre più omologate. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare ai giovani. Ne basta prendere uno per capire i sogni e le speranze di una intera generazione. Non esiste più alcuna distinzione, sembrano fatti tutti con lo stampino, proprio come i protagonisti dei reality. Del resto la televisione e la società, in tutte le sue forme, ci impongono dei modelli comportamentali e, se non hai abbastanza spirito critico e una forte autodeterminazione, il risultato è quello di finire nel trappolone.

Dov'è finita la generazione del '68? Quella che pensava ed agiva in nome di un ideale (dov'è finito non si sa, cantava l'immenso Giorgio Gaber in Destra e Sinistra), voltando le spalle al potere costituito e diventando liberi pensatori. Quella generazione, purtroppo, è morta: la diffusione delle droghe pesanti su larga scala ha annientato il pericolo, per i potenti, e rese innocue le persone. Ecco, le nuove generazioni peccano di iniziativa, non hanno una direzione né uno scopo definito nella propria vita. Si è smarrita la strada, non c'è più la volontà di cambiare le cose. Ma la televisione serve anche per depistare, mandare messaggi particolari, o distogliere l'attenzione delle masse dai problemi reali.

Non si pensa più al benessere personale e a quello degli altri, a ritagliarci il nostro tempo per meditare e riflettere. Già, il tempo, un fedele alleato che però ci viene sottratto in nome di un capitalismo spietato che ci rende consumatori depensanti. Del resto, l'assioma è perfetto: chi non pensa diventa schiavo e, in senso lato, consumatore. La stessa formula è valida per descrivere il meccanismo che c'è dietro a questi programmi che definire insensati è puro eufemismo. I ragazzi devono vestirsi e imbacuccarsi come i ragazzi dei vari Shore, e comportarsi come loro. È trendy ed è accettato da tutti. Non c'è spazio per l'antidivo, per gente che persegue l'essere. Non c'è spazio per le persone che hanno progetti. Si vive sempre e solo il presente, infischiandocene di come sarà la società tra dieci anni.

In tv l'ordine è di non trasmettere programmi di cultura, quella vera, né film né l'arte in genere, ma solo spazzatura. Per non parlare poi del viscido mondo delle radio e del cinema, un capitolo che affronteremo nei prossimi giorni. I telespettatori devono sognare di passare anche loro il provino per i vari reality musicali, e di diventare delle star. Ta l'altro, ignorano, che questa moda è nata da un'iniziativa delle stesse case discografiche che, non vendendo più, hanno trovato un altro modo per accumulare denaro.

E qual è il premio alla fine dei giochi? La Coppa del Nonno. E sapete per quale motivo? Perché una volta insignito il vincitore, il format del programma necessita di nuovi reclutamenti tra i giovani ansiosi di realizzare i propri sogni. Tutte vittime inconsapevoli del gioco di potere orchestrato alle loro spalle da gente senza alcun tipo di scrupolo e morale. Loro, i "marionettisti", ci vogliono tutti uguali. Tutti pronti a inseguire un sogno che alla fine si rivelerà illusorio: chi guarda queste oscenità  deve pensare di diventare come X e che solo tramite questo espediente potrà raggiungere il successo, come se quella parola avesse un valore inoppugnabile, specialmente al giorno d'oggi. Non siamo noi a decidere cosa fare della nostra vita, ma loro, sempre e comunque. Loro decidono il nostro futuro e noi dobbiamo stare al gioco del mago.

E sapete chi ci perde in tutto questo? Tutte le persone che lottano, e sono poche, realmente con ogni forza per cercare di dare valore alla propria esistenza e migliorare quella degli altri. Nell'arte ne escono sconfitti gli artisti, quelli veri: nel cinema gli attori e i registi che per anni hanno speso il loro tempo nelle scuole di recitazione, così come nella musica le numerosissime band sparse nella Penisola, che provano a campare cercando di racimolare qualche spicciolo suonando in qualche locale, ma solo per passione perché non possono trasformare la loro arte in lavoro. Per di più, magari di fronte a poche centinaia di persone, per poi ritrovarsi ad ascoltare in radio "artisti" che non fanno altro che insultare la musica e la sua storia. Un'ingiustizia senza fine, che solo noi possiamo fermare, attraverso le nostre scelte.

