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lunedì 9 ottobre 2017
50 ANNI FA MORIVA ERNESTO "CHE" GUEVARA": IL NOSTRO PENSIERO
Fonte foto: Wikipedia
Oggi sono passati esattamente 50 anni dalla scomparsa di una icona del Novecento, nonché simbolo della Sinistra, Ernesto Guevara della Serna, meglio noto come "Che Guevara". L'appellativo "Che" gli venne dato dai cubani a causa di un'intercalare comunemente utilizzato tra gli argentini. Medico, poeta e rivoluzionario: Ernesto Guevara è entrato nel cuore di tutti coloro che credono nei valori di uguaglianza e giustizia sociale e che combattono il capitalismo e l'imperialismo al fine di creare una società più giusta.
Da anni si cerca di screditare l'immagine del Che, accusandolo dei crimini più disparati, forse nel tentativo di distruggere le idee che rivoluzionari come lui, anche quelli meno noti come Thomas Sankara (leggi qui), si portano dietro. Ma gli ideali non muoiono mai e "camminano" anche dopo la morte di chi ha combattuto per attuarli. Alcuni cercano di inserirlo in unico calderone insieme a personaggi indiscutibilmente negativi come Benito Mussolini, Adolf Hitler e Francisco Franco, rifilando uno schiaffo alla storia di un uomo che per tutta la vita ha cercato in tutti i modi di scuotere le coscienze e di unire, anziché distruggere, i popoli del Terzo mondo.
Un uomo colto, che prima di diventare rivoluzionario, a soli ventitré anni, fece il giro del continente latinoamericano in moto, verificando con i suoi occhi lo stato in cui vivevano le popolazioni del Sud America, e il contrasto tra ricchi e poveri.
Sappiamo che era massone: del resto la rivoluzione cubana, come quasi tutte le rivoluzioni (tranne quella cinese), sono state appoggiate dalla Massoneria. Raul Castro, massone, presentò Ernesto a Fidel, che invece non è mai stato massone. Questo lo diciamo a tutti quei "compagni" che sbraitano contro la Massoneria, ignorando che anche la Libera Muratoria ha dato il suo contributo alla storia del Comunismo. Anche la rivoluzione sovietica, come ci ha raccontato in un'intervista il nostro amico Gianfranco Carpeoro (leggi qui), fu finanziata dalla Massoneria. Quelli infatti erano tempi in cui la Massoneria, quella vera, contava ancora qualcosa. Ma questa è un'altra storia.
E pensare che il progetto di costruzione di una società socialista arriva ancora da più lontano, e porta la firma dei Rosacroce. Chissà se anche il rivoluzionario argentino ne abbia fatto parte, perché alcuni indizi ci portano a pensare a questo, come la lettera scritta ai figli prima di morire. Una lettera bellissima, in cui emerge il fatto che il Che fosse consapevole di terminare la sua esistenza a breve. Proprio come i Rosacroce. Ma questa è solo una nostra supposizione.
L'8 ottobre del 1967 venne catturato in Bolivia, e il giorno succesivo fu fucilato. Dopo la morte è diventato un Mito: il Mito cancella la parte umana di un uomo elevandolo a qualcosa di sacro e inviolabile. Per noi, invece, resterà un uomo straordinario, ma pur sempre un uomo. Certo, di uomini così ce ne sono sempre di meno...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
mercoledì 6 settembre 2017
CARPEORO SULL'ATTENTATO DI BARCELLONA: "C'ERA UN'INFORMATIVA DEI SERVIZI SEGRETI AMERICANI CHE AVVISAVA LA SPAGNA..."
Fonte: www.carpeoro.com
"L'Isis utilizza la modalità del camion perché è la più economica e richiede un livello di addestramento minore". Lo sostiene Gianfranco Carpeoro, durante il consueto appuntamento domenicale con la fortunata trasmissione in onda su Youtube "Carpeoro racconta", spin-off di "Border Nights, condotta da Fabio Fabretti. "Mancando la base operativa per organizzare attentati più sofisticati, questa modalità consente di realizzare attentati senza avere la necessità di addestrare i terroristi".
Il 17 agosto scorso, infatti, la Spagna è stata colpita dal "pseudo" Isis: un camion impazzito (che novità, ndr) è piombato sulla folla uccidendo 13 persone. La cosa curiosa e che lascia davvero da pensare, è quanto rivelato da Carpeoro durante la puntata: "C'era un'informativa dei servizi segreti americani, che fanno parte della sovragestione, che avvisava i servizi spagnoli di un probabile attacco a Barcellona e, ciononostante, la Spagna non ha disposto un livello di prevenzione superiore".
E alla domanda di Fabretti sul perché hanno colpito la Spagna, Carpeoro ha risposto così: "La Spagna era già stata colpita altre volte. Insieme a Francia e Gran Bretagna è un obiettivo primario del terrorismo. Gli obiettivi di secondo livello sono Germania e Russia. I terroristi stanno colpendo sistematicamente. Per adesso, l'Italia non è coinvolta".
Un'altra cosa che colpisce chiunque provi a riflettere su questi episodi riguarda la natura degli attentatori: questi terroristi non hanno nulla a che vedere con i militanti dell'Ira o i terroristi palestinesi -g iusto per fare dei paragoni col passato - in quanto manca una motivazione dettata dal vissuto di queste persone. Ed è proprio questo che fa notare Carpeoro: "Il terrorismo ha un coefficiente di attivazione di odio che si basa su fatti storici regressi (parenti ammazzati, amici). Questi, invece, sono nati e cresciuti in Occidente, non hanno un retaggio storico o territoriale. Sono terroristi artificiali. L'integralismo religioso e l'uso di particolari droghe consente di formare un neo terrorista occidentale che da un giorno all'altro partecipa a un attentato".
Analisi e riflessioni come al solito brillanti, che lasciano spazio ad altre domande: colpiranno anche gli USA? Quando finirà l'escalation di attentati? Ne stanno preparando un altro di grande entità? Forse a queste domande non riusciremo a rispondere, ma è evidente che il tutto dipenderà dai mutamenti sul piano della politica internazionale e interna dei principali Stati europei.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
"L'Isis utilizza la modalità del camion perché è la più economica e richiede un livello di addestramento minore". Lo sostiene Gianfranco Carpeoro, durante il consueto appuntamento domenicale con la fortunata trasmissione in onda su Youtube "Carpeoro racconta", spin-off di "Border Nights, condotta da Fabio Fabretti. "Mancando la base operativa per organizzare attentati più sofisticati, questa modalità consente di realizzare attentati senza avere la necessità di addestrare i terroristi".
Il 17 agosto scorso, infatti, la Spagna è stata colpita dal "pseudo" Isis: un camion impazzito (che novità, ndr) è piombato sulla folla uccidendo 13 persone. La cosa curiosa e che lascia davvero da pensare, è quanto rivelato da Carpeoro durante la puntata: "C'era un'informativa dei servizi segreti americani, che fanno parte della sovragestione, che avvisava i servizi spagnoli di un probabile attacco a Barcellona e, ciononostante, la Spagna non ha disposto un livello di prevenzione superiore".
E alla domanda di Fabretti sul perché hanno colpito la Spagna, Carpeoro ha risposto così: "La Spagna era già stata colpita altre volte. Insieme a Francia e Gran Bretagna è un obiettivo primario del terrorismo. Gli obiettivi di secondo livello sono Germania e Russia. I terroristi stanno colpendo sistematicamente. Per adesso, l'Italia non è coinvolta".
