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mercoledì 4 maggio 2016
L'ACQUA AI PRIVATI, L'ENNESIMO TRADIMENTO DI STATO: MA IL PARERE DEI CITTADINI CONTA DAVVERO?
Fonte foto: Wikipedia
L'astensione al Referendum delle trivelle ha causato non poche reazioni nell'opinione pubblica. C'è chi accusa gli italiani di menefreghismo, chi di mancanza di rispetto civico, ecc. C'è però anche chi ha votato, un po' per dovere, o forse un po' per abitudine, e chi invece perché glielo ha detto il babbo, attivista per una giornata, e, nei giorni precedenti al voto, rivoluzionario da tastiera, con tanto di condivisioni di post inneggianti al voto sul proprio profilo Facebook. C'è anche chi non è andato a votare. Vuoi per mancanza di motivazioni, vuoi perché in disaccordo con il quesito referendario o forse perché di questo referendum non gliene importava proprio nulla, giusto per usare un francesismo. C'è poi chi non vota perché crede che la democrazia "a comando" sia profondamente ingiusta, e chi è incazzato nero perché sognava la pensione e invece con la Fornero si ritrova a lavorare per chissà quanti anni ancora, negando così l'accesso dei giovani al mondo del lavoro.
Non sta a noi giudicare quale dei due comportamenti sia stato corretto, ma un appunto ci teniamo a farlo. Il 21 aprile, alla Camera dei Deputati, è andata in scena l'ennesima pagina vergognosa della nostra storia. In quella data, infatti, "a umma a umma", come dicono a Napoli, i nostri cari rappresentanti, perché per chi se ne fosse dimenticato, teoricamente, il loro dovere sarebbe quello di servire il popolo che li ha eletti (ma in fin dei conti in questo caso si può fare un eccezione visto che manca questo requisito), hanno delegittimato l'opinione espressa dal popolo italiano nel Referendum del 12-13 giugno 2011. In sostanza, il nostro amico Renzi, ha deciso che il servizio idrico deve rientrare nel mercato, in barba al parere espresso dal popolo cinque anni or sono, dato che si tratta di un bene di "interesse economico" e, per tale motivo, è strettamente necessario ricavarne profitto.
Ma come sono arrivati a questa decisione? Come spiegato in un esaustivo articolo pubblicato sul blog coscienzeinrete.net, i nostri simpatici rappresentanti hanno dovuto snaturare la legge d'iniziativa Popolare del 2007, che i Comitati dell'acqua erano riusciti a portare, seppur con molta fatica, alle soglie del Parlamento. Bene, lo scorso anno era approdata alla Commissione Ambiente della Camera, ovviamente dopo aver subito modifiche consistenti, dovuti agli interventi del duo d'attacco Renzi-Madia. Dovete sapere, che il testo approvato, obbliga tutti i Comuni a consegnare l'acqua ai privati. "Vota SI per evitare che l'acqua venga privatizzata!", ve lo ricordate tutti questo slogan, vero? Ecco, per magia è tutto svanito. E sapete chi ha votato il testo? Il Partito Democratico e la Destra, per un totale di 243 deputati; 129 i contrari, appartenenti al Movimento Cinque Stelle, e Sinistra Italiana. Noi ve lo diciamo, così, giusto per informazione, poi alle prossime urne, se ci andrete, saprete voi chi scegliere.
Sempre secondo coscienzeinrete, Renzi sarebbe intenzionato a regalare l'acqua a quattro multiutilities italiane: Iren, A2A, Hera e Acea. Ci uniamo anche noi all'appello del blog, chiedendo al Presidente della Repubblica e alla Corte Costituzionale di far rispettare il parere dei cittadini espresso col Referendum. Una chiosa finale: voi che avete insultato le persone che non si sono recate alle urne, siete ancora dello stesso avviso? E se avessero ragione loro? Ora Renzi chiede ai cittadini di votare al prossimo Referendum, dimostrando una sfacciataggine non indifferente. A questo punto riteniamo sia evidente che il sistema è proprio una presa per i fondelli. Riflettete.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
domenica 1 maggio 2016
LA BIBLIOTECA DELLO SCIACALLO: "GLI IMPUTATI DI NORIMBERGA" DI EUGENE DAVIDSON
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| Il Tribunale di Norimberga fonte: mondi.it |
Cari lettori, per il veloce consiglio letterario di questa settimana, vi vogliamo suggerire l'approfondimento di uno degli avvenimenti più importanti del Ventesimo Secolo: il celeberrimo processo di Norimberga (in realtà furono due distinti processi, che però vengono spesso accorpati nella dicitura comune), svoltosi nella città tedesca per quasi un anno; si aprì il 20 novembre 1945 e terminò il 1 ottobre 1946. Imputati erano i più rilevanti gerarchi nazisti sopravvissuti alla guerra, e le grandi accuse quattro: aver cospirato per mettere in atto una guerra di aggressione, aver messo in atto una guerra d'aggressione, crimini di guerra, crimini contro l'umanità.
Il testo in questione si intitola semplicemente Gli imputati di Norimberga, ed è stato scritto a metà degli anni Sessanta dallo storico americano Eugene Davidson, importante studioso dell'epoca nazista in Germania; documento fondamentale di questo autore è anche L'ascesa di Adolf Hitler, che ripercorre dal punto di vista politico e personale gli anni immediatamente precedenti all'inizio del regime del Terzo Reich.
Nel testo di cui ci stiamo occupando, Davidson decide di analizzare il processo di Norimberga proponendo una serie di accurate biografie dei ventidue imputati; la scelta stilistica operata dallo storico statunitense permette al lettore di farsi un'idea a tutto tondo riguardo ai personaggi che, in molti casi, trovarono anche la morte alla fine del procedimento.
Si sa che in realtà, il processo di Norimberga fu molto più politico di quello che può apparire; le potenze vincitrici dovevano dimostrare al mondo intero l'indignazione totale e unanime nei confronti delle azioni politiche, militari, strategiche e criminali operate dal Nazismo e dai suoi rappresentanti durante il conflitto. Quasi come ci fosse un unico, grande imputato.
Abbiamo, grazie all'enorme lavoro di ricostruzione di Davidson, la possibilità di farci un'opinione basata su conoscenze più profonde; capire chi erano quei personaggi, per quali motivi avevano commesso quelle azioni e che cosa realmente li aveva spinti ad assecondare i folli progetti hitleriani.
In alcuni casi, ci troveremo di fronte a criminali incalliti, che avevano dato prova di credere ciecamente nell'ideologia deviata propugnata dai vertici del Partito; ma in altri, ci accorgeremo delle lotte interiori che alcuni di loro avevano dovuto affrontare pur essendo parte integrante dell'apparato istituzionale nazista.
Una testimonianza quasi chiarificatrice, quindi, che apre la nostra mente al fatto che anche all'interno della folle macchina nazista le correnti di pensiero erano ben più di una, e a come spesso le decisioni di Hitler non fossero condivise da tutti, ma spesso ampiamente osteggiate. Per non parlare poi degli odi e degli intrighi che si erano sviluppati tra gli stessi componenti delle alte sfere del Terzo Reich.
Una cosa però li accomunava tutti; l'aver partecipato a una delle pagine più nere della storia dell'umanità.
Vi lasciamo qui di seguito l'elenco degli imputati e delle relative condanne al processo di Norimberga. Troverete le loro storie nel libro.
