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sabato 8 luglio 2017

IL LATO OSCURO DELLA FILOSOFIA: HOUSTON STEWART CHAMBERLAIN E "I FONDAMENTI DEL XIX SECOLO"


Houston Stewart Chamberlain
fonte: worldfuturefund.org

Cari lettori, oggi vogliamo affrontare la retrospettiva di un personaggio forse poco noto ai più, ma che con la sua filosofia, il suo pensiero e i suoi scritti, ha influenzato enormemente i fondamenti sociali sui quali si è basato il movimento più nefasto apparso nel XX secolo, ovviamente il nazismo.

Houston Stewart Chamberlain nasce nel 1855 a Southsea, cittadina della contea britannica dell'Hampshire. Durante la sua infanzia, soprattutto a causa di alcuni disturbi fisici di cui soffriva, Chamberlain gira per mezza Europa, trascorrendo periodi in Italia, Spagna e in Francia. Torna in Inghilterra per volere del padre, che lo iscrive al collegio scolastico per allievi militari di Cheltenham. Il giovane Chamberlain si accorge quasi subito che la vita del militare non fa per lui, e il suo soggiorno nell'accademia è travagliato. Si interessa decisamente di più alle scienze, in primis l'astronomia e la botanica. Si laurea a Ginevra in fisica naturale nel 1881. E' proprio negli anni trascorsi nella città svizzera che Chamberlain inizia a nutrire dei sentimenti astiosi ed odiosi all'indirizzo della sua madrepatria, incarnata nella persona di Benjamin Disraeli, primo ministro britannico di lungo corso dell'epoca vittoriana.
In campo scientifico, un passo molto importante è l'adesione di Chamberlain all'ipotesi del tedesco Hanns Horbiger, denominata "Teoria del ghiaccio cosmico", secondo la quale il nostro sistema solare è permeato da corpi in gran parte composti di ghiaccio. Importante, dicevamo, poiché questa teoria è stata in seguito fortemente sostenuta da Hitler, per dimostrare la sua fedeltà e ammirazione per la figura di Chamberlain.

Parallelamente ad un rigetto delle sue origini (l'Inghilterra e la sua politica), nella sua giovinezza Chmaberlain sviluppa una fortissima infatuazione per la cultura germanica, grazie specialmente all'influenza del suo tutore prussiano Otto Kuntze, che gli insegna il tedesco, declamandogli la manificenza dell'impero tedesco.
Cultura germanica il cui paradigma è, secondo Chamberlain, la musica di Richard Wagner, da cui l'intellettuale ormai anglo-tedesco rimane a tal punto colpito, da porla al centro del suo pensiero politico. Il Wagnerismo, di cui Chamberlain è campione, propina infatti la superiorità indiscussa della razza e della potenza germanica; qui Chamberlain riesce finalmente a trovare quella spinta spirituale, e in parte sognatrice e misticheggiante, che andava cercando da tempo e che l'arte e il costume britannici non avevano saputo suscitare in lui.
Dopo la morte del compositore, Chamberlain intratterrà una fitta corrispondenza ed una forte amicizia con la vedova di questi, Cosima, fino ad arrivare, diversi anni dopo, a sposarne la figlia Eva.

Ci preme sottolineare che non è certamente Chamberlain l'ideatore o il deus ex machina di un pensiero estremamente razzista e imperniato sulla purezza del proprio sangue, dilagante in quel periodo. Wagner stesso, che poi nella sua musica avrebbe estrinsecato tutto il suo odio verso i minori e gli impuri (i non-ariani), aveva trovato una vividissima fonte d'ispirazione in uno scritto ripugnante e inaccettabile, ma che aveva riscosso grande consenso: il Saggio sulla disuguglianza delle razze, pubblicato fra il 1853 e il 1855 dall'aristocratico francese Arthur de Gobineau. Questo ridicolo pamphlet teorizza il destino vittorioso di una fantomatica razza ariana, discendente diretta dei franchi germanici (sic), oltre a diffondere uno sperticato e pruriginoso odio nei confronti di qualsivoglia altra "razza", chiaramente indegna anche solo di respirare la stessa aria. Con inoltre un odioso afflato classista; i campioni dell'arianesimo sono, secondo de Gobineau, i ricchi aristocratici; il resto è feccia.

Non può essere altro che la razza quindi, la chiave di volta per analizzare al meglio l'opera grazie (o a causa?) alla quale Chamberlain è famoso: I fondamenti del XIX secolo, che pubblica nel 1899 grazie al supporto dell'editore Hugo Bruckmann (lo stesso che avrebbe poi pubblicato il Mein Kampf).
Chamberlain si propone di ripercorrere l'intera storia della civiltà occidentale, dalle origini nel vicino Oriente, per arrivare, tramite argomentazioni para o pseudo-scientifiche, alle innovazioni tecnologiche, industriali e filosofiche appunto del XIX secolo, tutte opera della pluri-celebrata razza ariana.
Al contrario, ogni guerra, conflitto, scontro è stato provocato dalla nefasta azione della subdola razza ebraica (attraverso il loro grande ascendente in campo economico), il cui obiettivo non è altro che rimanere l'unica razza pura sulla faccia della Terra in mezzo ad un coacervo di meticci difficilmente distinguibili; e per fare questo, gli ebrei dovevano annientare la gloriosa razza ariana.

E invece, noi sappiamo bene chi ha rischiato di essere completamente annientato da chi ha deciso di mettere in pratica le idee astruse, anti-scientifiche ed eticamente folli di Chamberlain e affini.
E' chiaro che la nostra analisi dello scritto in questione è stata superficiale e non siamo entrati nel vivo di tutti i passaggi logici operati dall'autore nel delineare il percorso della civiltà occidentale. Ma sapete una cosa? Francamente non ci interessava, perché se le basi sociologiche, storiche e scientifiche sono queste, cercare di cavare qualcosa di culturalmente rilevante è tempo perso, e gli inspiegabili giri di parole, che possiamo trovare sul web, mediante i quali qualcuno riesce ad attribuire grande valenza a questo tipo di junk literature, letteratura-spazzatura, sono aria fritta. 