Un'altra cosa che colpisce chiunque provi a riflettere su questi episodi riguarda la natura degli attentatori: questi terroristi non hanno nulla a che vedere con i militanti dell'Ira o i terroristi palestinesi -g iusto per fare dei paragoni col passato - in quanto manca una motivazione dettata dal vissuto di queste persone. Ed è proprio questo che fa notare Carpeoro: "Il terrorismo ha un coefficiente di attivazione di odio che si basa su fatti storici regressi (parenti ammazzati, amici). Questi, invece, sono nati e cresciuti in Occidente, non hanno un retaggio storico o territoriale. Sono terroristi artificiali. L'integralismo religioso e l'uso di particolari droghe consente di formare un neo terrorista occidentale che da un giorno all'altro partecipa a un attentato".
Analisi e riflessioni come al solito brillanti, che lasciano spazio ad altre domande: colpiranno anche gli USA? Quando finirà l'escalation di attentati? Ne stanno preparando un altro di grande entità? Forse a queste domande non riusciremo a rispondere, ma è evidente che il tutto dipenderà dai mutamenti sul piano della politica internazionale e interna dei principali Stati europei.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
giovedì 27 luglio 2017
IL BRIGANTE MUSOLINO: LA STORIA MALEDETTA DEL "RE DELL'ASPROMONTE"
Il brigante Musolino, fonte: Wikipedia
Cari amici dello Sciacallo, ben ritrovati. Quest'oggi abbiamo deciso di parlarvi di una storia di tanto tempo fa. Una storia tragica, intrisa di emozioni di vendetta, giustizia e rassegnazione che, sotto alcuni aspetti, pare assomigliare al racconto del "Conte di Montecristo", di Alexandre Dumas, ma con una sola differenza: quella che ci apprestiamo a raccontarvi è una storia dannatamente vera.
La pima edizione del romanzo di Dumas è del 1846, mentre la storia di oggi comincia il 28 ottobre 1897 quando a Santo Stefano in Aspromonte, una tranquilla cittadina della provincia di Reggio Calabria, scoppia una rissa all'osteria della Frasca: da una parte c'è un giovane taglialegna di nome Giuseppe Musolino, detto Beppe, con suo cugino Antonio Filastò; dall'altra, invece, i prepotenti signorotti locali, i fratelli Vincenzo e Stefano Zoccali, più un loro compagno.
Il giorno dopo la rissa, in una stalla, qualcuno spara a Vincenzo Zoccali, che tuttavia riesce ad evitare la morte. Proprio in quella stalla viene ritrovato in seguito il berretto di Musolino e, successivamente, inizia la caccia dei carabinieri, che nel frattempo fermano Filastò e un certo Nicola Travia. Le guardie giungono così a casa di Musolino ma non lo trovano, perché é scappato: sei mesi più tardi verrà fermato e tradotto in carcere a Reggio Calabria.
Il primo processo a suo carico ebbe inizio il 24 settembre del 1898, davanti alla Corte d'Assise di Reggio Calabria: nonostante le innumerevoli prove portate da Musolino (in realtà il berretto Musolino lo aveva perso il giorno prima durante la fuga dopo la rissa), non furono smentite le testimonianze di falsi testimoni (Rocco Zoccali e Stefano Crea asserirono di averlo sentito adirato per aver fallito il bersaglio) e così, il 28 settembre, a 21 anni, entrò in carcere.
Proclamatosi innocente, davanti ai presenti, giura vendetta in caso di evasione e, sul motivetto della canzone del brigante Nino Martino, inizia a cantare alcuni versi in reggino che tradotte in italiano suonano ("N'ebbero allegrezza quel giorno quando i giurati condannato m'hanno ma se per caso al paese torno quegli occhi che risero piangeranno"). Dure le invettive nei confronti di Zoccoli, reo di averlo incastrato ingiustamente: "Ti mangerò letteralmente il fegato e venderò la tua carne come animali da macello!".
Viene condotto al carcere dell'odierna Locri (allora si chiamava Gerace Marina) ma, alle 3:30 del 9 gennaio del 1889, riesce a fuggire, insieme ai compagni di cella Giuseppe Surace, Antonio Filastò e Antonio Saraceno. Una leggenda locale vuole che Musolino riuscì a scappare sotto la guida di San Giuseppe che, in sogno, gli indicò dove doveva scavare. Ma si tratta solo di una leggenda, la verità, non la sapremo mai.
Una volta evaso, Musolino inizia a mettere in pratica la sua vendetta, commettendo una serie di omicidi contro le persone che lo avevano messo in questa situazione, nascondendosi nei boschi dell'Aspromonte (da qui il suo soprannome "il Re dell'Aspromonte"), arrivando persino a dormire nei cimiteri. Beppe Musolino gode dell'appoggio dei cittadini calabresi, che lo vedono come un simbolo delle ingiustizie subite contro la Calabria e il Sud (non dimentichiamoci la Questione Meridionale, che inzia proprio in quegli anni).
Inizia così la caccia al "brigante", anche se Musolino rifiutò sempre quell'appellativo: nei primi otto mesi di fuga compie cinque omicidi e quattro tentati omicidi, oltre al tentativo di distruggere la casa di Zoccali con la dinamite. Scattano una serie di tentativi di incastrarlo, ma nessuno di questi riesce ad andare a buon fine, e le gesta del brigante iniziano a diventare leggendarie, tanto che iniziano a occuparsi di lui anche quotidiani nazionali e stranieri, come il Times e Le Figaro.
Nel 1901, stremato e stanco di fuggire, decide di chiedere la grazia al nuovo re Vittorio Emanuele III, così lascia la Calabria e si mette in cammino ma nello stesso anno, ad Acqualagna (Pesaro Urbino), viene catturato per puro caso: per uno strano scherzo del destino infatti, Musolino vede due carabinieri e, pensando erroneamente di essere stato riconosciuto, comincia a scappare, inciampando tuttavia in un filo di ferro. Entrambi i carabinieri erano comandati dal brigadiere Antonio Matteo, padre del famoso Enrico. Divenne celebre la frase dell'ormai celebre brigante: "Quello che non potè un esercito, potè un filo".
A metà ottobre tutti i giornali rendono pubblica la sua cattura (si dice che il governo italiano abbia speso un milione di lire) e il 24 ottobre viene accompagnato al carcere di Catanzaro, in un treno speciale. Ne 1902 inizia un nuovo processo contro di lui, a Lucca: Musolino chiese, come riportato dal Corriere della Sera, di essere difeso dai migliori avvocati d'Italia perché come da lui stesso dichiarato, era un uomo storico e non un delinquente qualunque. Inoltre, pronuncia altre parole in sua difesa: "In caso di assoluzione il popolo sarà contento, in caso contrario, fareste una seconda ingiustizia. Inoltre, dovete sapere, che io non sono calabrese, perché ho sangue nobile, in quanto parente stretto di un principe di Francia". Nel processo si rese necessaria la presenza di un interprete, perché molti testimoni facevano fatica ad esprimersi in italiano coretto. Del resto, l'Italia era un paese giovanissimo, che per secoli era stato diviso in numerosi staterelli.