Martin Bormann, colpevole di 2 imputazioni su 3: condannato a morte
Karl Donitz, colpevole di 2 imputazioni su 3: condannato a 10 anni
Hans Frank, colpevole di 2 imputazioni su 3: condannato a morte
Wilhelm Frick, colpevole di 3 imputazioni su 4: condannato a morte
Hans Fritzsche, accusato per 3 imputazioni: assolto
Walther Funk, colpevole di 3 imputazioni su 4: condannato all'ergastolo
Hermann Goring, colpevole di 4 imputazioni su 4: condannato a morte
Rudolf Hess, colpevole di 2 imputazioni su 4: condannato all'ergastolo
Alfred Jodl, colpevole di 4 imputazioni su 4: condannato a morte
Ernst Kaltenbrunner, colpevole di 2 imputazioni su 3: condannato a morte
Wilhelm Keitel, colpevole di 4 imputazioni su 4: condannato a morte
Konstantin von Neurath, colpevole di 4 imputazioni su 4: condannato a 15 anni
Franz von Papen, accusato per 2 imputazioni: assolto
Erich Raeder, colpevole di 3 imputazioni su 3: condannato all'ergastolo
Joachim von Ribbentrop, colpevole di 4 imputazioni su 4: condannato a morte
Alfred Rosenberg, colpevole di 4 imputazioni su 4: condannato a morte
Fritz Sauckel, colpevole di 2 imputazioni su 2: condannato a morte
Hjalmar Schacht, accusato per 2 imputazioni: assolto
Baldur von Schirach, colpevole di 1 imputazione su 2: condannato a 20 anni
Arthur Seyss-Inquart, colpevole di 3 imputazioni su 4: condannato a morte
Albert Speer, colpevole di 2 imputazioni su 4: condannato a 20 anni
Julius Streicher, colpevole di 1 imputazione su 2: condannato a morte
Bormann fu processato in contumacia, poiché di lui si erano perse le tracce; la teoria più accreditata parla di una sua uccisione da parte dei russi durante l'occupazione di Berlino.
Non si poté eseguire la condanna di Goring perché questi si suicidò con del cianuro la notte prima dell'esecuzione.
Non fu possibile processare Gustav Krupp, vittima di un'emorragia cerebrale, e Robert Ley, che si impiccò in cella prima dell'inizio del processo.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
sabato 30 aprile 2016
GLI EROI SENZA GLORIA: MICHAEL SENDIVOGIUS, LO SCOPRITORE DELL'OSSIGENO
Fonte foto: Wikipedia
La maggior parte di voi penserà che a scoprire l'ossigeno siano stati il farmacista svedese Karl Wilhelm Scheele (anche se nel 1771 tale scoperta non venne immediatamente riconosciuta), e l'inglese Joseph Priestley, che fu più fortunato perché tre anni dopo ricevette un immediato riconoscimento pubblico. Ebbene, vi sbagliate. Ne Il volo del Pellicano, di Gianfranco Carpeoro, viene descritto come a riconoscere la presenza di questo elemento chimico fondamentale per la vita, fu Michael Sendivogius (1566-1636), alchimista polacco, nonché filosofo e medico, che assunse la guida dei Rosacroce dopo la morte di Giordano Bruno.
Sendivogius è stato un pioniere della chimica, precursore nella distillazione e scoperta di molti acidi, metalli e altri residui chimici. Nei suoi scritti, dimostrò come l'aria non fosse una singola sostanza, ma come in essa fosse contenuta un'essenza vitale, che ottenne riscaldando il salnitro. Questa "essenza di vita", 170 anni dopo fu chiamata dai sopracitati autori, ossigeno. La vita dell'alchimista polacco fu tormentata, infatti, fu imprigionato più di una volta da vari principi tedeschi che volevano arrivare a comprendere i suoi segreti. Nel 1590 viaggiò a Praga, dove venne accolto nella corte di Rodolfo II, e dieci anni dopo tornò in Polonia, presso la corte di re Zygmunt III Waza, anch'egli appassionato di alchimia. Proprio questi viaggi nelle varie corti europee, spinsero il re polacco a utilizzarlo come diplomatico.
Il suo libro più famoso è Nuova Luce dell'Alchimia, scritto in latino e pubblicato nel 1605. Questo libro, come gli altri, è caratterizzato per essere scritto in un linguaggio tipicamente alchemico, e per tale motivo comprensibile solo agli iniziati (gli alchimisti erano famosi per non farsi comprendere ai "profani"). Inoltre, le sue ricerche scientifiche e filosofiche furono riprese nel XVIII secolo da scienziati come Isaac Newton. Dopo altri viaggi in Moravia e in Boemia (dove gli vennero assegnate delle terre dall'imperatore di Habsburg), negli ultimi anni della sua vita si ritirò a Praga, da Rodolfo II, dove accrebbe ulteriormente la sua fama facendosi apprezzare come progettista di miniere petrolifere e di fonderie.
La guerra dei trent'anni (1618-1648) tolse fondi all'alchimia, e Sandivigius morì nel più assoluto anonimato nel 1622. Sendivogius non è stato l'unico Rosacroce a precedere alcune scoperte che saranno poi state riconosciute anni se non secoli dopo da altri scienziati. Altre storie come questa sono raccontante ne Il volo del pellicano che, non vi stancheremo mai di dirvelo, è un libro che va assolutamente letto.
P.S Dopo le interviste a Mauro Biglino e a Gianfranco Carpeoro, Lo Sciacallo è pronto a farvi un altro regalo, andando a intervistare un altro immenso personaggio. Restate con noi e sostenetici, cliccando mi piace alla nostra pagina Facebook e condividendo i nostri articoli.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
giovedì 28 aprile 2016
QUANDO LA MUSICA E' ARTE: CHILD IN TIME, IL MANIFESTO VOCALE DI IAN GILLAN
Ian Gillan, fonte: Wikipedia
Dopo una breve pausa, torna di nuovo sul nostro blog la rubrica dedicata ai grandi della musica. L'argomento di oggi riguarda i Deep Purple, una delle band che hanno segnato i mitici anni '70, regalando dei pezzi memorabili come Smoke on the Water, famoso per il suo celebre riff di stampo blues ideato ed eseguito dal mitico chitarrista Ritchie Blackmore. Oggi, però, prenderemo in esame il brano Child in Time, pubblicato sull'album Deep Purple in Rock del 1970, e due anni dopo su Made in Japan, in versione live, chiaramente, come tutti i brani inclusi in quell'album.
I Deep Purple hanno spesso cambiato formazione: il primo cantante, infatti, non era Ian Gillan, bensì Rod Evans; il bassista, invece, era Nick Simper. Alla prima formazione del periodo 1968-69, seguì quella più significativa, la cosiddetta Mark II: Ian Gillan e il bassista Roger Glover, si aggiunsero al già citato Ritchie Blackmore, al batterista Ian Paice e, infine, al tastierista Jon Lord. I Deep Purple, insieme a Jimi Hendrix e ai rivali Led Zeppelin, possono essere considerati i pionieri dell'Hard Rock: i lori lavori costituiscono una base di partenza fondamentale per un nuovo genere che si sarebbe distinto negli anni seguenti, ovvero l'Heavy Metal, con l'avvento dei Black Sabbath, il primo vero gruppo riconducibile a questo genere che si stava affacciando in quegli anni.
Uno dei cavalli di battaglia della band, specie quando si esibiva dal vivo, era senza dubbio Child in Time, a nostro modo di vedere, il loro capolavoro. Si tratta di una sorta di suite, il cui riff principale, come dichiarato dallo stesso Gillan, nacque da un giro di organo Hammond di Jon Lord, che si ispirò a sua volta al brano Bombay Calling, della band americana It's a Beautiful Day, da cui si sviluppò un arrangiamento diverso. Dopo un inizio quieto, a cui segue la voce sommessa di Gillan, parte una melodia con un ritmo sempre più accelerato e aggressivo, all'unisono con la voce di Gillan, che sfocia poi in una serie di acuti che hanno fatto storia. Subito dopo le parti cantante, si sviluppa l'assolo di Blackmore, in crescendo fino a una nuova interruzione che sancisce la ripresa della strofa iniziale, seguita, infine, dal suono della chitarra, unita agli altri strumenti, che rendono il suono più pesante, fino al termine del brano.