Ne abbiamo voluto parlare per ricordare ancora una volta come il male nella sua storia ha saputo tante volte mettersi in ghingheri, vestirsi con giacca e cravatta, e apparire rispettabile e colto. Attenzione, lo fa ancora oggi.

Chiudiamo con una citazione che metterà bene in luce il valore morale del personaggio che abbiamo trattato: "Non solo l'ebreo, ma tutto ciò che deriva dal pensiero e dalla mente ebraici, corrode e disintegra quanto di meglio c'è in noi" (H.S.Chamberlain)

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

giovedì 15 giugno 2017

IL MOVIMENTO 5 STELLE GETTA LA MASCHERA: IL TEMA DELLO IUS SOLI E LA "SVOLTA" A DESTRA


                                          Fonte: Wikipedia
Dopo un mese di assenza, eccoci finalmente tornati. Non è cambiato un granché in questi ultimi tempi: crisi, attentati, morti, politici inadeguati, soluzioni lontane. Insomma, solo molto baccano e poca sostanza. Ma anche tanta ipocrisia. Molti giornalisti si sono scandalizzati per il mancato rispetto del minuto di raccoglimento dedicato alle vittime dei morti londinesi da parte della Nazionale saudita prima di una partita di calcio. La giustificazione dei sauditi ("Non fa parte della nostra cultura"), diciamolo, è discutibile. Come, a nostro modesto avviso, è altrettanto discutibile la scelta di osservare il minuto di silenzio.

A scanso di equivoci, noi rispettiamo i morti londinesi, ed è proprio per questo che per pudore, avremmo evitato questa farsa, dato che se avviene un attentato è solo perché i servizi segreti (ed è inutile che li distinguiate in servizi regolari o deviati), lo hanno acconsentito. Vuol dire che ci sono state forze maggiori che hanno fatto pressione affinché queste devastazioni si verificassero. Ma noi de Lo Sciacallo andiamo oltre e affermiamo, in piena libertà, la nostra contrarietà ai minuti di silenzio in ambito sportivo. Calmi, sappiamo già che qualcuno storcerà il naso, ma è il nostro pensiero e ora vi spieghiamo brevemente il motivo: chi sceglie quali morti siano meritevoli di attenzione? Perché non si fanno i minuti di silenzio ai morti di Gaza o agli operai morti sul lavoro? E agli immigrati morti nel Mediterraneo? Non sono morti come quelle povere vittime di Londra? Dov'è finita la pietà umana? Come al solito,  solo quando tocca noi o i nostri vicini ci accorgiamo che la vita è un bene prezioso da salvaguardare.

Ma cambiamo decisamente argomento, a questo, magari, torneremo negli articoli successivi. E' sulla bocca di tutti la "svolta" del Movimento 5 stelle, che, dopo anni di traballanti tentativi di mantenersi distaccati dal gioco politico hanno definitivamente tolto la maschera e mostrato una faccia molto più simile ai soggetti che in origine si erano prefissati di combattere. Uno dei punti di forza, per lo meno iniziali, dei grillini, era quello di presentarsi come alternativi all'attuale sistema politico. In realtà, si è trattato solo di un grande bluff, di un MacGuffin (per dirla in termini cinematografici).

Le ultime elezioni hanno evidenziato un declino del Movimento di Grillo e Casaleggio. La risposta del guru genovese non si è fatta attendere: infatti, i militanti hanno sostanzialmente virato a destra (anche grazie al vuoto a sinistra), cavalcando il tema dello ius soli, molto caro alle destre, che vorrebbero respingerlo, in difesa dello ius sanguinis, che fa leva sul legame di sangue che un individuo avrebbe verso lo Stato di appartenenza. Una cagata pazzesca, come direbbe il buon Paolo Villaggio. E' da quando esiste il mondo che le "razze" si mescolano: compresa quella italica, forse la migliore rappresentante in questo senso. E menomale aggiungiamo noi, visto che è dall'incontro col diverso che una persona apprende nuove conoscenze e migliora la propria vita.

Tutto questo, dicono, per scongiurare l'Isis, che con i migranti e gli islamici non ha nulla a che vedere, ma con "noi" europei sì. Una scelta senza senso, che non porta a nulla, ma che continua ad alimentare quel muro che divide i popoli, anziché unirli. Uno che nasce su un territorio è di conseguenza padrone di quest'ultima. E a coloro che sono contrari rivolgiamo queste semplici domande: cosa significa essere italiani? Qual è il dna di un italiano? Si può dimostrare scientificamente l'appartenenza all'etnia italica?

Ma al di là di questa nostra presa di posizione appare evidente che tutto questo può succedere solo in assenza di idee. Le idee formano la politica, non viceversa. Ma noi, come spiegava saggiamente Giorgio Gaber, viviamo in un mondo che ha dichiarato guerra alle idee, per questo si devono cercare alleanze ed altre ricette magiche per prendere voti. Ma quand'è che cambieranno le cose?  La scesa in campo di Corbyn nel Regno Unito e la candidatura di Sanders alle primarie americane sembrano ridare speranze a noi "ideologici". Purtroppo, però, in Italia le cose continuano a procedere nel peggiore dei modi, nel caos più totale. Ma agli italiani si sa, basta non togliergli il pallone...

Mente libera, occhi aperti
                                             Lo Sciacallo Marcus L. Mason

venerdì 12 maggio 2017

LA MORTE DI SCARPONI: SI E' TRATTATO DAVVERO DI UN TRAGICO INCIDENTE?