Mente libera, occhi aperti   
                                                       Lo Sciacallo, Marcus L.Mason







DAL NEOREALISMO A "QUO VADO?": 70 ANNI DI CINEMA ITALIANO IN 5 MINUTI


Una locandina de "La Dolce Vita" di Federico Fellini (1960)
fonte:jean-pierre dalbéra da flickr.com

E' notizia di questi giorni che in sala c'è un film, per di più italiano, che sta facendo letteralmente
strage al botteghino: si tratta della quarta fatica cinematografica di Luca Medici, in arte Checco Zalone, ovvero "Quo Vado?". Nel momento in cui si scrive questo film è appena diventato il maggior incasso di un film nostrano di sempre, superando "Sole a catinelle" del 2013, anch'esso interpretato da Checco Zalone (la regia in entrambi i casi è di Gennaro Nunziante).
L'intenzione di chi scrive non è quella di dimostrarsi "radical chic" buttando fango sul film di Zalone, definendolo a prescindere spazzatura cinematografica e attribuendo all'ignoranza della gente il suo immane successo. Cerchiamo invece di comprendere davvero perché tutto ciò accade, perché il discorso è in realtà decisamente più complesso.
L'origine del fenomeno Zalone non è da ricercarsi né all'interno del personaggio stesso (non fosse stato lui, sarebbe stato qualcun altro), né tantomeno nelle tematiche che la sua filmografia propone; nello specifico, una visione semi-satirica della società italiana, con impianto morale di fondo di chiara tendenza forzaitalina (e non c'è da soprendersi, visto che i suoi film sono prodotti e distribuiti da Medusa).

Sono i tempi che dettano la moda, e cioè: i film di Zalone sono perfettamente aderenti alla realtà storica che ci circonda: una realtà fatta di problemi sociali ed economici preponderanti, dove l'uomo medio deve destreggiarsi tra la propria precarietà e l'aggiornamento del profilo di Facebook; che non trova lavoro ma che considera come valore fondamentale il possesso di uno Smartphone, possibilmente dell'ultimissimo modello, capace magari di girare video tridimensionali (probabilmente si arriverà anche a questo). Culturalmente, artisiticamente, c'è, ed è triste doverlo ammettere, il vuoto pneumatico. La cultura, intesa in senso lato, è superflua, noiosa, vittima dei vari "non ho tempo", "non ho la testa per queste cose", "a che mi serve?". Anche comprensibile, ad un'occhiata superficiale. Ma finché non si arriverà a capire che parte tutto dalla testa, parte tutto dal raggiungimento della consapevolezza di sé come individuo, e di conseguenza, dalla volontà di arricchire lo spirito in maniera intelligente, mai si riuscirà a lottare con convinzione per i propri diritti e per ottenere il cambiamento di una società opprimente e dispersiva. Tutto ciò è fattibile solo tramite la cultura, o meglio l'anti-ignoranza. In questo il cinema di Zalone è fallace; oltre all'aspetto cinematografico, ai minimi termini, è nell'ideologia che perde una grande occasione; quella di dimostrare che così non va, che bisogna cambiare noi per primi, e non solo sorridere dei nostri difetti e delle nostre debolezze, rendendoli così addirittura simpatici.