Gillan era talmente affezionato al brano che, al momento dell'uscita dalla band per dissapori con Blackmore (che lascerà anche lui dando vita ai Rainbow, per poi rientrare inseme agli altri componenti nel 1983), chiese a Glenn Hughes (bassista entrato nel gruppo in seguito all'abbandono di Glover, unitosi poco dopo ai Rainbow di Blackmore e Dio) di non riprodurre mai dal vivo il pezzo. Una promessa che venne mantenuta dal bassista. Il testo è una chiara denuncia alle atrocità della guerra. Vasco Rossi, in omaggio al brano, inserì l'intro in Lo Show, una traccia tratta dall'album Gli spari sopra (1993). Il brano, inoltre, è presente nei film La banda Baader Meinhof, Twister, e come colonna sonora in Le onde del destino e Denti.
Testo tradotto da Riccardo Venturi
Dolce bambino, col tempo
vedrai la linea,
la linea tracciata
tra il bene e il male.
Guarda il cieco
che spara sul mondo
proiettili che volano
e esigono un tributo di morte.
Se sei stato cattivo,
e scommetto, perdio, che lo sei stato
e se non sei stato colpito
dal piombo che volava
faresti meglio a chiudere gli occhi
e chinare la testa
e a aspettare il rimbalzo.
Di seguito vi proponiamo la canzone in questione, che vi consigliamo di ascoltare. Una canzone che ha contribuito a trasformare la band britannica in una vera e propria leggenda. Buon ascolto.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
536 D.C.: L'ANNO DEL BUIO E DEL GELO
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| La cometa di Halley fonte: corriere.it |
Quello che vogliamo raccontarvi quest'oggi è un episodio singolare che pochi conoscono, ma di cui, se si sceglie di analizzare a fondo la Storia, si arriva a comprendere l'importanza.
Siamo nel 536 D.C. Il celeberrimo Imperatore Romano d'Oriente Giustiniano è nel pieno del suo piano di riconquista dell'Occidente per riunire sotto un'unica corona, la sua, il glorioso impero che fu dei Cesari. Il suo braccio destro militare Belisario ha già completato l'annessione dell'Africa Settentrionale e delle due isole italiche, Sicilia e Sardegna. Si prepara dunque a sbarcare sul continente.
I progetti di Giustiniano e Belisario sono però destinati a naufragare miseramente; non perché essi si trovino di fronte un esercito formidabile e valoroso che li sopraffaccia. Ci pensa qualcos'altro.
Procopio di Cesarea, fonte di informazioni numero uno quando si tratta di Giustiniano, riporta che in quell'anno "il Sole iniziò a mostrarsi come un flebile disco". Ricordate il passo biblico che racconta di come, mentre Gesù si trova sulla croce, il cielo e il sole si oscurino totalmente e improvvisamente? Bene, nel 536 si verifica all'incirca lo stesso fenomeno. Solo che questa volta il tutto si protrae per un anno intero.
Il sopracitato Procopio non è d'altra parte l'unico a riportare l'evento. Come cita Franco Capone nel suo articolo apparso sulla rivista Focus Storia (n.96 dell'ottobre 2014), Zaccaria di Mitilene e Cassiodoro descrivono più specificamente il fenomeno: "Il Sole si oscurava di giorno così come la Luna di notte, mentre l'oceano era in tumulto con nebbie e vapori; dal 24 di marzo di quell'anno al 24 giugno dell'anno successivo, ci furono freddo e neve in abbondanza, gli uccelli morivano, gli uomini erano in difficoltà" è la versione di Zaccaria. Cassiodoro rincara la dose: "Il Sole sembra aver perduto la sua luminosità, appare di un colore bluastro. Ci meravigliamo di non vedere l'ombra dei nostri corpi".
Gli eventi del 536 non sono che la punta di un iceberg che sprigiona la sua potenza devastatrice nel successivo decennio, caratterizzato da rovinose carestie, ribellioni popolari causate dalle miserande condizioni di vita, e soprattutto immani epidemie, una su tutte la peste.
Il morbo appena citato ci riporta direttamente alla vicenda di Giustiniano; la peste miete vittime senza pietà tra la popolazione dei territori da lui controllati, un quarto sul totale dell'Impero bizantino. Ed è proprio qui che la Storia è a un bivio: cosa sarebbe accaduto senza questi fenomeni climatici/atmosferici straordinari? L'Impero Romano, sotto l'egida di Giustiniano, sarebbe davvero potuto tornare all'antico fulgore? Non lo sapremo mai.
Addentriamoci però ulteriormente negli eventi del 536. Ce ne siamo occupati in relazione alla regione mediterranea, ma le fonti assicurano che in realtà il tutto è su vastissima scala. Agricoltura annientata nelle regioni britanniche; forte inaridimento delle vaste steppe della Russia e dell'Asia, che costringono le popolazioni stanziate in quei territori a spostarsi e a giungere fin nella penisola balcanica.
Ma si arriva fino in Estremo Oriente e nelle Americhe: si hanno notizie sulla decimazione (un eufemismo, addirittura il 75%) delle genti cinesi, scomparsa del bestiame nelle regioni mongole.
Le ribellioni in Messico e Perù sono al contrario di natura più "mistica": in quanto società teocratiche, sono gli dèi il primo bersaglio della popolazione, duramente provata dal freddo e dalla fame. Sono molteplici, in questo senso, gli assalti e le distruzioni di templi e luoghi sacri.
A questo punto, però, la domanda sorge quasi spontanea: qual è la ragione di questo spaventoso fenomeno?
Nei secoli, la scienza ha provato a fornire una spiegazione che fosse più convincente della collera divina. La prima cosa appurata è che l'oscurità debba essere stata necessariamente provocata da un sollevamento nell'atmosfera di polveri e detriti. Provocato però da cosa?
Un'ipotesi interessante ha iniziato a prendere corpo nel 2008, in occasione del ritrovamento, in Groenlandia, di uno spesso cumulo di sostanze ad alto contenuto di zolfo, databili proprio intorno al 536, depositatosi lì in seguito ad un'eruzione vulcanica.
Si tratta, con ogni probabilità, dell'Ilopango, in Salvador. C'è però un altro problema: le sostanze eruttate dall'Ilopango non avrebbero mai potuto rimanere sospese nell'atmosfera terrestre per dieci anni e più, quindi ci dev'essere di più. Entra nella vicenda la notoria cometa di Halley.
Essa infatti transita nei pressi della Terra intorno al 530, e scarica diverso materiale ghiacciato nell'atmosfera che poi si "schianta" sul nostro pianeta, pare nella zona del golfo di Carpentaria in Australia, uno dei maggiori epicentri.
Rimandiamo ad alcuni studi chi volesse approfondire l'argomento: i più autorevoli sono quelli di David Keys (Catastrofe!), l'honkonghese David Zhang e l'irlandese Michael Baillie, che se ne sono ampiamente occupati, specialmente alla ricerca delle cause.