                                              Fonte foto: Wikipedia

"Astana è un'area massonica". Con queste parole, Gianfranco Carpeoro, un caro amico dello Sciacallo nonché autore, tra gli altri, del saggio "Dalla Massoneria al terrorismo", risponde alla domanda di un ascoltatore durante una puntata della fortunata trasmissione in onda su Youtube e condotta da Fabio Fabretti (già conduttore di Border Nights), "Carpeoro racconta".

Carpeoro, partendo da una domanda sulla città kazaka, costruita secondo un criterio esoterico, arriva a parlare dell'attività sportiva del famoso team ciclistico: "In quell'area operano diverse Ur-lodges, su tutte la "Three Eyes - spiega l'ex gran maestro della massoneria - e lì succedono delle cose strane ivi comprese delle attività sportive sempre nell'occhio del ciclone a causa del doping. Fanno investimenti nello sport che nessun'altra struttura mondiale fa".

Poi si arriva a parlare dei ciclisti, le vere vittime di questi esperimenti: "Soltanto quest'anno Fabio Aru si è infortunato in circostanze sospette e il suo posto è stato preso da Michele Scarponi che è morto in un incidente d'auto...". Secondo Carpeoro il mondo dello sport viene utilizzato dal potere: "Per anni il ciclismo è stato nominato da Armstrong, il grande rivale di Marco Pantani. Tutti sospettavano che si dopasse, ma alla fine si è saputo solo dopo il suo ritiro. Pantani lo hanno messo in croce, lui no".

Il potere utilizzerebbe gli atleti come copertura di altra attività: "Lo sport è come la religione, è l'oppio dei popoli. Lo sport serve soprattutto come copertura di una ricerca nell'ambito delle sostanze dopanti e stupefacenti che interessa i servizi segreti, che possono utilizzarle, ad esempio, nei terroristi". I ciclisti, e gli atleti in genere, funzionerebbero da cavie. E la vicenda Pantani? Ecco il commento di Carpeoro: "Pantani si è rifiutato ed è stato fatto fuori col contrappasso: lui non si è voluto prestare a questo gioco che poneva come base la droga e la droga è stata utilizzata per farlo fuori. Marco non si drogava: pensate che aveva persino rifiutato l'EPO, in un'epoca in cui questa sostanza non era ancora illegale".

E il mondo del calcio? Poteva starne fuori? Certo che no: "La gente non lo sa ma i ciclisti vengono drogati dall'età di 16 anni. Sapete quanti ciclisti si sono ritirati in età giovanile dopo aver visto la siringa? Nel calcio tutto questo non emerge perché non ci sono i controlli. Basta vedere le partite dei campionati stranieri o quelle di Champions League: le squadre straniere corrono il triplo delle nostre. Il mondo del calcio è coinvolto di più".

A dimostrazione di quanto affermato da Carpeoro, vi rimandiamo a un articolo pubblicato dalla Gazzetta dello Sport (http://www.gazzetta.it/Ciclismo/07-04-2016/confessioni-choc-un-corridore-fanno-tremare-ciclismo-150144286823.shtml). Chi era quel ciclista anonimo? Fate uno più uno.

Mente libera, occhi aperti
                                            Lo Sciacallo, Marcus L. Mason






venerdì 5 maggio 2017

RENZI BIS: MA IL PD E' UN PARTITO DI SINISTRA?

                                     Fonte foto: Wikipedia


Nei giorni scorsi abbiamo assistito alle primarie del Partito Democratico, precedute da un confronto televisivo tra i tre candidati davvero imbarazzante, in stile americano, dove si è parlato di tutto e di niente. Scontata la vittoria di Matteo Renzi, colui che voleva abbandonare i giochi (non vi ricorda Silvio Berlusconi?), un democristiano che ha spostato definitivamente il PD a destra, riuscendo nell'opera iniziata dai suoi predecessori.

Ancora più imbarazzante, consentitici di dirlo, sono le migliaia e migliaia di persone accorse a votare: per carità, la "democrazia" va rispettata, ma come si fa a farsi prendere in giro da un partito che da sempre volta le spalle ai lavoratori? Un partito che ha favorito l'ascesa di Berlusconi e la venuta di Monti, con tanto di approvazione della legge Fornero? Che la destra faccia politiche di un certo indirizzo non è affatto sorprendente: piuttosto, troviamo del tutto innaturale il comportamento avuto dalla sinistra.

Ma dove sono finiti i valori dei progressisti? Libertà, uguaglianza, fratellanza e giustizia sociale hanno lasciato il passo alla finanza e alle banche, senza contare le infiltrazioni democristiane, nate già all'epoca del compromesso storico e proseguite con la nascita dell'Ulivo prima e del PD poi. Come si fa a definirlo un partito di sinistra? Cos'è la sinistra oggi? Esiste ancora? I lavoratori devono prendere coscienza di essere la classe sfruttata, e che il potere è ancora nelle mani della classe che nel 1989 ha vinto la sua battaglia.

Sia ben chiaro, l'Unione Sovietica non era un paradiso: dopo la rivoluzione di Lenin e la morte di quest'ultimo, Trockij (gran maestro della massoneria sovietica nonché successore designato a guidare il Paese), fu eliminato da Stalin, un falso "compagno", che nella seconda guerra mondiale aveva stipulato patti con Hitler. Stalin ha trasformato l'URSS in uno Stato reazionario, sul modello da lui ideato di "Socialismo in un solo paese". Certo, dopo la sua morte l'Unione Sovietica si è trasformata, ma resta il fatto che aveva "tradito" il progetto di società che i rivoluzionari di ottobre si erano prefissati.

