Lo avevamo anticipato in occasione del nostro pezzo incentrato sull'Operazione Condor (ecco il link: http://sciacallo2.blogspot.it/2016/03/operazione-condor-lennesima-vergogna.html), ed ecco arrivato il momento di tornare ad occuparci di cinema; si tratta di cinema impegnato, il miglior esempio di denuncia ai terribili regimi militari che hanno dilagato in Sudamerica negli anni '70.
Nel 1999 il regista italiano Marco Bechis gira Garage Olimpo, un film destinato a fare storia, perché come nessun altro riesce a insinuarsi tra le pieghe degli animi di torturatori e torturati, con l'obiettivo di provare a dare un senso a un male, ad un orrore che ci appare ancora più agghiacciante proprio perché non riusciamo a spiegarlo.
Bechis è nato a Santiago del Cile nel 1955 da madre cilena e padre italiano. Cresce in Sudamerica tra Brasile ed Argentina per poi stabilirsi a Milano nel 1977. Svolge diversi lavori prima di concentrarsi sul cinema: maestro elementare, fotografo polaroid e video-artista.
Il suo esordio in ambito cinematografico si colloca nel 1991, con Alambrado, pellicola dai forti contenuti sociali focalizzata sullo sfruttamento, da parte delle multinazionali, delle aree verdi dell'Amazzonia e della Patagonia.
Ma è il tema dei desaparecidos che da sempre attrae l'attenzione di Bechis. Già nel 1982, durante il periodo di frequentazione della scuola di cinema Albedo di Milano, aveva realizzato un video-installazione su un campo di concentramento argentino, intitolato Desaparecidos, dove sono? Proprio da questo suo lavoro giovanile trae ispirazione per realizzare il suo capolavoro, Garage Olimpo.
Il film, ambientato nell'Argentina del 1978, nel pieno della dittatura di Videla, narra la vicenda di Maria, una giovane attivista militante e maestra nella piccola scuola di una favela. Improvvisamente, un giorno, la ragazza viene rapita e imprigionata in uno scantinato (il "Garage Olimpo" del titolo); lo shock per lei è ancora più devastante quando le vengono tolte le bende e si accorge che uno dei suoi aguzzini non è nient'altri che Felix, affittuario nella villa dove lei viveva. Il giovane aveva tentato anche degli approcci galanti nei confronti di Maria, e più volte durante il film è chiaro che i sentimenti di Felix sono ancora forti. In effetti, Maria comprende di non essere indifferente al suo torturatore e cerca di volgere la situazione a suo vantaggio, baciandolo e facendogli capire di ricambiare la sua attrazione. Prova quindi a fuggire dalla sua prigione ma è rapidamente ripresa.
Contemporaneamente si sviluppano due storie parallele: la prima è quella della madre di Maria, Diane (interpretata dall'attrice francese Dominique Sanda), che smuove mari e monti per ritrovare sua figlia, invano. Finirà ingannata e uccisa.
La seconda vede protagonista un'altra attivista e guerrigliera, Ana, che riesce, sfruttando l'amicizia con la figlia, a piazzare una bomba nell'appartamento del comandante del centro di detenzione denominato "Garage Olimpo".
Ciò che stupisce di più, che prende letteralmente lo stomaco, del film è la concretezza dello stesso. Bechis sceglie di non utilizzare la violenza e il sadismo per esprimere l'orrore delle torture. La barbarie e le ingiustizie si intuiscono e tutto ciò arriva a trasmettere sensazioni ancora più sconvolgenti. Il regista decide di rappresentare gli aguzzini eliminando ogni eccesso di spettacolarizzazione o di scene madri, semplici giovani di strada che parlano di cose di poco conto e che giocano a ping-pong. Interessante è anche la scelta registica di catturare più volte la città di Buenos Aires tramite dei lunghi piani sequenza dall'alto, mettendo in scena la metafora di un potere occulto che tutto vede e che su tutto veglia.
Il film, in una sorta di climax emozionale, si conclude con una scena emblematica che denuncia inconfutabilmente una delle pratiche più disumane e inconcepibili di quei regimi: i voli della morte.
Dopo la morte del comandante, tutti i detenuti devono lasciare il Garage Olimpo, e tra loro anche la stessa protagonista Maria. Vengono fatti salire su un aereo senza alcuna spiegazione sulla destinazione. Il loro destino è segnato: l'inquadratura finale mostra il carrello dell'aereo che si apre in mezzo all'oceano, con il campo che si allarga.
Bechis completerà il suo dittico sui desaparecidos nel 2002 quando realizzerà Figli-Hijos. In questo caso si concentrerà su un altro aspetto altrettanto importante: cosa si prova quando si scopre che i propri genitori non sono tali e si viene a sapere di essere figlio di due desaparecidos? Anche questa pellicola merita una visione.
Il video qui di seguito è la spaventosa scena finale.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
Quante volte, cercando di esprimere un qualunque pensiero in merito a una particolare questione politica vi siete sentiti rispondere che siete troppo ideologici? Nei dibattitti politici, nei talk show televisivi, ovunque, le ideologie sono viste come un qualcosa di anacronistico e malevolo, a cui è meglio prendere le distanze.
Niente di più sbagliato. Una delle ragioni per cui l'Italia è allo sbaraglio è senza dubbio il graduale allontanamento dei partiti (e di conseguenza degli elettori) dalle ideologie a cui essi erano in origine legati: dove sono finiti i vecchi socialisti, i liberali e i comunisti? Nel nostro paese non si riesce più a distinguere un politico da un altro. Negli anni passati quando si andava a votare, si sapeva che nel caso in cui avesse vinto un determinato colore politico, ci sarebbe stato un governo che avrebbe attualizzato politiche in quel senso.