Viene condannato all'ergastolo al carcere di Pontolongone. Resta in carcere fino al 1946, dopodiché, una volta riconosciuta l'infermità mentale, fu trasferito al manicomio di Reggio Calabria, dove muore il 22 gennaio 1956. Una storia triste, che racconta un'Italia diversa da quella di oggi. Tuttavia, di storie come queste, ce ne sono tantissime. Musolino era un eroe o un brigante? A nostro modo di vedere era un semplice uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Un uomo che si è fatto giustizia da solo, commettendo però, in questo modo, altri errori.
Di seguito, una delle tante canzoni in memoria del brigante: questa versione è del siciliano Orazio Strano, che racconta nel dettaglio la sua storia. Su youtube si trova anche la voce vera del brigante. Vi invitiamo all'ascolto della canzone.
Youtube, Alessandro Tripodi
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
Cari amici dello Sciacallo, ben ritrovati. Quest'oggi abbiamo deciso di parlarvi di una storia di tanto tempo fa. Una storia tragica, intrisa di emozioni di vendetta, giustizia e rassegnazione che, sotto alcuni aspetti, pare assomigliare al racconto del "Conte di Montecristo", di Alexandre Dumas, ma con una sola differenza: quella che ci apprestiamo a raccontarvi è una storia dannatamente vera.
La pima edizione del romanzo di Dumas è del 1846, mentre la storia di oggi comincia il 28 ottobre 1897 quando a Santo Stefano in Aspromonte, una tranquilla cittadina della provincia di Reggio Calabria, scoppia una rissa all'osteria della Frasca: da una parte c'è un giovane taglialegna di nome Giuseppe Musolino, detto Beppe, con suo cugino Antonio Filastò; dall'altra, invece, i prepotenti signorotti locali, i fratelli Vincenzo e Stefano Zoccali, più un loro compagno.
Il giorno dopo la rissa, in una stalla, qualcuno spara a Vincenzo Zoccali, che tuttavia riesce ad evitare la morte. Proprio in quella stalla viene ritrovato in seguito il berretto di Musolino e, successivamente, inizia la caccia dei carabinieri, che nel frattempo fermano Filastò e un certo Nicola Travia. Le guardie giungono così a casa di Musolino ma non lo trovano, perché é scappato: sei mesi più tardi verrà fermato e tradotto in carcere a Reggio Calabria.
Il primo processo a suo carico ebbe inizio il 24 settembre del 1898, davanti alla Corte d'Assise di Reggio Calabria: nonostante le innumerevoli prove portate da Musolino (in realtà il berretto Musolino lo aveva perso il giorno prima durante la fuga dopo la rissa), non furono smentite le testimonianze di falsi testimoni (Rocco Zoccali e Stefano Crea asserirono di averlo sentito adirato per aver fallito il bersaglio) e così, il 28 settembre, a 21 anni, entrò in carcere.
Proclamatosi innocente, davanti ai presenti, giura vendetta in caso di evasione e, sul motivetto della canzone del brigante Nino Martino, inizia a cantare alcuni versi in reggino che tradotte in italiano suonano ("N'ebbero allegrezza quel giorno quando i giurati condannato m'hanno ma se per caso al paese torno quegli occhi che risero piangeranno"). Dure le invettive nei confronti di Zoccoli, reo di averlo incastrato ingiustamente: "Ti mangerò letteralmente il fegato e venderò la tua carne come animali da macello!".
Viene condotto al carcere dell'odierna Locri (allora si chiamava Gerace Marina) ma, alle 3:30 del 9 gennaio del 1889, riesce a fuggire, insieme ai compagni di cella Giuseppe Surace, Antonio Filastò e Antonio Saraceno. Una leggenda locale vuole che Musolino riuscì a scappare sotto la guida di San Giuseppe che, in sogno, gli indicò dove doveva scavare. Ma si tratta solo di una leggenda, la verità, non la sapremo mai.
Una volta evaso, Musolino inizia a mettere in pratica la sua vendetta, commettendo una serie di omicidi contro le persone che lo avevano messo in questa situazione, nascondendosi nei boschi dell'Aspromonte (da qui il suo soprannome "il Re dell'Aspromonte"), arrivando persino a dormire nei cimiteri. Beppe Musolino gode dell'appoggio dei cittadini calabresi, che lo vedono come un simbolo delle ingiustizie subite contro la Calabria e il Sud (non dimentichiamoci la Questione Meridionale, che inzia proprio in quegli anni).
Inizia così la caccia al "brigante", anche se Musolino rifiutò sempre quell'appellativo: nei primi otto mesi di fuga compie cinque omicidi e quattro tentati omicidi, oltre al tentativo di distruggere la casa di Zoccali con la dinamite. Scattano una serie di tentativi di incastrarlo, ma nessuno di questi riesce ad andare a buon fine, e le gesta del brigante iniziano a diventare leggendarie, tanto che iniziano a occuparsi di lui anche quotidiani nazionali e stranieri, come il Times e Le Figaro.
Nel 1901, stremato e stanco di fuggire, decide di chiedere la grazia al nuovo re Vittorio Emanuele III, così lascia la Calabria e si mette in cammino ma nello stesso anno, ad Acqualagna (Pesaro Urbino), viene catturato per puro caso: per uno strano scherzo del destino infatti, Musolino vede due carabinieri e, pensando erroneamente di essere stato riconosciuto, comincia a scappare, inciampando tuttavia in un filo di ferro. Entrambi i carabinieri erano comandati dal brigadiere Antonio Matteo, padre del famoso Enrico. Divenne celebre la frase dell'ormai celebre brigante: "Quello che non potè un esercito, potè un filo".
A metà ottobre tutti i giornali rendono pubblica la sua cattura (si dice che il governo italiano abbia speso un milione di lire) e il 24 ottobre viene accompagnato al carcere di Catanzaro, in un treno speciale. Ne 1902 inizia un nuovo processo contro di lui, a Lucca: Musolino chiese, come riportato dal Corriere della Sera, di essere difeso dai migliori avvocati d'Italia perché come da lui stesso dichiarato, era un uomo storico e non un delinquente qualunque. Inoltre, pronuncia altre parole in sua difesa: "In caso di assoluzione il popolo sarà contento, in caso contrario, fareste una seconda ingiustizia. Inoltre, dovete sapere, che io non sono calabrese, perché ho sangue nobile, in quanto parente stretto di un principe di Francia". Nel processo si rese necessaria la presenza di un interprete, perché molti testimoni facevano fatica ad esprimersi in italiano coretto. Del resto, l'Italia era un paese giovanissimo, che per secoli era stato diviso in numerosi staterelli.
Viene condannato all'ergastolo al carcere di Pontolongone. Resta in carcere fino al 1946, dopodiché, una volta riconosciuta l'infermità mentale, fu trasferito al manicomio di Reggio Calabria, dove muore il 22 gennaio 1956. Una storia triste, che racconta un'Italia diversa da quella di oggi. Tuttavia, di storie come queste, ce ne sono tantissime. Musolino era un eroe o un brigante? A nostro modo di vedere era un semplice uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Un uomo che si è fatto giustizia da solo, commettendo però, in questo modo, altri errori.
Di seguito, una delle tante canzoni in memoria del brigante: questa versione è del siciliano Orazio Strano, che racconta nel dettaglio la sua storia. Su youtube si trova anche la voce vera del brigante. Vi invitiamo all'ascolto della canzone.