Noi vogliamo chiosare con una riflessione: spesso ci siamo ritrovati a parlare di organizzazioni segrete, che decidono i destini della nostra società e delle nostre vite. Essi tengono in mano tutto, il potere supremo di indirizzare la storia e gli eventi in modo da favorire i propri interessi. C'è però qualcosa che persino questi potenti dell'ombra non possono controllare e governare; la si può chiamare natura, lo si può chiamare volere divino, in base alla nostra fede e al nostro spirito. Ma la sostanza non cambia; anche loro devono rendere conto a qualcosa, anche i loro piani possono andare all'aria. Questo ci dimostra ancora una volta, nel buio della nostra realtà, che uno spiraglio di luce lo possiamo ancora scorgere. Facciamo sì che non si spenga.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
domenica 24 aprile 2016
LA BIBLIOTECA DELLO SCIACALLO: IL VOLO DEL PELLICANO, UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEI MISTERI DEI ROSACROCE
Come vi avevamo anticipato nell'articolo-intervista al Gran Maestro Gianfranco Carpeoro, la rubrica di oggi è dedicata proprio al suo ultimo libro, "Il volo del pellicano", che presenterà il prossimo venerdì presso l'Abbazia di Chiaravalle (Milano), un luogo non casuale, visto che riveste un'importanza fondamentale all'interno del romanzo.
Si tratta di un thriller alchemico-esoterico, che ha come protagonista Giulio Cortesi, un grafico quarantenne con la passione per la cucina e la musica. Giulio ha però perso il lavoro, e trascorre la sua vita tra la palestra, la pasticceria e la casa, e anche la sua vita coniugale non sembra andare per il verso giusto. Tuttavia, però, la sua esistenza viene completamente stravolta dopo una visita al cenacolo, dove incontra Annibale Mercurio, un docente di storia e filosofia al liceo classico di Torino. Annibale lo coinvolgerà in un'affascinante e misteriosa ricerca sui Rosa+Croce, partendo da un'analisi accurata delle opere del Giorgione, che lo porteranno a conoscere la saggezza e i segreti della confraternita. Ma i colpi di scena non finiscono qui, perché poco più tardi verrà coinvolto anche in un omicidio e, per scagionarsi, si metterà a capofitto nella ricerca della verità affiancando lo scorbutico commissario Bertossi, che in seguito diventerà suo amico personale. Andando avanti con la ricerca sui simboli della confraternita, arriverà a svelare l'enigma alla radice dei quadri del Giorgione e, alla fine, riuscirà a scoprire la verità sul delitto.
Il libro è fantastico e funziona sotto tutti i punti di vista: l'autore unisce con maestria il giallo, l'esoterismo e la storia, investigando su Rosacroce, i Templari e la Massoneria. Anche alla fine del romanzo, quando tutta la storia sembra essersi conclusa, Carpeoro spiazza ancora una volta i suoi lettori, da autentico fuoriclasse, fornendo un approfondimento sui personaggi di spicco della confraternita, e mostrando i dipinti più celebri dei pittori rosicruciani. Nel romanzo troviamo citate anche le opere più importanti dei Rosa+Croce, invogliando così il lettore alla lettura di esse, un po' come Giulio Cortesi, sempre più incuriosito dai segreti di questa società iniziatica. Saranno soddisfatti anche gli appassionati di cucina e musica, ma anche quelli di cinema, con il consiglio alla visione del film "I Lautari", una pellicola importante per capire lo spirito della confraternita.
Di seguito vi proponiamo la recensione dello stesso autore, con il magnifico sottofondo musicale di Aldemaro Romero...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
venerdì 22 aprile 2016
LO SCIACALLO INTERVISTA GIANFRANCO CARPEORO: "VI RACCONTO LA STORIA DEI ROSACROCE. E SUL DOTTOR JEKYLL E IL SIGNOR HYDE..."
Dopo l'intervista allo studioso Mauro Biglino, Lo Sciacallo torna a fare un regalo ai propri lettori, intervistando il Gran Maestro Gianfranco Carpeoro, in arte Giovanni Francesco Carpeoro, uno dei massimi esperti di simbolismo e di Rosacroce. Carpeoro, che venerdì 29 aprile, presso l'Abbazia di Chiaravalle (Milano), presenterà il libro "Il volo del pellicano", un thriller alchemico-esoterico incentrato sulla figura di Giorgione e di altri personaggi di spicco della confraternita, di cui vi consigliamo la lettura (domenica ne parleremo in modo approfondito nella nostra consueta rubrica dedicata ai libri), ci ha descritto tutta la storia della confraternita, partendo dalle origini fino ad arrivare ai giorni nostri.
Dottor Carpeoro, come nascono i Rosacroce?
"I Rosacroce - esordisce l'ex direttore della rivista massonica Hera- nascono con la Stirpe di Davide. Il terzogenito di Abramo, Giacobbe, quando stabilisce determinati compiti ai suoi dodici figli, che simbolicamente rappresentano le dodici tribù ebraiche, probabilmente di dodici etnie diverse, semite e non, stabilisce la tribù di Giuda. Da Giuda viene poi l'albero di Iesse, e suo figlio, Davide, ristabilisce la regalità a Giuda, perché il predecessore era Saul. Da lì in avanti, la stirpe di Giuda diventa Radix Davidis. Per tale motivo è un personaggio di fondamentale importanza ai fini di questa tradizione, che prima si chiamava stirpe di Giuda e, ancor prima, Ordine di Melchisedec. Poi arriva il figlio di Davide, Salomone, dopodichè arriva Gesù Cristo".
"Se voi prendete il Vangelo di Matteo, scoprirete che lui fa tutta la genealogia, dimostrando che anche Gesù Cristo discendeva da questa stirpe, sia da parte di padre che di madre. Vi siete mai domandati il significato di INRI? INRI è Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum. Perché sottolineare che era il Re dei Giudei? Sapete che i presidenti degli USA giurano su Genesi 49 senza saperne il motivo?".
Il nostro tricolore trae origine da questa tradizione?
"Certo, dalla Genesi. Perché in questo passo della Genesi si dice che il Re è Giuda, citando i colori verde, bianco e rosso associati al latte, ai bracci della vite e al sangue. A Milano nasce una loggia denominata Cisalpina, sponsorizzata da un barone austriaco, Joseph von Wilzeck, allora intendente dell'imperatore d'Austria per il Regno lombardo-veneto, che era un Rosacroce. Lui fa tre cose molto importanti: primo, sceglie per la loggia Cisalpina, quella delle cinque giornate di Milano, il maestro venerabile successivo che sarà Pietro Verri; poi, successivamente, sceglierà i colori bianco, rosso e verde per la bandiera della prima repubblica d'Italia, nata a Milano, e farà esordire Mozart (altro Rosacroce, ndr), alla Scala. E Mozart era giovanissimo".
"Più tardi vengono riorganizzati da Gioacchino da Fiore. C'è da dire che la Radix Davidis pervade e si afferma all'interno del mondo cristiano, ma si afferma come perdente, perché la vera Radix Davidis è zoroastrica, invece, immediatamente dopo l'operazione di Costantino cominciano ad essere perseguitati come eretici. Chi fa un'operazione di recupero è proprio Gioacchino, che per tale motivo si procurerà una guerra tremenda, perché il suo ordine verrà riconosciuto dieci anni dopo averne avanzato la richiesta. Lui aspirava al riconoscimento del suo ordine all'interno dell'Abbazia di Casamari (Frosinone), all'epoca la più importante d'Italia, ma vincerà la battaglia molti anni dopo, in età avanzata. Lui riorganizza la confraternita sotto il nome di Gioacchiniti, e, soprattutto in Italia, rinuclea la Radix Davidis parlandone apertamente, e allargando l'ordine anche a personaggi estranei alla linea di sangue".