L'allontananza delle ideologie ha avuto come diretta conseguenza l'assoluta mancanza di una specifica progettualità: un politico che ha un'idea ben precisa rguardo determinate questioni, non farà altro che applicare quell'ideologia per tutto l'arco del suo mandato. Avere un proprio orientamento politico è fondamentale per l'autodeterminazione di un individuo; se a un uomo fai mancare un indirizzo specifico, è sicuro che questi perderà la strada, nonché il senso delle sue azioni.
E dire che queste cose le aveva dette tempo addietro il grande Giorgio Gaber, uno che di diagnosi del sistema italico ne aveva fatte a bizzeffe, senza sbagliare un colpo. Destra e Sinistra racconta proprio quanto vi stiamo descrivendo in questo modesto articolo. Qui si vive alla giornata, infischiandosi di pensare in quale stato verserà la nostra società tra dieci anni, conta solo il presente e il voto. Ecco allora la necessità di introdurre ricette alla Vanna Marchi: gli 80 euro in più nelle buste paghe, la promessa di abbassare la pressione fiscale, ecc.
Ma come se non bastasse, l'italiano, per non farsi mancare nulla, non solo abbandona l'ideologia, ma delega il voto a personaggi che non conosce, perdendo così contatti con la politica: addio quindi alle partecipazioni ai vari congressi politici, con conseguenze disastrose che sono sotto gli occhi di tutti. Troppo facile poi accusare i poltici di malafede e di pessima gestione politica, quando non si è fatto altro che votare dei simboli vuoti per poi sparire: del resto, "sono tutti uguali", destra e sinistra, "io basta che campo", è questo il pensiero dell'italiota medio.
Poi è troppo facile incazzarsi perché non si dispone più di pane a sufficienza per campare: la colpa non è del poltico di turno, ma solamente nostra. L'italiano deve imparare ad assumersi le proprie responsabilità, senza giocare allo scaricabarile (vi consigliamo la lettura di questo nostro articolo: http://sciacallo2.blogspot.it/2016/01/la-colpa-e-dei-politici-ladri-e-mafiosi.html). Purtroppo per l'italiano la cosa più importante resta il calcio. Tutto si può toccare meno che il pallone, in tal caso è pronto a scendere in piazza ad urlare tutta la sua indignazione, la questione è troppo importante per la nazione...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
Eleonora Duse nei panni della Locandiera, fonte: Wikipedia
Questa domenica Lo Sciacallo ritorna con la rubrica dedicata ai libri. L'appuntamento di oggi è dedicato a un grande della letteratura italiana: Carlo Goldoni. Tra le numerose commedie scritte dallo scrittore veneziano, abbiamo scelto "La Locandiera", una dissacrante ironia sulle classe sociali del Settecento, il secolo dell'Illuminismo. Nato a Venezia il 25 febbraio del 1507 e morto a Parigi il 6 febbraio del 1793, Goldoni è divenuto celebre per le sue commedie, tanto da essere considerato uno dei padri della commedia moderna.
Nato in una famiglia borghese di origini emiliane, i suoi lavori sono caratterizzati sullo scontro tra le classi sociali; le sue opere mettono in luce la piccola borghesia, che proprio in quell'epoca stava scalando le gerarchie a discapito della nobiltà, che seppur conservava importanti relazioni all'interno del tessuto sociale, non disponeva più di quantità ingenti di denari. Questi, naturalmente, non vedevano di buon occhio lo sviluppo della cosiddetta "nobiltà di toga", ovvero i borghesi da poco nobilitati.
In questo contesto si può capire il significato di questa commedia, divisa in tre atti: Mirandolina è una giovane e affascinante locandiera, abituata ad essere corteggiata dalla maggior parte dei clienti che si recano alla locanda. Da lì a poco entrano in scena i primi due personaggi: il Marchese di Forlimpopoli (un aristocratico ormai decaduto che ha deciso di cedere il suo titolo nobiliare) e il Conte di Albafiorita (un mercante che si è arricchito riuscendo così ad entrare nella cerchia dei nobili). Il Marchese e il Conte si contendono la dolce donzella in quella che è una vera e propria scommessa: il Marchese punta sul suo onore, promettendole di proteggerla; dal canto suo, invece, il Conte le regala costosi doni sperando in qualche modo di comprarla. Mirandolina, però, è una donna assai astuta, e illude i due uomini, non concedendosi a nessuno di loro, lasciandoli però entrambi convinti di poterla avere. Ma il bello deve ancora arrivare: presto, infatti, Mirandolina sarà messa a dura prova dal Cavaliere di Ripafratta, un aristocratico assai vanitoso, nonché misogino incallito. Il Cavaliere (un personaggio ispirato al patrizio fiorentino Giulio Rucellai), non fa altro che lamentarsi del servizio a suo dire scadente, oltre a dettare ordini alla povera Mirandolina, rimasta sorpresa e spiazzata dal suo atteggiamento. Inoltre, prende in giro i due duellanti, rimproverandoli di essersi abbassati a corteggiare una popolana qualunque.
Ferita nel suo orgoglio femminile, Mirandolina si ripromette di far innamorare il Cavaliere, e da quel momento in poi comincerà a trattarlo con estrema gentilezza. In tutto questo non c'è da dimenticare la presenza del cameriere Fabrizio, da sempre innamorato di Mirandolina e geloso per le ossessive avances del Marchese e del Conte prima, e in seguito anche del Cavaliere, che cede alla strategia messa in atto da Mirandolina. Non vi spoileriamo il finale, tutto da gustare, dove Mirandolina svela a tutti loro il nome del fortunato che la prenderà in sposa.
Come dicevamo prima, la commedia è uno sberleffo di Goldoni agli aristocratici: Mirandolina rappresenta la nuova borghesia emergente, mentre la locanda è chiaramente il luogo d'incontro tra le differenti classi sociali. L'opera descrive la decadenza della nobiltà di spada, che cede ai nuovi ideali della nascente borghesia. L'antica nobiltà viene vista come un parassita che non contribuisce allo sviluppo della società, ma che al contrario pretende solo servigi e rispetto. Tutto ciò non fa che scaturire le risate degli spettatori che assistono alla commedia.
"Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per diere essere questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi soltanto vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa. Ma chi rifletterà al carattere e agli avvenimenti del Cavaliere, troverà un esempio vivissimo della presunzione avvilita, ed una scuola che insegna a fuggire i pericoli, per non soccombere alle cadute" (Carlo Goldoni).
Questo weekend abbiamo deciso di dedicare la nostra settimanale biografia ad un personaggio diverso dal solito: niente scienziati, scrittori o misteriosi individui. Ci occuperemo di qualcuno che tutti noi conosciamo, un uomo a tutto tondo, che ha trascorso la sua vita perennemente impegnato nel sociale e nell'arte in cui eccelleva: la recitazione, spesso utilizzata proprio strumento di denuncia e forte critica alla società: stiamo parlando del grande Gian Maria Volonté, a cui vogliamo fare questo piccolo omaggio.
Volonté passò tutta la sua infanzia nella città di Torino, anche se era nato a Milano il 9 aprile del 1933. La madre Carolina era di buona famiglia piccolo-borghese, il padre Mario era un militante del Partito Fascista. La caduta della dittatura di Mussolini causò diversi problemi alla famiglia Volonté, con il padre Mario che si ritrovò arrestato dai partigiani durante il periodo delle ritorsioni. Lo stesso giovane Gian Maria, a causa delle ristrettezze economiche della madre, all'età di soli 14 anni finì a lavorare in Francia come raccoglitore di mele per due anni. Qui però venne in contatto con le opere della letteratura transalpina di quel momento storico, in particolare si appassionò a scrittori come Jean-Paul Sartre e Albert Camus.
La recitazione venne di conseguenza: a 16 anni entrò per la prima volta a far parte di una piccola compagnia teatrale itinerante, I carri di Tespi. In seguito si iscrisse all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica di Roma dove si distinse sin da subito per il suo enorme talento che gli permise di partecipare ai suoi primi sceneggiati televisivi nel 1957: La Foresta Pietrificata e Fedra. Lavorò al Teatro Stabile di Trieste, in diverse pièces: L'idiota, Romeo e Giulietta, La buona moglie e Sacco e Vanzetti (Volonté avrebbe preso parte anche a un film incentrato sui due anarchici italiani, nel 1971).
La chiamata del cinema con un ruolo da protagonista arrivò nel 1962, sotto la direzione dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani nel film Un uomo da bruciare, dove Volonté dimostrò già tutto il suo interesse per i temi di rilevanza sociale, interpretando il sindacalista Salvatore Carnevale, che si era battuto strenuamente per i diritti dei braccianti agricoli, e che per questo era stato ucciso.
in Per qualche dollaro in più (1965) fonte: film.it
Nel 1964, arrivò la svolta: Sergio Leone chiese espressamente Volonté per affiancarlo al giovane Clint Eastwood nel suo Per un pugno di dollari, remake del giapponese La sfida del samurai, diretto da Akira Kurosawa. Il film di Leone è universalmente riconosciuto come il principale caposaldo del cosiddetto "spaghetti-western", col quale riscrisse le regole del genere, distanziandosi notevolmente dai classici di John Ford o Howard Hawks. Il film fu un grande successo e la coppia Leone-Volonté si riconfermò l'anno seguente con Per qualche dollaro in più, in cui Volonté sfoggiò uno dei suoi personaggi-icona: l'istrionico fuorilegge El Indio.
Nella seconda metà degli anni '60 Volonté alternò alcune pellicole "impegnate" ad altre incursioni nel western: inaugurò il poi prolifico sodalizio col regista Elio Petri con A ciascuno il suo, mafia-movie tratto da un romanzo di Leonardo Sciascia, e recitò accanto all'emergente Lou Castel nello splendido Quién sabe? di Damiano Damiani, ambientato durante la rivoluzione messicana e con chiare allusioni politiche sinistrorse.
In Indagine su un cittadino...(1970) fonte: wikipedia.it
Volonté infatti, parallelamente alla carriera di attore, portò sempre avanti la sua militanza politica nel Partito Comunista Italiano, ponendosi in prima linea in tantissime manifestazioni per i diritti dei lavoratori. Come già accennato, utilizzò più di una volta la sua arte per lanciare messaggi politici ben precisi, e prendiamo ad esempio i due film forse più famosi e importanti della sua carriera, realizzati rispettivamente nel 1970 e 1971, entrambi sotto la regia del già citato Elio Petri: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, la storia del capo della sezione Omicidi della Polizia che uccide la sua amante ma resta impunito anche quando vorrebbe invece confessare la sua colpa. Il sistema è fatto per proteggerlo e così deve andare. Il film vinse anche l'Oscar per il Miglior Film Straniero.
La seconda pellicola è La classe operaia va in paradiso, con Volonté nei panni di Lulù Massa, un operaio stacanovista che si lascia sfruttare fino a quando perde un dito in un incidente sul lavoro. A quel punto viene scaricato dalla fabbrica e inizia una furiosa lotta per i suoi diritti e per quelli di tutti i suoi compagni. Due film imprescindibili per qualunque amante del cinema.
Oltre a quella con Petri, Volonté inaugurò nei primi anni Settanta un'importante collaborazione anche con un altro regista che era solito occuparsi di cinema civile e di denuncia: Francesco Rosi. Fu sotto l'egida di Rosi che Volonté fornì le migliori prove di mimetismo, impersonando magnificamente nei due film-inchiesta (quasi dei finti documentari) del '72 e '73 due uomini molto discussi; prima il fondatore dell'ENI Enrico Mattei, ne Il caso Mattei, dove fu elaborata la teoria inerente a probabili interessi delle potenze petrolifere straniere nell'eliminare Mattei; e poi il gangster Lucky Luciano (anche titolo del film), a capo della malavita italo-americana per più di trent'anni.
In La classe operaia va in paradiso (1971) fonte: claudiocolombo.net
Segnaliamo almeno altri tre lavori di Volonté degli anni '70 che riteniamo di una certa valenza.