La storia del cinema italiano, dagli anni Quaranta in poi, racconta che questa regola è sempre stata rispettata. Il cinema ha sempre vissuto di presente, perché è l'arte che, se sfruttata a dovere, più di tutte riesce a catalizzare l'attenzione delle masse e farle immedesimare con i personaggi che presenta.
A metà anni Quaranta nasce la prima grande corrente del cinema nostrano, il Neorealismo, che annovera tra i suoi esponenti alcuni degli autori di cinema più autorevoli: da Luchino Visconti (al quale si attribuisce l'invenzione del Neorealismo, con il film Ossessione del 1943), a Vittorio De Sica, il cui nome è stato sporcato dall'immonda serie di film a cui si è prestato il figlio Christian, per poi passare ai magari meno conosciuti ma altrettanto importanti Giuseppe De Santis e Raffaello Matarazzo.
Allora dopo vent'anni di regime fascista e le atrocità della guerra, si sentiva il bisogno di raccontare le vicende della gente vera, quella della strada, la quotidianità, i drammi all'ordine del giorno, le problematiche sociali. Questo è una delle ragioni per le quali molto spesso si preferiva utilizzare attori non professionisti, per donare al tutto un'aura di spontaneità e di concretezza disarmanti; basti citare due capisaldi di De Sica, Ladri di Biciclette (1948), e Umberto D. (1952). La ricerca della rappresentazione pura del reale era talmente esasperata che, si racconta, lo stesso De Sica arrivò a mettere di proposito, nella tasca di un giaccone indossato da un bambino in una scena, un mozzicone di sigaretta accesa, cosicché il bambino, che doveva piangere, lo avrebbe fatto per un reale motivo, una volta messe le mani in tasca.

Negli anni Sessanta, quelli del Boom economico, il cinema godereccio di Fellini, le commedie ficcanti di Scola, Risi e Monicelli erano perfette nel delineare una società italiana che sempre più si spostava verso una deriva capitalista. Uno stile di vita edonista, ben rappresentato da pellicole storiche come La Dolce Vita, Il Sorpasso o I Mostri.

Poi fu la volta degli Anni di Piombo, gli anni del terrore, degli attentati terroristici, l'uccisione reiterata di esponenti dello Stato (il culmine fu il caso Moro, nel 1978, di cui ci ripromettiamo di parlare). Gli anni Settanta fecero risvegliare gli italiani dal torpore e dagli agi a cui si erano ormai incautamente abituati. E il cinema italiano fu pronto a raccontare questa nuova faccia del nostro Paese, e lo fece attraverso il genere. Nacquero così il cosiddetto "giallo all'italiana" (che in realtà già aveva mosso i primi passi verso la metà del decennio precedente), e il noir "poliziottesco", abili nel mostrare come i criminali, solitamente di bassa lega, e il poliziotto senza macchia, fossero i caratteri perfetti per sintetizzare ciò di cui la gente aveva paura e ciò in cui si affidava. I maestri indiscussi: Mario Bava, Lucio Fulci, Dario Argento, Umberto Lenzi, Fernando di Leo. Di alcuni di loro parleremo più approfonditamente in articoli successivi.

Degli anni Ottanta tratteremo in altra sede, perché segnano lo spartiacque: allora emette i primi vagiti la mentalità iperconsumista, becera, e all'insegna dell'anti-cultura, che negli anni si è purtroppo diffusa a macchia d'olio come un cancro inarrestabile, e che oggi impera. Ne vedremo le caratteristiche nel dettaglio.

Ecco dunque perché Zalone è all'apice. E' il figlio prediletto di un cinema malato. I suoi genitori? I Vanzina, Neri Parenti. I figli ripudiati: Giorgio Diritti, Ivano De Matteo, Claudio Caligari, Paolo Franchi, Federico Sfascia, solo per citarne alcuni. Molti di voi non li conoscono nemmeno, non è così?

Mente libera e occhi aperti
                                                    Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

mercoledì 13 gennaio 2016

LA BIBBIA: TRA TEOLOGIA E FANTASCIENZA, IL TRONO DI SPADE ANTE LITTERAM

fonte:commons.wikimedia.org

Il primo passo da compiere per poter trattare questo argomento con cognizione di causa è quello di effettuare un piccolo sondaggio: fate un giro del vostro condominio o circondario e chiedete a quante più persone potete se conservano nelle loro case una copia del testo più stampato, più venduto e più famoso del mondo: la Sacra Bibbia.
Siamo sicuri che la percentuale di risposte affermative sfiorerà il 100%. Passate ora alla seconda, e più importante, domanda: l'avete letta? Tutta o almeno una grossa parte? Se i vostri intervistati saranno sinceri, siamo altrettanto convinti che in questo caso le risposte positive mostreranno un tracollo.