Fonte: www.carpeoro.com
"La Radix Davidis si afferma nelle corte medievali, e comincia ad aprirsi anche al mondo islamico. C'è un personaggio, Raimondo Lullo, che siccome parlava e scriveva perfettamente in arabo, divenne ben presto una figura importante per l'epoca. Succede che, sopravvivendo nelle corti, come ad esempio quella di Federico II, con tutti quei poeti un po' particolari, come ad esempio Cecco Angiolieri, passando per i Fedeli in Amore di Dante Alighieri, fino ad arrivare ad alcuni personaggi poco conosciuti come Cecco d'Ascoli. C'è una differenza, però, tra Dante e Cecco: che mentre Dante veniva protetto ovunque andasse, Cecco fu messo al rogo a sessant'anni. Questo perché parte dei Rosacroce erano dialoganti con il potere, perché avevano un compito diverso rispetto agli altri fratelli. Si possono citare come esempi, Dante e Leonardo da Vinci, mentre un altro personaggio non dialogante con il potere è stato Giordano Bruno, condannato anche lui al rogo".
Quindi il signoraggio bancario parte da lì?
"Beh, il signoraggio bancario, così come il concetto di banca, proviene dall'area esoterica. I Templari inventarono l'assegno, perché viaggiare con i soldi era pericoloso".
Proprio a proposito di Templari, Carpeoro ne ripercorre la storia:
"I Templari sono un progetto della Radix Davidis fallito. Lo scopo dei Templari era quello di ricostruire il tempio, ovvero, di ricreare l'integrità del tempio. Quindi lo scopo non era quello di conquistare Gerusalemme, perché l'ordine nacque dopo la prima crociata, quando Gerusalemme era già stata conquistata. Loro non furono distrutti dal Papa, ma finirono per autodistruggersi. A uno dei personaggi più importanti dei Templari, Rinaldo di Chatillon, venne la balzana idea di far pagare un pedaggio agli arabi che visitavano Gerusalemme, e in seguito decise di far pagare un pedaggio pure su La Mecca. Se fino ad allora gli arabi, che erano divisi, avevano sopportato, seppur malvolentieri, il pagamento del pedaggio su Gerusalemme, dopo quest'altro affronto decisero di unirsi, riconquistando Gerusalemme. Nel momento che i Templari hanno perso il tempio, sono morti".
Oggi, che fine hanno fatto i Rosacroce?
"In questo momento l'ordine è fermo. I Rosacroce non hanno mai avuto delle strutture, si riunivano solo una volta l'anno al giovedì santo, nel luogo indicato dall'Ormus (il capo della confraternita, ndr) del tempo. Mano a mano stanno morendo i membri di novant'anni...".
E la Massoneria?
Fonte foto: wikipedia
"La Massoneria è stata utilizzata dai Rosacroce, prendendo dalla tradizione costruttoria, usandola come scatola nella quale iniettare alcune cose. Poi, però, la massoneria fece un altro tipo di percorso. La rottura tra i Rosacroce e la massoneria avvenne a Jalta: perché i Rosacroce sponsorizzavano la creazione di due stati, uno ebraico e uno palestinese, mentre la massoneria sponsorizzò la creazione della sola Israele. Alla conferenza erano presenti tre massoni (Roosevelt, Churchill e Stalin, ndr), ma nessun membro dei Rosacroce".
Stalin era massone?
"Sì, Stalin era massone, Lenin no. Stalin era entrato in una loggia di potere per comodità. Trockji, che era il Gran Maestro della massoneria sovietica di rito scozzese, ha preso 14 milioni di marchi dalla loggia tre globi di Berlino per finanziare la rivoluzione russa. Dopo la rivoluzione, questa loggia tedesca ha chiesto a Lenin e a Trockji come avrebbero restituito questo finanziamento, e lì Lenin e Trockji si sono scontrati perché il primo non aveva intenzione di restituirli. Teniamo presente che la richiesta della loggia non riguardava davvero il denaro prestato, bensì il progetto della costruzione di una società ideale teorizzata da sempre dai Rosacroce: basti pensare a testi come l'Utopia di Tommaso Moro, La città del Sole di Tommaso Campanella (ve ne abbiamo parlato in una delle puntate della nostra rubrica dedicata alla biblioteca, ndr), Cristianopolis di Johannes Valentinus Andreae, per capire cosa volessero realizzare. Lenin, invece, diede delle risposte diverse, andando più verso la direzione degli Illuminati di Baviera di Johann Adam Weishaupt, rinnegando l'origine esoterica del Socialismo, come la Comune di Parigi. Lenin cercò di realizzare il Socialismo materialista".
Tornando a Dante, quali sono i significati reali che si celano nella Divina Commedia?
"C'è da studiarla per tutta la vita. La Divina commedia contiene codificazioni astronomiche, astrologiche, matematiche, connotazioni scientifiche dell'epoca, ecc. Dante, che era stato un allievo di Brunetto Latini, l'autore del "Tesoro dei tesori", immette nella Divina Commedia diversi livelli di conoscenza. Lì ci sono più chiavi di lettura, ed è difficilissimo ridurla a una cosa sola. Poi, chiaramente, a scuola si finisce per semplificare il tutto, ma li capisco".
Proseguendo nella sua narrazione, Carpeoro ci racconta la storia di Alarico, anch'egli appartenente alla stirpe di Davide...
"Io, nel Re Cristiano, descrivo dove si trova la tomba di Alarico, il problema è che nessuno è andato a controllare. Molti sono convinti che fosse un barbaro, ma non è affatto così: Alarico era stato educato in scuole cristiane, e il suo precettore era un vescovo goto che si chiamava Ulfila, un vescovo importantissimo perché grazie alla sua traduzione del vangelo in goto ci ha consentito di decifrare la lingua gota. Alarico era cristiano e, essendo romano, divenne a vent'anni governatore dell'Illiria, per cui lo stereotipo del barbaro non esiste. Inoltre, la linea dei "Ric", a cui appartenevano ad esempio Alarico e Teodorico, era la linea di sangue corrispondente alla Radix Davidis per il popolo goto".
"Quando i goti si sono divisi in visigoti e ostrogoti, i primi sono andati in Francia. In goto, i visigoti si chiamavano Derving, e gli ostrogoti Burgund, e quando i Derving vanno in Francia, lì si ci sono i Miriamici. A questo punto succede che nasce un nuovo popolo, e la M di Miriam viene anteposto a Derving, dando vita ai Merovingi. Alarico era un predestinato, perché era frutto della fusione tra la Rosa di Sharon, che stava a rappresentare i popoli del nord, e il Giglio della Valle, ovvero i popoli del sud. E la Rosa di Sharon e il Giglio della Valle erano i simboli dei Rosacroce".
"Poi Alarico si reca a Roma dove c'era la sua compagna, Galla Placidia, anche lei predestinata, visto che apparteneva alla Rosa di Sharon, in quanto nipote di Vespasiano ma soprattutto perché era la pronipote di Giulio Cesare. Altro stereotipo vuole che Alarico morì a Cosenza di malaria, quando in realtà fu avvelenato dal suo rivale rimasto pagano, Saro. Di tutta fretta Galla Placidia riparte per la Francia, e il progetto di Alarico di portare a Gerusalemme quanto preso dalla sua compagna a Roma fallì. Che poi era anche il progetto dei Templari. Questa cosa importante, che nessuno sa cosa fosse, doveva essere così importante tanto da spingere Galla Placidia a farsi costruire un mausoleo, a Ravenna, per evitare che fosse trovata dai nemici. Lei, invece, è sepolta a Roma" (ora potete capire i motivi della scelta di Dante di farsi seppelire a Ravenna, ndr).
E Leonardo da Vinci? Che ruolo aveva?