Abbiamo Sbatti il mostro in prima pagina (1972) di Marco Bellocchio, sul rapporto corrotto tra stampa e potere, Todo Modo (1976) ancora di Elio Petri e ancora tratto da Sciascia sui poteri oscuri all'interno della Democrazia Cristiana, e Io ho paura (1977) di Damiano Damiani, a cui abbiamo già dedicato un intero articolo (http://sciacallo2.blogspot.it/2016_02_10_archive.html).
Sottolineiamo anche che durante gli anni '70 Volonté rifiutò di partecipare a kolossal come Il Padrino o Novecento per dedicarsi a progetti che sentiva più vicini e personali.
Purtroppo il cinema che Volonté amava fare, con l'avvento degli anni '80, scomparì poco a poco e le apparizioni sul grande schermo di questo grande attore si fecero sempre più rare. Tra i suoi ultimi lavori vale la pena di ricordare Il caso Moro (1986) di Giuseppe Ferrara, cronaca del rapimento del leader della DC, che si segnala per l'ennesima grande prova mimetica di Volonté, e Una storia semplice (1991) di Emidio Greco, altra trasposizione di un lavoro di Leonardo Sciascia.
Sul versante politico della sua vita, ricordiamo come nelle elezioni politiche del '92 per poco non fu eletto con il Partito Democratico della Sinistra nella circoscrizione di Roma, città dove viveva e dove, dopo la sua morte, gli venne dedicata una via.
Volonté morì in scena per un attacco cardiaco il 6 dicembre 1994, durante le riprese de Lo sguardo di Ulisse, del regista greco Theo Angelopoulos. Il film fu poi dedicato proprio a Gian Maria Volonté, che ha lasciato senza ombra di dubbio un'impronta indelebile in un mondo, quello del cinema, spesso dominato dal business e dagli interessi economici. Quando c'era Volonté in scena, era invece dominato dal talento, quello vero.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
Cari amici e lettori de Lo Sciacallo, anche quest'oggi si torna a parlare di musica. La volta scorsa vi abbiamo parlato di Animals, un album dei Pink Floyd datato 1977. Oggi, invece, vi proponiamo una canzone di Stevie Wonder, "Superstition", tratta dall'album Talking Book, pubblicato dalla Motown nel 1972, Il disco vede Wonder alle prese con sonorità più personali, in netto contrasto rispetto ai lavori precedenti, più mainstream. Tanti sono gli ospiti speciali presenti all'interno del disco: Jeff Beck, Ray Parker Jr e Buzz Feiten alle chitarre e David Sambom al sassofono.
Prima di presentarvi la canzone, come di consueto, una breve biografia dell'artista. Stevie Wonder, al secolo Steveland Hardaway Judkins, nasce a Saginaw, nel Michigan, il 13 maggio del 1950. Cieco dalla nascita, l'artista americano è considerato uno dei maggiori interpreti della black music, in particolare del Soul e dell'R&B, oltre che dello Smooth Soul, sottogenere della musica soul caratterizzato dall'influenza del Funk. Come tanti grandi artisti del suo tempo, Stevie Wonder è un polistrumentista: è capace infatti di suonare, oltre al pianoforte e all'armonica da bocca, anche il basso, le tastiere, la batteria e altri strumenti a percussione.
Ma la grandezza di Wonder è tale da renderlo affascinante anche al di fuori dei confini della musica nera, divenendo fonte di ispirazione anche per molti artisti rock (così come è stato per l'artista funk James Brown). Ed è proprio con la pubblicazione di Takling Book che Wonder amplia il suo pubblico fino raggiungere i palati forti tipici degli amanti del Rock 'n' Roll. Tra i suoi marchi distintivi, si possono citare l'uso dei bassi sinth, dl clavinet, e la sovraincisione delle sue stesse voci atte a creare un effetto multiplo di voci soliste.
SUPERSTITION: in origine il brano era stato inciso per Jeff Beck, ma l'insistenza del suo manager gli fece cambiare idea, e all'ex chitarrista degl Yardbirds, che all'epoca aveva fondato il suo gruppo "Jeff Beck Group" gli venne offerto Cause We've Ended As Lovers. Celebre l'attacco di batteria che dà inizio al brano: questa fu suonata dallo stesso Wonder, mentre il sassofono da Trevor Laurence. Gli altri suoni furono creati da Malcolm Cecil e Robert Margouleff tramite l'ausilio dei sintetizzatori. La canzone fu utilizzata da diversi registi come colonna sonora per i loro film: tra questi, John Carpenter, che utilizzò il brano per "La Cosa".
Nel testo vengono citate diverse superstizioni e il consiglio che dà Wonder è chiaro: "Quando credi in cose che non capisci allora soffri. La superstizione non è la soluzione". Un messaggio che lo Sciacallo sottoscrive in pieno, perché l'ignoranza, purtroppo, è un terreno fertile per certi tipi di condizionamenti. State in guardia da questo tipo di fenomeni: i miracoli, la sfortuna e la fortuna sono gli strumenti magici che il potere (Chiesa Cattolica compresa), usa contro di noi. Restiamo vigili. Di seguito trovate un video con la canzone e la sua traduzione.
Youtube, SongsTranslation
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
L'Annunciazione di Sandro Botticelli fonte: wikipedia.it
Uno dei primi condizionamenti psicologici che vengono imposti al neofita della religione cattolica riguarda la nascita di Gesù il Cristo. Quello che ci viene comunemente insegnato è che egli sia stato generato diversamente da ogni altro essere umano. In parole povere, Maria, sua madre, lo ha concepito da vergine, ovvero senza aver intrattenuto rapporto carnale alcuno con il suo sposo, il futuro San Giuseppe.
Dispiace sinceramente dover affermare che le fonti storiche raccontano un andamento dei fatti completamente diverso.