Quello che vogliamo sottolineare in questo articolo, che è nato più per uno sfogo dovuto alla percezione di un panorama politico desolante, è il totale abbandono delle ideologie, demonizzate dagli stessi politici, ovvero, coloro a cui spetterebbe la guida politica e strategica di uno Stato. Ma a  questo punto ci chiediamo su quali basi, dato che le ideologie appartengono al passato e quelli che ragionano in funzione di esse sono etichettati come retrogradi e ottusi.

Noi, invece, riteniamo che una società debba fondarsi e essere governata da persone che amministrano sulla base delle idee e che siano in grado di programmare un piano che deve consentire, in un futuro, di ragionare su un progetto e non su scelte operate alla giornata, senza alcuna pianificazione. Come sarà l'Italia tra tot anni? Non lo sapremo mai, perché questo dipenderà, purtroppo per noi, da soggetti che man mano stabiliranno cosa secondo loro (o chi per loro) è giusto o no.

"Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?" cantava uno straordinario Giorgio Gaber, uno che tutto questo l'aveva intuito con largo anticipo...

Mente libera, occhi aperti
                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason


sabato 22 aprile 2017

EBREI SEFARDITI ED EBREI ASHKENAZITI: IL NODO CHE SPIEGA LA NASCITA DEL SIONISMO E DEL NUOVO STATO DI ISRAELE


Lo Stato di Israele
fonte: accadevaoggi.it

Cari lettori, questo breve articolo si propone di porre in rilevanza un lato della "questione ebraica" solitamente poco approfondito, ma in realtà davvero fondamentale per comprendere su quali basi e in particolare su quali enormi contraddizioni si sia sviluppata, negli ultimi centoventi anni, la storia per molti versi tragica di questo popolo: gli Ebrei.

Già, gli Ebrei: ma chi sono gli Ebrei? Come li identifichiamo, non avendo una nazionalità ben definita? E soprattutto, sono tutti uguali, o anche all'interno dell'ampio mondo ebraico possiamo riconoscere delle divisioni?

E' necessario un breve riepilogo: secondo la Bibbia, il patriarca Giacobbe divise la neonata nazione di Israele in dodici tribù, assegnando ognuna di esse ai suoi altrettanti figli. Ne possiamo però riconoscere tre di una certa importanza storica e politica: innanzitutto quella di Giuda, a cui furono assegnati i cruciali ruoli di governatori e legislatori: per questa ragione, la città santa di Gerusalemme venne fatta sorgere all'interno del loro territorio. La seconda è la confinante tribù di Beniamino; e la terza è la tribù dei Leviti, che a differenza delle altre undici, non ricevette un territorio ben definito e si disperse per tutta la nazione (e di conseguenza anche nella terra delle tribù sopracitate). Quando il re Salomone morì, gli successe il figlio Roboamo, che non fu riconosciuto da ben dieci tribù su dodici; le uniche a sostenerlo furono proprio quelle di Giuda e di Beniamino. La spaccatura insanabile portò al distacco di queste genti dalla grande nazione di Israele. In un passo del primo libro dei Re (12-14), Roboamo è specificatamente definito "re di Giuda e Beniamino", della gente di Giuda, ovvero i Giudei, coloro che saranno chiamati Ebrei.
Possiamo con evidenza già dire che è necessario operare una distinzione ben precisa tra "Israeliti" (i discendenti delle tribù ribellatesi a Roboamo) ed "Ebrei" (i discendenti delle tribù di Giuda, Beniamino e dei Leviti stabilitisi in quei territori).

Sappiamo bene, grazie alle nostre conoscenze storiche, che Ebrei ed Israeliti, dal momento in cui le terre che abitavano, denominate Palestina, finirono sotto il controllo dei Romani, e nei secoli a venire si spostarono disperdendosi in diverse zone d'Europa. Qui fondarono numerose e prospere comunità di Ebrei detti Sefarditi, che in moltissimi casi ebbero successo nell'integrazione con le persone di questi luoghi. Tantissimi si convertirono al Cattolicesimo, pur non perdendo, nonostante l'andare dei decenni e dei secoli, il ricordo delle loro origini.
Ciò detto, appare improbabile che all'interno di queste comunità, pienamente inserite nel tessuto sociale europeo e ben liete del livello di integrazione raggiunto, possano essere sorti movimenti inneggianti alla nascita di un nuovo stato di Israele nelle terre dei padri, nel nome dell'autodeterminazione del popolo ebraico. Chi dunque sostenne e supportò il cosiddetto sionismo, (da Sion, il monte su cui sorge la città santa di Gerusalemme)?

L'affaire Dreyfus, generale dell'esercito francese accusato ingiustamente, a causa della sua origine ebraica, di spionaggio a favore della Prussia di Bismarck, fece sì che il giornalista austriaco ed ebreo Theodor Herzl nel 1897 teorizzasse per primo quanto già riassunto poco sopra: l'assoluta urgenza della costituzione di uno stato dove tutti gli Ebrei avrebbero potuto vivere in pace al riparo da qualsiasi rivolta antisemita.
E' importantissimo aggiungere che Herzl era sì ebreo, ma non sefardita. Egli faceva parte di un'altra comunità, detta degli Ebrei Ashkenaziti, la quale possedeva una storia diversa e completamente slegata da quella delle tribù di Israele. Vediamo di riassumerla.



Il principato dei Chazari
fonte: pericolosionismo.altervista.org

Secondo le ricerche degli studiosi Guy Patton e Robin Mackness, fra i secoli VII e XII nel bacino del Volga, sopra il Mar Nero e il Mar Caspio, sorgeva il principato dei Chazari. Il loro khan, alla ricerca di un culto che lo soddisfacesse, intrattenne colloqui con esponenti del Cristianesimo, dell'Islam e dell'Ebraismo. Furono questi ultimi a far breccia nel nobile chazaro che adottò l'Ebraismo come religione di stato.
A partire dal XIII secolo, il principato, stretto nella morsa delle tribù circostanti, entrò in crisi, e molti suoi abitanti migrarono verso il centro Europa, stabilendosi soprattutto in Russia e Polonia. Erano sorte le prime comunità di Ebrei Ashkenaziti, che a differenza dei più accondiscendenti Sefarditi, hanno sempre accarezzato il desiderio di poter fondare nuovamente un regno tutto loro.