Youtube, Alessandro Tripodi
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
sabato 8 luglio 2017
IL LATO OSCURO DELLA FILOSOFIA: HOUSTON STEWART CHAMBERLAIN E "I FONDAMENTI DEL XIX SECOLO"
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| Houston Stewart Chamberlain fonte: worldfuturefund.org |
Cari lettori, oggi vogliamo affrontare la retrospettiva di un personaggio forse poco noto ai più, ma che con la sua filosofia, il suo pensiero e i suoi scritti, ha influenzato enormemente i fondamenti sociali sui quali si è basato il movimento più nefasto apparso nel XX secolo, ovviamente il nazismo.
Houston Stewart Chamberlain nasce nel 1855 a Southsea, cittadina della contea britannica dell'Hampshire. Durante la sua infanzia, soprattutto a causa di alcuni disturbi fisici di cui soffriva, Chamberlain gira per mezza Europa, trascorrendo periodi in Italia, Spagna e in Francia. Torna in Inghilterra per volere del padre, che lo iscrive al collegio scolastico per allievi militari di Cheltenham. Il giovane Chamberlain si accorge quasi subito che la vita del militare non fa per lui, e il suo soggiorno nell'accademia è travagliato. Si interessa decisamente di più alle scienze, in primis l'astronomia e la botanica. Si laurea a Ginevra in fisica naturale nel 1881. E' proprio negli anni trascorsi nella città svizzera che Chamberlain inizia a nutrire dei sentimenti astiosi ed odiosi all'indirizzo della sua madrepatria, incarnata nella persona di Benjamin Disraeli, primo ministro britannico di lungo corso dell'epoca vittoriana.
In campo scientifico, un passo molto importante è l'adesione di Chamberlain all'ipotesi del tedesco Hanns Horbiger, denominata "Teoria del ghiaccio cosmico", secondo la quale il nostro sistema solare è permeato da corpi in gran parte composti di ghiaccio. Importante, dicevamo, poiché questa teoria è stata in seguito fortemente sostenuta da Hitler, per dimostrare la sua fedeltà e ammirazione per la figura di Chamberlain.
Parallelamente ad un rigetto delle sue origini (l'Inghilterra e la sua politica), nella sua giovinezza Chmaberlain sviluppa una fortissima infatuazione per la cultura germanica, grazie specialmente all'influenza del suo tutore prussiano Otto Kuntze, che gli insegna il tedesco, declamandogli la manificenza dell'impero tedesco.
Cultura germanica il cui paradigma è, secondo Chamberlain, la musica di Richard Wagner, da cui l'intellettuale ormai anglo-tedesco rimane a tal punto colpito, da porla al centro del suo pensiero politico. Il Wagnerismo, di cui Chamberlain è campione, propina infatti la superiorità indiscussa della razza e della potenza germanica; qui Chamberlain riesce finalmente a trovare quella spinta spirituale, e in parte sognatrice e misticheggiante, che andava cercando da tempo e che l'arte e il costume britannici non avevano saputo suscitare in lui.
Dopo la morte del compositore, Chamberlain intratterrà una fitta corrispondenza ed una forte amicizia con la vedova di questi, Cosima, fino ad arrivare, diversi anni dopo, a sposarne la figlia Eva.
Ci preme sottolineare che non è certamente Chamberlain l'ideatore o il deus ex machina di un pensiero estremamente razzista e imperniato sulla purezza del proprio sangue, dilagante in quel periodo. Wagner stesso, che poi nella sua musica avrebbe estrinsecato tutto il suo odio verso i minori e gli impuri (i non-ariani), aveva trovato una vividissima fonte d'ispirazione in uno scritto ripugnante e inaccettabile, ma che aveva riscosso grande consenso: il Saggio sulla disuguglianza delle razze, pubblicato fra il 1853 e il 1855 dall'aristocratico francese Arthur de Gobineau. Questo ridicolo pamphlet teorizza il destino vittorioso di una fantomatica razza ariana, discendente diretta dei franchi germanici (sic), oltre a diffondere uno sperticato e pruriginoso odio nei confronti di qualsivoglia altra "razza", chiaramente indegna anche solo di respirare la stessa aria. Con inoltre un odioso afflato classista; i campioni dell'arianesimo sono, secondo de Gobineau, i ricchi aristocratici; il resto è feccia.
Non può essere altro che la razza quindi, la chiave di volta per analizzare al meglio l'opera grazie (o a causa?) alla quale Chamberlain è famoso: I fondamenti del XIX secolo, che pubblica nel 1899 grazie al supporto dell'editore Hugo Bruckmann (lo stesso che avrebbe poi pubblicato il Mein Kampf).
Chamberlain si propone di ripercorrere l'intera storia della civiltà occidentale, dalle origini nel vicino Oriente, per arrivare, tramite argomentazioni para o pseudo-scientifiche, alle innovazioni tecnologiche, industriali e filosofiche appunto del XIX secolo, tutte opera della pluri-celebrata razza ariana.
Al contrario, ogni guerra, conflitto, scontro è stato provocato dalla nefasta azione della subdola razza ebraica (attraverso il loro grande ascendente in campo economico), il cui obiettivo non è altro che rimanere l'unica razza pura sulla faccia della Terra in mezzo ad un coacervo di meticci difficilmente distinguibili; e per fare questo, gli ebrei dovevano annientare la gloriosa razza ariana.
E invece, noi sappiamo bene chi ha rischiato di essere completamente annientato da chi ha deciso di mettere in pratica le idee astruse, anti-scientifiche ed eticamente folli di Chamberlain e affini.
E' chiaro che la nostra analisi dello scritto in questione è stata superficiale e non siamo entrati nel vivo di tutti i passaggi logici operati dall'autore nel delineare il percorso della civiltà occidentale. Ma sapete una cosa? Francamente non ci interessava, perché se le basi sociologiche, storiche e scientifiche sono queste, cercare di cavare qualcosa di culturalmente rilevante è tempo perso, e gli inspiegabili giri di parole, che possiamo trovare sul web, mediante i quali qualcuno riesce ad attribuire grande valenza a questo tipo di junk literature, letteratura-spazzatura, sono aria fritta.
Ne abbiamo voluto parlare per ricordare ancora una volta come il male nella sua storia ha saputo tante volte mettersi in ghingheri, vestirsi con giacca e cravatta, e apparire rispettabile e colto. Attenzione, lo fa ancora oggi.
Chiudiamo con una citazione che metterà bene in luce il valore morale del personaggio che abbiamo trattato: "Non solo l'ebreo, ma tutto ciò che deriva dal pensiero e dalla mente ebraici, corrode e disintegra quanto di meglio c'è in noi" (H.S.Chamberlain)
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
giovedì 15 giugno 2017
IL MOVIMENTO 5 STELLE GETTA LA MASCHERA: IL TEMA DELLO IUS SOLI E LA "SVOLTA" A DESTRA
Fonte: Wikipedia
Dopo un mese di assenza, eccoci finalmente tornati. Non è cambiato un granché in questi ultimi tempi: crisi, attentati, morti, politici inadeguati, soluzioni lontane. Insomma, solo molto baccano e poca sostanza. Ma anche tanta ipocrisia. Molti giornalisti si sono scandalizzati per il mancato rispetto del minuto di raccoglimento dedicato alle vittime dei morti londinesi da parte della Nazionale saudita prima di una partita di calcio. La giustificazione dei sauditi ("Non fa parte della nostra cultura"), diciamolo, è discutibile. Come, a nostro modesto avviso, è altrettanto discutibile la scelta di osservare il minuto di silenzio.