Per quale ragione questo accade, ovvero, perché circa 2 miliardi di persone (cifra notevolmente approssimata) fonda la propria spiritualità, la propria fede, affida le proprie speranze, a precetti che si basano su un testo che molti di loro non conoscono, se non per sentito dire? Facile: perché lo dice la mentalità comune e a me, semplice individuo capitato non so come su questa Terra, non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di discutere quelle che fin da bambino mi sono state dipinte come verità assolute, indiscutibili ed incontrovertibili. Nello specifico: la Bibbia è un testo sacro e santo, composto da autori vari sotto l'influenza dell'ispirazione divina, e narra di come questo Dio abbia deciso di prendersi a cuore le sorti di un popolo in particolare, quello ebraico, liberandolo dalla condizione di schiavitù in cui si trovava relegato, e donandogli una terra, la celeberrima "Terra Promessa", dove poter vivere in pace e prosperare nei secoli dei secoli.

Peccato che la Bibbia non parli di niente di tutto ciò.
Questa affermazione, che sconvolgerà chiunque non sia mai venuto in contatto con uno scritto di Zecharia Sitchin o anche, più facilmente comprensibile e diretto, di Mauro Biglino, è in realtà supportata da innumerevoli prove, la maggior parte delle quali contenute proprio in quel tomo che nelle nicchie dei nostri comodini, o nelle mensole dei nostri scaffali, accumula polvere e fa la muffa.

Prima di proseguire, è necessario fare un paio di precisazioni: in questo articolo non intendiamo fare una disamina specifica, letterale e approfondita del testo biblico; non ci compete, e per questo rimandiamo alla consultazione delle opere in primis dei sopracitati autori. Il nostro obiettivo è quello di contribuire all'opera di informazione e, non è sbagliato definirla tale, illuminazione, che molte persone, ormai da diversi anni, stanno portando avanti con coraggio, mettendoci faccia, idee, e reputazione, contro l'oscurantismo che per secoli è stato, e tuttora viene perpetrato, da chi sostiene, senza nessun titolo concretamente riconoscibile per farlo, di essere il depositario della verità, e che solo a lui spetterà, se lo riterrà opportuno, renderne partecipi le persone.
In secondo luogo, in questa serie di articoli, ogni qualvolta si parlerà di Bibbia, si intenderanno i 47 libri che formano il cosiddetto Antico Testamento. Accantoniamo il Nuovo Testamento, che arriva secoli dopo, sotto l'influenza della neonata dottrina cristiana.

Detto questo, allora di cosa tratta realmente la Bibbia?
Principalmente, di guerra. Ma andiamo con ordine. I protagonisti del racconto sono una razza antropomorfa, chiamata Elohim, che si erano letteralmente spartiti il mondo allora conosciuto, in sfere di influenza specifiche. Ad ogni Elohim era assegnato un territorio e il popolo corrispondente; chi aveva effettuato questa spartizione è definito nella Bibbia Elyon, ovvero "colui che sta sopra", troppo spesso confuso con quello che nelle versioni tradizionali è chiamato Signore, in realtà l'Elohim chiamato Yawheh, tra l'altro uno dei meno rilevanti. Due annotazioni:se le due grandi religioni che si fondano sulla Bibbia, Ebraismo e Cristianesimo, sono monotesite, perché il termine plurale Elohim viene tradotto al singolare "Dio"? La scappatoia del plurale definito maiestatis non regge: in più di un'occasione la pluralità reale e concreta è evidente.