Tutti conosciamo le tragiche conseguenze di questo idealismo. E' vero, lo stato di Israele dal 1948 è realtà: ma quale prezzo e quanto sangue è costato il sogno degli Ashkenaziti?

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

venerdì 14 aprile 2017

TRUMP, L'"ISOLAZIONISTA" PRONTO ALLA GUERRA

                                                Fonte foto: Wikipedia

Bentrovati, amici e lettori dello Sciacallo. Innanzitutto, scusateci per l'assenza di queste ultime settimane, ma adesso siamo tornati, più carichi di prima. D'altronde, per fortuna o purtroppo, per dirla alla Gaber, il mondo ci fornisce spunti, riflessioni ed approfondimenti.

Impossibile, da parte nostra, non commentare le ultime vicende belliche: in Siria, ci raccontano i media, il presidente Assad avrebbe utilizzato le armi chimiche contro il proprio popolo e, per tutta risposta, il super miliardario presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, una volta rotti i rapporti con la Russia di Putin, ha risposto con altre bombe. Ovviamente, con l'obiettivo di distruggere l'Isis e di ripristinare la pace. Del resto, gli yankee sono sempre solidali nei confronti dei popoli del resto del mondo.

Perdonateci il sarcasmo, ma il vero problema non sono Trump o gli Usa, ma chi ha votato questo personaggio, chi l'ha sostenuto, e chi, ci riferiamo in questo caso agli Stati, decide di restare a fianco della Nato. Ma come si poteva credere alle parole pronunciate da Trump durante la campagna elettorale? Vedete, è stucchevole commentare le dichiarazioni, da parte di artisti, giornalisti e personaggi della cultura, anti-Trump: la democrazia è questa, è quella che ha votato Hitler. Prima che il mondo cambi, occorre cambiare la mentalità delle persone.

I cittadini americani l'hanno votato? Ed ora è giusto che questo bizzarro personaggio governi la nazione più potente del mondo. La svolta c'era ed era rappresentata dal leader socialista Bernie Sanders, ma il potere capitalista ha pensato bene di escluderlo, preferendogli Hilary Clinton, un altro lupo travestito da agnello. Entrambe le opzioni erano valide ai fini del dominio: si era detto che Hilary, definita a più riprese Killary, avrebbe attaccato la Siria, al contrario di Trump. E adesso che lo ha fatto anche Trump, che nel frattempo minaccia la Corea del Nord, cosa diranno i suoi sostenitori?

L'uso di armi chimiche non giustifica altri bombardamenti. Sarebbe equivalente a lanciare benzina sul fuoco. E poi, siamo sicuri che sia stato Assad? Molti non conoscono nemmeno le varie differenze che ci sono all'interno dell'Islam, l'unica vittima in questa guerra tra sciacalli. In un nostro vecchio articolo vi avevamo parlato della divisione tra sciiti e sunniti: Assad è un alawita, una delle fazioni più moderate e tolleranti del mondo islamico.

Adesso ci sono le armi chimiche, una volta si parlava delle presunte armi di distruzione di massa irachene. Cambiano i nomi delle organizzazioni da combattere (Al Qaeda, ora l'Isis), e quelli dei mostri da abbattere (da Saddam Hussein, passando per Bin Laden, Gheddafi e Assad), ma la storia si ripete, tragicamente. Del resto, sempre citando Gaber, abbiamo capito che il mondo è un teatrino.

Mente libera, occhi aperti

                                           Lo Sciacallo, Marcus L. Mason


giovedì 23 marzo 2017

LA SCIENZA DA' RAGIONE A BIGLINO: GLI ALIENI HANNO PROGETTATO IL NOSTRO DNA

                                           Fonte foto: Wikipedia

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un crescendo inarrestabile di notizie, speciali tv, documenti desecretati e rivelazioni di soggetti che detengono il potere (spirituale o politico) riguardanti una possibile interferenza aliena sulla Terra. Questo processo, come dicevamo, è in continua espansione e anche la Chiesa, come molte altre istituzioni religiose, sembra voler tenere il passo cavalcando l'onda, forse per il timore di perdere il ruolo di "guida" in una nuova società con gerarchie, ipotizziamo, ben diverse rispetto a quelle che conosciamo. Ma prima facciamo un passo indietro.

Nel corso dell'ultimo decennio, diversi uomini di scienza hanno confermato quanto ricavato dalla lettura letterale dei testi antichi. Di recente due scienziati del Kazakistan, Maxim Makukov e Vladimir Scherbach, ricercatori presso il Fesenkov Astrophysical Institute, hanno fatto una scoperta sensazionale: i due ricercatori avrebbero individuato una sequenza genetica non casuale che dimostrerebbe la teoria della programmazione del nostro dna da parte di esseri alieni, avvalorando le teorie sostenute, tra gli altri, da Zecharia Sitchin, Erich Von Daniken e dal nostro amico Mauro Biglino (clicca qui per vedere la nostra intervista).

In sostanza, dalla ricerca emergerebbe nel nostro codice genetico il valore 37, ripetuto diverse volte: "Ci è stato chiaro sin da subito che il codice genetico non ha una struttura casuale. I modelli descritti hanno caratteristiche che difficilmente si possono attribuire a processi naturali", ha dichiarato Makukov alla rivista New Scientist. Esattamente quanto va dicendo e scrivendo Biglino da anni ormai. Del resto, basta leggere attentamente la Bibbia, senza condizionamenti mentali.