A scanso di equivoci, noi rispettiamo i morti londinesi, ed è proprio per questo che per pudore, avremmo evitato questa farsa, dato che se avviene un attentato è solo perché i servizi segreti (ed è inutile che li distinguiate in servizi regolari o deviati), lo hanno acconsentito. Vuol dire che ci sono state forze maggiori che hanno fatto pressione affinché queste devastazioni si verificassero. Ma noi de Lo Sciacallo andiamo oltre e affermiamo, in piena libertà, la nostra contrarietà ai minuti di silenzio in ambito sportivo. Calmi, sappiamo già che qualcuno storcerà il naso, ma è il nostro pensiero e ora vi spieghiamo brevemente il motivo: chi sceglie quali morti siano meritevoli di attenzione? Perché non si fanno i minuti di silenzio ai morti di Gaza o agli operai morti sul lavoro? E agli immigrati morti nel Mediterraneo? Non sono morti come quelle povere vittime di Londra? Dov'è finita la pietà umana? Come al solito, solo quando tocca noi o i nostri vicini ci accorgiamo che la vita è un bene prezioso da salvaguardare.
Ma cambiamo decisamente argomento, a questo, magari, torneremo negli articoli successivi. E' sulla bocca di tutti la "svolta" del Movimento 5 stelle, che, dopo anni di traballanti tentativi di mantenersi distaccati dal gioco politico hanno definitivamente tolto la maschera e mostrato una faccia molto più simile ai soggetti che in origine si erano prefissati di combattere. Uno dei punti di forza, per lo meno iniziali, dei grillini, era quello di presentarsi come alternativi all'attuale sistema politico. In realtà, si è trattato solo di un grande bluff, di un MacGuffin (per dirla in termini cinematografici).
Le ultime elezioni hanno evidenziato un declino del Movimento di Grillo e Casaleggio. La risposta del guru genovese non si è fatta attendere: infatti, i militanti hanno sostanzialmente virato a destra (anche grazie al vuoto a sinistra), cavalcando il tema dello ius soli, molto caro alle destre, che vorrebbero respingerlo, in difesa dello ius sanguinis, che fa leva sul legame di sangue che un individuo avrebbe verso lo Stato di appartenenza. Una cagata pazzesca, come direbbe il buon Paolo Villaggio. E' da quando esiste il mondo che le "razze" si mescolano: compresa quella italica, forse la migliore rappresentante in questo senso. E menomale aggiungiamo noi, visto che è dall'incontro col diverso che una persona apprende nuove conoscenze e migliora la propria vita.
Tutto questo, dicono, per scongiurare l'Isis, che con i migranti e gli islamici non ha nulla a che vedere, ma con "noi" europei sì. Una scelta senza senso, che non porta a nulla, ma che continua ad alimentare quel muro che divide i popoli, anziché unirli. Uno che nasce su un territorio è di conseguenza padrone di quest'ultima. E a coloro che sono contrari rivolgiamo queste semplici domande: cosa significa essere italiani? Qual è il dna di un italiano? Si può dimostrare scientificamente l'appartenenza all'etnia italica?
Ma al di là di questa nostra presa di posizione appare evidente che tutto questo può succedere solo in assenza di idee. Le idee formano la politica, non viceversa. Ma noi, come spiegava saggiamente Giorgio Gaber, viviamo in un mondo che ha dichiarato guerra alle idee, per questo si devono cercare alleanze ed altre ricette magiche per prendere voti. Ma quand'è che cambieranno le cose? La scesa in campo di Corbyn nel Regno Unito e la candidatura di Sanders alle primarie americane sembrano ridare speranze a noi "ideologici". Purtroppo, però, in Italia le cose continuano a procedere nel peggiore dei modi, nel caos più totale. Ma agli italiani si sa, basta non togliergli il pallone...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo Marcus L. Mason
venerdì 12 maggio 2017
LA MORTE DI SCARPONI: SI E' TRATTATO DAVVERO DI UN TRAGICO INCIDENTE?
Fonte foto: Wikipedia
"Astana è un'area massonica". Con queste parole, Gianfranco Carpeoro, un caro amico dello Sciacallo nonché autore, tra gli altri, del saggio "Dalla Massoneria al terrorismo", risponde alla domanda di un ascoltatore durante una puntata della fortunata trasmissione in onda su Youtube e condotta da Fabio Fabretti (già conduttore di Border Nights), "Carpeoro racconta".
Carpeoro, partendo da una domanda sulla città kazaka, costruita secondo un criterio esoterico, arriva a parlare dell'attività sportiva del famoso team ciclistico: "In quell'area operano diverse Ur-lodges, su tutte la "Three Eyes - spiega l'ex gran maestro della massoneria - e lì succedono delle cose strane ivi comprese delle attività sportive sempre nell'occhio del ciclone a causa del doping. Fanno investimenti nello sport che nessun'altra struttura mondiale fa".
Poi si arriva a parlare dei ciclisti, le vere vittime di questi esperimenti: "Soltanto quest'anno Fabio Aru si è infortunato in circostanze sospette e il suo posto è stato preso da Michele Scarponi che è morto in un incidente d'auto...". Secondo Carpeoro il mondo dello sport viene utilizzato dal potere: "Per anni il ciclismo è stato nominato da Armstrong, il grande rivale di Marco Pantani. Tutti sospettavano che si dopasse, ma alla fine si è saputo solo dopo il suo ritiro. Pantani lo hanno messo in croce, lui no".
Il potere utilizzerebbe gli atleti come copertura di altra attività: "Lo sport è come la religione, è l'oppio dei popoli. Lo sport serve soprattutto come copertura di una ricerca nell'ambito delle sostanze dopanti e stupefacenti che interessa i servizi segreti, che possono utilizzarle, ad esempio, nei terroristi". I ciclisti, e gli atleti in genere, funzionerebbero da cavie. E la vicenda Pantani? Ecco il commento di Carpeoro: "Pantani si è rifiutato ed è stato fatto fuori col contrappasso: lui non si è voluto prestare a questo gioco che poneva come base la droga e la droga è stata utilizzata per farlo fuori. Marco non si drogava: pensate che aveva persino rifiutato l'EPO, in un'epoca in cui questa sostanza non era ancora illegale".
E il mondo del calcio? Poteva starne fuori? Certo che no: "La gente non lo sa ma i ciclisti vengono drogati dall'età di 16 anni. Sapete quanti ciclisti si sono ritirati in età giovanile dopo aver visto la siringa? Nel calcio tutto questo non emerge perché non ci sono i controlli. Basta vedere le partite dei campionati stranieri o quelle di Champions League: le squadre straniere corrono il triplo delle nostre. Il mondo del calcio è coinvolto di più".
A dimostrazione di quanto affermato da Carpeoro, vi rimandiamo a un articolo pubblicato dalla Gazzetta dello Sport (http://www.gazzetta.it/Ciclismo/07-04-2016/confessioni-choc-un-corridore-fanno-tremare-ciclismo-150144286823.shtml). Chi era quel ciclista anonimo? Fate uno più uno.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
"Astana è un'area massonica". Con queste parole, Gianfranco Carpeoro, un caro amico dello Sciacallo nonché autore, tra gli altri, del saggio "Dalla Massoneria al terrorismo", risponde alla domanda di un ascoltatore durante una puntata della fortunata trasmissione in onda su Youtube e condotta da Fabio Fabretti (già conduttore di Border Nights), "Carpeoro racconta".
