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sabato 1 ottobre 2016

GEORGE CARLIN: COMICITA' E SATIRA GRAFFIANTE CONTRO IL SISTEMA. L'ANTITESI DEL "POLITICALLY CORRECT"


George Carlin nei primi anni '80
fonte: dailybail.com

Cari lettori, ricordate la nostra vecchia rubrica dedicata alle biografie di personaggi che secondo noi hanno lasciato un segno importante nella nostra società? E' qualche tempo che l'abbiamo trascurata, tuttavia abbiamo deciso di riportarla in auge quest'oggi per dedicarci a un rappresentante di una categoria di cui non ci eravamo ancora occupati: quelli che negli Stati Uniti sono chiamati Stand Up Comedians, monologhisti, in parole povere, i comici.

E ci spostiamo proprio negli Stati Uniti per parlare di George Carlin, forse il massimo esponente della comicità per così dire "impegnata" della seconda metà del Novecento.
George Carlin nasce a New York il 12 maggio del 1937. L'infanzia la passa con la sola madre, che aveva da poco rotto con il padre di George, nel quartiere di Morningside Heights, a Manhattan. All'età di 14 anni decide di smettere di studiare per arruolarsi nell'aviazione, prestando servizio in Louisiana. In questo periodo si appassiona all'attività di disc-jockey, prima di essere congedato nel luglio 1957 per scarsa produttività. Ma George non se la prende a male, ha capito che la sua strada è quella dello spettacolo. Inizia quindi a comporre sketch e monologhi, con i quali si trova ad esibirsi in diversi night-club nei primi anni Sessanta. Contro ogni sua previsione, il ritorno dal pubblico è notevole; di conseguenza, Carlin viene catapultato nei maggiori programmi televisivi del genere del periodo, fino a comporre un intero disco di suoi sketch che viene pubblicato nel 1967.
Già nel Carlin giovanile sono presenti molti dei temi che caratterizzeranno poi la sua intera carriera; aspra critica sulle scelte del governo americano, specialmente riguardo alla guerra in Vietnam, la droga, la religione, e la rivendicazione alla libertà di parola ed opinione, non così scontate nell'America di quegli anni.

Nel 1972, arriva il più celebre e nello stesso tempo, il più controverso degli sketch ideati da Carlin; il Seven Dirty Words, che si occupava di quelle sette parole "sporche" che secondo la censura televisiva americana non potevano per nessun motivo essere pronunciate sul piccolo schermo. Sono: shit (merda), piss (pipì), fuck (cazzo), cunt (termine volgare per "vagina"), cocksucker (letteralmente "succhiacazzi"), motherfucker (letteralmente "figlio di puttana") e tits (tette). Carlin va consapevolmente incontro a problemi di natura legale. Viene infatti arrestato nel 1972, proprio durante un'esibizione per violazione delle leggi locali a causa dell'eccessiva volgarità dei suoi monologhi. L'anno seguente viene persino denunciato da un uomo alla FCC (Federal Communications Commission) poiché il figlio minorenne aveva ascoltato le, secondo lui, oscenità dette da Carlin sul palco. Sarà successivamente assolto in quanto le sue parole saranno giudicate "volgari ma non oscene". Il principio secondo cui "non è importante che se ne parli bene o male, basta che se ne parli" aiuta Carlin ad aumentare esponenzialmente la sua popolarità proprio grazie alla controversia giudiziaria che lo vede protagonista. Da sottolineare inoltre che fu proprio George Carlin a condurre, l'11 ottobre 1975, la prima puntata del celeberrimo show Saturday Night Live, che ha regalato fama ad alcuni dei maggiori rappresentanti della comicità americana sul piccolo, e in seguito sul grande, schermo tra cui, solo per citarne tre, John Belushi, Dan Aykroyd ed Eddie Murphy.

Per tutti gli anni Ottanta, Novanta e Duemila, George Carlin continua ad esibirsi, seguitando a portare sul palco una voce quasi totalmente discordante con un certo tipo di sistema, e con le scelte spesso imperialiste e guerrafondaie dei vari governi americani (specialmente se di parte repubblicana). Magnifico è in questo senso un suo intervento del 1992 a proposito della Guerra del Golfo, in cui si schiera apertamente e pesantemente contro l'atteggiamento aggressivo e reazionario degli Stati Uniti.
Vi lasciamo il link a uno spezzone di questo spettacolo rintracciabile su YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=gMpRJe_AkbY

George Carlin negli anni Duemila
fonte: cane.com

Sulla rete fortunatamente sono oggi reperibili tantissimi interventi di Carlin (ovviamente sottotitolati in italiano), cosicché chiunque può conoscerlo, approfondire il suo pensiero, ridere e riflettere grazie al suo acume, alla sua intelligenza, e alla sua graffiante ironia, che coinvolge ogni aspetto della romanzata vita americana che tutti quanti si immaginano: famiglia perfetta, lavoro sicuro, figli impeccabili e "speciali", a messa tutte le domeniche, e bandiera a stelle e strisce ben esposta nel giardino di casa. Carlin è dissacrante nei confronti di tutti questi presunti pilastri della società americana contemporanea. Essa è piena al contrario, secondo lui, e sottoscriviamo in toto, di una quantità interminabili di contraddizioni, di segreti, di sette religiose fanatiche estremiste, di abusi su minori (ricordiamo il nostro articolo su Non picchiarmi più di Dave Pelzer, purtroppo non certo un caso isolato: http://sciacallo2.blogspot.it/2016/02/la-biblioteca-dello-sciacallo-non.html) e quant'altro. Possiamo tranquillamente affermare che molte delle idee che abbiamo espresso in un nostro vecchio pezzo sul neo colonialismo americano (http://sciacallo2.blogspot.it/2016/02/il-neocolonialismo-americano-base-di.html) sono grandemente ispirate dal pensiero di George Carlin.

Carlin è stato sempre l'avversario più strenuo e tenace del cosiddetto politically correct, senza farsi problemi a denunciare, attraverso la risata e la comicità, tutto ciò che nel mondo che lo circondava, lo disgustava.
E lo ha fatto praticamente fino alla fine; fino all'attacco di cuore che lo ha portato via a Santa Monica il 22 giugno 2008, all'età di 71 anni, pochi giorni prima che un'importante associazione (il John F.Kennedy Center for the Performing Arts) gli conferisse il Mark Twain Prize 2008 alla carriera. Per noi, lo ha vinto lo stesso.
Per chiudere, vogliamo citare una sua frase: "Io sono abituato a fare una cosa strana: si chiama pensare. E non sono un buon americano perché utilizzo il mio cervello per formare le mie opinioni". Facciamolo tutti un po' più spesso.

Mente libera, occhi aperti
                                           Lo Sciacallo, Marcus L.Mason