Seconda puntualizzazione: la Bibbia è composta in ebraico, lingua che nella forma scritta manca di vocalizzazioni, ovvero presenta solo le consonanti. Non sapremo quindi mai l'effettiva pronuncia della parola YHWH.
Nella Bibbia costui viene definito ish milchamah, che letteralmente significa "uomo di guerra". Egli era quindi un militare, niente di più, che insoddisfatto del territorio e delle genti a lui assegnati da Elyon, decise di intraprendere una serie di guerre agli Elohim confinanti per acquisire potere (ricordiamo che a Yawheh non fu assegnato il popolo ebraico "in toto", ma una minima parte: il ramo della famiglia di Abramo riconducibile a Giacobbe).

Questa serie di guerricciole "in famiglia" sono il tema principale della Bibbia giunta fino a noi (in un successivo articolo vedremo che essa non è l'unica versione). Un Trono di Spade ante litteram, quindi, la cronaca delle vicende di uno spietato e guerrafondaio militare di nome Yawheh che lotta per accrescere il proprio potere personale. Negli articoli che seguiranno, ci addentreremo sempre di più nelle grandi epopee della Bibbia, e vedremo se andranno o meno ridimensionate; dalla Creazione, all'Esodo, ai personaggi e alle tecnologie che la popolano.
Citando lo studioso Mauro Biglino, uno dei principali fautori di queste teorie apparentemente stravaganti, ma molto più concrete di ciò che sembri, vi diamo questo consiglio per partire nella nuova lettura della Bibbia. Ogni volta che troverete:

  • la parola Dio, leggete Elohim
  • la parola Altissimo, leggete Elyon
  • la parola Signore o Eterno, leggete Yahweh
  • la parola Gloria, leggete Kavod
  • la parola Spirito, leggete Ruach
Senza chiedervi nessun significato, affronterete una storia totalmente nuova. Buona lettura

Mente libera e occhi aperti    
                                                       Lo Sciacallo, Marcus L.Mason                                                                                                                                                                                                                                                            

I ROSACROCE: DA DANTE FINO AD OGGI


                                                     Fonte foto: wikipedia

Alzi la mano chi ha mai sentito parlare dell'ordine segreto dei Rosacroce? Per chi non lo conoscesse vi diciamo subito di non preoccuparvi, perché il capitolo che ci apprestiamo a presentarvi quest'oggi riguarda proprio il mondo rosacrociano e le sue figure più importanti. A fine articolo, ci sarà un video tratto da YouTube, di un'intervista fatta a Giovanni Francesco Carpeoro, in arte Gianfranco Carpeoro, ex Gran Maestro nonché grande esperto di simbologia e della storia di quest'ordine che, nel corso dei secoli, ha guidato il mondo fino a che una parte di essi non si è prestata al gioco del potere e, a quel punto, la componente che potremmo definire per semplificazione "bianca", si è sciolta nella conferenza di Yalta.

Iniziamo subito dalle fondamenta: questa confraternita fa la sua comparsa "ufficiale" nella storia nel XVII secolo in Germania, fondata dall'esoterista tedesco Christian Rosenkreutz (Cristiano Rosacroce), nato nel 1378 e morto nel 1484. Ma in realtà quest'ordine ha origini molto più antiche, tanto che si può farlo risalire addirittura dopo la morte di Cristo. Secondo lo studioso Carpeoro, i Rosacroce discenderebbero da una confraternita antichissima denominata "Stirpe di Davide" (Gioacchino da Fiore la chiama Radix Davidis).

Uno dei padri di questa organizzazione è Dante Alighieri, che non a caso nella Divina Commedia descrive tutto il sapere rosacrociano, fingendosi cattolico (quindi non lo era, al contrario di ciò che ci raccontano i libri di storia). Inoltre, ai tempi del Sommo Poeta, la confraternita (come vi abbiamo accennato prima), non aveva assunto il nome di Rosacroce. Dante, infatti, come tutti i poeti del Dolce stil novo, apparteneva a una setta chiamata "Fideli in Amore" (vi ricordate in Eyes Wide Shut qual era la parola d'ordine per entrare nella setta? Proprio Fidelio). La donna angelicata e quelle fantasticherie studiate a scuola, sono tutte menzogne. L'amore era la setta, anche perché in realtà tutti questi adepti tradivano le proprie mogli come e quando volevano. Primo fra tutti Dante, sposato con Gemma Donati, esponente di un'importante famiglia guelfa fiorentina, ma impegnato nelle lodi sperticate a tale Beatrice Portinari.