Carpeoro, partendo da una domanda sulla città kazaka, costruita secondo un criterio esoterico, arriva a parlare dell'attività sportiva del famoso team ciclistico: "In quell'area operano diverse Ur-lodges, su tutte la "Three Eyes - spiega l'ex gran maestro della massoneria - e lì succedono delle cose strane ivi comprese delle attività sportive sempre nell'occhio del ciclone a causa del doping. Fanno investimenti nello sport che nessun'altra struttura mondiale fa".
Poi si arriva a parlare dei ciclisti, le vere vittime di questi esperimenti: "Soltanto quest'anno Fabio Aru si è infortunato in circostanze sospette e il suo posto è stato preso da Michele Scarponi che è morto in un incidente d'auto...". Secondo Carpeoro il mondo dello sport viene utilizzato dal potere: "Per anni il ciclismo è stato nominato da Armstrong, il grande rivale di Marco Pantani. Tutti sospettavano che si dopasse, ma alla fine si è saputo solo dopo il suo ritiro. Pantani lo hanno messo in croce, lui no".
Il potere utilizzerebbe gli atleti come copertura di altra attività: "Lo sport è come la religione, è l'oppio dei popoli. Lo sport serve soprattutto come copertura di una ricerca nell'ambito delle sostanze dopanti e stupefacenti che interessa i servizi segreti, che possono utilizzarle, ad esempio, nei terroristi". I ciclisti, e gli atleti in genere, funzionerebbero da cavie. E la vicenda Pantani? Ecco il commento di Carpeoro: "Pantani si è rifiutato ed è stato fatto fuori col contrappasso: lui non si è voluto prestare a questo gioco che poneva come base la droga e la droga è stata utilizzata per farlo fuori. Marco non si drogava: pensate che aveva persino rifiutato l'EPO, in un'epoca in cui questa sostanza non era ancora illegale".
E il mondo del calcio? Poteva starne fuori? Certo che no: "La gente non lo sa ma i ciclisti vengono drogati dall'età di 16 anni. Sapete quanti ciclisti si sono ritirati in età giovanile dopo aver visto la siringa? Nel calcio tutto questo non emerge perché non ci sono i controlli. Basta vedere le partite dei campionati stranieri o quelle di Champions League: le squadre straniere corrono il triplo delle nostre. Il mondo del calcio è coinvolto di più".
A dimostrazione di quanto affermato da Carpeoro, vi rimandiamo a un articolo pubblicato dalla Gazzetta dello Sport (http://www.gazzetta.it/Ciclismo/07-04-2016/confessioni-choc-un-corridore-fanno-tremare-ciclismo-150144286823.shtml). Chi era quel ciclista anonimo? Fate uno più uno.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
venerdì 5 maggio 2017
RENZI BIS: MA IL PD E' UN PARTITO DI SINISTRA?
Fonte foto: Wikipedia
Nei giorni scorsi abbiamo assistito alle primarie del Partito Democratico, precedute da un confronto televisivo tra i tre candidati davvero imbarazzante, in stile americano, dove si è parlato di tutto e di niente. Scontata la vittoria di Matteo Renzi, colui che voleva abbandonare i giochi (non vi ricorda Silvio Berlusconi?), un democristiano che ha spostato definitivamente il PD a destra, riuscendo nell'opera iniziata dai suoi predecessori.
Ancora più imbarazzante, consentitici di dirlo, sono le migliaia e migliaia di persone accorse a votare: per carità, la "democrazia" va rispettata, ma come si fa a farsi prendere in giro da un partito che da sempre volta le spalle ai lavoratori? Un partito che ha favorito l'ascesa di Berlusconi e la venuta di Monti, con tanto di approvazione della legge Fornero? Che la destra faccia politiche di un certo indirizzo non è affatto sorprendente: piuttosto, troviamo del tutto innaturale il comportamento avuto dalla sinistra.
Ma dove sono finiti i valori dei progressisti? Libertà, uguaglianza, fratellanza e giustizia sociale hanno lasciato il passo alla finanza e alle banche, senza contare le infiltrazioni democristiane, nate già all'epoca del compromesso storico e proseguite con la nascita dell'Ulivo prima e del PD poi. Come si fa a definirlo un partito di sinistra? Cos'è la sinistra oggi? Esiste ancora? I lavoratori devono prendere coscienza di essere la classe sfruttata, e che il potere è ancora nelle mani della classe che nel 1989 ha vinto la sua battaglia.
Sia ben chiaro, l'Unione Sovietica non era un paradiso: dopo la rivoluzione di Lenin e la morte di quest'ultimo, Trockij (gran maestro della massoneria sovietica nonché successore designato a guidare il Paese), fu eliminato da Stalin, un falso "compagno", che nella seconda guerra mondiale aveva stipulato patti con Hitler. Stalin ha trasformato l'URSS in uno Stato reazionario, sul modello da lui ideato di "Socialismo in un solo paese". Certo, dopo la sua morte l'Unione Sovietica si è trasformata, ma resta il fatto che aveva "tradito" il progetto di società che i rivoluzionari di ottobre si erano prefissati.
Quello che vogliamo sottolineare in questo articolo, che è nato più per uno sfogo dovuto alla percezione di un panorama politico desolante, è il totale abbandono delle ideologie, demonizzate dagli stessi politici, ovvero, coloro a cui spetterebbe la guida politica e strategica di uno Stato. Ma a questo punto ci chiediamo su quali basi, dato che le ideologie appartengono al passato e quelli che ragionano in funzione di esse sono etichettati come retrogradi e ottusi.
Noi, invece, riteniamo che una società debba fondarsi e essere governata da persone che amministrano sulla base delle idee e che siano in grado di programmare un piano che deve consentire, in un futuro, di ragionare su un progetto e non su scelte operate alla giornata, senza alcuna pianificazione. Come sarà l'Italia tra tot anni? Non lo sapremo mai, perché questo dipenderà, purtroppo per noi, da soggetti che man mano stabiliranno cosa secondo loro (o chi per loro) è giusto o no.
"Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra?" cantava uno straordinario Giorgio Gaber, uno che tutto questo l'aveva intuito con largo anticipo...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
sabato 22 aprile 2017
EBREI SEFARDITI ED EBREI ASHKENAZITI: IL NODO CHE SPIEGA LA NASCITA DEL SIONISMO E DEL NUOVO STATO DI ISRAELE
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| Lo Stato di Israele fonte: accadevaoggi.it |
Cari lettori, questo breve articolo si propone di porre in rilevanza un lato della "questione ebraica" solitamente poco approfondito, ma in realtà davvero fondamentale per comprendere su quali basi e in particolare su quali enormi contraddizioni si sia sviluppata, negli ultimi centoventi anni, la storia per molti versi tragica di questo popolo: gli Ebrei.
Già, gli Ebrei: ma chi sono gli Ebrei? Come li identifichiamo, non avendo una nazionalità ben definita? E soprattutto, sono tutti uguali, o anche all'interno dell'ampio mondo ebraico possiamo riconoscere delle divisioni?