Occorre innanzitutto ricordare a chi legge che Giuseppe, e di conseguenza, Gesù, erano di stirpe reale. Appartenenti alla casa di Giuda, erano i diretti eredi di Davide, come gli stessi Vangeli sottolineano in varie occasioni, riferendosi a Gesù come al "Figlio di Davide". Inoltre, la parola Cristo significava letteralmente il re (direttamente, dal greco christòs) e l'appellativo esatto era Gesù "IL" Cristo, Gesù il Re. L'eliminazione dell'articolo ha poi erroneamente fatto pensare ad un regno celeste immaginario, che non è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello del personaggio in questione. Il regno era quello d'Israele, decisamente terreno.
Torniamo alla questione della presunta verginità.
La prima cosa da mettere in chiaro è che Giuseppe e Maria facevano parte della comunità essena di Qumran, all'interno della quale vigevano regole ben precise per quanto riguardava le unioni matrimoniali dinastiche. I Vangeli di Matteo e Luca confermano che Maria fu "data in sposa a Giuseppe" e si riferiscono sempre a lei come sua moglie. I due concetti di sposa e vergine cozzano decisamente tra di loro. Un chiarimento è da ricercare nell'originale ebraico: la parola che viene tradotta con 'vergine' è almah, che aveva però il semplice significato di "giovane donna" senza alcuna allusione alla sua condizione sessuale. La stessa traduzione latina non è corretta, perché la parola virgo vuol dire semplicemente nubile, non sposata. Anche qui niente a che vedere col sesso.
Maria, ad un certo momento, rimase incinta, e questo fu un imbarazzo per Giuseppe. La ragazza era infatti in una sorta di periodo di prova come sposa di un appartenente alla casa reale, durante il quale l'unione sessuale era bandita. Era quindi necessario che le alte sfere sacerdotali dessero la loro approvazione alla gravidanza. E qui è fondamentale un'ennesima, ma piccola, digressione.
All'epoca le tre più importanti dinastie sacerdotali prendevano il nome dai sacerdoti viventi ai tempi di Re Davide: la dinastia sadochita, da Sadoc, la dinastia Abiatar, e la dinastia levita, da Levi. Ma il bello arriva ora: oltre al titolo sacerdotale, gli esseni tramandavano i nomi degli Arcangeli dell'Antico Testamento, da affiancare all'appellativo religioso. Quindi il Sadoc, il più alto in grado, era l'Arcangelo Michele, l'Abiatar era chiamato Arcangelo Gabriele, e il Levi era l'Arcangelo Raffaele.
Ed ecco la rivelazione riguardo al celeberrimo episodio dell'Annunciazione. Fu l'Abiatar, ovvero l'Arcangelo Gabriele, che si recò da Maria per comunicarle che la sua gravidanza era stata accettata. Ne deduciamo quindi che Maria, al momento della cosiddetta Annunciazione, era già incinta.
Le regole prestabilite della comunità imponevano una vita matrimoniale essenzialmente casta, salvo per la procreazione che doveva avvenire in precisi periodi. Tre mesi dopo il "fidanzamento ufficiale" avveniva quello che veniva chiamato Primo Matrimonio, con l'inizio degli sponsali fissati per il mese di settembre. I rapporti intimi erano permessi tuttavia solamente nella prima metà di dicembre, affinché la nascita avvenisse in settembre, il mese della cerimonia dell'Espiazione. Se la sposa non rimaneva gravida, si sarebbe dovuto attendere fino al dicembre successivo.
Se al contrario, il tentativo di concepimento aveva successo, si passava ad un'ulteriore cerimonia, il Secondo Matrimonio, che sanciva definitivamente l'unione. Non poteva però avvenire prima del terzo mese di gravidanza, quindi erano solitamente ubicati in marzo. Fino a quel momento, la donna era ancora considerata una almah, cioè, secondo l'interpretazione cattolica, vergine. Solo dopo, avrebbe cominciato a chiamarsi madre.
E' evidente quindi che Giuseppe e Maria infransero le regole. Secondo diverse datazioni, tra cui quella dello studioso scozzese Laurence Gardner, Gesù nacque il 1 marzo del 7 A.C. Il concepimento è dunque riconducibile al giugno del 8 A.C., addirittura prima del Primo Matrimonio, ancora durante il periodo di fidanzamento.
Il gioco è fatto: Maria concepì e partorì come almah. Ora si può proprio dirlo forte. Gesù il Cristo fu concepito e partorito da una "vergine".
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
È passata un po' sotto traccia, sia per le festività pasquali in corso che tenevano occupate la menti delle persone (le feste sono anch'esse uno strumento di controllo e di distrazione delle masse), sia per l'argomento che costituisce un autentico tabù per la comunità scientifica, ovvero, la notizia della mancata proiezione del film "Vaxxed: from Cover-Up to Catastrophe" (Vaccinati: dall'insabbamento alla catastrofe) di Andrew Wakefield, il medico "scomunicato" dalla medicina ufficiale per aver accusato le autorità statunitensi di aver nascosto i dati emersi da uno studio che indicherebbe una correlazione tra le vaccinazioni e l'aumento dei disturbi neuro-psichiatrici come l'autismo.
In seguito a numerose polemiche fioccate da ogni dove, Robert De Niro ha deciso di fare marcia indietro e di non presentare il film al suo Tribeca Film Festival. L'attore americano ha un figlio affetto da autismo, e per tale motivo aveva deciso di presentare il film:
"Crediamo che sia fondamentale che i fatti che riguardano le cause dell'autismo siano discusse apertamente - aveva dichiarato l'attore - in 15 anni non ho mai preteso l'inserimento di un solo film in questo festival, ma questo tema mi tocca personalmente e per questo motivo voglio che ci sia un dibattito. Non sto dando il mio supporto a questa tesi, né sono contrario alle vaccinazioni. Sto solo dando l'opportunità di far nascere un dibattito intorno a questi argomenti".