La Chiesa da tempo ha lanciato segnali di apertura riguardo l'ipotesi dell'esistenza di civiltà extraterrestri: da Mons, Corrado Balducci a Padre Funes, fino a Papa Francesco ("E se i marziani, sì, proprio quelli con le orecchie a punta, ci chiedessero il battesimo?). Ormai il tema non è più un tabù e, per chi ha orecchie per intendere, tutti questi indizi forniscono più di una prova per affermare che è in corso un'opera di "rivelazione con piccole dosi". 

Mente libera, occhi aperti
                                               Lo Sciacallo, Marcus L. Mason






lunedì 6 marzo 2017

LADRI E LEGITTIMA DIFESA: LA SOLUZIONE E' DAVVERO ARMI FACILI PER TUTTI?


fonte: lindro.it

Cari lettori, un tema che nelle ultime settimane si sta dibattendo in televisione e sui giornali riguarda fin dove un normale cittadino possa spingersi per potersi difendere da un malvivente che tenta di rubare nella sua casa o nel suo negozio. In questo senso continuano ad esserci proposte interviste a commercianti o famiglie che si dicono esasperati per la degenerazione di questo fenomeno; si sentono sempre a rischio, sotto tiro, poco o per nulla tutelati dallo Stato, e rivendicano per questa ragione il diritto di potersi difendere per conto proprio con qualsivoglia mezzo a disposizione. Chiaramente il riferimento è al possesso e all'utilizzo di un'arma.

E' evidente che il problema esista e non si può sottovalutare. Il tema della sicurezza dei cittadini è uno dei punti cardine sui quali si fonda e si stabilisce la bontà o meno di un governo e il grado di civiltà più o meno basso di una nazione; il fatto che in Italia le persone comuni arrivino, come già accade in alcune città, tra cui Bologna, ad organizzarsi privatamente per formare dei gruppi di ronda in giro per le strade, è sintomo di carenze e lacune molto profonde all'interno dell'apparato istituzionale; questo significa che il problema, a livello nazionale, si trova già in uno stadio critico. La pur lodevole. secondo noi, iniziativa suddetta non avrebbe dovuto essere necessaria.
Aggiungiamo che a porre in rilievo la questione ci hanno pensato alcuni personaggi noti che hanno espresso sui loro profili dei social network l'indignazione e la rabbia per episodi a loro capitati; come non citare il feroce post di Francesco Facchinetti, figlio di Roby, membro dei Pooh, che, a seguito di un tentativo di furto nella villa brianzola del padre, rivendica il secondo lui sacrosanto diritto di farsi giustizia da solo, se necessario anche attraverso le armi, nei confronti di chiunque si introduca nella sua proprietà. Oppure l'appello di Claudia Mori, moglie di Adriano Celentano, che denuncia come diversi individui sospetti entrino ripetutamente nel territorio della sua famiglia.

L'opinione pubblica si spacca in due: chi è assolutamente per incentivare la giustizia privata, favorendo l'acquisizione di armi od oggetti simili, e chi al contrario si oppone ardentemente invocando la non-violenza di gandhiana memoria.
Noi come al solito, ci schieriamo in una posizione intermedia e vi esponiamo immediatamente in che misura: la legge sulla legittima difesa è, a nostro avviso, estremamente carente e poco tutela la vittima della situazione, colui che deve difendersi. Andrebbe di sicuro riformata, concedendo un più ampio raggio di manovra al cittadino, che, bisogna ricordarlo, viene a trovarsi in una condizione critica e in cui il raziocinio può venir meno.
Non possiamo però assolutamente giustificare una propaganda a favore delle armi, della violenza gratuita e della costruzione dei muri (vedi il quartiere Santa Bona di Treviso). Significherebbe retrocedere di almeno 500 anni e in un'epoca in cui l'Italia è già indietro su tutto, avviare volontariamente ulteriori processi di imbarbarimento e isolazionismo ci sembra paradossale. Centinaia di migliaia di persone nei secoli hanno combattuto e sono morte per abbattere i muri e le barriere, non per innalzarne altri.
Allo stesso modo, ci pare diseducativo e portatore di un bruttissimo messaggio il presentarsi in televisione con una collana a forma di pistola, come ha fatto l'ormai famoso gioielliere veneto Zancan qualche giorno fa. Non vogliamo commentare oltre, ma cerchiamo di evitare queste miserande figure.

Il problema è grosso, la situazione sembra già degenerata; per questo motivo lo Stato deve intervenire al più presto. Non consentendo un uso arbitrario di armi, che dati alla mano, non porta assolutamente all'abbassamento del numero dei crimini, ma anzi al suo aumento, incentivando l' "anarchia della pistola". Due misure che si potrebbero adottare: a livello pratico, una riorganizzazione delle forze di polizia, che da tre, malpagate e poco motivate, dovrebbero passare a una sola: stipendi adeguati e gli strumenti per poter fare il proprio lavoro in maniera ottimale. A livello giuridico, è indispensabile la certezza della pena, in Italia una mera chimera fino ad oggi.

Probabilmente non sarebbe sufficiente solo questo ad azzerare il problema, ma potrebbe essere un inizio positivo. Dobbiamo iniziare a intraprendere un percorso che ci deve condurre a tutti i costi ad una serena convivenza civile e non alla guerriglia urbana da Far West. Abbiamo bisogno di Martin Luther King, non di John Wayne.

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason

giovedì 16 febbraio 2017

QUANDO LA MUSICA E' ARTE: "ELEANOR RIGBY", DEI BEATLES

                                          Stata dedicata ad Eleanor Rigby, fonte: Wikipedia


Cari amici, dopo tanto tempo, riprendiamo la nostra rubrica musicale. Quest'oggi abbiamo deciso di analizzare un brano specifico di una band che ha fatto storia: i Beatles. Il brano che abbiamo scelto si intitola "Eleanor Rigby" ed  è contenuto nell'album "Revolver", del 1966. Non abbiamo scelto a caso questa canzone: il pezzo, infatti, fu scritto quasi interamente da Paul McCartney, di cui vi abbiamo già parlato quando abbiamo intervistato Glauco Cartocci in merito alla vicenda della presunta morte del bassista.

A nostro modo di vedere, si tratta della più bella composizione di McCartney: la melodia rispecchia pienamente lo stile di Paul che, a differenza di Lennon ed Harrison, respinge l'influenza del blues e del rock americano preferendo composizioni più melodiche. La canzone è famosa per l'ottetto composto da quattro violini, due viole e due violoncelli (all'arrangiamento McCartney venne aiutato dal produttore George Martin) accompagnato dalla voce solista di Paul e dai cori di Lennon e Harrison. Come dichiarato da Lennon, la struttura orchestrale fu decisa da McCartney: a quell'epoca, il bassista dei Fab Four era fidanzato con Jane Asher, un'appassionata sfegatata di Antonio Vivaldi. La composizione, infatti, si rifà allo stile del grande compositore del tardo barocco veneziano (non a caso la canzone è classificata all'interno del filone del baroque pop).

Un altro elemento che determinò il successo di questa canzone fu il testo: secondo il critico musicale Ian MacDonald, "la canzone fu uno shock per gli ascoltatori di musica pop dell'epoca". Il testo, infatti, parla di solitudine e depressione: argomenti che poco si addicono alla musica puramente commerciale. Il testo inizia con una riflessione: "Look at all the lonely people" (Guarda tutte le persone sole). I Beatles, ma qui sarebbe più corretto citare McCartney, focalizzano l'attenzione attorno a due soggetti: Eleanor Rigby ed un sacerdote, padre McKenzie. Eleanor Rigby non è un nome inventato: questa ragazza, infatti, è realmente esistita ed è sepolta nel cimitero di St. Peter. La donna è intenta a raccogliere del riso in una chiesa dove si è appena celebrato un matrimonio: la ragazza ha grandi speranze e attende, invano, l'arrivo di qualcuno che la porti via con sé. L'immagine della chiesa (vuota), evoca uno stato di profonda solitudine.

Dall'altra parte, invece, c'è un prete, McKenzie, che legge un sermone che nessuno ascolterà. La ragazza si trova nella stessa abbazia, ma i due non si incontrano, né si parlano: tra di loro c'è una sorta di muro invalicabile che ne preclude il contatto umano. L'epilogo, poi, è quanto di più triste possa accadere: la ragazza finisce per morire nella medesima chiesa e a celebrare la cerimonia funebre, manco a dirlo, sarà proprio padre McKenzie, in un funerale al quale nessuno parteciperà; i sostenitori del PID, vedono in questa frase un chiaro riferimento al presunto funerale di Paul, al quale nessuno, a parte i "tre" membri viventi della band, ha preso parte.

Di seguito vi proponiamo il testo tradotto dall'inglese e la canzone. Buon ascolto.


ELEANOR RIGBY

Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole
Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole

Eleanor Rigby raccoglie il riso
che è stato lanciato a un matrimonio.
Vive in un sogno.
Aspetta alla finestra,
ha lo sguardo che di solito conserva in una brocca dalla porta.
Per chi è?


Tutte quelle persone che restano da sole
Da dove vengono?
Tutte quelle persone che restano da sole
A che terra appartengono?

Padre McKenzie sta scrivendo le parole
di un sermone che nessuno ascolterà
Nessuno viene qui (vicino).
Guardalo lavorare.
Rammenda i suoi calzini in una notte in cui non c’'è nessuno.
Cos’'è che gli interessa?

Tutte quelle persone che restano da sole
Da dove vengono?
Tutte quelle persone che restano da sole
A che terra appartengono?



Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole
Ah, guarda tutte quelle persone che restano da sole

Eleanor Rigby è morta nella chiesa
ed è stata sepolta in lungo con su scritto il suo nome.
Nessuno è venuto (a vegliarla).
Padre McKenzie si pulisce
le mani sporche mentre cammina vicino alla tomba.
Nessuno fu salvato.

Tutte quelle persone che restano da sole
Da dove vengono?
Tutte quelle persone che restano da sole
A che terra appartengono?


                                          Fonte: Youtube, TheBeatlesVEVO


Mente libera, occhi aperti
                                          Lo Sciacallo, Marcus L. Mason

giovedì 9 febbraio 2017

ARRIVAL: LA FANTASCIENZA CHE ESPANDE LA SCIENZA


fonte: spietati.it

Cari lettori, si torna a parlare di cinema sulle pagine dello Sciacallo, e questa volta il film che intendiamo proporvi non è un cult, ma si tratta eccezionalmente di una pellicola uscita da poche settimane nelle sale italiane: si tratta di un film del 2016, per la regia di Denis Villeneuve, Arrival.

Come d'abitudine, una veloce introduzione sul regista in questione: Villeneuve nasce nel 1967 nel Québéc, regione francofona del Canada. Dopo qualche cortometraggio (punto di partenza per tantissimi registi importanti) esordisce nel lungo nel 1997 presentando al festival di Cannes Un 32 aout sur terre. Negli anni immediatamente successivi gira Maelstrom (2000) e un'altra serie di corti, vincendo anche diversi premi in Canada per questi lavori. Torna al cinema nel 2009 con Polytechnique, altra produzione canadese incentrata su un episodio di violenza avvenuto a Montréal nel 1989, allorché lo studente venticinquenne Marc Lépine uccide ben 14 studentesse all'interno del Politecnico prima di suicidarsi. Una sorta di Columbine canadese, precursore di ciò che avverrà per mano di Eric Harris e Dylan Klebold dieci anni dopo.