E' necessario un breve riepilogo: secondo la Bibbia, il patriarca Giacobbe divise la neonata nazione di Israele in dodici tribù, assegnando ognuna di esse ai suoi altrettanti figli. Ne possiamo però riconoscere tre di una certa importanza storica e politica: innanzitutto quella di Giuda, a cui furono assegnati i cruciali ruoli di governatori e legislatori: per questa ragione, la città santa di Gerusalemme venne fatta sorgere all'interno del loro territorio. La seconda è la confinante tribù di Beniamino; e la terza è la tribù dei Leviti, che a differenza delle altre undici, non ricevette un territorio ben definito e si disperse per tutta la nazione (e di conseguenza anche nella terra delle tribù sopracitate). Quando il re Salomone morì, gli successe il figlio Roboamo, che non fu riconosciuto da ben dieci tribù su dodici; le uniche a sostenerlo furono proprio quelle di Giuda e di Beniamino. La spaccatura insanabile portò al distacco di queste genti dalla grande nazione di Israele. In un passo del primo libro dei Re (12-14), Roboamo è specificatamente definito "re di Giuda e Beniamino", della gente di Giuda, ovvero i Giudei, coloro che saranno chiamati Ebrei.
Possiamo con evidenza già dire che è necessario operare una distinzione ben precisa tra "Israeliti" (i discendenti delle tribù ribellatesi a Roboamo) ed "Ebrei" (i discendenti delle tribù di Giuda, Beniamino e dei Leviti stabilitisi in quei territori).
Sappiamo bene, grazie alle nostre conoscenze storiche, che Ebrei ed Israeliti, dal momento in cui le terre che abitavano, denominate Palestina, finirono sotto il controllo dei Romani, e nei secoli a venire si spostarono disperdendosi in diverse zone d'Europa. Qui fondarono numerose e prospere comunità di Ebrei detti Sefarditi, che in moltissimi casi ebbero successo nell'integrazione con le persone di questi luoghi. Tantissimi si convertirono al Cattolicesimo, pur non perdendo, nonostante l'andare dei decenni e dei secoli, il ricordo delle loro origini.
Ciò detto, appare improbabile che all'interno di queste comunità, pienamente inserite nel tessuto sociale europeo e ben liete del livello di integrazione raggiunto, possano essere sorti movimenti inneggianti alla nascita di un nuovo stato di Israele nelle terre dei padri, nel nome dell'autodeterminazione del popolo ebraico. Chi dunque sostenne e supportò il cosiddetto sionismo, (da Sion, il monte su cui sorge la città santa di Gerusalemme)?
L'affaire Dreyfus, generale dell'esercito francese accusato ingiustamente, a causa della sua origine ebraica, di spionaggio a favore della Prussia di Bismarck, fece sì che il giornalista austriaco ed ebreo Theodor Herzl nel 1897 teorizzasse per primo quanto già riassunto poco sopra: l'assoluta urgenza della costituzione di uno stato dove tutti gli Ebrei avrebbero potuto vivere in pace al riparo da qualsiasi rivolta antisemita.
E' importantissimo aggiungere che Herzl era sì ebreo, ma non sefardita. Egli faceva parte di un'altra comunità, detta degli Ebrei Ashkenaziti, la quale possedeva una storia diversa e completamente slegata da quella delle tribù di Israele. Vediamo di riassumerla.
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| Il principato dei Chazari fonte: pericolosionismo.altervista.org |
Secondo le ricerche degli studiosi Guy Patton e Robin Mackness, fra i secoli VII e XII nel bacino del Volga, sopra il Mar Nero e il Mar Caspio, sorgeva il principato dei Chazari. Il loro khan, alla ricerca di un culto che lo soddisfacesse, intrattenne colloqui con esponenti del Cristianesimo, dell'Islam e dell'Ebraismo. Furono questi ultimi a far breccia nel nobile chazaro che adottò l'Ebraismo come religione di stato.
A partire dal XIII secolo, il principato, stretto nella morsa delle tribù circostanti, entrò in crisi, e molti suoi abitanti migrarono verso il centro Europa, stabilendosi soprattutto in Russia e Polonia. Erano sorte le prime comunità di Ebrei Ashkenaziti, che a differenza dei più accondiscendenti Sefarditi, hanno sempre accarezzato il desiderio di poter fondare nuovamente un regno tutto loro.
Tutti conosciamo le tragiche conseguenze di questo idealismo. E' vero, lo stato di Israele dal 1948 è realtà: ma quale prezzo e quanto sangue è costato il sogno degli Ashkenaziti?
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
venerdì 14 aprile 2017
TRUMP, L'"ISOLAZIONISTA" PRONTO ALLA GUERRA
Fonte foto: Wikipedia
Bentrovati, amici e lettori dello Sciacallo. Innanzitutto, scusateci per l'assenza di queste ultime settimane, ma adesso siamo tornati, più carichi di prima. D'altronde, per fortuna o purtroppo, per dirla alla Gaber, il mondo ci fornisce spunti, riflessioni ed approfondimenti.
Impossibile, da parte nostra, non commentare le ultime vicende belliche: in Siria, ci raccontano i media, il presidente Assad avrebbe utilizzato le armi chimiche contro il proprio popolo e, per tutta risposta, il super miliardario presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, una volta rotti i rapporti con la Russia di Putin, ha risposto con altre bombe. Ovviamente, con l'obiettivo di distruggere l'Isis e di ripristinare la pace. Del resto, gli yankee sono sempre solidali nei confronti dei popoli del resto del mondo.
Perdonateci il sarcasmo, ma il vero problema non sono Trump o gli Usa, ma chi ha votato questo personaggio, chi l'ha sostenuto, e chi, ci riferiamo in questo caso agli Stati, decide di restare a fianco della Nato. Ma come si poteva credere alle parole pronunciate da Trump durante la campagna elettorale? Vedete, è stucchevole commentare le dichiarazioni, da parte di artisti, giornalisti e personaggi della cultura, anti-Trump: la democrazia è questa, è quella che ha votato Hitler. Prima che il mondo cambi, occorre cambiare la mentalità delle persone.
I cittadini americani l'hanno votato? Ed ora è giusto che questo bizzarro personaggio governi la nazione più potente del mondo. La svolta c'era ed era rappresentata dal leader socialista Bernie Sanders, ma il potere capitalista ha pensato bene di escluderlo, preferendogli Hilary Clinton, un altro lupo travestito da agnello. Entrambe le opzioni erano valide ai fini del dominio: si era detto che Hilary, definita a più riprese Killary, avrebbe attaccato la Siria, al contrario di Trump. E adesso che lo ha fatto anche Trump, che nel frattempo minaccia la Corea del Nord, cosa diranno i suoi sostenitori?
L'uso di armi chimiche non giustifica altri bombardamenti. Sarebbe equivalente a lanciare benzina sul fuoco. E poi, siamo sicuri che sia stato Assad? Molti non conoscono nemmeno le varie differenze che ci sono all'interno dell'Islam, l'unica vittima in questa guerra tra sciacalli. In un nostro vecchio articolo vi avevamo parlato della divisione tra sciiti e sunniti: Assad è un alawita, una delle fazioni più moderate e tolleranti del mondo islamico.
Adesso ci sono le armi chimiche, una volta si parlava delle presunte armi di distruzione di massa irachene. Cambiano i nomi delle organizzazioni da combattere (Al Qaeda, ora l'Isis), e quelli dei mostri da abbattere (da Saddam Hussein, passando per Bin Laden, Gheddafi e Assad), ma la storia si ripete, tragicamente. Del resto, sempre citando Gaber, abbiamo capito che il mondo è un teatrino.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
Bentrovati, amici e lettori dello Sciacallo. Innanzitutto, scusateci per l'assenza di queste ultime settimane, ma adesso siamo tornati, più carichi di prima. D'altronde, per fortuna o purtroppo, per dirla alla Gaber, il mondo ci fornisce spunti, riflessioni ed approfondimenti.