Alla fine, però, anche uno come De Niro, in un festival che lui stesso ha contributo a far nascere, si è dovuto arrendere alle pressioni di Big Pharma: "Non credo che questa pellicola possa contribuire alla discussione come mi ero auspicato", è stato il commento sconsolato dell'attore. Secondo i medici, Wakefield avrebbe alterato i dati, e le sue teorie non sarebbero da prendere in considerazione, in quanto secondo loro sono state del tutto smontate e, per questo, è stato radiato dall'albo dei medici. Ma, ancora più importante, potrebbe condizionare le scelte di quei genitori che rifiuterebbero di far vaccinare i propri bambini, mettendoli in questo modo in serio pericolo di salute. La risposta di Wakefield non si è fatta attendere: "Questa è la testimonianza di come i poteri di interesse corporativi censurino la libertà di parola, l'arte e la verità".
Noi invece consigliamo la visione di questo film. Il motivo è lo stesso per cui è nato questo blog: ovvero quello di porsi delle domande, di diventare curiosi e di insinuare quella stilla di dubbio che risulta necessaria per affrontare la vita nel migliore dei modi e senza condizionamenti di alcun tipo. Bene, a parer nostro ci sono argomentazioni assolutamente credibili per cui bisogna quanto meno riflettere accuratamente sull'argomento.
Il 7 e l'8 giugno del 2000 si tenne un incontro segreto di oltre 50 persone del CDS, NIH, OMS e dell'American Accademy of Pediatrics, con altri esponenti delle lobby farmaceutiche, per discutere dei dati del CDC Vaccine Date Sets che aveva dimostrato con prove inoppugnabili come l'aumento dell'esposizione al mercurio contenuto nei vaccini aveva incrementato di 11 volte il rischio per i bimbi di incorrere in questi disturbi neuropsichiatrici. Queste conclusioni, chiaramente, avrebbero potuto produrre effetti devastanti per l'industria del farmaco, quindi, per far fronte a questo problema, i presenti concordarono di nascondere al pubblico americano le prove di questa correlazione tra i vaccini e le lesioni cerebrali. Sempre in quel periodo, inoltre, come se non bastasse, fu intensificato il programma vaccinale, con conseguenze spaventose (1 bambino su 60 riscontrava problemi di autismo).
Neanche le domande di risarcimento di oltre 5000 famiglie presso la Corte Federale, hanno potuto fermare i piani di questa élite del male: le perizie, come nel caso di Hannah Polling, dimostravano chiaramente che i vaccini avevano prodotto un sovraccarico metabolico che aveva di conseguenza causato un autismo indotto dal vaccino e altre lesioni cerebrali. Ma i casi e le prove sottaciute non finiscono certamente qui, bisognerebbe spendere diversi libri per trattare questo inganno globale (per informarsi bene sull'argomento vi consigliamo questo sito: http://autismovaccini.org).
Non fermatevi sulle apparenze e continuate ad indagare.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
Cari lettori, qualche settimana fa vi avevamo anticipato che eravamo al lavoro per offrirvi qualcosa di speciale. Siamo riusciti infine a raggiungere il nostro obiettivo. Abbiamo ottenuto un'intervista da Mauro Biglino, ormai famoso studioso della Bibbia ed in particolare dell'Antico Testamento. Durante il colloquio che abbiamo avuto con lui, abbiamo cercato di sviscerare un po' tutto il suo lavoro degli ultimi sei anni, che lo ha portato a conclusioni a prima vista sorprendenti, ma molto più concrete di quanto si possa immaginare.
Ci scusiamo sin da ora se specialmente nella seconda parte dell'intervista, la qualità audio/video non sarà ottimale, ma ci sono stati alcuni problemi tecnici che ci hanno limitati. Crediamo in ogni caso che il contenuto sia di alto livello, e speriamo la penserete come noi. Aggiungiamo, ma ve ne accorgerete successivamente nella visione, che le voci dello Sciacallo e dei suoi collaboratori sono mascherate.
Ci teniamo in maniera particolare a ringraziare Mauro Biglino per la grande disponibilità e per il tempo concessoci. Gli facciamo un ulteriore in bocca al lupo per il suo lavoro. Qui sotto il link per poter ascoltare il nostro colloquio col dottor Biglino.
Il team della P101: Perotto è quello seduto a sinistra, fonte: Wikipedia
La storia che ci accingiamo a raccontarvi quest'oggi è quella dell'inventore del primo personal computer. Se state pensando a Bill Gates o a qualche altro nome americaneggiante siete fuori strada. Pochi sanno, infatti, che l'invenzione di quello che sarebbe poi diventato il nostro pc moderno, appartiene a un team di ricercatori italiani, guidato da Pier Giorgio Perotto, ingegnere e informatico torinese nato a Torino il 24 dicembre 1930 e scomparso il 23 gennaio 2002 a Genova.
Perotto svolgeva la mansione di progettista per l'azienda Olivetti, una storica azienda italiana che opera nel settore dell'informatica. Originario della provincia di Biella, nel 1952 ottenne la laurea in ingegneria elettrotecnica presso il Politecnico di Torino, dove l'anno successivo conseguì anche la laurea in ingegneria aeronautica. Il suo nome è associato anche al super calcolatore elettronico Enea 9003, dove collaborò alla produzione.
È nel 1962 però che il suo lavoro prese una svolta significativa, iniziando il progetto della Programma 101, quello che è considerato il primo personal computer della storia, terminato tre anni dopo in concomitanza con la cessione della Divisione Elettronica alla multinazionale americana General Elettric. Questa macchina, ribattezzata "Perottina" in suo onore, venne utilizzata persino dalla Nasa per il programma spaziale dell'Apollo 11. È sua anche l'invenzione della "cartolina magnetica", componente essenziale per i primi PC.
IL PROGRAMMA 101 - L'invenzione di questa macchina fu presentata dal team di Perotto nel 1965, in occasione dell'esposizione universale di New York. L'Olivetti, nel medesimo anno, mise in vendita la macchina, riuscendo a vendere 44000 esemplari. Terminato il progetto, Perotto sperimentò nuovi PC, fino alla conversione dell'Olivetti al PC IBM, avvenuta nei primi anni '80.