Il 2010 è un anno fondamentale per Villeneuve, poiché gira il film che inizierà a far circolare il suo nome a livello internazionale: parliamo de La donna che canta, incentrato sui tragici avvenimenti della guerra civile del Libano, combattutasi fra il 1975 e il 1990.
Grazie al successo di questo film, Villeneuve viene coinvolto in produzioni sempre più importanti, con sensibile aumento del budget e la possibilità di dirigere attori di fama. L'esordio "americano" del regista è Prisoners, del 2013, magnifico noir "nevoso" interpretato da Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal. Non vi diciamo nulla della trama se non l'avete visto, ma vi suggeriamo caldamente di recuperarlo, trattandosi di un film davvero notevole.
Dopo un breve ritorno in Canada, dove gira Enemy (sempre con Gyllenhaal), adattamento del romanzo L'uomo duplicato, di José Saramago, presenta al Festival di Cannes 2015 Sicario, altro thriller ambientato nel mondo del narcotraffico tra Stati Uniti e Messico; film semplicemente splendido, con dei tempi di suspence impeccabili e attori molto in palla: protagonisti sono Emily Blunt, Benicio del Toro (mostruoso) e Josh Brolin.

Veniamo finalmente al 2016, quando al Festival di Venezia presenta il suo ultimo lavoro, appunto Arrival, ispirato al racconto Storia della tua vita, a sua volta contenuto nell'antologia di racconti Storie della tua vita di Ted Chiang.
La trama è molto semplice: all'improvviso, dodici astronavi extraterrestri arrivano sulla Terra sbarcando in dodici punti differenti del globo; la linguista di fama mondiale Louise Banks, interpretata in maniera magistrale da Amy Adams (attrice che recentemente è apparsa nell'altrettanto significativo Animali notturni, di Tom Ford), viene immediatamente cooptata dal governo degli Stati Uniti insieme al matematico Ian Donnelly, che ha il volto di Jeremy Renner. Costoro hanno il compito di provare a trovare la chiave per poter comunicare con queste creature, gli Eptapodi, che si esprimono attraverso un complesso linguaggio fatto di cerchi. Nel momento in cui si scoprirà la ragione del loro viaggio, le vite di tutti i coinvolti subiranno forti contraccolpi.

Possiamo tentare un'analisi della pellicola solo per sommi capi, dal momento che approfondire troppo significherebbe rovinare la visione a tutti coloro che il film se lo sono persi; gli spoiler sarebbero davvero inevitabili.
Partiamo dunque dal comparto tecnico: è chiaro che Villeneuve ha acquisito negli anni una spaventosa consapevolezza di se stesso e della macchina da presa; gira in maniera semplicemente sublime, con i suoi tipici movimenti di macchina sinuosi e avvolgenti, ma mai buttati a caso. Esattamente come nei precedenti Prisoners e Sicario si concede lunghi piani sequenza che mai infastidiscono, ma che al contrario conferiscono al film una continuità narrativa veramente invidiabile. La stessa fotografia non si discosta molto da quella degli altri lavori del regista; predilige dei toni molto freddi e algidi, il grigio, l'azzurro, il bianco, che fanno da perfetta cornice a un mondo, quello della protagonista, appiattito e apparentemente vuoto: nella prima scena del film, infatti, scopriamo che Louise ha subito una pesante perdita, che sarà molto importante nell'evolversi della vicenda.
In generale, dal punto di vista visivo, Villeneuve azzecca il film su tutta la linea, perché anche i famosi "gusci", come vengono chiamate le astronavi a causa della loro forma, sono di notevole impatto, grazie a delle splendide riprese in campo largo, specialmente se si visiona la pellicola in sala. Ma il canadese è un regista molto ambizioso e come sempre non si limita ad un mero esercizio di stile, al fine di mostrarci la sua abilità di cineasta; il suo obiettivo, a parere di chi scrive pienamente raggiunto, è molto più sostanzioso di quanto non possa apparire ad un livello superficiale. Arrival abbraccia temi di grande rilevanza per l'uomo e come ogni grande opera d'arte non pretende di dare risposte, ma di porre domande fondamentali. Villeneuve, che per la prima volta si cimentava con lo sci-fi, confeziona un film che utilizza il genere e i suoi stilemi (le astronavi, gli alieni, il nostro incontro con loro) per parlare di noi, dell'uomo e dei più grandi dubbi che albergano nella sua anima; presenti sono i temi della morte, della perdita, dell'amore, della capacità di fare scelte pesanti e assumersene la responsabilità, della paura del diverso; se conoscete Villeneuve, nient'altro che la sua poetica, quella di un vero autore. 
Nonostante questo, il fil rouge che contraddistingue ogni livello di lettura del film è quello dell'importanza del tempo, e di come decidiamo di percepirlo ed utilizzarlo; ma qui veramente non possiamo andare oltre, ci dobbiamo mordere la lingua. Aggiungiamo solo che il titolo del post forse lo capirete meglio una volta visto il film.

Possiamo perdonare all'ottima sceneggiatura di Eric Heisserer qualche piccola sbavatura narrativa, che viene a nostro giudizio surclassata dalla potenza visiva ed emozionale messa in gioco da Villeneuve e dai suoi attori, tutti strepitosi.
C'è chi ha tacciato il film di retorica e presunzione: noi ci permettiamo di dissentire sottolineando come preferiamo di gran lunga qualcuno che abbia come modello e fonte di ispirazione 2001-Odissea nello spazio, piuttosto che Twilight o Colpa delle stelle. Come va di moda dire oggi, sono gusti.

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