Ma veniamo alla Divina Commedia. La Divina Commedia, con tutte le sue allegorie, descrive il percorso iniziatico di Dante. Alla fine di questo percorso, Dante viene accompagnato nel Paradiso (il cui punto più alto prima del cosiddetto Punto Dio viene non a caso denominato "Candida Rosa dei Beati"), da nientepopodimeno che San Bernardo da Chiaravalle, il creatore della regola templare. Ma dai rosacroce deriva anche il colore della bandiera massonica italiana: bianco, rosso, verde. Questi sono i colori preferiti dai rosacrociani e sono tratti da un passo della Genesi, su cui giurano tutti i presidenti degli USA.

I Rosacroce sono stati poeti, scrittori, ma anche e soprattutto artisti: ne sono un esempio Boccaccio, Raffaello, Leonardo Da Vinci, Giotto, Botticelli, Tiziano. L'ultimo Maestro è stato Salvador Dalì. Nell'arte conservavano messaggi, depistavano (come Da Vinci). Un grande iniziato fu Giordano Bruno, un magus, che ebbe il gran merito di far rinascere questa confraternita recuperando tradizioni iniziatiche perdute (come quella egizia). Questi riorganizza la setta battezzandola col nome di Giordaniti e, quando si diffonde la notizia che Giordano Bruno ha deciso di portare la confraternita alla luce del sole, lui si consegna alle autorità salvando così la vita a tutti gli altri "fratelli" da un'ondata di persecuzioni.

Caratteristica dei Rosacroce è la multifunzione, ossia, l'attribuire a un simbolo più significati. Tanti erano anche i simboli: abbiamo già parlato della Rosa e della Croce, ma si possono citare anche il Pellicano e il Giglio. Si arriva così al '700 e alla nascita dell'Illuminismo. Ma il XVIII è anche il secolo della morte di un certo tipo di Massoneria, quell'antica. L'ultimo gran Maestro in tal senso è stato l'inglese Christopher Wren, incaricato alla ricostruzione di Londra dopo il grande incendio del 1666. Wren ricostruisce tutto tranne il Tempio della Massoneria (che era bruciato con tutti i suoi archivi europei).

Il 1717 è la data di fondazione della Massoneria moderna, con quattro logge che si riuniscono e fondano le famose Costituzioni di Anderson. Nasce così la Massoneria speculativa che ha sì al suo interno ancora soggetti rosicruciani, che però verranno sopraffatti dai nuovi massoni, divenuti affaristi. A quel punto nascono guerre interne specialmente sotto il profilo delle scienze: infatti, un certo tipo di cultura scientifica, si mette a fare la guerra alla radice da cui è stata generata. I chimici fanno guerra agli alchimisti, con Newton che viene espulso dalla Royal Society perché accusato di praticare l'Alchimia e il suo posto viene preso da Robert Boyle.

Si giunge così ad Aleister Crowley (appartenente alla Golden Dawn, esattamente come Oscar Wilde, Robert Stevenson e Bram Stoker) e ai tanti soggetti che hanno deviato la confraternita fino a fargli assumere dei connotati assai negativi. Nascono alcune sette che i cattolici definirebbero sataniche, e organizzazioni che, ispirate dai simboli rosacrociani, compiono atti che nulla hanno a che fare con i valori e le tradizioni dei Rosacroce originari.

Mente libera, occhi aperti
                                                      Lo Sciacallo, Marcus L.Mason



Fonte video: words mean all, youtube.