Parlando della Perottina, l'inventore piemontese affermò: "Sognavo una macchina amichevole alla quale delegare quelle operazioni che sono causa di fatica mentale e di errori, una macchina che sapesse imparare e poi eseguire docilmente, che immagazzinasse dati e istruzioni semplici e intuitive, il cui uso fosse alla portata di tutti, che costasse poco e fosse delle dimensioni degli altri prodotti per ufficio ai quali la gente era abituata. Dovevo creare un linguaggio nuovo, che non avesse bisogno dell'interprete in camice bianco".
Se noi oggi siamo in grado si potervi raccontare questa storia tramite l'ausilio del PC lo dobbiamo anche e soprattutto a quest'uomo. Grazie.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
Cari lettori de Lo Sciacallo, eccoci di nuovo con il consueto appuntamento settimanale dedicato alla musica. Settimana scorsa abbiamo dedicato questa rubrica ad un brano di Enzo Avitabile, quest'oggi, invece, vi presentiamo uno degli album più belli in assoluto della storia della musica e, al tempo stesso, tra i più sottovalutati: si tratta di Animals, decimo album dei Pink Floyd. Pubblicato nel 1977 come risposta al crescente movimento punk (i Pink Floyd erano tra le band più bersagliate dagli artisti punk, basti pensare alla maglietta indossata ai tempi da Jhonny Rotten dei Sex Pistols, "I hate Pink Floyd), l'album, che segue il successo del precedente "Wish You Were Here" del 1975 e precede il più celebre "The Wall", del 1979, si ispira al romanzo satirico di George Orwell, La Fattoria degli animali, suddividendo l'umanità in cani, maiali e pecore.
L'album, chiaramente, è una denuncia al sistema capitalista (una tematica ricorrente nella band capitanata da Waters), e l'atmosfera di quello che è un concept album è piuttosto cupa e inquietante, quasi oppressiva, che catapulta l'ascoltatore in una condizione di disagio emotivo. La copertina di Animals è una fotografia della famosa centrale elettrica londinese, la Battersea Power Station, sulle cui ciminiere fluttua un gigantesco maiale, atto a rappresentare il "Pigs on the wind", canzone che apre e chiude il disco. Quel maiale gonfiabile, divenuto in seguito uno dei simboli della band, si sganciò durante la realizzazione dell'album, sorvolando i cieli di Londra: in seguito a questo incidente, fu emanato un comunicato che avvertiva i piloti del fatto. Fu poi ritrovato in una fattoria (quasi come fosse uno scherzo del destino) e Storm Thorgerson, l'autore di molte copertine dei Floyd (ma anche di altre band come i Muse), dichiarò anni dopo: "Quel giorno tutto ciò che poteva andare storto, andò storto".
Come dicevamo prima il disco è molto aspro e si concede momenti di delicatezza solamente con il brano di apertura e chiusura, Pigs on the wind. A caratterizzare l'album sono tre brani: Dogs, Pigs (Three Different Ones) e Sheep; i primi due sono frutto di un recupero e di una elaborazione di due brani scartati nel lavoro precedente Wish You Were Here, un disco dedicato al "diamante pazzo" Syd Barret, fondatore del gruppo inglese, ovvero, Gotta Be Crazy e Raving and Drooling. In Animals, a differenza del romanzo di Orwell, alla fine le pecore (la rappresentazione del popolo), si ribellano ai cani (i padroni). Passiamo ora alle tre tracce principali, ovvero Dogs, Pigs (Three Different Ones) e Sheep.
DOGS: La canzone, dalla durata di 17 minuti, inizia con l'entrata "sfumata" della chitarra acustica di David Gilmour che accenna qualche giro di accordi funk, dopodiché il chitarrista incomincia a intonare il brano. Splendida sia la voce di Gilmour (in una delle sue performance migliori), sia gli assoli. Nel pezzo, esattamente come accadrà per Pigs (Three Different Ones) con i maiali e Sheep con le pecore, si può udire l'abbaiare dei cani, che lascia spazio all'assolo mozzafiato di Gilmour che spezza in due la canzone. Il testo, scritto come di consuetudine dal bassista Waters, è una critica accesa nei confronti degli arrampicatori sociali e di tutte quelle categorie di persone disposte a tutto, persino a ricorrere all'omicidio, pur di ottenere il potere. Per Waters, il contrappasso per queste persone sarà tremendo: saranno trascinati da un masso sott'acqua o finiranno per essere trovati morti da qualche parte. Di seguito vi forniamo il brano con il testo tradotto dall'inglese.
Youtube, Nika Basaria
Devi essere pazzo, devi averne proprio bisogno
Devi imparare a dormire in piedi e quando sei per strada
Devi essere in grado di scegliere la preda facile a occhi chiusi
E poi, muovendoti silenzioso sottovento e furtivamente,
Devi colpire quando è il momento giusto, senza pensarci
E dopo un po' potrai lavorare sui dettagli di stile
Come la cravatta aziendale e la stretta di mano decisa
Un certo sguardo negli occhi e un sorriso rassicurante
Devi saperti confidare con le persone a cui stai mentendo
Così, quando ti voltano le spalle
Avrai la possibilità di affondare il coltello
Devi guardarti costantemente alle spalle
Lo sai, sarà sempre più difficile man mano che diventi vecchio
E alla fine, farai i bagagli e volerai giù al Sud
Nascondendo la testa nella sabbia
Soltanto un altro vecchio triste,
che muore di cancro in completa solitudine
E quando perdi il controllo mieterai il raccolto che hai seminato
E mentre la paura cresce, il sangue cattivo rallenta e diventa pietra
Ed è troppo tardi per perdere il peso che eri solito portarti in giro
Così fatti una buona annegata, mentre scendi giù solo, trascinato dalla pietra.