"Leonardo era una specie di agente segreto dell'epoca, aveva quel compito lì. Lui veniva adorato sia da Ludovico il Moro, sia dal Re di Francia, che sconfisse Ludovico, il quale lo mise a 200 m dalla sua residenza di campagna, costruendo un cunicolo sotteraneo per andare a trovare Leonardo di nascosto. Ma non è finita qui, perché quando venne a sapere dell'imminente morte di Leonardo, lasciò la corte e per recarsi nel palazzo che ospitava Leonardo, restando quattro giorni al capezzale dell'artista per accompagnarlo alla morte. Questa scena venne raffigurata in un celebre quadro di un pittore dell'epoca: nel quadro ci sono un prete, il Re di Francia al capezzale e Leonardo morente. Lui aveva il mestiere di essere contiguo al potere, a differenza di Raffaello, che è sicuramente morto avvelenato, o Giorgione".
Carpeoro ci spiega poi l'importanza degli specchi per i Rosacroce, un simbolo molto utilizzato nel linguaggio degli iniziati alla confraternita...
"Innanzitutto diciamo che Leonardo non era mancino, scriveva con la destra e pure dritto se voleva. Tanto è vero che l'unica frase perfettamente dritta che abbiamo trovato nei suo 13000 fogli (nonostante fosse un 'lento', ndr), risale alla morte del padre, che lui odiava: "Oggi, in tale data, è morto Ser Piero da Vinci". Per i Rosacroce la specularità era fondamentale, e per comprendere le opere di Leonardo devi metterle davanti a uno specchio. Quando uno viene iniziato a massone, entra in un posto che si chiama 'gabinetto di riflessione'. In questo luogo c'è uno specchio, situato dietro un armadietto chiuso da due antine, dove sotto compare la scritta "se la curiosità ti ha condotto in questo posto, vattene". Questo perché la gente, che collega la curiosità con le antine, inevitabilmente apre le antine, dove c'è lo specchio. Addirittura, alcune logge antiche, ti mettevano uno specchio dove il soggetto compariva capovolto. In realtà tu davanti a uno specchio compari sempre capovolto, perché la destra diventa sinistra e viceversa, però in quel modo veniva evidenziato maggiormente. Sempre nel gabinetto troviamo un teschio, una penna con un calamaio con una penna d'oca, il sale, lo zolfo e il mercurio, un gallo dipinto in alto e infine la scritta che vi ho citato prima".
Cosa ci sa dire sulla leggenda che vede i Rosacroce conoscere con largo anticipo e precisione, come nel caso di Campanella, la data esatta della loro morte?
"Tutti, compreso Giordano Bruno. Lui addirittura se la costruì la sua morte (vedere un nostro articolo precedente sul tema, ndr). Credo che abbia ricevuto una soffiata da qualche amico che lo aveva informato del fatto che i Giordaniti (questo era il nome che aveva assunto la confraternita sotto la sua guida, ndr) erano stati scoperti".
Anche Cagliostro era cosciente del fatto che sarebbe stato ucciso, visto che aveva aperto un tempio egizio nei pressi del Vaticano. A questo punto, però, Carpeoro ci sorprende con una storia incredibile, che mescola la vicenda di Cagliostro a quella di un protagonista di un celebre romanzo...
"Cagliostro voleva morire, e io di questo ne parlo ne Il volo del Pellicano. Cagliostro ad un certo punto va in Inghilterra e, siccome è affascinato dall'alchimia, inizia a sperimentare, finché ad un certo punto scopre un alambicco che lo rende molto giovane e tonico. Il fatto è che quando si trova in questa situazione sorge un problema, perché perde il controllo di se stesso. Ad un certo punto decide di confidarsi con un maestro venerabile di una loggia di rito scozzese di Edimburgo; questi gli dice innanzitutto che occorreva coprire tutte queste malefatte che combinava quando si trovava in questo stato, e, in secondo luogo, gli consigliò di smettere di assumere questo alambicco. Nel frattempo, un massone di Palermo, convince un 'fratello' dell'anagrafe a fabbricare la possibilità che il Marchese Pellegrini, nipote del Re di Portogallo, cresciuto dai principi d'Aquino, a Malta, diventasse Giuseppe Balsamo, nato a Palermo. In modo tale che tutte le malefatte le commettesse sotto il nome di Giuseppe Balsamo, mentre il resto potesse essere associato al Pellegrini, in attesa di curarsi".
"L'operazione riesce, il problema, però, è che pur smettendo di assumere quella sostanza, rimane malato. Per cui inizia a picchiare la moglie, a rubare soldi per giocare, rischiando pure di ammazzare una persona. Nei momenti di lucidità, però, si rende conto di questo sdoppiamento di identitùà, per cui va a Roma con l'intenzione di aprire un tempio egizio, mentre, nel frattempo, racconta tutto alla moglie, pregandola di denunciarlo all'Inquisizione, nonostante le resistenza di quest'ultima, che lo amava da morire. Napoleone, che era un altro membro della fratellanza, mandò un esercito per liberarlo. Questo esercito arrivò puntuale a San Leo, ma Cagliostro, che lo venne a sapere, si fece avvelenare, perché non volle farsi trovare vivo".
"Il maestro venerabile a cui si era rivolto Cagliostro, nello stesso periodo, stilerà un diario che ispirerà suo nipote, Robert Louis Stevenson, autore del romanzo intitolato Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.
Parliamo di Mozart. Qual è la verità sul requiem rimasto incompiuto?
"Mozart scrisse il requiem per se stesso. Alla moglie disse che lo stava componendo per l'intendente del conte austriaco Franz von Walsegg zu Stuppach. Peccato che più tardi si scoprì che quell'intendente era morto quattro anni prima. Per cui questo requiem appare un po' tardivo...".
Questa è l'ennesima dimostrazione di come i membri della fratellanza conoscessero la data della loro morte...
"La dicitura era che un Rosacroce vive come il pellicano, muore come il cigno e risorge come la fenice".
Sempre per quanto riguarda l'arte, quali sono stati gli ultimi Rosacroce?
"L'ultimo è stato Salvador Dalì. Uno degli ultimi, che ho conosciuto, è Aldemaro Romero (compositore, e direttore d'orchestra venezuelano, ndr)".
Potete notare come la nostra società sia stata guidata nei secoli da questa confraternita, che ha cercato sempre di dare un contributo importante per l'avanzamento scientifico, culturale, artistico e spirituale alla nostra società. Purtroppo, come spesso accade, non tutti hanno colto il grande messaggio custodito dalla confraternita, delusa più volte dall'atteggiamento remissivo dell'umanità, che non è mai stata in grado di compiere quel passo significativo che da secoli i membri dei Rosacroce attendono con trepidazione. Ringraziamo Carpeoro per la disponibilità concessaci, per la piacevole chiacchierata, per gli spaghetti (assai squisiti) e, cosa altresì importante, per la piacevole scoperta dei Doobie Brothers.
Mente libera. occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
giovedì 21 aprile 2016
"PERFETTI SCONOSCIUTI", "LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT", "VELOCE COME IL VENTO": ARIA FRESCA NEL CINEMA ITALIANO
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| fonte: cinematografo.it |
Cari lettori, per una volta, il nostro pezzo di oggi è un plauso, perché dopo un tempo che ci sembra infinito, vediamo chiaramente un cambiamento all'interno dell'azienda cinematografica italiana.
Nei primi mesi di questo 2016, sono state distribuite nelle nostre sale tre pellicole italiane che non esitiamo a definire dei piccoli gioielli: Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, Lo chiamavano Jeeg Robot dell'esordiente Gabriele Mainetti e Veloce come il vento di Matteo Rovere. Vediamo perché abbiamo in così grande considerazione questi film.
Partiamo da Perfetti sconosciuti, uscito in sala nel periodo di San Valentino. E' però questo il film "anti-san valentiniano" per eccellenza. Come più o meno tutti saprete ormai, viene narrata la storia di tre coppie più un amico che si ritrovano per una cena; all'improvviso una di loro propone un gioco che consiste nel condividere con i presenti ogni messaggio, chiamata o WhatsApp per tutta la serata; ovviamente non c'è nessuno che non abbia i suoi bravi scheletri nell'armadio che puntualmente saranno svelati.
Cominciamo dicendo che tra i tre film che abbiamo citato, questo è il meno originale, quanto meno rispetto alla struttura e alla messa in scena. E' un classico kammerspiel, cinema da camera, sceneggiatura costruita interamente sui dialoghi e azione che si dipana totalmente (o quasi) in interni. E per la verità in Italia di pellicole con questo taglio ne abbiamo viste parecchie, anche recentemente; basti pensare a due titoli addirittura del 2015: Il nome del figlio di Francesca Archibugi (remake del transalpino Cena tra amici del 2012) e Dobbiamo parlare di Sergio Rubini.
Che cosa allora pone Perfetti sconosciuti un gradino sopra gli altri? Innanzitutto il ritmo che Genovese dà alla sua regia. Si sviluppa in una sorta di climax di montaggio e di recitazione man mano che i segreti e i sotterfugi dei vari personaggi vengono a galla. Il film diventa quasi un thriller, con lo spettatore che è inchiodato alla poltroncina senza possibilità di distrazione.
Genovese poi azzecca in pieno la scelta degli attori: va sul sicuro puntando sul grande talento di Valerio Mastandrea (troppo spesso sottovalutato) e di Alba Rohrwacher (forse la miglior attrice italiana del momento). Si porta dietro il fido Marco Giallini, ormai tra i protagonisti (positivi) del cinema italico di questi ultimi anni, e costruisce un ottimo (ma viscidissimo) personaggio sul buon caratterista Edoardo Leo, che dà il meglio. Le controparti femminili Anna Foglietta e Kasia Smutniak, l'ideatrice del gioco "mortale", spesso attrici solari, sono al contrario brave a tratteggiare dei personaggi profondamente negativi, che nascondono perversioni sessuali (andare in giro senza mutandine) e relazioni extra-coniugali assortite.
Il colpo di genio è però la splendida interpretazione di Giuseppe Battiston, il grillo parlante del gruppo. E' lui a sviscerare la teoria che sta alla base del film (la dipendenza totale dalla tecnologia, semplificando) e a lui è riservata l'ironica e perfetta scena finale. Grande passo avanti per Genovese, dopo titoli dimenticabili come Immaturi, e speriamo che si confermerà anche in futuro.
La sorpresa più grande è però senza dubbio Lo chiamavano Jeeg Robot, scritto e diretto dall'attore e debuttante regista Gabriele Mainetti. Si tratta del secondo esperimento tentato dal cinema di casa nostra col filone super-eroistico imperante degli ultimi anni (chissà che non approfondiremo l'argomento...), dopo il quasi fallimentare Il ragazzo invisibile di un guru come Gabriele Salvatores (cinematograficamente e al botteghino). E questa volta il risultato è sbalorditivo.
E' la storia di Enzo Ceccotti, un piccolo delinquente di borgata, incarnato da Claudio Santamaria. Durante una fuga si nasconde nelle acque del Tevere e, una volta uscitone, si ritrova dotato di una forza impressionante. Lì cominciano le sue disavventure per sventare le trame del boss borgataro di Tor Bella Monaca, Fabio Cannizzaro alias Zingaro, un eccezionale Luca Marinelli, che si conferma l'attore italiano più interessante di questa nuova generazione, anche per la sua partecipazione al magnifico Non essere cattivo, ultimo film del compianto Claudio Caligari.
Stupisce poi la protagonista femminile, Alessia, che ha il volto dell'ex concorrente del Grande Fratello Ilenia Pastorelli, al suo esordio. In barba ai pregiudizi, l'attrice romana costruisce un personaggio potentissimo, capace di enormi doti empatiche nei confronti dello spettatore. Appassionatissima del vecchio cartone giapponese, è lei che crede di rivedere il suo eroe Jeeg Robot/Hiroshi Shiba in Enzo (da qui il titolo del film); ed è sempre attraverso Alessia che dovrà passare la redenzione e la finale catarsi del protagonista. Non ci dilunghiamo più di tanto su questo film, vi accorgerete guardandolo che merita tutta l'attenzione che ha avuto; se ve lo siete persi a febbraio, niente paura: proprio da oggi viene ridistribuito in sala. Correte!
Chiudiamo con Veloce come il vento, di Matteo Rovere, da circa un paio di settimane nei cinema. In questo caso si parla di cinema su strada, ambientato nel mondo delle corse. Giulia De Martino, interpretata dalla giovane e talentuosa Matilda De Angelis, è una giovane pilota che partecipa al campionato italiano GT. Dopo la tragica morte per infarto del padre, si ritrova in seri guai economici ed è costretta a vincere il titolo per salvare la propria casa, che il genitore aveva utilizzato come garanzia per alcuni prestiti concessigli dal proprietario di un team rivale, Minotti, e il suo fratellino, che altrimenti finirebbe in affidamento.
La morte del padre riporta a casa il fratello Loris, un inedito e istrionico Stefano Accorsi, ex pilota prodigio caduto in disgrazia e ora tossicodipendente. Dopo diverse iniziali incomprensioni, Giulia accetta di farsi "allenare" da Loris, che avrà la sua occasione di riscatto.
E' in questo senso una classica parabola di redenzione sportiva (ispirata alla storia vera del rallista Carlo Capone), ma che evita molti dei cliché tipici del genere. La sceneggiatura è solida, e costruisce un intreccio non banale, che concede il giusto spazio alle scene in pista, girate con ottimo stile da Rovere, senza però rinunciare a un importante approfondimento psicologico dei personaggi. Non ci dimentichiamo che Giulia è minorenne, nonostante le si riversino addosso enormi responsabilità, e il film riesce nell'obiettivo di mostrare tanti piccoli dettagli che fanno chiaramente intuire come la ragazza in realtà sia ancora un'adolescente; il rapporto con Loris si evolve piano piano, bilanciando sapientemente dramma e ironia, ed è direttamente proporzionale ai miglioramenti al volante.
Notevoli poi alcuni scene "su strada": quelle in pista, ma anche e soprattutto uno splendido inseguimento in macchina per le strade di Bologna come non se vedevano forse dai tempi di La mala ordina di Fernando di Leo del 1973 (tra i migliori mai visti) e dei polizieschi di Umberto Lenzi.
Insomma noi vogliamo sinceramente consigliarvi di dare fiducia ai nuovi prodotti cinematografici italiani, spesso vittime di (spesso giusti) pregiudizi. Siamo sicuri che non ve ne pentirete e ci auguriamo che tutto ciò non sia un semplice caso, ma l'inizio di un grande rinnovamento innanzitutto ideologico della settima arte in Italia. E' questo che conta davvero: non tanto che questi film siano belli, ma che siano forieri di progetti totalmente innovativi per il nostro cinema, che sfondino gli stereotipi commedia caciarona/ dramma piagnone per aiutarci a diffondere i nostri lavori anche al di fuori del nostro amato Stivale.
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L.Mason
MISTERI SEPOLTI NELLA STORIA: DIE GLOCKE, LA CAMPANA DI HITLER
Fonte: youtube, DarthDecervyt
Tanti enigmi sono rimasti irrisolti nel tempo. Dall'origine dell'uomo, anch'essa misteriosa, fino ad oggi, infatti, tanti misteri hanno affascinato, e continuano tuttora ad affascinare, milioni e milioni di persone in tutto il globo. Alcuni segreti sono riusciti a venire allo scoperto decenni se non secoli dopo, nonostante la coltre di mistero stesa dai vincitori di una determinata vicenda storica, altri, invece, non hanno goduto dello stesso trattamento, perché sono stati sepolti insieme ai personaggi che ne hanno inequivocabilmente alimentato il mistero.
È il caso della Campana di Hitler, chiamata dai nazisti "Die Glocke", un progetto militare il cui funzionamento e scopo rimane tutt'oggi un mistero non ancora svelato. Secondo alcuni studiosi si trattava di un'arma molto più devastante della bomba atomica americana (i nazisti peraltro avevano quasi completato l'invenzione della bomba che avrebbe sconvolto poco più tardi il Giappone), tanto da poter riuscire a ribaltare le sorti della guerra in un battibaleno, nonostante l'esercito sovietico fosse ormai a due passi da conquistare Berlino.
Si tratta di un velivolo a forma di campana, appunto, molto avanzato per l'epoca: una sorta di macchina volante, che, secondo chi sostiene la tesi aliena, sarebbe stata sperimentata dagli scienziati nazisti; tra questi c'era anche Wernher Von Braun, passato poi dalla parte americana, che avrebbe continuato a sperimentare il progetto negli USA. Nel libro "La verità sulle armi naziste", di Witkowsky, viene rivelata l'esistenza di un'arma, la Campana, la cui esistenza fu resa pubblica dall'ufficiale nazista Jacob Sporrenberg, che svelò la sua esistenza nel corso di un interrogatorio, asserendo di aver accesso alla documentazione segreta del governo polacco (gli esperimenti della Campana si stavano effettuando in Polonia), anche se le prime sperimentazioni furono portate avanti dagli scienziati del Terzo Reich nel laboratorio "Der Riese", situato al confine tra Germania e l'allora Cecoslovacchia.
Il progetto era stato ideato dal generale delle SS, Hans Kammler, coinvolto anche nello sviluppo delle V-2, oltre che di alcuni missili, aerei a reazione, deltaplani, e costruzioni sotterranee: una di queste, il centro Riese, fu il luogo utilizzato per sviluppare il progetto della Campana, un'arma misteriosa, con un diametro di 3,10 m e un'altezza di 4,95m, composta da due cilindri contro-rotanti, con all'interno un liquido metallico color porpora, chiamato "Xerum 525", che aveva il compito di ruotare all'interno della Campana, a gran velocità. Secondo Sporrenberg, l'aggeggio avrebbe dovuto ruotare solo per un paio di minuti, a causa dell'alto livello di radioattività del liquido, tanto è vero, che durante gli esperimenti, morirono, secondo le stime accertate dallo scrittore americano Joseph P. Farrel, circa 60 operatori.
Purtroppo, prove inconfutabili di questa macchina di distruzione non ce ne sono, ma indizi sì. C'è anche chi sostiene che si dovesse trattare non di un'arma, bensì di una macchina del tempo, ma anche in questo caso, prove verificabili, non esistono. Resta però un sospetto, perché nel 1947 accade un fatto che avrebbe poi segnato la storia del fenomeno UFO, ossia l'incidente di Roswell, e, visto considerato che le menti più brillanti dei nazisti, come Von Braun, furono graziati dagli americani e portati in America, è legittimo pensare che alcuni esperimenti siano poi proseguiti oltreoceano e, chissà, magari la Campana è stata portata a termine con successo...
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
lunedì 18 aprile 2016
IL CASO WANNA MARCHI: QUANDO UNA SENTENZA DICHIARO' REALE LA MAGIA
Fonte foto: Wikipedia
L'argomento di oggi può sembrare all'apparenza bizzarro e senza senso, ma andando avanti nella lettura di questo articolo vi ricrederete. Ve lo ricordate tutti il caso Wanna Marchi? La fattucchiera bolognese che si attirò le ire di mezza Italia in seguito alla sua attività di maga: è stata infatti accusata di aver approfittato della debolezza e dell'ignoranza delle persone per trarne dei benefici economici. Erano numerose, infatti, le persone che si rivolgevano alla famiglia Marchi (madre e figlia), e al mago Do Nascimento per cercare di risolvere qualsiasi tipo di problematiche che avevano sconvolto le loro vite (sia che riguardassero malattie piuttosto che scappatelle extraconiugali, eccetera).
La trasmissione televisiva "Striscia la Notizia", di fronte alle numerose segnalazioni di persone disperate che denunciavano le truffe della Marchi, decise di tendere una trappola alla stessa, ingaggiando una signora anziana che avrebbe dovuto fingere di essere interessata ai prodotti contro il malocchio forniti dalla società che facevano capo a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile, avviando così una procedura legale. Stefania Nobile, infatti, augurò alla signora "tutto il male del mondo" per essersi rifiutata di acquistare i loro prodotti. La vicenda assunse ben presto una notorietà nazionale, e le due fattucchiere furono condannate per truffa aggravata e associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
Prima di procedere con la nostra analisi, è bene ricordare che la magia funziona quando un soggetto si assoggetta a un mago. Se questa condizione viene meno, automaticamente non si realizza l'effetto magico che aveva programmato il magus. Wanna Marchi ha sì approfittato dell'ignoranza e talvolta della disperazione di alcuni soggetti, ma ricordiamo che l'ignoranza non costituisce un alibi. Se uno si rivolge a un magus, per qualsiasi motivo esso sia, è lui il primo ad essere in difetto. Se io dono un milione alla Chiesa cattolica, e qualche mese dopo divento ateo, oppure decido di seguire un'altra dottrina religiosa, non posso chiedere la restituzione di quei soldi.
Non è ammissibile, in un paese come l'Italia, dove l'istruzione è obbligatoria, cascare in queste trappole. Tra l'altro, Wanna Marchi era una macchietta evidente, una finzione palese. Purtroppo il nostro pensiero è permeato dal pensiero magico, e chi va a Medjugorje o a Napoli per vedere il sangue sciolto di San Gennaro (che per altro era beneventano e non napoletano come si pensa), non è poi tanto diverso da chi si recava dalla Marchi. Lo schema è sempre lo stesso: ovvero, quello di un soggetto che si affida completamente al volere di un altro. Ma quando si parla di religione (da non confondere con la spiritualità, cosa più seria e non a caso individuale), guai a mettere in dubbio i miracoli; del resto, è la fede, ci dicono.
Ma la cosa più divertente, se vogliamo, di tutta la vicenda, è un'altra, e nessun giornale lo ha scritto. I giudici, compresi quelli della Cassazione, condannando Wanna Marchi e figlia al reato di truffa, hanno in qualche modo dichiarato vera la magia: in sostanza, si trattava di truffa perché l'effetto magico non si realizzava. Ma è ovvio che non si realizzasse, cosa ne sapeva la Marchi delle vicende private delle persone che chiamavano disperate a una trasmissione, possiamo dirlo, da sottosviluppati. E' truffa se io anziché quel bel telefonino che mi era stato mostrato su un sito internet affidabile, ricevo a casa un bel pacco vuoto. In quel caso è una truffa, perché il telefonino è un oggetto reale. Ma in questo caso, ci chiediamo, si può parlare di truffa?
Sia ben chiaro, la nostra intenzione non è quella di difendere un essere come la Marchi, che sicuramente si approfittava di persone deboli. Il punto fondamentale, però, è che queste persone erano dotate di intelligenza, per cui non avrebbero dovuto cadere in questa finzione. Queste cose accadono perché viviamo in una società dove il pensiero magico la fa da padrona. Usate la ragione, e vedrete che le varie maghe alla Wanna Marchi svaniscono nel nulla.
P.S: continuate a seguirci, magari aiutandoci a diffondere i nostri articoli. Lo Sciacallo è al lavoro per farvi un altro grande regalo. Dopo l'intervista a Mauro Biglino, un altro grande personaggio ha parlato con noi. Restate con noi!
Mente libera, occhi aperti
Lo Sciacallo, Marcus L. Mason
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