Impossibile, da parte nostra, non commentare le ultime vicende belliche: in Siria, ci raccontano i media, il presidente Assad avrebbe utilizzato le armi chimiche contro il proprio popolo e, per tutta risposta, il super miliardario presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, una volta rotti i rapporti con la Russia di Putin, ha risposto con altre bombe. Ovviamente, con l'obiettivo di distruggere l'Isis e di ripristinare la pace. Del resto, gli yankee sono sempre solidali nei confronti dei popoli del resto del mondo.
Perdonateci il sarcasmo, ma il vero problema non sono Trump o gli Usa, ma chi ha votato questo personaggio, chi l'ha sostenuto, e chi, ci riferiamo in questo caso agli Stati, decide di restare a fianco della Nato. Ma come si poteva credere alle parole pronunciate da Trump durante la campagna elettorale? Vedete, è stucchevole commentare le dichiarazioni, da parte di artisti, giornalisti e personaggi della cultura, anti-Trump: la democrazia è questa, è quella che ha votato Hitler. Prima che il mondo cambi, occorre cambiare la mentalità delle persone.
I cittadini americani l'hanno votato? Ed ora è giusto che questo bizzarro personaggio governi la nazione più potente del mondo. La svolta c'era ed era rappresentata dal leader socialista Bernie Sanders, ma il potere capitalista ha pensato bene di escluderlo, preferendogli Hilary Clinton, un altro lupo travestito da agnello. Entrambe le opzioni erano valide ai fini del dominio: si era detto che Hilary, definita a più riprese Killary, avrebbe attaccato la Siria, al contrario di Trump. E adesso che lo ha fatto anche Trump, che nel frattempo minaccia la Corea del Nord, cosa diranno i suoi sostenitori?
L'uso di armi chimiche non giustifica altri bombardamenti. Sarebbe equivalente a lanciare benzina sul fuoco. E poi, siamo sicuri che sia stato Assad? Molti non conoscono nemmeno le varie differenze che ci sono all'interno dell'Islam, l'unica vittima in questa guerra tra sciacalli. In un nostro vecchio articolo vi avevamo parlato della divisione tra sciiti e sunniti: Assad è un alawita, una delle fazioni più moderate e tolleranti del mondo islamico.
Adesso ci sono le armi chimiche, una volta si parlava delle presunte armi di distruzione di massa irachene. Cambiano i nomi delle organizzazioni da combattere (Al Qaeda, ora l'Isis), e quelli dei mostri da abbattere (da Saddam Hussein, passando per Bin Laden, Gheddafi e Assad), ma la storia si ripete, tragicamente. Del resto, sempre citando Gaber, abbiamo capito che il mondo è un teatrino.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
giovedì 23 marzo 2017
LA SCIENZA DA' RAGIONE A BIGLINO: GLI ALIENI HANNO PROGETTATO IL NOSTRO DNA
Fonte foto: Wikipedia
Negli ultimi anni stiamo assistendo a un crescendo inarrestabile di notizie, speciali tv, documenti desecretati e rivelazioni di soggetti che detengono il potere (spirituale o politico) riguardanti una possibile interferenza aliena sulla Terra. Questo processo, come dicevamo, è in continua espansione e anche la Chiesa, come molte altre istituzioni religiose, sembra voler tenere il passo cavalcando l'onda, forse per il timore di perdere il ruolo di "guida" in una nuova società con gerarchie, ipotizziamo, ben diverse rispetto a quelle che conosciamo. Ma prima facciamo un passo indietro.
Nel corso dell'ultimo decennio, diversi uomini di scienza hanno confermato quanto ricavato dalla lettura letterale dei testi antichi. Di recente due scienziati del Kazakistan, Maxim Makukov e Vladimir Scherbach, ricercatori presso il Fesenkov Astrophysical Institute, hanno fatto una scoperta sensazionale: i due ricercatori avrebbero individuato una sequenza genetica non casuale che dimostrerebbe la teoria della programmazione del nostro dna da parte di esseri alieni, avvalorando le teorie sostenute, tra gli altri, da Zecharia Sitchin, Erich Von Daniken e dal nostro amico Mauro Biglino (clicca qui per vedere la nostra intervista).
In sostanza, dalla ricerca emergerebbe nel nostro codice genetico il valore 37, ripetuto diverse volte: "Ci è stato chiaro sin da subito che il codice genetico non ha una struttura casuale. I modelli descritti hanno caratteristiche che difficilmente si possono attribuire a processi naturali", ha dichiarato Makukov alla rivista New Scientist. Esattamente quanto va dicendo e scrivendo Biglino da anni ormai. Del resto, basta leggere attentamente la Bibbia, senza condizionamenti mentali.
La Chiesa da tempo ha lanciato segnali di apertura riguardo l'ipotesi dell'esistenza di civiltà extraterrestri: da Mons, Corrado Balducci a Padre Funes, fino a Papa Francesco ("E se i marziani, sì, proprio quelli con le orecchie a punta, ci chiedessero il battesimo?). Ormai il tema non è più un tabù e, per chi ha orecchie per intendere, tutti questi indizi forniscono più di una prova per affermare che è in corso un'opera di "rivelazione con piccole dosi".
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
Negli ultimi anni stiamo assistendo a un crescendo inarrestabile di notizie, speciali tv, documenti desecretati e rivelazioni di soggetti che detengono il potere (spirituale o politico) riguardanti una possibile interferenza aliena sulla Terra. Questo processo, come dicevamo, è in continua espansione e anche la Chiesa, come molte altre istituzioni religiose, sembra voler tenere il passo cavalcando l'onda, forse per il timore di perdere il ruolo di "guida" in una nuova società con gerarchie, ipotizziamo, ben diverse rispetto a quelle che conosciamo. Ma prima facciamo un passo indietro.
Nel corso dell'ultimo decennio, diversi uomini di scienza hanno confermato quanto ricavato dalla lettura letterale dei testi antichi. Di recente due scienziati del Kazakistan, Maxim Makukov e Vladimir Scherbach, ricercatori presso il Fesenkov Astrophysical Institute, hanno fatto una scoperta sensazionale: i due ricercatori avrebbero individuato una sequenza genetica non casuale che dimostrerebbe la teoria della programmazione del nostro dna da parte di esseri alieni, avvalorando le teorie sostenute, tra gli altri, da Zecharia Sitchin, Erich Von Daniken e dal nostro amico Mauro Biglino (clicca qui per vedere la nostra intervista).
In sostanza, dalla ricerca emergerebbe nel nostro codice genetico il valore 37, ripetuto diverse volte: "Ci è stato chiaro sin da subito che il codice genetico non ha una struttura casuale. I modelli descritti hanno caratteristiche che difficilmente si possono attribuire a processi naturali", ha dichiarato Makukov alla rivista New Scientist. Esattamente quanto va dicendo e scrivendo Biglino da anni ormai. Del resto, basta leggere attentamente la Bibbia, senza condizionamenti mentali.
La Chiesa da tempo ha lanciato segnali di apertura riguardo l'ipotesi dell'esistenza di civiltà extraterrestri: da Mons, Corrado Balducci a Padre Funes, fino a Papa Francesco ("E se i marziani, sì, proprio quelli con le orecchie a punta, ci chiedessero il battesimo?). Ormai il tema non è più un tabù e, per chi ha orecchie per intendere, tutti questi indizi forniscono più di una prova per affermare che è in corso un'opera di "rivelazione con piccole dosi".
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Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
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