Devo ammettere di essere un po' confuso
A volte mi sembra di essere stato usato.
Devo stare sveglio, devo darmi da fare e togliermi di dosso questo malessere che s'insinua
Se non mi difendo, come posso trovare la mia strada fuori da questo labirinto?
Sordo, muto e cieco tu continui a far finta
Che tutti siano sacrificabili e che nessuno abbia un vero amico
E ti sembra che la cosa giusta da fare sia isolare il vincitore
E tutto può essere fatto alla luce del sole
E tu credi che in natura tutti siano assassini.
Chi è nato in una casa piena di dolore
Chi è stato addestrato a non sputare nel ventilatore
Chi è stato istruito sulle cose da fare
Chi è stato distrutto dal "personale addetto"
Chi è stato sistemato con collare e catena
Chi ha ricevuto una pacca sulle spalle
Chi ha avuto un posto tra il pubblico
Chi si è distinto nel branco
Chi era soltanto uno straniero a casa
Chi è stato alla fine schiacciato
Chi è stato trovato morto al telefono
Chi è stato trascinato giù dalla pietra.
PIGS (THREE DIFFERENT ONES): Il brano si apre con dei grugniti di maiali seguiti da un fischio assordante creato attraverso un sintetizzatore; poi entra in scena l'organo Hammond di Richard Wright che esegue un fraseggio in minore, basato su due accordi dalla struttura simile ad alcuni preludi del musicista Johann Sebastian Bach. Su questo tema musicale si sviluppa la struttura ritmica attraverso il basso di Waters e la batteria di Mason, e alla chitarra di Gilmour, da cui scaturiscono accordi ponderosi, quasi a voler trasformare il pezzo dandogli un'atmosfera pesante e arrabbiata, esattamente in sintonia con le parole di Waters, che descrivono, come si evince dal titolo, tre diversi tipi di maiali, tra cui rientrono gli uomini d'affare e la casta politica. In particolare, la seconda strofa sarebbe un riferimento a Margaret Thatcher, mentre nella terza, è evidente l'accenno a Mary Whitehouse, un'attivista che si battè per ripristinare quei valori di moralità che, a detta sua, derivano dalla fede in Cristo. Il brano si conclude con un intenso assolo di chitarra elettrica.
Youtube, iiTzmiiqzChannel
Uomo importante, uomo maiale, ha ha, sei una farsa
Sei un pezzo grosso benestante, ha ha, sei una farsa
E quando tieni la mano sul cuore
sembri un tipo simpatico, quasi un buffone.
Con la testa dentro al porcile, dicendo:
"Continua a scavare", macchie di porco sul tuo mento grasso
Che cosa speri di trovare?
Quando sei giù nella miniera dei porci,
sei quasi divertente, sei quasi divertente,
ma in verità sei una tragedia.
Fermata del bus, borsa di topo,
ha ha, sei una farsa
hai fregato la vecchia strega, ha ha, sei una farsa
Emani freddi dardi di vetri rotti.
Sei un tipo simpatico,
meriti quasi un rapido sorriso
Ti piace la sensazione dell'acciaio.
sei straordinario con uno spillo sul cappello,
e divertentissimo con la pistola in mano!
sei quasi divertente, sei quasi divertente,
ma in verità sei una tragedia.
Hei tu, Whitehouse, ha ha, sei una farsa
Tu topo di città fiero della casa, ha ha, sei una farsa
stai cercando di tenere fuori i nostri sentimenti dalla strada.
Sei quasi uno scherzo
a labbra serrate e piedi freddi,
e ti senti abusato?
Devi originare l'onda del male
e tenerla tutta dentro.
Mary, sei quasi divertente,
Mary sei quasi divertente,
ma in verità sei una tragedia.
SHEEP: l'assolo di piano elettrico in stile jazzistico eseguito da Wright con un Fender Rhodes, che dà inizio al brano, viene preceduto da un'atmosfera quasi onirica, colma di cinguettii di uccelli e dal belare sommesso delle pecore. Il testo è una critica, seppur più mitigata rispetto alle precedenti, contro le pecore, ovvero il popolo, manipolabile e servile, inconsapevole di quanto gli sta accadendo attorno. Waters non risparmia nemmeno la fede (alla fine del pezzo, al minuto 6:23, si può udire una voce filtrata che recita una parte completamente stravolta del Salmo 23, nel quale il Re Davide asserisce che Dio è il suo pastore).
Youtube, :)
Inoffensivo passi il tuo tempo nella prateria,
appena consapevole di un certo disagio presente nell'aria
Farai meglio a stare attento: potrebbero esserci cani intorno
Ho guardato oltre il fiume Giordano e ho visto
Le cose non sono quello che sembrano
Cosa ci guadagni a far finta che non cia un vero pericolo
Docile e obbediente segui il capo
Giù per i corridoi molto frequentati, nella valle d'acciaio
Che sorpresa! Uno sguardo scioccato nei tuoi occhi
Ora le cose sono proprio quello che sembrano.
No, questo non è un brutto sogno
Il signore è il mio pastore
Non chiederò niente
Mi fa sdraiare in prati verdi
Mi conduce lungo acque silenti
Con coltelli lucenti egli libera la mia anima
Mi fa penzolare a ganci nei luoghi più alti
Mi trasforma in cotolette d'agnello
Eccolo, è molto potente e molto affamato
Quando viene il giorno, noi umilmente
In quieta riflessione e grande dedizione
Proviamo l'arte del karate
Ecco, noi risorgeremo e faremo piangere i maledetti.
Belando e balbettando l'ho preso per il collo con un grido
Onda sopra onda di furia vendicativa
Cammina allegramente fuori dall'oscurità del sogno
Hai sentito la notizia?
I cani sono morti
E' meglio che tu stia a casa a fare quello che ti è stato detto
Togliti dalla strada se vuoi diventare vecchio.
E voi, a che categoria appartenete?
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason